Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 37 (di confini labili, evasioni e ombrelli forse inutili)

Mai come in questi giorni sfortunati, credo, ci accomuna il desiderio di evadere nell’accezione più ampia del termine.
Ma dove, mi chiedo ogni tanto? Evadere col corpo o con la mente? Oppure con entrambi?
Pochi lo sanno, ma a Trieste in occasioni fortunate e non prevedibili, proprio sotto ai portici del palazzo del Comune, si apre ogni tanto un cunicolo spazio temporale. Non so dove porti, sinceramente. Però l’anno scorso ero lì con la reflex e ho avuto la fortuna di fermare il momento esatto in cui uno di noi stava scomparendo in un’altra dimensione. Forse di là l’ombrello non gli sarà servito, boh.
Non saprei dirvi se sia tornato.

Tutto chiuso: Intervallo 36 (di trilli diavoleschi e memorie perdute)

Anche oggi c’è una ricorrenza importante, nasceva infatti a Pirano l’8 aprile del 1692 Giuseppe Tartini. Qui a Trieste il Conservatorio porta il suo nome e credo sia giusto.
Su Tartini circolano molte leggende, che oggi sarebbero assai poco romanticamente liquidate come fake news. Per me sono verità assolute, invece, anche se indimostrabili. Mica tutto deve essere provato come in un laboratorio. La scienza è spesso noiosa, le leggende sono sempre divertenti.
Sarebbe facile postare la foto di un violino, ne ho tantissime. Invece opto per una mia composizione fotografica di qualche anno fa, che pensai proprio nella città natale del maestro.
S’intitola Delle memorie perdute e rappresenta una sirena che si trova sul molo di Pirano, scolpita direttamente negli scogli. Non se ne conosce l’autore, ma io credo che sia stato proprio Tartini, di notte, accompagnato da qualche buon diavolo.
(la sequenza delle foto ha un suo senso, ma voi fate come vi pare).

Tutto chiuso: Intervallo 35 (di registi famosi e biascicate fantasie equine in salsa wagneriana)

Nasceva oggi, nel 1939, Francis Ford Coppola, regista tra le altre cose di Apocalypse now, uno dei film più sconvolgenti che abbia visto.
Nell’iconica scena dell’attacco al villaggio dei Vietcong – quella in cui lo straordinario Robert Duvall fa un elogio dell’odore del napalm – ,Coppola fece accompagnare gli elicotteri dalla Cavalcata delle Valchirie di Wagner, una delle pagine musicali più note di sempre.
In realtà le cavalcate presuppongono la presenza di cavalli e Brünnhilde, la vera Valchiria, ne aveva uno che si chiamava Grane.
Beh, né cavallo né amazzone fanno una bella fine, nella Götterdämmerung; si buttano nel fuoco e muoiono insieme.
Ho cercato tante volte di immaginarmi Grane, di dargli una forma; una volta pensai che avrebbe potuto avere queste sembianze:
Mah, non so.
Di sicuro mi piace pensare che raggiunta la pace la Valchiria e il suo cavallo siano diventati una cosa sola, e perciò questi per me sono i capelli di Brünnhilde.

Tutto chiuso: Intervallo 34 (di criptiche speculazioni monche su duetti in salsa mascagnana)

L’amico Fritz di Mascagni è una di quelle opere che si vedono volentieri, ma con una certa moderazione. Io, in teatro, l’ho vista tre volte. La parte più pregevole – sicuramente la più famosa – è il Duetto delle ciliegie del secondo atto che si svolge tra il protagonista Fritz (tenore) e Suzel (soprano).
Nel mio giardino ho tre ciliegi in fiore; per i frutti, tempo permettendo, dovrò aspettare la fine di maggio. Forse, perché le piante sono esposte alle intemperie.
Insomma, ora la situazione è questa che vedete nella foto che ho scattato stamattina.

Una situazione in divenire, diciamo così, una non foto di ciliegie: bisogna che ce le immaginiamo.
Un po’ come quello che stiamo vivendo noi in questo periodo, che fantastichiamo su di un futuro che non ha certezze, esposti come siamo alle intemperie.
Boh.

Tutto chiuso: Intervallo 33 (di piccoli prìncipi, Mozart e buonanotte ai suonatori)

Da Don Giovanni di Mozart e soprattutto dal libretto di Da Ponte:

(ai suonatori)

Voi suonate, amici cari:

giacché spendo i miei danari,

io mi voglio divertir.


 

Tutto chiuso: Intervallo 32 (di illustri concittadini e, mutatis mutandis, spie vere o presunte)

Andai lentamente per la città, trasportato dal loro lento fluire. Difficile è camminare tra gente inoperosa. Quello che precede si ferma d’un tratto; un’altra esce di bottega con la testa rivolta a ringraziare il commesso che le ha sganciato dalla maniglia la manica a sbuffi; il terzo vuol camminare dietro a una signorina: tanto che io, stufo di schivare, misi le mani in tasca e camminai a linea retta facendo crocchiare le bullette sul lastrico. Stracciai una sottana e mi lasciaron camminare facendomi largo.
Ma anche così, non si è liberi camminando in città. Ogni vostro passo in città è controllato da spie che fanno finta di non vedere. I portinai dai portoni aperti adocchian, di sotto, chi entra; i caffeioli passano lunghe ore mirando le gambe della gente; la signora tiene stretta la borsetta badando a destra e a sinistra se alcuno le si avvicini. Nessuno si fida di nessuno, benchè tutti salutano tutti.

E benchè io sia coperto molto bene dalla mia mantella, questi occhi, questo controllo nascosto mi opprimono. I fanali s’accendono rossi sfolgoranti; le grandi case rettangolari incombono. Se mi sdraiassi sul selciato? Io sono stanco.

(Il mio Carso. Scipio Slataper -1911)

Tutto chiuso: Intervallo 31 (di fuochi veri o finti, fiamme e presagi funesti).

Ne Il trovatore di Giuseppe Verdi il fuoco compare più volte. Chi non conosce la cabaletta Di quella pira?

L’accensione di fuochi propiziatori ha una lunga tradizione in Italia. La direzione del fumo è strologata e da essa si traggono auspici.
Alla mezzanotte del 31 dicembre ovunque impazzano i fuochi artificiali che accolgono l’anno entrante. Sono riti pagani, di antichissima provenienza.
Insomma quest’anno il fumo è andato nella direzione giusta, i fuochi artificiali erano splendidi: come non sperare in un buon anno?
Sì, come no.

Tutto chiuso: Intervallo 30 (di luci e ombre wagneriane e non solo).

Il futuro si presenta incerto e credo che la foto interpreti bene la contingenza. Qualche spiraglio di luce c’è, ma il buio è predominante. Buio e luce si alternano spesso nella nostra vita e Wagner, della cui musica sono cultore, ne diede una rappresentazione irripetibile con Tristan und Isolde. In questa Terra di Mezzo, Tristan “ode” una luce spegnersi; succedono cioè cose particolari, che esulano dalla nostra comprensione. Credo che questi giorni per noi siano così, incomprensibili. Il mio augurio è che si possa “udire” lo spegnersi del coronavirus al più presto.

Tutto chiuso: Intervallo 29 (di donne e bellezze).

L’Arte nel suo mistero, le diverse bellezze insiem confonde…
È un verso tratto dal primo atto di Tosca di Giacomo Puccini, ed è quello che pensavo quando, anni fa, scattai questa foto all’interno del Museo Revoltella a Trieste.

Le bellezze erano la pittura e la danza.

Tutto chiuso: Intervallo 28 (di navicelle e Bob Dylan)

 

Oh, tutto di navicelle coperto è il flutto.

È un verso del Prologo dall’Attila di Giuseppe Verdi.

Qui siamo a ottobre dell’anno scorso, in occasione della Barcolana. Un vero e proprio assembramento di quelli che oggi verrebbero sanzionati con la fucilazione.

 

Alla fine ci guida il vento, sempre. E tutto dipende dalle prospettive.

Quali sono le nostre prospettive: The answer my friend is blowing in the wind.


 

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