Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il barbiere di Siviglia di Rossini al Teatro Verdi di Trieste: buona la prima e le repliche saranno ancora meglio.

Insomma, c’è poco da fare e bisogna arrendersi all’evidenza: in molti (e io tra questi, da sempre) vorremmo che il cartellone del Verdi fosse più peculiare (com’è la consecutio? Boh.) nelle scelte dei titoli ma il botteghino conta parecchio e ci dice che le opere più gradite restano quelle più famose.
Perciò niente da fare, non vedrò a breve né Teuzzone di Vivaldi né il Mitridate eupatore di Scarlatti e credo che sarà dura anche per Il Fanatico burlato di Cimarosa o La romanziera e l’uomo nero di Donizetti.
Peccato, da un certo punto di vista.
Voglio dire che l’eterno Barbiere di Siviglia di Rossini è sembrato piacere molto al pubblico triestino che ha affollato il Teatro Verdi (anche se meno di quello che pensavo io).
E pensare che ieri, nell’orrida Venezia, esordiva Gina di Cilea.
Il Barbiere triestino ha sofferto di qualche taglio di rasoio di troppo – a mio parere – ai recitativi e soprattutto al Rondò finale del Conte Almaviva.
Però lo spettacolo è filato via senza intoppi senza che un critico della mia sorte abbia granché da eccepire e il mio scrupolo di proporvi qui Rockwell Blake è solo un’inutil precauzione (strasmile).
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Il barbiere di Siviglia al Teatro Verdi di Trieste: le 10 cose da sapere e…that’s all folks!

Per il Teatro Verdi di Trieste, dopo una Zauberflöte di Mozart che ha suscitato qualche perplessità per la regia (meglio, per la regista, strasmile), è arrivato il momento dell’opera buffa Il barbiere di Siviglia di Rossini.
Solita domanda retorica: potevo io non scrivere qualcosa prima della prima? Certo che potevo, ma sapete com’è, c’è sempre qualcuno che magari di quest’opera sa poco o nulla. E allora ecco qui, in ordine sparso, dieci cose da sapere sul Barbiere di Siviglia.
Ma, prima di tutto, un paio di spezzoni imprescindibili che saranno sicuramente la parte migliore del post:


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Tannhäuser al Teatro La Fenice di Venezia: una serie di sfortunati eventi.

Purtroppo deluderò chi aspetta con ansia notizie dai temibili gabbiani assassini dell’orrida Venezia ma il pomeriggio di ieri è stato pur sempre ricco di avvenimenti.
Intanto il previsto tenore Stefan Vinke è stato sostituito, causa indisposizione, dal collega Paul McNamara. Come se non bastasse ha dovuto dare forfait pure la arpista e, non essendo disponibile un sostituto, la parte è stata affidata alla bravissima Roberta Ferrari al…piano elettrico. Inoltre, all’inizio una signora seduta vicino a me si è sentita male, perciò direi che per i gabbiani passiamo avanti (strasmile).venus-1

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Una grande Daniela Mazzucato illumina La voix humaine di Poulenc al Teatro Verdi di Trieste.

Qualche volta succede che le emozioni più grandi siano inaspettate o quasi.
È quello che è successo ieri al Ridotto del Teatro Verdi di Trieste con La voix humaine di Francis Poulenc. Pensavo, infatti, che sarebbe stato difficile superare l’impatto emotivo della serata di circa dieci anni fa, protagonista sempre Daniela Mazzucato. Invece i grandi artisti sono tali proprio perché per quanto lo scorrere del tempo lasci, come su tutti noi, qualche segno e qualche ruga metaforica o meno, sanno reinventarsi e andare avanti.
A seguire la cronaca di una bellissima serata.mazzu1 Leggi il resto dell’articolo

Piange il telefono, a teatro e sul grande schermo.

L’opera di Francis Poulenc nasce come atto unico tratto da un testo di prosa di Jean Cocteau che fu tanto entusiasta del risultato da rivolgersi così al compositore: “You have fixed, once and for all, the way to speak my text”.
La trama è scarna, scabra, secca e inequivocabile.anna-magnani Leggi il resto dell’articolo

Il flauto magico al Teatro Verdi di Trieste: animali fantastici e dove trovarli. Superman compreso.

Die Zauberflöte ossia Il flauto magico di Mozart mancava dal Teatro Verdi di Trieste da vent’anni. Ieri sera il ritorno, gustoso per molti versi.
Come potrete leggere più avanti, a buona parte del pubblico la regia di Valentina Carrasco non è piaciuta. Succede. Peccato che la Carrasco stessa non l’abbia presa benissimo, per usare un eufemismo (strasmile).
Voglio dire, postulare a gesti una generale infedeltà dei partner del pubblico – correttamente senza distinzioni di genere, va detto – non è proprio il massimo (strasmile).
Tra l’altro suggerisco alla regista una collocazione più coerente di Nembo Kid: poteva farlo intervenire quando c’era in scena la cabina telefonica, no? Almeno si spiegava – visto che il minilocale era occupato dalla Regina della notte – la precipitosa fuga del supereroe dietro le quinte.
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Le cose migliori però si sono viste in platea e nel foyer all’intervallo, perché io e un’amica (ciao Maria Teresa) che abbiamo perso la dignità da tempo immemorabile abbiamo mimato i movimenti dei robottini/fanciulli tra gli sguardi più preoccupati che divertiti dei giurassici spettatori della prima. È stato uno spettacolo orribile al quale un altro amico pusillanime (ciao Paolo) ha voluto colpevolmente sottrarsi. E sì che pure lui, quanto a dignità, non ha molto da perdere.
Personalmente mi sono sempre sentito come un animale – sentimento condiviso da chiunque mi conosca –  ma da oggi mi sento anche di attribuirmi l’aggettivo fantastico. Da qui il triste titolo di questo post che sarà apprezzato, credo, per affinità animalesca elettiva da molti dei lettori di questa tana…ehm…blog.
Insomma, alla prossima e un saluto a tutti!entrata-papa Leggi il resto dell’articolo

Il flauto magico di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: la versione semiseria for dummies e terribile minaccia finale.

Dunque, venerdì prossimo 13 gennaio il Teatro Verdi accoglie Die Zauberflöte (Il flauto magico) di Mozart. Dico, Wolfgang Amadeus Mozart, uno dei più grandi geni della storia dell’umanità, colto in questo caso nella sua ultima composizione teatrale. Perciò, dopo essermi genuflesso più volte, oso scrivere qualche sintetica e informale nota per chi verrà in teatro e magari non conosce molto di questo straordinario capolavoro.fl1 Leggi il resto dell’articolo

La Top Ten del 2016 su Di Tanti Pulpiti: robe brutte.

Dopo tanti anni di continua crescita di lettori, quest’anno la mia creatura prediletta nomata Di tanti pulpiti – che, lo ricordo, è un sapido calambour di una delle più famose arie rossiniane – ha subito una battuta d’arresto. Il motivo è evidente, gran parte delle recensioni sono state scritte per la casa che mi avevano affittato per le vacanze e cioè La classica nota da dove poi me se sono andato perché il clima non mi si confaceva (strasmile).
In ogni caso, malgrado la flessione di “ascolti” questo canale tra me e gli amici, i melomani e gli appassionati di musica in generale continua a funzionare e ci tengo molto. Per questo motivo ecco qui la leporelliana lista degli articoli più letti. Come potete notare, alcuni post hanno ormai una certa età ed è un buon segno perché significa che nel corso degli anni, piaccia o meno, questo buio loco ha acquisito un modesto prestigio. Ringrazio ancora una volta i miei happy few per la fiducia.czgceqxweaa1pe1-jpg-large Leggi il resto dell’articolo

Siamo uomini o ciapini?

Anche quest’anno nonostante, diciamo così, qualche incidente di percorso, sono riuscito ad allestire il mio solito curioso albero di Natale.
Gli addobbi non sono più così numerosi come a bei tempi ma sono sempre cinquanta serate in teatro ad ascoltare una musica che mi piace, mi rilassa e molto spesso mi affranca da giornate non propriamente memorabili (eufemismo).

Vi prego di notare i triestinissimi ciapini che reggono i programmi di sala.
Auguri a tutti e, come sempre, alla prossima!albero-natale-2016_00001

I mille colori del bianco e nero.

A Trieste, da 36 anni, il Circolo Fotografico Triestino organizza il concorso fotografico internazionale Andrea Pollitzer.
Quest’anno uno dei temi prescelti era Percezioni fotografiche, in collaborazione con l’ONLUS Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Trieste che festeggiava i novanta anni. Leggi il resto dell’articolo

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