Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Concerti d’autunno al Teatro Verdi di Trieste

RASSEGNA CONCERTI D’AUTUNNO

Trieste, 14 ottobre 2021: due appuntamenti speciali, due concerti sinfonici al Teatro Verdi, per una mini rassegna d’autunno grazie alla quale il pubblico ritroverà artisti importanti del panorama mondiale. Una novità che si inserisce nell’attività artistica del 2021, voluta per garantire agli amanti della musica eventi internazionali, che vanno ad aggiungersi agli spettacoli già annunciati.

I concerti si terranno sabato 6 e sabato 13 novembre, sempre alle 20.30, in un teatro pronto a riabbracciare in modo sempre più grande gli spettatori. Due serate che vedranno come protagonisti nomi molto conosciuti, ampiamente apprezzati sulla scena internazionale.

1° Concerto – Sabato 6 novembre 2021 ore 20:30: con il direttore Pinchas Steinberg e il violinista

Kuba Jakowicz. Il programma prevede Camille Saint-Saëns, concerto per violino e orchestra n. 3 in si minore op. 61, e Johannes Brahms, seconda Sinfonia in re maggiore. Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi.

Per Steinberg è un gradito ritorno a Trieste, dopo aver diretto al Verdi il concerto inaugurale della Stagione Sinfonica 2018. Nato in Israele, ha studiato violino negli Stati Uniti con Joseph Gingold e Jascha Heifetz, e composizione a Berlino con Boris Blacher. Ha debuttato come direttore d’orchestra nel 1974 con la RIAS Symphony Orchestra di Berlino, il primo di una lunga serie di prestigiosi impegni con importanti orchestre in tutto il mondo. Risale al 1980 invece il suo debutto al Teatro Verdi di Trieste, in occasione della Stagione Sinfonica di primavera. Ha inoltre ricoperto la carica di Direttore ospite permanente presso la Wiener Staatsoper, Direttore Principale della Radio Symphonie Orchester di Vienna, Direttore musicale dell’Orchestre de la Suisse Romande a Ginevra e Direttore Principale della Budapest Philharmonic Orchestra. Gli impegni recenti includono concerti e produzioni operistiche a Parigi, Tokyo, Sydney, Madrid, Budapest, Berlino, Barcellona, Monaco, Torino, Helsinki.

Kuba Jakowicz, classe 1981, nato a Varsavia, ha ereditato la passione per la musica dal padre. Si è messo in luce nel 2001 con la Filarmonica di Monaco, l’Orquesta National de España a Madrid e l’Orchestre National de Montpellier e da allora ha girato tutto il mondo, esibendosi con grandi orchestre, in occasione di tanti eventi internazionali di rilievo. È stato l’ultimo allievo del prof. Tadeusz Wroński, uno dei padri della scuola violinistica polacca.

2° Concerto – Sabato 13 novembre 2021 ore 20:30: con il direttore Nikolas Nägele e il violoncellista

Mischa Maisky. Il programma prevede Antonin Dvorak, concerto per violoncello e orchestra in si minore op. 104, Richard Strauss, poema sinfonico Tod und Verklärung op. 24, e Alexander von Zemlinsky, Salmo 13 op. 24. Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Maestro del Coro Paolo Longo.

Il giovane Nägele, tedesco, classe 1987, dal 2017 al 2020 alla Deutsche Oper di Berlino ha diretto numerose produzioni, come Carmen, Die Zauberflöte, Il barbiere di Siviglia, Die Fledermaus, La traviata e Un ballo in maschera. È stato in diverse occasioni assistente musicale di Christian Thielemann, ed è stato impegnato anche come pianista e direttore d’orchestra presso l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino Opera di Firenze. Nel 2014 ha debuttato negli Stati Uniti sul podio della Aspen Philharmonic Orchestra. Più di recente ha lavorato tra festival e teatri in tutta Italia e all’estero.

Maisky è l’unico violoncellista al mondo ad aver studiato sia con Mstislav Rostropovich che con Gregor Piatigorsky. Rostropovich in particolare lo ha definito “uno dei talenti più eccezionali della giovane generazione di violoncellisti. Il suo modo di suonare combina poesia e squisita delicatezza con un grande temperamento e una tecnica brillante”. Nato in Lettonia e formato in Russia ha raccolto grandi successi a Londra, Parigi, Berlino, Vienna, New York, Tokyo e in tanti altri centri musicali importanti. Ospite fisso nei maggiori festival internazionali, vanta una lunga serie di collaborazioni oltre a tanti riconoscimenti prestigiosi, come la nomina a membro onorario della Royal Academy of Music.

BIGLIETTERIA: i biglietti per i due concerti d’autunno saranno in vendita a partire da venerdì 15 ottobre, in ogni ordine di posto all’interno del teatro. La biglietteria è aperta da martedì a sabato dalle 9 alle 16. Domenica dalle 9 alle 13:30.

COMUNICATO STAMPA

Recensione crepuscolare di Madama Butterfly al Teatro Verdi di Trieste: fa capolino Dario Argento.

Il bambino in stile bambola meccanica horror no, non ci stava (strasmile)

Madama Butterfly è una di quelle opere che richiamano sempre pubblico in teatro, perciò bene ha fatto il management del Verdi di Trieste a inserirla nella programmazione della stagione attuale che oltretutto – priva di un cartellone dedicato alla musica sinfonica – appare un po’ smilza.
L’allestimento è lo stesso proposto nel maggio del 2019, in epoca pre-Covid quindi, firmato da Alberto Triola. Due anni fa a proposito dello spettacolo scrivevo:

Nella concezione di Alberto Triola, regista di questa nuova produzione di Madama Butterfly, la triste e breve parabola di Cio-Cio-San si compie in un Giappone riconoscibile ma appena tratteggiato da pochi elementi scenici che quasi galleggiano in uno spazio onirico, un non luogo in cui – forse – Butterfly fantastica con la sua mente di donna appena adolescente.
Ed è proprio l’incontro/scontro tra un mondo infantile e delicato e quello adulto e cinico a essere la chiave di volta della regia che riporta in modo deciso Butterfly alla sua dimensione più fragile: quella di una bambina in balia di eventi più grandi di lei che le distruggono i sogni e il futuro, tanto da rendere quasi inevitabile l’estremo sacrificio finale che si compie, in linea con l’impostazione registica, fuori scena e senza clamori.
La delicatezza e la sobrietà caratterizzano anche la recitazione dei protagonisti, che con pochi e ben studiati movimenti – talvolta uno sguardo o solo un cenno – interagiscono virtuosamente impreziosendo il canto di conversazione sommesso che caratterizza il lavoro di Puccini.
Allo stesso modo, filtrati attraverso un velario, ben si alternano tenui e malinconici colori pastello con un raffinato gioco di ombre in controluce. Lo spettacolo si presenta perciò omogeneo nell’ispirazione e ben realizzato grazie alle scene minimaliste di Emanuele Genuizzi e Stefano Zullo, ai cortesi costumi di Sara Marcucci e alle nobili luci di Stefano Capra che danno tridimensionalità e al contempo cromie premurose all’allestimento.


La contingenza (leggi restrizioni causa Covid) ha costretto a qualche modifica in occasione dell’attuale ripresa dello spettacolo, soprattutto nelle interazioni in scena tra i personaggi. La più dolorosa mi è sembrata la rinuncia alla presenza fisica del figlio di Butterfly, perché l’idea del pupazzo stilizzato del bambino è stata realizzata in un modo discutibile che mi ha ricordato più che altro i B movie horror.
Certo, si può anche suggerire una specie di gravidanza immaginaria della protagonista, ma a mio parere si poteva fare meglio.
Dal punto di vista musicale Puccini vince ancora una volta, grazie soprattutto alla bella direzione di Francesco Ivan Ciampa. Una lettura vivace, caratterizzata da dinamiche anche imponenti ma comunque attente a non sommergere il canto di conversazione, che della musica di Puccini è parte essenziale. Il passo teatrale è incalzante e al contempo analitico, l’accompagnamento ai cantanti attento e meticoloso e non si percepiscono quegli eccessi di melassa che sono rovinosi per una partitura che è invece asciutta, tagliente, cinica.

Evgenia Muraveva vestiva gli scomodissimi panni di Cio-Cio-San. Il soprano russo è stata protagonista di una prova anonima, forse anche per l’emozione della prima. Di Butterfly ha le note (qualcuna anche stiracchiata) ma non ha la colossale dimensione tragica di un personaggio così complesso e sfaccettato. La grande aria del secondo atto è stata compitata con una scarna diligenza che ha lasciato il pubblico freddo. Buono il canto di conversazione, anche se talvolta inficiato da una dizione avventurosa. È probabile che nelle prossime recite il rendimento dell’artista vada crescendo.
Francesco Castoro è il classico esempio di tenore lirico leggero che affronta una parte troppo pesante per il suo strumento vocale ma, grazie alle indubbie qualità tecniche, riesce a tratteggiare un Pinkerton credibile ed efficace nei suoi incoscienti slanci testosteronici. La voce è di bel timbro, il fraseggio curato e non manca una certa disinvoltura scenica.
Elia Fabbian è stato un convincente Sharpless, del quale ha saputo caratterizzare bene l’ambiguità caratteriale in bilico tra rigurgiti di coscienza e sotteso cinismo.
Appena sufficiente la prova di Na’ama Goldman, Suzuki pallidina nel canto e diligente dal punto di vista scenico. Discreto l’affiatamento con la Muraveva nel duetto dei fiori.
Di buon livello il rendimento di tutti gli altri interpreti della compagnia di canto che trovate in locandina.
Brillante la prova del Coro, preparato per la prima volta da Paolo Longo che subentrava a Francesca Tosi.
Di là di qualche veniale sbavatura, inevitabile in una recita dal vivo, l’Orchestra del Verdi ha dimostrato ancora una volta di avere il suono “giusto” per la musica di Puccini e in un’ideale graduatoria di merito della serata si aggiudica il primo posto.
Pubblico scarso, poco coinvolto, parco di applausi a scena aperta. Alla fine tutta la compagnia artistica ha ricevuto applausi e approvazioni.

Madama ButterflyEvgenia Muraveva
F.B.PinkertonFrancesco Castoro
SharplessElia Fabbian
SuzukiNa’ama Goldman
GoroAndrea Schifaudo
Il Principe YamadoriDario Giorgelè
Lo Zio BonzoCristian Saitta
Kate PinkertonSilvia Verzier
Il Commissario ImperialeGiovanni Palumbo
L’ufficiale del registroGiuliano Pelizon
  
MimoAnnalisa Esposito
  
DirettoreFrancesco Ivan Ciampa
Direttore del coroPaolo Longo
  
RegiaAlberto Triola
Regista collaboratoreLibero Stelluti
  

Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste

Divulgazione semiseria dell’opera lirica: le 10 cose da sapere su Madama Butterfly di Giacomo Puccini, da venerdì 1 ottobre al Teatro Verdi di Trieste.

Venerdì prossimo al Teatro Verdi di Trieste torna Madama Butterfly di Giacomo Puccini, in un allestimento firmato da Alberto Triola.
Potevo io non scrivere nulla in questa occasione? Beh, sì, ma sento che tutti voi piccini state aspettando che io vi spezzi il pane della lirica e perciò eccomi qua con qualche curiosità sull’opera (strasmile). Ovviamente semiseria, perché i mappazzoni paludati si trovano ovunque.
Preparate i fazzoletti, ovviamente, e tenete conto anche che dal punto di vista statistico Madama Butterfly è da decenni una delle opere più rappresentate al mondo, anche in tempo di Covid-19.
E pensare che l’esordio, il 17 febbraio 1904 alla Scala di Milano, l’esito fu…questo:

L’accoglienza che il pubblico della Scala ha fatto della nuova opera Madama Butterfly ha chiaramente provato ch’esso non ha trovato degno di qualsiasi approvazione il nostro lavoro. Noi quindi ritiriamo lo spartito, di pieno accordo coll’editore e protestiamo perché sia sospesa ogni ulteriore rappresentazione.

Parole scritte da Puccini alla Direzione del teatro scaligero. Inoltre, in un anonimo redazionale su di un giornale milanese così era descritta la reazione del pubblico:

…grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate…

Ma cerchiamo di essere seri.
Puccini sceglie, come sempre faceva, un soggetto teatrale forte e lo sottopone alla cura della sua musica, che ne potenzia la drammaticità evidenziandone i tratti più emozionanti.
In questo caso il libretto, firmato da Lugi Illica e Giuseppe Giacosa, è tratto dal dramma Madame Butterfly di David Belasco, che il compositore vide a Londra mi pare nel 1900.
L’ambientazione è quella che andava di gran moda a quei tempi e cioè l’Oriente, nella fattispecie il Giappone.
Insomma, ai tempi di Rossini erano di moda le turcherie mentre già nella seconda metà dell’Ottocento era molto trendy l’Estremo Oriente, pensate per esempio a Les pêcheurs de perles di Georges Bizet, solo per fare un esempio.
Oddio, in questo caso c’è un po’ di cura in più che nell’Iris di Mascagni, che chiamò i protagonisti col nome di un fiore e di due città (Iris, appunto, Kyoto e Osaka, librettista anche qui Illica).
Puccini, addirittura, si rivolse a una famosa attrice giapponese, Sada Yacco, per consigli sulla recitazione e sull’ambientazione e rendere più credibile la sua Cio-Cio-San (che vuol dire, non so se lo sapete, Madama Farfalla in giapponese).
La quale Madama Farfalla, come molte altre eroine di Puccini, si fa sentire la prima volta fuori scena (come Tosca e il suo Mario Mario Mario, Mimì o Turandot che addirittura tace per un atto e mezzo).
In quest’opera si ritrovano tutte le caratteristiche della scrittura musicale pucciniana, dal canto di conversazione alle improvvise aperture melodiche, che sono state spesso assai mal digerite dalla critica con la puzza sotto al naso.
Ora, io non ho la puzza sotto al naso ma l’opera mi risulta indigesta in primis perché la trovo psicologicamente opprimente. Certo, non mi passa neanche per la testa di contestarne la grandezza. È che proprio non posso fare a meno di pensare che Pinkerton, il tenore, non è altro che uno squallidissimo turista sessuale ante litteram che sfrutta il benefit di poter “sposare” una quindicenne perché le logiche mercantili dei rapporti commerciali tra Giappone e Stati Uniti lo consentivano.
E quindi, se da un lato Cio-Cio-San puntualizza al console Sharpless che lei “è la Madama Pinkerton” dall’altro il marinaio brinda al giorno in cui potrà sposarsi con vere nozze a una vera sposa americana.

Troppo lunga e mal sagomata. Andrete al macello– vaticinò nientemeno che Arturo Toscanini- ed ebbe ragione, ma solo per il debutto, nel quale il soprano fu Rosina Storchio.

Le 10 cose da sapere su Madama Butterfly

1) Nell’opera è citato più volte The Star Spangled Banner, universalmente conosciuto come l’Inno Nazionale degli Stati Uniti d’America.  In realtà, sino al 1931, The Star-Spangled Banner era “solo” l’Inno della Marina Militare.
2) Un bel dì vedremo è forse l’aria più famosa dell’opera. Il fil di fumo che desidera vedere la povera Cio-Cio-San è quello della nave che dovrebbe riportare il tenente Pinkerton in Giappone. Il nome della nave è Abramo Lincoln.

3) Cio-Cio-San ha 15 anni (sono vecchia di già – dice –)

4) All’inizio dell’opera Pinkerton chiede a Goro i nomi dei servitori della futura sposa. Essi sono Miss Nuvola leggera (cameriera), Raggio di sol nascente (il servitore) e Esala aromi (cuoco). Nella prima versione dell’opera, quella dell’esordio milanese del 17 febbraio 1904, a questo punto il bravo Pinkerton se ne usciva con “Muso primo, secondo e muso terzo”. Questo passo rimase anche nella ripresa bresciana, per poi scomparire nella versione definitiva. Temo che oggi la prima versione sarebbe molto supportata da certa politica.

5) Nella prima versione di Milano non compariva l’aria del tenore “Addio fiorito asil”.

6) La prima milanese dell’opera, secondo le cronache dell’epoca, fu salutata da “grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate”. Non male (smile).

7) Nell’immaginario collettivo Butterfly fa harakiri. In realtà l’harakiri (o seppuku) è il suicidio rituale riservato ai maschi. Per le donne è previsto lo Jigai.

8) Nella Madama Butterfly la nota più alta che raggiunge il soprano è il Do5, il Re Bemolle sovracuto all’inizio dell’opera è facoltativo, allo stesso modo del Do del tenore alla fine del duetto del primo atto. Quindi, se i due cantanti previsti nelle parti di Cio-Cio-San e Pinkerton non dovessero emettere gli acuti di cui sopra, per favore che non si gridi allo scandalo e alla profanazione (strasmile).

9) Il Teatro alla Fenice di Venezia ospitò per la prima volta Madama Butterfly nel 1909. La seconda replica di quella produzione incassò 80 Lire. Pare però che nevicasse e facesse un freddo assurdo.

10) Madama Butterfly è la quarta opera più rappresentata al mondo. Le prime tre sono, nell’ordine: La Traviata, Tosca e Carmen.

Ok, a presto con la consueta recensione.

Madama Butterfly torna al Teatro Verdi di Trieste

MADAMA BUTTERFLY TORNA AL TEATRO VERDI DI TRIESTE

Trieste, 24 settembre 2021: Madama Butterfly, musica di Giacomo Puccini, torna al Teatro Verdi di Trieste dall’1 al 9 ottobre. Maestro Concertatore e Direttore Francesco Ivan Ciampa, regia di Alberto Triola con la collaborazione di Libero Stellutti, Maestro del Coro Paolo Longo. Allestimento, orchestra, coro e tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.

In scena Madama Butterfly (Cio-Cio-San) sarà Evgenia Muravera e Federica Vitali, F.B. Pinkerton Francesco Castoro e Riccardo Rados, Sharpless Elia Fabbian e Luca Galli, Suzuki sarà Na’Ama Goldman. Goro verrà interpretato da Andrea Schifaudo, il Principe Yamadori da Dario Giorgelè, lo Zio Bonzo da Cristian Saitta, Kate Pinkerton da Silvia Verzier e Anna Katarzyna, il Commissario Imperiale/l’ufficiale del registro da Giovanni Palumbo e Giuliano Pelizon, il Mimo da Annalisa Esposito.

La prima rappresentazione al Verdi risale al 1914, l’ultima al 2019, “questa volta – anticipa il Direttore Artistico Paolo Rodda – c’è una rivisitazione nella regia che credo si rivelerà particolarmente interessante per il pubblico”.

“Ci si dimentica troppo spesso di un dettaglio che dettaglio non è – spiega nelle note di regia Alberto Triola – la protagonista di Madama Butterfly è una ragazzina di quindici anni.  Ciò che mi ha guidato con Libero Stelluti nei primi passi dell’ideazione dello spettacolo è il tentativo di collocare il centro emotivo di tutta la storia dentro la testa – anzi: il cuore, l’anima – di questa adolescente, e di provare a vedere il mondo, gli altri, l’amore e la maternità con i suoi occhi. Abbiamo provato a sentire come sente una ragazzina sensibile e romantica, con anima di artista, colpita dal destino e dalle ristrettezze di una improvvisa miseria familiare, costretta a crescere troppo in fretta, in anni in cui il mondo inizia da un lato a rimpicciolirsi e dall’altro ad aprirsi a viaggi e a scoperte, creando occasioni di incontro tra culture diverse”.

Il Maestro Ciampa ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti nella sua carriera. Regolarmente invitato a dirigere nei teatri più importanti del mondo, ha guidato grandi produzioni italiane e internazionali, come La Traviata all’Opera Bastille, il Nabucco alla Deutsche Oper Berlin, L’Elisir d’Amore al Colon di Buenos Aires, La Traviata alla Fenice di Venezia e al Regio di Torino ed ancora Rigoletto e Madama Butterfly ad Ancona, Attila a Bilbao, Turandot e tante altre.

Triola dal 2002 è al vertice di teatri e festival italiani. Dopo aver maturato il proprio profilo professionale in quattordici stagioni al Teatro alla Scala, ha lavorato a fianco di grandi maestri e da dieci anni svolge una parallela attività artistica come regista. Si è distinto soprattutto in Germania e Austria, ma anche in altri Paesi, firmando diversi spettacoli che hanno raccolto un grande successo.

Anche Stellutti vanta alle spalle una lunga esperienza in Italia e all’estero, in oltre sessanta produzioni tra prosa e opera lirica, nelle quali ha lavorato come regista, aiuto regia e attore.

IL CAST: Madama Butterfly (Cio-Cio-San) sarà Evgenia Muravera e Federica Vitali. Muraveva ha

vinto numerosi concorsi internazionali, è solista ospite regolare del Teatro Mariinsky, prima ancora

era solista dell’Opera da camera di San Pietroburgo. Anche per Vitali tanti i riconoscimenti ottenuti, oltre a tanti ruoli ricoperti nei teatri di tutta Italia. Pinkerton avrà la voce di Francesco Castoro e Riccardo Rados. Castoro conta nella sua carriera tanti ruoli da protagonista, come Alfredo ne La traviata, Edgardo in Lucia di Lammermoor, Nemorino ne L’elisir d’amore, Tebaldo ne I Capuleti e i Montecchi, Gennaro in Lucrezia Borgia, Ernesto in Don Pasquale, Monostatos in Die Zauberflöte, e tanti altri, oltre a recital, concerti e tournée internazionali. Rados, giovane triestino classe 1992, ha studiato al conservatorio Tartini, con impegni negli ultimi anni in Italia e all’estero. Elia Fabbian e Luca Galli saranno Sharpless. Fabbian si è esibito nei più importanti teatri italiani e internazionali fra i quali Teatro alla Scala di Milano, Arena di Verona, Liceu de Barcellona, Deutsche Oper di Berlino, Bayerische Staatsoper di Monaco e tanti altri. Galli, giovanissimo, classe 1994, al Verdi di Trieste ha debuttato nel ruolo di Uberto nella Serva Padrona di G. Paisiello e poi in Betto, in Gianni Schicchi di G. Puccini. Suzuki sarà Na’Ama Goldman, protagonista in tanti teatri in Italia e all’estero, come solista si è esibita in numerosi concerti con le più importanti orchestre israeliane.

I PRECEDENTI: la prima rappresentazione di Madama Butterfly al Verdi risale al 1914, in scena poi nel 1929, 1939, 1942, 1945, 1948, 1949, 1954, 1962, 1966, 1972, 1979, 1984, 1989, 1997, e ancora nel 2002, 2005, 2010, 2014 e nel 2019. Per un totale di 128 rappresentazioni complessive.

LE DATE: Madama Butterfly andrà in scena l’1 e il 2 ottobre alle 20.30,  il 3 ottobre alle 16,  il 5 e l’8 ottobre alle 20.30 e e il 9 ottobre alle 16.

BIGLIETTERIA: è aperta da martedì a sabato dalle 9 alle 16. Domenica dalle 9 alle 13:30. È possibile contattare via telefono la biglietteria del Teatro Verdi tutti i giorni al numero verde 800 898 868, dalle 9 alle 21. A disposizione anche l’email boxoffice@teatroverdi-trieste.com.

MISURE DI SICUREZZA: per accedere a teatro è obbligatorio esibire all’ingresso il biglietto nominativo e il Green Pass (la certificazione conseguente al vaccino o la negatività al tampone). Resta in vigore l’obbligo di indossare la mascherina ffp2 o ffp3 durante tutto lo spettacolo.

COMUNICATO STAMPA

Presentata la nuova stagione della Società dei Concerti di Trieste: grande musica e grandi interpreti!

GRAZIE DEREK HAN!

90° STAGIONE DELLA SOCIETÀ DEI CONCERTI TRIESTE

14 PROPOSTE CONCERTISTICHE E NUMEROSI ALTRI APPUNTAMENTI SPECIALI, SENZA DIMENTICARE GLI EVENTI REALIZZATI DURANTE LA PRIMAVERA – ESTATE 2021

TRIESTE, 15 settembre 2021 – Grazie Derek Han! È questo il motto che la Società dei Concerti Trieste propone per la sua 90^ Stagione Concertistica – realizzata dalla SdC anche grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di privati – che propone a partire da lunedì 8 novembre ben 14 concerti con una proposta artistica di assoluta eccellenza, costellata di artisti di grande fama. Fabio Biondi e il complesso Europa Galante, a cui spettano l’apertura della 90^ stagione l’8 novembre al Teatro Verdi di Trieste, Angela Hewitt, Viktoria Mullova e Misha Mullov-Abbado, Dorothee Oberlinger, Hsin-Yun Hyang, Ramin Bahrami e Massimo Mercelli, il premio “Tchaikovsky” 2019 Zlatomir Fung, Pavel Kaspar e il Quartetto Prazak, il Wiener Klaviertrio, il Quartetto Esmè, l’EsTrio, Filippo Gamba, Jan Lisiecki e molti altri, sono tutti chiamati a celebrare un importante Anniversario, corollato da eventi speciali e rassegne musicali.

La Società dei Concerti Trieste con la Stagione 2021/2022 guarda con coraggio e determinazione al futuro, ancorchè il COVID19 continui a condizionare pesantemente l’organizzazione delle attività artistiche, con un forte sentimento di riconoscenza e gratitudine al suo compianto Direttore artistico, M° Derek Han, vittima anch’egli della devastante pandemia, che prima della sua improvvisa scomparsa aveva già delineato le linee guida della Stagione, ricchissima di grandi protagonisti ospiti tutti i lunedì alle 20.30 al Teatro Verdi di Trieste, con un appuntamento anche al Teatro Rossetti.

«Grazie Derek Han!» – Così il Presidente della Società dei Concerti, avv. Piero Lugnani, esordisce ricordando con commozione il Direttore Artistico che per 20 mesi ha legato il suo nome e dedicato il suo instancabile operato alla Società dei Concerti ed alla Città di Trieste, realtà che conosceva benissimo e amava profondamente, nella prospettiva di una loro sempre maggiore visibilità internazionale. – «Grazie per aver affrontato assieme con entusiasmo e vera passione, percorsi e nuove strade che ci hanno consentito di ricevere il plauso del pubblico. Grazie per i percorsi chiaramente indicati o anche solo vagamente tracciati, per le infinite relazioni personali allacciate in questi 20 mesi di ininterrotto lavoro che ci consentono ora di guardare con ottimismo al futuro della nostra Società. Grazie ancora a nome di tutti gli appassionati della Buona Musica per averci consentito e consentirci in futuro di coltivare ai massimi livelli il suo ascolto in itinerari affascinanti. Il cammino intrapreso insieme non si è interrotto e continua. Le sue strade, i suoi percorsi, i suoi itinerari le sue indicazioni trovano simbolica rappresentazione nella grafica del cartellone della 90° Stagione ricca di linee musicali, raffigurate in pentagrammi che convergono al centro a ricondurre la nostra attenzione all’importante Anniversario che siamo prossimi a celebrare con passione, rosso fuoco, per la Musica».

«La 90° Stagione – prosegue il Presidente della Società dei Concerti Trieste – si apre dopo la proposta di 3 spettacoli in “streaming”, dei quali uno, “FantaC”, realizzato in prima mondiale tra New York, Lugano e Trieste nell’ambito della rassegna nazionale “Silenzio in sala a tempo di musica” del Comitato Amur, del quale la Società dei Concerti è cofondatrice, che hanno avuto complessivamente 3.500 visualizzazioni e di 14 concerti realizzati dal vivo ed in presenza di pubblico dal 27 maggio ad oggi con l’accelerata ripresa della 89° Stagione che proseguirà sino al 25 ottobre e di eventi collaterali che hanno visto la partecipazione “sul posto” di oltre 1.900 spettatori. Concerti organizzati – oltreché per onorare l’impegno della Società dei Concerti nei confronti dei propri soci – a sostegno della macchina lavorativa dello spettacolo (125 artisti -140 tra presenze di tecnici, addetti e indotto) pesantemente colpita dalla pandemia.

Tre gli appuntamenti della ripresa della 89° Stagione già realizzati presso la consueta sede del Teatro Lirico Giuseppe Verdi, quattro a Portopiccolo Sistiana con la rassegna “Falesie in Musica” con artisti di fama internazionale tra i quali Salvatore Accardo e l’Orchestra da Camera Italiana, i finalisti del Premio Pianistico Internazionale Antonio Mormone, il jazzista Kevin Hays e il Duo Martin Pantaleev e Nikolas Milo), due in coorganizzazione con il Comune di Trieste nell’ambito di TriesteEstate, il concerto sinfonico della FIL – Orchestra Filarmonica di Milano diretta dal M° Marco Seco e l’Itinerario Dantesco con il mezzo-soprano Manuela Custer, il pianista Raffaele Cortesi e il quartetto Dafne), uno in collaborazione con il Comune di Duino Aurisina, due per il Comitato Amur nell’ambito della rassegna “Musica con Vista” al Castello di Buttrio (UD) e a Palazzo Lantieri (GO), oltre che i due “Concerti al Chiaro di Luna” in collaborazione con il Museo storico e il Parco del Castello di Miramare (con una prima esecuzione in tempi moderni delle canzoni da battello dedicate a Massimiliano d’Asburgo conservate nella Biblioteca del Castello). Un gran risultato considerando anche la limitazione dei posti imposti dalle norme anti-Covid. Senza contare che il sito della Società dei Concerti ha avuto in questi mesi quasi 31.000 visualizzazioni, effettuate da 20.000 persone, rendendolo il mezzo d’informazione per eccellenza della SdC. Risultato significativo per una realtà che compie 90 anni ma che si è adeguata ai tempi e agli strumenti di oggi. E se siamo una delle realtà più longeve questo è anche merito dei nostri soci che anche quest’anno, più che mai, ci hanno dimostrato grande affetto e fiducia, e ci sostengono: già in molti infatti si sono tesserati e a loro va il mio grazie più sentito e sincero».

LA STAGIONE 2021-2022

Tre i percorsi principali della 90° Stagione individuati dal M° Derek Han. Il primo vede una particolare attenzione al mondo femminile con una marcata presenza di prestigiose artiste: il 31 gennaio la “virtuosa” Dorothee Oberlinger, musicista di fama mondiale del flauto dolce (Opus Klassik Prize 2020 – Instrumentalistin des Jahres 2020) che si esibirà con il complesso de I Sonatori de la Gioiosa Marca proponendo al pubblico della Società dei Concerti il programma del recentissimo CD “NIGHT MUSIC” destinatario del premio ICMA Award 2020; le “tre grandi amiche” dell’EsTrio, il 14 marzo, con il programma “Mademoiselle Boulanger” che punta i riflettori sulle due sorelle musiciste, compositrici e didatte di famosi compositori; le quattro “giovani” ma già affermate musiciste coreane del Quartetto Esmé, il 28 febbraio; la “dama del pianoforte” Angela Hewitt, il 21 marzo; Vicktoria Mullova in dialogo musicale con il figlio Misha Mullov-Abbado, il 28 marzo; la “fuoriclasse” violista Hsin-Yun Hyang con il corpo di ballo composto dalle “giovanissime” ballerine dell’Ashkenazy Ballet di Lugano che riproporrà il 9 maggio finalmente dal vivo al Rossetti lo spettacolo “FantaC” in omaggio al M° Derek Han che è stato suo principale artefice e promotore.

Altro percorso è quello dell’attenzione filologica al Barocco ed al Classicismo proposti, oltre che dalla Oberlinger con I Sonatori de la Gioiosa Marca, dal violino barocco di Fabio Biondi con componenti de L’Europa Galante in un itinerario cameristico Boccheriniano proposto in apertura di Stagione l’8 novembre; da Giuliano Carmignola al violino barocco con Riccardo Doni al clavicembalo con un viaggio in Italia tra i virtuosi e violinisti del 18° secolo, lunedì 10 gennaio.

Il terzo, infine, da individuare all’interno della Stagione è la proposta di concerti dedicati ad un solo compositore: come già detto Boccherini con Fabio Biondi e l’Europa Galante, Dvoràk con il Quartetto Prazak  e il pianista Pavel Kaspar, il 29 novembre, Beethoven con il pianista Filippo Gamba che prosegue nell’integrale delle sonate giunta al penultimo appuntamento il 24 gennaio, Schubert con il Wiener Klaviertrio il 14 febbraio, Bach con il pianoforte di Ramin Bahrami e il flauto di Massimo Mercelli l’11 aprile, Chopin con Jan Lisiecki, in chiusura di stagione, il 23 maggio.

Non va trascurata l’attenzione dedicata all’eccellenza artistica di tutti gli interpreti tra i quali va ricordata anche la presenza del formidabile violoncellista Zlatomir Fung (1° premio Concorso “Tchaikovsky” 2019) con il pianista Richard Fu, il 13 dicembre.

EVENTI COLLATERALI

La Società dei Concerti Trieste ormai da anni programma concerti ed eventi che arricchiscono la programmazione in Stagione. Tra gli eventi programmati nell’autunno – inverno del 2021 è prevista una mini rassegna, realizzata grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dislocata tra San Dorligo della Valle (Ts), Gradisca (Go) e Budoia (Pn). Intitolata “In viaggio per Salisburgo”, questa iniziativa vede la collaborazione dell’associazione Lumen Harmonicum, struttura di produzione artistica per la valorizzazione di partiture teatral-musicali, presieduta dal violoncellista Massimo Favento. Si tratta di un viaggio musicale ed epistolare – su musiche di Carl Stamitz, Domenico Fischietti, Johann B. Wendling, Wolfgang Amadeus Mozart e Giuseppe Cervellini e alcuni testi di Massimo Favento – che vede in viaggio per le terre della nostra regione l’abate Giuseppe Cervellini, musicista anche lui, diretto verso la Salisburgo mozartiana dell’Arcivescovo Colloredo.

Tra i progetti in collaborazione con Lumen Harmonicum anche due concerti incentrati su Guido Cimoso con il suo “Dittico triestino – Grande Studio Allegorico Fantastico Musicale ” (Il Divino Musicale e L’umano Borghese) che si terranno a Palazzo Vivante il 14 e il 28 ottobre.

Appuntamento anche con “L’Impresario delle Canarie” di Domenico Sarro, operina barocca ospite della SdC alla Sala Bartoli del Teatro Rossetti, il 16 ottobre. Due i giovani interpreti, Martina Barreca e Niccolò Porcedda, per questo spettacolo barocco “pop” giovane e colorato, una produzione Barocco Europeo per il festival MusicAntica, realizzato da un’idea di Donatella Busetto, direttrice artistica della manifestazione. Il progetto è supportato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Fondazione Friuli e dal Comune di Sacile, in partnership con l’Accademia di Belle Arti di Venezia con gli allievi della Scuola di Scenografia e Scenotecnica, La partiture sarà eseguita dal Cenacolo Musicale composto da Giacomo Catana e Mauro Spinazzè, violini, Alessandra Di Vincenzo, viola, Massimo Raccanelli, violoncello, Mauro Zavagno, violone e Donatella Busetto, cembalo e concertazione.

Infine, a dicembre, anche quest’anno, dopo il successo delle passate edizioni la Società dei Concerti Trieste riproporrà il Concerto di Natale al Castello di Miramare, il 16 dicembre 2021. Tra gli appuntamenti, compatibilmente con l’andamento della pandemia, ci sarà anche un concerto con una particolare attenzione al sociale all’ITIS di Trieste.

QUOTA ASSOCIATIVA E ABBONAMENTI

I soci 2020/21 possono rinnovare il tesseramento fino al 24 settembre mentre i soci 2019/2020 hanno diritto di prelazione fino al 15 ottobre. Dal 18 ottobre fino all’inizio della Stagione è possibile aderire alla Società dei Concerti Trieste, attraverso la quota associativa di soli 25 euro e l’acquisto dell’abbonamento. La tessera, unitamente all’abbonamento, permetterà l’accesso a tutti i 14 concerti in calendario. I possessori della tessera possono usufruire di biglietti ridotti per i concerti straordinari e le diverse rassegne, oltre alla stagione, e godono di uno sconto del 20% su tutte le strutture Star Hotel d’Italia e il 10% di sconto presso il Caffè degli Specchi, Caffè Tommaseo e La Bomboniera (consumazione al tavolo e per asporto). Tutte le promozioni sono disponibili sul sito. Per gli under 27 l’abbonamento ha un prezzo speciale di 30 euro per il loggione. Inoltre, chi porta un nuovo associato avrà uno sconto sull’abbonamento così come lo avrà l’associato suggerito.

Per il Tesseramento per l’anno sociale 2021/2022 e la sottoscrizione degli Abbonamenti alla Stagione Concertistica 90 è a disposizione presso la Segreteria SdC in sede in Piazzetta Santa Lucia, solo su appuntamento. Per prenotare un appuntamento: tel. +39 040 362408, info@societadeiconcerti.net.

La Società dei Concerti è ente promotore accreditato per il riconoscimento dell’Art Bonus Regione FVG, l’incentivo fiscale che consente un credito d’imposta a chi effettua erogazioni liberali per progetti di promozione e organizzazione di attività culturali e di valorizzazione del patrimonio culturale.

La Stagione 2021-2022 è realizzata grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, al sostegno di tutti i Soci, al partenariato con la Fondazione Teatro Lirico G. Verdi e il Teatro Rossetti Teatro Stabile.

STAGIONE CONCERTISTICA 90
Anno Sociale XC | 2021/2022



Concerto N° 1473 | 1° concerto della Stagione
Lunedì 8 novembre 2021, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”
Fabio Biondi, violino e direttore
e componenti Europa Galante

Musiche di Boccherini

Concerto N° 1474 | 2° concerto della Stagione

Lunedì 29 novembre 2021, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Quartetto Prazak

Pavel Kaspar, pianoforte

Musiche di Dvořák

Concerto N° 1475 | 3° concerto della Stagione

Lunedì 13 dicembre 2021, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Zlatomir Fung, violoncello

Richard Fu, pianoforte

Musiche di Popper, Schubert, Salonen, Šostakóvič

Concerto N° 1476 | 4° concerto della Stagione

Lunedì 10 gennaio 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Giuliano Carmignola, violino barocco

Riccardo Doni, clavicembalo

“Rigore e Fantasia – Viaggi in Italia tra i virtuosi e violinisti del 18° secolo” musiche di Corelli, Locatelli, Vivaldi, Porpora, Veracini, Tartini.

Concerto N° 1477 | 5° concerto della Stagione

Lunedì 24 gennaio 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Filippo Gamba, pianoforte

Musiche di Beethoven


Concerto N° 1478
| 6° concerto della Stagione

Lunedì 31 gennaio 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Dorothee Oberlinger, flauto

Sonatori de la Giocosa Marca

Musiche di Vivaldi, Gerardo, Vallet/van Eyck/Jones, van Eyck, Gerardo, Vivaldi/de Chédeville, Boccherini, Mangiocavallo

Concerto N° 1479 | 7° concerto della Stagione

Lunedì 14 febbraio 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Wiener Klaviertrio

Musiche di Schubert

Concerto N° 1480 | 8° concerto della Stagione

Lunedì 28 febbraio 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Quartetto Esmè

Musiche di Haydn, Kornogold, Čajkovskij

Concerto N° 1481 | 9° concerto della Stagione

Lunedì 28 febbraio 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

EsTrio, trio pianoforte e archi

Musiche di Boulanger, Gershwin/Heifetz, Piazzolla, Bernstein

Concerto N° 1482 | 10° concerto della Stagione

Lunedì 21 marzo 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Angela Hewitt, pianoforte

Musiche di Bach, Mozart, Chabrier

Concerto N° 1483 | 11° concerto della Stagione

Lunedì 28 marzo 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Vicktoria Mullova, violino

Misha Mullov Abbado, contrabbasso

Musiche di Mullov-Abbado, Chanoch, Bach, Prokofiev, Jobim, Lenine & Falcaō, De Freitas, McLaughlin, Schumman, de Abreu

Concerto N° 1484 | 12° concerto della Stagione

Lunedì 11 aprile 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Ramin Bahrami, pianoforte

Massimo Mercelli, flauto

Musiche di Bach – “Best of Bach”

Concerto N° 1485 | 13° concerto della Stagione

Lunedì 9 maggio 2022, ore 20:30

Teatro Politeama “Il Rossetti”

Hsin-Yun Hyang, viola

Ashkenazy Ballet, corpo di ballo

Musiche di Bach, Ligeti, Hindemith, Vieuxtemps, Knox, Tower, Bunch – “FantaC”

Concerto N° 1486 | 14° concerto della Stagione

Lunedì 23 maggio 2022, ore 20:30

Teatro Lirico “G. Verdi”

Jan Lisiecki, pianoforte

Musiche di Chopin

Qualche novità dal Teatro Verdi di Trieste.

Come previsto, arrivano le prime novità dal teatro triestino e riguardano l’organico, dal Sovrintendente al Maestro del coro. Ai (quasi) nuovi arrivati i migliori auguri di buon lavoro!
Domani, invece, ci sarà la conferenza stampa di presentazione della stagione della Società dei concerti.


La Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste rende noto che nel consiglio di indirizzo riunito ieri, alla presenza del presidente della Fondazione, sono state accolte le dimissioni dell’attuale Sovrintendente Stefano Pace e tra le candidature pervenute è stato individuato il nome di Giuliano Polo, da sottoporre al Ministero della Cultura. 

Polo, triestino, è stato docente al Conservatorio di musica “Giuseppe Tartini“ e professore d’orchestra alla Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste, dove ha ricoperto anche il ruolo di vice-direttore degli Affari Generali e di direttore degli Affari Generali.  È stato nel consiglio di amministrazione dell’Associazione Teatro Pordenone, e poi direttore prima del personale e degli affari legali e successivamente dagli affari generali e rapporti istituzionali della Fondazione Accademia Nazionale di Santa Cecilia. All’Associazione Teatro Di Roma è stato consulente in materia di organizzazione del lavoro.​

Paolo Longo è il nuovo Maestro del Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Dopo una collaborazione decennale con il Teatro Verdi come Maestro collaboratore, nel 1998 si trasferisce in Francia dove ricopre l’incarico di Chef de Chant e Chef assistant all’Opéra National de Lyon, al Théâtre du Châtelet ed al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi. 
Nel corso della sua carriera ha avuto mod​o di assistere e collaborare con direttori d’orchestra quali R. Abbado, P. Boulez, B. Campanella, W. Christie, V. Fedoseyev, J.E. Gardiner, G. Gavazzeni, D. Harding, B. Kontarsky, G. Korsten, P. Maag, K. Nagano, S. Ozawa, M. Plasson, G. Prêtre, D. Robertson, E.P. Salonen, N. Santi, compositori come B. Bettinelli, A. Clementi, A. Corghi, Tan Dun, P. Dusapin, H.W. Henze, M. Levinas, G. Manzoni, G. Morricone, F. Pennisi, e molti altri.
Ha diretto numerosi concerti e produzioni d’opera in Francia, Italia, Svizzera, Grecia, Croazia, Ungheria, Uzbekistan, ed ha registrato per le etichette Rainbow Classics, Tactus, Phoenix Classics, Chromas, Taukay. Strenuo sostenitore del repertorio contemporaneo, ha diretto e curato le prime esecuzioni di più di 150 brani di svariati compositori italiani e stranieri. 
Compositore egli stesso, ha ricevuto più di 30 premi in importanti concorsi internazionali (Concorso Grieg di Oslo, Prix Reine Marie José a Ginevra, ISCM a Miami, Renée B. Fisher a New Haven, Premio Bucchi a Roma, Académie de Lutèce a Parigi, Salvatore Martirano a Chicago…); la sua musica viene eseguita e radiodiffusa internazionalmente, ed è stata oggetto di seminari e stage d’approfondimento in vari Paesi.  Nel 2007 viene nominato Direttore musicale di palcoscenico al Teatro Verdi di Trieste, per il quale ha diretto diversi concerti dedicati alla musica del Novecento e contemporanea, nonché alcune produzioni d’opera e di balletto.

Al Festival di Portogruaro la protagonista è la violinista Francesca Dego. Bella serata con le musiche di Wolf-Ferrari, Mozart e Stravinskij.

Il Festival Internazionale di musica di Portogruaro – quest’anno intitolato Ouverture – è giunto felicemente alla trentanovesima edizione con il consueto programma di eventi musicali, conferenze e masterclass che coinvolgono professionisti del settore e appassionati. Una manifestazione che negli anni si è ritagliata, grazie alla qualità delle proposte, uno spazio artistico rilevante e un pubblico sempre più numeroso e partecipe.
Alessandro Taverna, pianista di fama più volte recensito anche su queste pagine, è il Direttore artistico della kermesse che da tempo ha tracimato gli angusti confini regionali ed è conosciuta e apprezzata, anche grazie alle trasmissioni su RADIO3, a livello internazionale.
Il concerto di questa sera, che aveva come fil rouge Venezia e compositori che hanno incrociato le loro esistenze con la città lagunare, era intrigante sia per il corposo programma sia per gli artisti impegnati in un exucursus musicale che ha spaziato da Mozart a Stravinskij.
A fare da apripista al concerto è stato però Ermanno Wolf-Ferrari, compositore del Novecento probabilmente più noto per alcune opere liriche (Il campiello, I quattro rusteghi, Il segreto di Susanna) ma qui colto in una composizione giovanile (1893), la Serenata per archi, che si dipana in quattro movimenti.Si tratta di un brano estremamente rigoroso nella sua, un po’scontata e convenzionale, classicità.
Daniel Smith, sul podio di una brillante Orchestra della Toscana, ne ha dato una lettura vivace, attenta alla scansione ritmica, varia nelle dinamiche e con agogiche stringenti ma mai frettolose. Da sottolineare l’ottimo lavoro degli archi gravi.

Eseguito per la prima volta nel 1877, il Concerto per violino e orchestra in si bemolle maggiore di Mozart si svolge in tre movimenti ed è una pagina musicale incantevole per la freschezza melodica e l’inventiva tipicamente mozartiane, quasi un marchio di fabbrica che rende immediatamente riconoscibile l’esprit del Salisburghese.
Il dialogo tra solista e orchestra è costante e, in questo senso, il buon affiatamento tra Francesca Dego e Daniel Smith si è rivelato un valore aggiunto.
Francesca Dego ha confermato una volta di più di avere la classe della grande interprete, che si manifesta anche nella gioiosa compostezza sul palco oltre che nella tecnica ineccepibile che le consente di essere espressiva anche nei passi più virtuosistici ed eloquente, emozionante nei momenti più melodici. Da ammirare la naturalezza e disinvoltura dell’artista sia nelle cadenze sia nei passi più cantabili.
Alla fine, dopo ripetute chiamate al proscenio, ha concesso come bis Come d’autunno, una composizione dedicatale da Carlo Boccadoro che omaggia al contempo Dante e Ungaretti.

Il concerto poi si è chiuso con la suite Pulcinella (1922) di Stravinskij, notoriamente tratta dall’originale balletto con canto composto nel 1920 dal quale l’autore eliminò le parti vocali sostituendole con il suono degli strumenti.
Il brano è, giustamente, considerato paradigmatico del neoclassicismo – termine forse superficiale, ma efficace, sul quale si sofferma acutamente Guido Barbieri nel programma di sala –  di Stravinskij perché rilegge la musica del Settecento napoletano (Pergolesi, nella fattispecie, anche se alcuni brani sono poi risultati apocrifi) in chiave novecentesca.
Si riconoscono i tipici stilemi della musica stravinskiana: gli sberleffi, le dissonanze che si stemperano all’improvviso, l’arguzia e l’ironia dissacranti e caricaturali.Anche in questo caso da lodare l’ottimo rendimento dell’Orchestra della Toscana – brillanti legni e ottoni –  che Smith ha guidato con entusiasmo in una pagina che presenta non pochi rischi esecutivi.
La serata è stata apprezzata dal pubblico, che ha accolto generosamente tutta la compagnia artistica manifestando il proprio gradimento con applausi più che convinti.

Ermanno Wolf-FerrariSerenata per archi
Wolfgang Amadeus MozartConcerto per violino e orchestra n.1 in si bemolle maggiore K207
Igor StravinskijPulcinella, suite da concerto
  
DirettoreDaniel Smith
ViolinoFrancesca Dego
  

Orchestra della Toscana



Jonas Kaufmann trionfa al Festival di Lubiana. Recital impegnativo, ma il tenore concede ben quattro bis!

Foto Gregor Hohenberg/Sony Classical

Nonostante le consuete difficoltà contingenti il Festival di Lubiana è arrivato alla 69esima edizione, ospitando come sempre grandi protagonisti della scena musicale contemporanea in varie sedi cittadine: piazze, sale da concerto, chiese. Come ho già scritto altre volte, questa manifestazione ha una forte impronta autenticamente popolare: la capitale slovena si dona alla musica.
Dopo l’inaugurazione del mese scorso con Valery Gergiev e l’Orchestra del Mariinsky, pochi giorni fa si è svolto il concerto della coppia Anna Netrebko/Yusif Eyfazov e, ieri sera, è stata la volta dell’attesissimo recital di Jonas Kaufmann con l’Orchestra sinfonica slovena guidata da Jochen Rieder.
Il tenore tedesco è oggi uno degli artisti più ambiti da qualsiasi teatro, oltre che argomento di discussione per gli appassionati e richiamo irresistibile per il pubblico che, infatti, anche ieri si è presentato numerosissimo nonostante il costo dei biglietti non fosse esattamente popolare.
Il programma è stato peculiare: la prima parte dedicata alla musica italiana e la seconda interamente a Wagner, alternando in entrambi i casi Preludi e Ouverture ad arie d’opera, per quanto sia superficiale definire così i lacerti wagneriani.
Jochen Rieder ha diretto con piglio sicuro l’eccellente compagine locale che ha ben figurato nonostante qualche veniale ed episodico sbandamento degli ottoni nella seconda parte della serata. Ottimi gli archi e i legni e vigorose le percussioni.
Da wagneriano fradicio avrei saltuariamente preferito qualche decibel in meno (prima parte del Preludio del Lohengrin), ma l’acustica della grande sala da concerto del Cankarjev dom è difficile da gestire, soprattutto con un numero limitatissimo di prove.
Impeccabili, invece, sono risultate le esecuzioni delle pagine musicali italiane e in particolare è stata godibile la riuscita della celeberrima “Danza delle ore” da La Gioconda di Ponchielli.
Jonas Kaufmann è stato semplicemente grandioso, senza se e senza ma, nell’arco dell’intera serata.
Di là delle doti vocali, del tenore tedesco colpiscono la gestione della respirazione, il legato, la musicalità impeccabile e soprattutto l’eloquenza del fraseggio e la capacità davvero fuori dal comune di dare senso compiuto ai testi, alla parola scenica, quella che “scolpisce e rende netta ed evidente la situazione”, per dirla con Giuseppe Verdi.
Inoltre, con pochi gesti da consumato attore, porta subito dentro il personaggio. In questo modo i vari Enzo Grimaldo, Alvaro, Canio sino agli eroi wagneriani risultano vivi e palpitanti, credibili.
I personaggi sono spogliati da ogni retorica e lasciano intravvedere il lato umano, passionale, quello che li rende più vicini a noi e perciò più comprensibili.
A dispetto dell’oneroso programma Kaufmann ha regalato anche ben quattro bis, attingendo ancora da Wagner e passando per il Lied, la romanza da camera e l’operetta.
Tutti in piedi alla fine, a decretare il trionfo di un artista popolare e soprattutto bravissimo.

Giuseppe VerdiOuverture da I vespri siciliani
Amilcare PonchielliCielo e mar da La Gioconda
Amilcare PonchielliDanza delle ore da La Gioconda
Giuseppe VerdiOh tu che in seno agli angeli da La forza del destino
Ruggero LeoncavalloIntermezzo da Pagliacci
Ruggero LeoncavalloVesti la giubba da Pagliacci
Richard WagnerCavalcata delle Valchirie da Die Walküre
Richard WagnerEin schwert mir der Vater da Die Walküre
Richard WagnerPreludio da Die Meistersinger von Nürnberg
Richard WagnerMorgenlich leuchtend in rosigen Schein da Die Meistersinger von Nürnberg
Richard WagnerPreludio da Lohengrin
Richard WagnerIn fernem Land da Lohengrin
  
TenoreJonas Kaufmann
DirettoreJochen Rieder
  

Orchestra Sinfonica Slovena
  




La scomparsa del Maestro Gianluigi Gelmetti

È arrivata da poco la tristissima notizia della scomparsa di Gianluigi Gelmetti, direttore d’orchestra, compositore e regista.
Ho avuto modo di frequentarlo quando era Direttore musicale al Teatro Verdi di Trieste e ne ho apprezzato la grande umanità, la competenza e la spiritualità fuori dal comune.
Era, inoltre, un uomo di cultura nella migliore accezione del termine; una cultura che non si limitava al campo musicale ma spaziava in molte altre discipline, dalla filosofia alle lettere. Questo gli consentiva un approccio alla Musica di spessore inusuale nell’attuale panorama artistico.
Aveva un carattere schietto e un umorismo spesso tagliente che non mancava di rivolgere a se stesso dimostrando una buona dose di autoironia.
Allievo di Sergiu Celibidache, Gelmetti è stato un talento precocissimo della cui Arte per fortuna non mancano testimonianze.
Ci sarà tempo nei prossimi giorni per analizzare nel dettaglio la sua lunga carriera, ora l’emozione prevale e il modo migliore per ricordarlo è ripubblicare un’intervista a tutto campo – attualissima per i temi trattati –  di pochissimi anni fa, in cui emerge prepotente l’Uomo oltre che l’Artista.
Riposi in pace.

INTERVISTA A GIANLUIGI GELMETTI

Tre voci autenticamente verdiane trionfano al Teatro Verdi di Trieste: green pass rimandato a ottobre.

Il concerto di canto è una rarità al Verdi di Trieste ed è altrettanto raro – diciamola tutta, senza mancare di rispetto a nessuno – avere l’occasione di ascoltare un trio di cantanti nel pieno dei loro mezzi artistici come quelli che si sono esibiti ieri sera.
Stiamo parlando di Anna Pirozzi, al debutto sul palcoscenico triestino, e di Fabio Sartori e Ambrogio Maestri, che da queste parti non si ascoltavano da tempo.
È stata l’occasione dell’esordio anche per un altro discusso protagonista appena venuto alla ribalta e cioè il green pass che ha creato qualche inconveniente all’ingresso, determinando uno slittamento di un quarto d’ora dell’inizio del concerto.
Il programma, tutto dedicato a Giuseppe Verdi, si è caratterizzato per una scelta di pagine musicali nobilmente popolari, spaziando dagli anni di galera del compositore sino alle opere della maturità più compiuta.
Jordi Bernàcer, sul podio di un’Orchestra del Verdi eccellente, è sembrato più a proprio agio nell’affrontare i forti contrasti dinamici e le agogiche infuocate del primo Verdi – penso alla ribollente tumultuosità della Sinfonia dalla Luisa Miller, per esempio  – che nelle ansiogene sottigliezze psicologiche dei duetti del Don Carlo, ma nel complesso la sua direzione sanguigna, seppur con qualche riserva, ha convinto. Bisogna pur tenere presente che le attuali norme costringono coro e orchestra a una disposizione che non favorisce l’uniformità del flusso sonoro.
Efficace la risposta dell’Orchestra del Verdi, come dicevo, che ha palesato una volta di più un carattere particolarmente adatto a queste pagine musicali. Ottimi gli archi, brillanti e precisi i legni, vigorosi gli ottoni e puntuali le percussioni. Nel Preludio de I masnadieri e nel balletto dal Don Carlo si sono messi in luce il primo violoncello di Matteo Salizzoni e il Konzermeister Stefano Furini.
Buona anche la prova del Coro istruito da Francesca Tosi, soprattutto nel lacerto dall’Otello (Fuoco di gioia) che immagino debba essere ben difficile da eseguire estrapolato dal contesto.
Anna Pirozzi è uno dei soprani più interessanti dell’attuale panorama operistico. Per certi versi è una cantante d’antan anche se solo da pochi anni si è affacciata alla ribalta internazionale. Voce torrenziale, da autentico soprano drammatico – e il repertorio che pratica abitualmente lo dimostra – padroneggia serenamente il suo importante strumento. Gli acuti sono folgoranti (la sortita di Odabella, Santo di Patria), sa cantare con dolcezza (La vergine degli angeli) e al contempo regala sontuose messe di voce (Tu che le vanità) e agilità di forza dirompenti.
Fabio Sartori è – a parere di chi scrive – uno degli artisti più sottovalutati dalla critica degli ultimi lustri, il che non toglie nulla al suo reale valore artistico. È un cantante che, rara avis, possiede autentico squillo tenorile (La mia letizia infondere), quello che ti fa saltare dalla sedia. Inoltre, è capace di fraseggiare con gusto (Cielo pietoso, duetto dal Don Carlo), ha un’ottima musicalità, un buon volume e una tecnica che gli consente una linea di canto pulita e omogenea. Avercene, di tenori così.
Ambrogio Maestri è un artista che non ha certo bisogno di presentazioni, il suo Falstaff è già di riferimento.
La voce è importante, di timbro scuro, adattissima alle insidiose parti verdiane scritte per baritono che richiedono ampiezza ed estensione e anche ieri sera ne ha dato ampia prova. L’accento luciferino e il fraseggio (Credo da Otello), il vigore drammatico (Terzetto dal Trovatore), la capacità di cesellare la parola scenica (Perfidi da Macbeth) sono peculiarità indispensabili per chi affronta questo repertorio così impegnativo.
Tutti i solisti sono stati ugualmente apprezzati dal pubblico che li ha meritatamene applauditi e acclamati durante il concerto e a fine serata, come ha fatto anche con Marina Pecchiar, arpista storica dell’orchestra triestina, che è felicemente andata in quiescenza.

Giuseppe Verdi
  

Musiche da Luisa MIller, Attila, I Lombardi alla Prima Crociata, Macbeth, La forza del destino, Simon Boccanegra, Otello, Il trovatore, I masnadieri, Nabucco, Don Carlo
  
SopranoAnna Pirozzi
TenoreFabio Sartori
BaritonoAmbrogio Maestri
  
DirettoreJordi Benàcer
Direttore del coroFrancesca Tosi

Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste
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