Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente.

Recensione seria del nuovo disco di Jonas Kaufmann: You mean the world to me.

Preceduto dal consueto battage pubblicitario è uscito nei giorni scorsi, per la Sony Classical, l’ultimo disco dedicato all’operetta di Jonas Kaufmann. Voglio sgombrare subito il campo da ogni dubbio: si tratta di una registrazione straordinaria e, a costo di essere frainteso, non esito a definire questa incisione come la migliore della già lunga lista del tenore tedesco. Non mi metto neanche a operare i consueti sottili distinguo e lascio ai detrattori ad ogni costo il piacere di considerare il mio parere come una diminutio dell’arte di Kaufmann e annoverarmi nel nutrito elenco dei traditori venduti alle perfide multinazionali del disco.Jonas Kaufmann Du Bist Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria e horror del Trovatore di Giuseppe Verdi al Teatro La Fenice di Venezia: buon debutto di Gregory Kunde.

Siamo qui a parlare di nuovo di gabbiani assassini. Anche questa volta l’orrida Venezia non mi ha privato di una scena leggendaria, destinata a rimanere per sempre nella mia memoria e con la quale terrorizzerò i nipoti miei e quelli degli amici durante le altrettanto epocali sere invernali davanti al caminetto acceso come una pira.
Mentre ero sul vaporetto che mi stava portando alla Fenice, ho notato che su di una gondola che passava vicina una giapponesina cercava di farsi un selfie (la peste di questo secolo, a mio parere) in equilibrio precario sul natante. Ad un certo punto è stata attaccata dall’alto da un gabbiano gigante che ne ha compromesso la già periclitante stabilità.

Un esemplare di cucciolo di gabbiano gigante, pochi minuti dopo la nascita

Un esemplare di cucciolo di gabbiano gigante, pochi minuti dopo la nascita

Impaurita, ha perso la presa sulla fotocamera che è caduta in acqua. Allora, impavida, si è tuffata nelle salubri acque del Canal Grande per recuperarla, ma si è ricordata che non sapeva nuotare. Per sua fortuna la densità dell’acqua a Venezia è pari al mercurio (anche se , di fatto, il mercurio è meno tossico) per cui si è trovata a galleggiare vicino alla macchina fotografica. Il suo momentaneo sorriso di sollievo è stato stemperato dalla visione del remo del gondoliere il quale, evidentemente in combutta con i gabbiani, l’ha colpita violentemente sulla testa. La poverina ha perso i sensi ed è stata finita dal becco appuntito dell’enorme uccello che, una volta consumato il tetro pasto, diligentemente ha sfilato il portafoglio alla piccola salma smembrata e l’ha consegnato al Caronte lagunare. Una scena tremenda, che si può vedere solo a Venezia. Qui una foto che ho scattato al cadavere:
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Questa la reazione di una ragazza che ha assistito dalla riva:
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Ma passiamo alle cose meno serie e cioè alla musica (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

Il ritorno del critico semiserio: una notizia sulla trasferta del Teatro Verdi di Trieste e poi La Fenice di Venezia.

Del Teatro Verdi Trieste non si sa nulla. Sono in tanti a chiedermelo, ma davvero non ci sono novità particolari, solo gossip più o meno spinto che a me interessa il giusto e cioè nulla.
L’unica cosa certa è che grazie – immagino io – ai buoni auspici del ex Direttore Artistico del teatro triestino, Umberto Fanni (il quale ora ricopre lo stesso ruolo alla Royal Opera House Muscat, in Oman) il Verdi sarà in tournée nello Stato arabico nella seconda metà di settembre con quel Macbeth (regia di Brockhaus, scene di Svoboda) che tanto successo ha riscosso in Italia, dove ha vinto anche il Premio Abbiati.img_5751-copy
Le date, inserite nella stagione 2014-2015 sono queste: 18, 20, 22 settembre.
Il cast impegna Csilla Boross (Lady Macbeth), Michel Chioldi (Macbeth) e Giorgio Giuseppini (Banco). Donato Renzetti dirigerà Coro e Orchestra del Teatro Verdi.
Perché la dirigenza triestina voglia tenere clandestina la cosa (poco cambia se domani mandano un comunicato stampa: mancano 10 giorni!) non si sa e perciò passiamo ad altro. Leggi il resto dell’articolo

È morto Carlo Bergonzi, straordinario artista e tenore.

Ci sarà tempo nei prossimi giorni per un’analisi di ciò che ha rappresentato per l’Arte del canto il tenore Carlo Bergonzi. Ora, sull’onda dell’emozione della notizia della scomparsa del tenore parmigiano, preferisco lasciarmi andare a qualche considerazione forse meno rigorosa e più epidermica guidata dall’affetto.

Bergonzi è stato un artista che, in un certo senso, è sempre andato controcorrente e forse questa affermazione può sorprendere.

Dal 1950 sino al 1965 i tenori italiani più famosi (Di Stefano, Del Monaco, Corelli, l’astro nascente Pavarotti) erano perfetti rappresentanti di un’Italia che usciva da una guerra spaventosa e si affacciava speranzosa al grande banchetto del boom economico. Pur così peculiari e tanto diversi tra loro, questi artisti esprimevano un’estroversione, una solarità, un vigore e un entusiasmo che descrivevano bene lo stato psicologico di “ricostruzione” che caratterizzava quegli anni.

Carlo Bergonzi, invece, pur avendo i mezzi vocali (ben testimoniati in alcuni live dell’epoca) per percorrere la stessa strada, preferì un canto più sorvegliato, più intimo, più attento alle indicazioni dei compositori. Certo, in primis Verdi ma anche Puccini e Donizetti. Un tenore, un artista che veniva dal passato e cantava in un’atmosfera sospesa nel tempo.

Ancora oggi, mentre continuano le aspre rivalità di sapore goliardico tra i sostenitori di Del Monaco o Di Stefano, di Corelli, intorno al nome di Bergonzi si placano gli animi e la maggioranza degli appassionati concorda sulla sua grandezza artistica, quasi fosse un tenore capace di toccare il cuore di tutti.

Tanti anni fa, chi scrive era uno studente al primo anno di liceo scientifico. A casa si ascoltava da sempre la musica lirica e quel giorno mio padre aveva sul piatto la famosa edizione di Rigoletto diretta da Kubelik, con il memorabile Duca di Carlo Bergonzi.

Io e papà avevamo litigato e perciò, in contemporanea, dalla mia stanza usciva a volume esagerato l’urlo della chitarra di Jimi Hendrix che “straziava” lo Star Spangled Banner, a Woodstock. Una piccola, metaforica, guerra dei mondi. Due mondi apparentemente inconciliabili.

All’attacco di Parmi veder le lagrime spensi il mio stereo, uscii dalla cameretta e guardai mio padre, che mi squadrò severo. Ascoltammo insieme fino alla fine e sorridemmo.

Carlo Bergonzi, un tenore nato per unire e non per dividere. Che la terra ti sia lieve.

Il Festival di Bayreuth 2014 al via domani: c’è qualcuno?

Mi sa che dopo gli esiti sconcertanti del Festival del bicentenario, di Wagner ci siamo scordati tutti. O quasi, insomma.
Domani infatti, in un clima metaforico che non ricordo così gelido da anni, incomincia nell’indifferenza generale il Festival di Bayreuth 2014. Disinteresse anche dei media e, fidatevi, non solo qui in Italia ma anche all’estero, Germania compresa.
Come riferisce anche il wagneriano doc Daland (il titolo del post è significativo, strasmile), non solo RADIO3 quest’anno ha fatto la scelta (che per me resta ingiustificata e di retroguardia in ogni caso) di non trasmettere le prime dalla collina, ma persino la Bayerischer Rundfunk posticipa le trasmissioni ad agosto. Mah!media.media.a97e68e8-25c3-450f-a867-8bce56a6ba35.normalized
Certo, è anche vero che quest’anno non si segnalano particolari fremiti, anche perché il clamore delle anticipazioni sulla regia del nuovo Ring, artatamente gonfiate l’anno scorso, è rientrato. Le bolle di sapone svaniscono nel nulla e ce ne scordiamo volentieri e così è stato per la nuova produzione di Frank Castorf. Il quale, sempre in questi giorni e con timing sospetto, ha montato su una polemica che da dietro questa tastiera sembra proprio inutile.

Neanche Frau Merkel, che da quando è stata eletta mai aveva disertato la prima, si farà vedere al Festival. Oddio, c’è da dire che si apre con uno dei più brutti Tannhäuser mai allestiti, e la circostanza non aiuta. tannhaeuser6_HA_Bay_861012b-518x345
In ogni caso chi volesse ascoltare in diretta le prime potrà farlo qui su Radio Clàsica.

25/7 Tannhäuser (16.00)

26/7 Der fliegende Holländer (18.00)

27/7 Das Rheingold (18.00)

28/7 Die Walküre (16.00)

30/7 Siegfried (16.00)

31/7 Lohengrin (16.00)

1/8    Götterdämmerung (16.00)

Per il resto che dire, quest’anno non c’è neanche Christian Thielemann che dirige l’Olandese…perciò a noi wagneriani fradici non resta che sperare che il direttore del Ring, Kirill Petrenko, faccia tesoro dell’esperienza non propriamente esaltante della stagione passata e che la mini Brünnhilde Catherine Foster (confermata, forse perché ha così piccolina che l’abbiamo sentita in pochi, strasmile!) si sia un po’ ripresa.

In caso contrario, ho sempre pronto il post dell’anno scorso!
 

Recensione abbastanza seria del Recital di Elīna Garanča al Festival di Lubiana.

Poi c’era qualcuno che diceva che con la musica non si mangia
Prima di lanciarsi in considerazioni scriteriate si dovrebbe girare un pochino e vedere quanto volentieri le persone – a qualsiasi latitudine – spendano volentieri i loro soldini per l’acquisto di un biglietto teatrale. E soprattutto fare quattro conti quattro sul successivo ritorno economico per le città che abbinano cultura e turismo. Amen.

Dopo il grande successo della Messa di Requiem di Giuseppe Verdi, la Piazza dei Congressi a Lubiana doveva ospitare un altro evento open air e cioè il Recital del mezzosoprano Elīna Garanča.
http://amfortas.wordpress.com/
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Recensione seria della Messa di Requiem di Giuseppe Verdi al Festival di Lubiana. Con la partecipazione del Coro e dell’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste.

Il Festival di Lubiana è entrato nel vivo con l’esecuzione della Messa di Requiem di Giuseppe Verdi affidata alla bacchetta di Riccardo Muti, quattro eccellenti solisti e orchestra e coro assemblati cogliendo il meglio di alcune compagini europee. L’evento era dedicato a Carlos Kleiber, di cui in questi giorni si celebra il decimo anniversario dalla scomparsa avvenuta a Konjšica, nei pressi di Lubiana.
http://amfortas.wordpress.com/
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Carmina Burana a Trieste: un paio di considerazioni (abbastanza serie) a margine.

Aggiornamento promozionale (smile): domenica 6 luglio alle 21 tutti in Piazza Unità per ascoltare l’Orchestra del Teatro Verdi diretta da Paolo Longo.

Qui i dettagli:

Questa non è una recensione, anzi, vuol essere tutt’altro. Prendetele come considerazioni sparse o chiamatele, se volete, emozioni (vabbé, dai…smile). Leggi il resto dell’articolo

Recensione abbastanza seria di The Rake’s Progress di Igor Stravinskij al Teatro La Fenice di Venezia.

Ovvero Glitter and be Michieletto o la strana storia di Conchita Wurst la Turca. Ma ci arriveremo.
Eurovision Song Contest 2014

Questa volta non mi metto neanche a dissertare sull’orrida Venezia e mi limito a guardare il lato positivo. Il clima da città subtropicale, la spaventosa concentrazione di umanità varia, il fatto che abbia dovuto correre in stazione per non mancare il treno mi hanno fatto perdere qualche chilo e un paio di centimetri di giro vita: ne avevo bisogno, perciò, per una volta Grazie, orrida Venezia (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

Recensione semiseria del Paese del sorriso di Franz Lehár al Teatro Verdi di Trieste.

Finalmente è tornata a Trieste l’operetta, appunto il Paese del sorriso di Franz Lehár. Come dicevo nel post precedente non è il caso di parlare di “festival”, ma semmai di un auspicio per un ritorno della manifestazione in un prossimo futuro. Un augurio che però vista la situazione economica contingente – non so voi, ma io non riesco a essere ottimista per gli anni a venire – potrebbe restare tale, un po’ come quando si augura stammi bene a un amico malato gravemente. Ok, vedo che vi state esercitando in inquietanti gesti apotropaici (smile).
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