Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente.

Recensione semiseria di Così fan tutte di Mozart alla Fenice di Venezia, ovvero la scuola dei gabbiani assassini.

Le mie cronache semiserie dall’orrida Venezia non sarebbero tali se non cominciassi, come sempre, con qualche nota di costume. Perciò mi sento obbligato d’informare che nella città lagunare è ormai prassi, attraverso le calli, una specie di senso unico alternato per i pedoni.
Così fan tutte, Venezia 19 maggio 2013 Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di Tosca di Giacomo Puccini al Teatro Verdi di Trieste.

Tosca, Trieste 10 maggio 2013

Un’altra Tosca? Mi hanno obiettato in molti a suo tempo. C’è una spiegazione, però.

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Recensione abbastanza seria di Wagner, ultimo disco di Jonas Kaufmann.

Un paio di mesi fa è uscito per la Decca l’ultimo disco di Jonas Kaufmann, il tenore più richiesto e famoso del momento. Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria di La clemenza di Tito di W.A.Mozart al Teatro Verdi di Trieste.

Insomma, ritorno nell’esercizio delle mie finzioni e mi ritrovo abbastanza arrugginito (eufemismo).
Ai miei happy few, quindi, raccomando più pazienza del solito e soprattutto…clemenza (smile).La clemenza di Tito, Trieste 24.04.2013 Leggi il resto dell’articolo

Intramuscolare.

Siccome nelle scorse settimane vi ho afflitto con notizie fastidiose, devo ora a tutti coloro che qui e altrove mi hanno sostenuto moralmente un post intramuscolare e sintetico.
Sono a casa da qualche tempo, sto recuperando e forse già in settimana potrete leggere un’altra recensione semiseria.
Grazie di cuore a tutti.

Fra poco a me ricovero…

Bene, magari spero che per il negletto avello si possa aspettare ancora un po’ (smile, anche se da ridere non c’è proprio tanto), ma in ogni caso per qualche tempo non potrò aggiornare il blog.
Lascio disponibile la possibilità di commentare, per le risposte abbiate tanta pazienza.
Non sono stato neanche tanto melodrammatico come mi sarei aspettato, perciò detto questo detto tutto.
Un saluto a tutti voi, alla prossima (spero).

Recensione seria di The rape of Lucretia di Benjamin Britten al Teatro Verdi di Trieste.

Cominciamo a chiarire, almeno qui, che The rape of Lucretia significa esattamente “Lo stupro di Lucrezia” e non ratto o altri vocaboli che sono serviti, in passato, solo a edulcorare in qualche modo la crudezza del lavoro di Benjamin Britten. Come sempre si tende a salvare le apparenze soprattutto dove non se ne sente il bisogno. In questo tutto il mondo è paese ma in Italia, con il Vaticano che è una specie di convitato di pietra sempre presente, per codesti annacquamenti siamo sempre stati all’avanguardia. Si potrebbero fare decine di esempi, in tutti i campi. Non vorrei divagare però, perché due righe sulla genesi di quest’opera sono indispensabili poiché non è certo popolare, soprattutto qui in Italia e a maggior ragione perché di Britten si celebra, un po’ clandestinamente per la concomitanza con i festeggiamenti verdiani e wagneriani, il centenario della nascita.
The rape of Lucretia, Trieste 23.03.2013 Leggi il resto dell’articolo

Recensione seria di Věc Makropulos (L’affare Makropulos) di Leoš Janáček al Teatro La Fenice di Venezia.

Credo siano poche le opere che fanno riflettere sul senso della vita (passatemi il termine un po’ sciocco) come il Věc Makropulos  (L’affare Makropulos) di Leoš Janáček. Leggi il resto dell’articolo

Recensione seria del Macbeth di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: tremate, tremate, le streghe sono tornate.

Certo, ascoltare oggi il coro che intona, e soprattutto il Coro di Trieste che è spettacolare, una pagina come “Patria oppressa” fa una certa impressione. Forse non come a quasi metà degli anni 50 dell’Ottocento. Forse. Gli oppressori oggi sono altri. Sono quelli che applicano la spending review alla cultura e si fanno poi rimborsare dallo stato i preservativi che, peraltro, mai come oggi possono essere considerati sotto la voce “spese di rappresentanza”. E non c’è un cazzo da ridere, scusate la franchezza. Scusate questa volgarità alla quale non sono abituato, ma prendete questo linguaggio triviale come esempio della mia estrazione popolare. La parolaccia è democratica, la capisce chiunque, non ha importanza se una persona è colta oppure è ignorante. La parolaccia non è un messaggio polisemico. Se ti dico che sei un ladro bastardo, non c’è possibilità di fraintendimento. Quello sei, un ladro bastardo.
E allora anche “Patria oppressa” acquista un significato nuovo no? In questi particolari si vede il genio di Verdi e di altri grandi nel campo dell’Arte. Sapevano che la loro musica, le loro parole, sarebbero servite sempre. Anche a uno scribacchino come me, un giorno che causaforzamaggiore, tutto attaccato, si sveglia male, non ha alcuna voglia di farlo, ma sa che il suo “dovere” è raccontare come è andata la prima del Macbeth al Teatro Verdi di Trieste, l’otto marzo 2013.
Partitura Macbeth, Trieste 8 marzo 2013
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Macbeth di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: primo sguardo sbilenco.

Speravo di scrivere ancora un post in occasione del Macbeth ma, purtroppo, non ce la faccio.
In compenso ecco qui le interviste ai protagonisti, che ho raccolto per OperaClick: ebbene sì, ho chiesto alla Theodossiou se pensava di avere una voce brutta a sufficienza per cantare la Lady. Insapettatamente, non mi ha insultato (smile)!
Un saluto a tutti.

Direi che in prossimità del Macbeth di Giuseppe Verdi che debutterà venerdì 8 marzo al Teatro Verdi di Trieste – e premetto che festeggiare le donne con un personaggio come Lady Macbeth è stato un colpo di genio (strasmile) – si può cominciare a dare il solito sguardo sbilenco a questo straordinario capolavoro che io amo particolarmente. Leggi il resto dell’articolo

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