Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Euryanthe, capolavoro misconosciuto di Carl Maria von Weber. Ottimo Dvd della Naxos.

L’appassionato di musica lirica deve pur trovare conforto in questi tempi bui, in cui la musica dal vivo è quasi irraggiungibile. I Dvd sono un buon compromesso, soprattutto quando si possono vedere opere ormai uscite dal repertorio più praticato.
Perciò, in attesa di momenti migliori… Leggi il resto dell’articolo

Un po’ di nostalgia nel secondo concerto estivo al Teatro Verdi di Trieste.

Nostalgia per il tempo, che pare ormai lontanissimo, dei teatri affollati, e anche per il mood dei brani proposti.
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Cronaca di una resurrezione annunciata: torna la musica “vera” al Teatro Verdi di Trieste

Finalmente, dopo tre mesi di chiusura obbligata, il Teatro Verdi di Trieste ha riaperto le porte al pubblico.
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La Fase 65 (di inutili ricordi pre-adolescenziali e di fastidi nei confronti dell’autorità costituita)

Ci siamo persi qualcosa, chiederete voi. No, non è così.
Il fatto è che oggi si è ripetuto uno strano e un po’ inquietante fenomeno che già ho stigmatizzato a più riprese: stamattina mi sono svegliato con un anno in più rispetto a ieri. Trovo che questa manovra sia sordida, proditoria e poco rispettosa della privacy. Non so però a chi darne la colpa.
C’è però anche del buono (forse) nel passare del tempo. Vi racconto un aneddoto.
Quando avevo 10 anni, frequentavo l’oratorio. Ogni pomeriggio alle 17 suonava la campana e si andava a pregare per una ventina di minuti.
Io, nella mia modestia, pensavo che il 7 giugno fosse una giornata particolare e che almeno quel giorno si potesse essere esentati dall’obbligo della preghiera, perciò misi su una mezza rivoluzione pretendendo di continuare a giocare a pallone.
Don Giulio non fu d’accordo, e ci costrinse a entrare in chiesa; prima delle preci ci fece una bella ramanzina e concluse con la più classica delle domande retoriche, alla quale dovrebbe seguire un silenzio di tomba, non essendo previste risposte. “Qualcuno ha da dire qualcosa?” – detto con tono arcigno, di quelli che non ammettono repliche –
Ecco, un bambino alzò la mano e contestò vivamente il parroco, che restò sbalordito da tanta arroganza, ma anche divertito (l’ho saputo qualche anno dopo) da una simile manifestazione d’indipendenza.
Questa situazione tipo si è riproposta un’infinità di volte nella mia vita, anche recentemente e io reagisco in automatico, come i poliziotti USA: nel dubbio uccido (metaforicamente).
Sono rimasto così anche a 65 anni: un inopportuno rompicoglioni, egocentrico, esibizionista e malmostoso.
Forse non è un male.
Boh.
Oggi sono così, e tenete presente che la mia socia di fotografia Fabiana ha lavorato come una bestia per cercare di migliorarmi.

 

La Fase Arrangiatevi (di cupi versi di uccelli del malaugurio, superstiziosi disagi e sconci gesti apotropaici).

Dunque si chiude oggi la Fase di Schrödinger e domani si passa a quella successiva, che non so come definire. Forse un buon compromesso è Fase Arrangiatevi, ché noi abbiamo cercato di pararci il culo in ogni modo: ci chiedono di essere responsabili, che vuol dire cosa esattamente? Niente. Però non voglio entrare in polemiche assurde, speriamo solo che vada tutto per il meglio, coscienti che se sarà così non avremo alcun merito e se, invece, andrà male, la colpa sarà nostra.
Tutti noi siamo stati già responsabili perché abbiamo affrontato e superato un periodo lunghissimo di isolamento, durante il quale le nostre libertà personali sono state duramente ristrette, spesso con norme anticostituzionali. Del resto, sull’argomento mi sono già espresso in modo chiaro.

Domani anch’io riprendo a lavorare, ammesso che essere d’ostacolo all’attività commerciale di Ex Ripley sia un lavoro e non un atto di sabotaggio deliberato.
Per la musica dal vivo, invece, e relative recensioni semiserie dovrò aspettare ancora parecchio. Ho la speranza (che, lo ricordo, delude sempre) di poter tornare a teatro in occasione del prossimo Festival di Lubiana che inizia in luglio; ci sono però ancora molte incognite. Pensare positivo non è la mia cup of tea.
Dai primi di marzo a oggi ho imparato, anzi, toccato con mano come mai nella mia vita, che la Natura fa il suo corso a prescindere dalle nostre vicissitudini. Per questo motivo oggi pubblico un po’ di foto – forse qualcuna l’ho già messa – di ciò che in questo periodo succedeva nel mio giardino.
Fotografare mi è stato di aiuto e mi ha insegnato molto sulle abitudini di alcuni di questi uccellini e animaletti. Un uccello, l’upupa, mi è sfuggito ma non dispero: ne sto imparando il verso.
Credo che l’immagine agghiacciante di un vecchio rincoglionito che fa il verso dell’upupa con una reflex in mano sia la degna conclusione di questo post di transizione che, mi rendo conto, molti leggeranno con superstizioso disagio e facendo sconvenienti gesti apotropaici.
In bocca all’upupa a tutti.

Fase2: (della fase di Schrödinger, paradossi e certezze)

Dopo la serie di intervalli di questi due ultimi mesi, siamo finalmente al sipario.
Non mi aspetto applausi, tranquilli. È solo la cosiddetta Fase2 e anch’io, per smuovermi un po’, faccio qualche cambiamento.
I post non saranno più giornalieri, ma non ne sono sicuro. Forse sì, forse no. Non c’è certezza di niente, ne abbiamo parlato nei post e nei commenti più volte. Abbiamo anche evocato spesso il paradosso del Gatto di Schrödinger e mi pare che l’ampia discrezionalità di interpretazione delle nuove regole imposte vada in quella direzione.
Una cosa è certa, non voglio mettermi a fare calcoli per sapere chi siano i miei cugini di sesto grado. Mi vanno stretti già i parenti stretti, non ho intenzione di aggiungere alcun buco alla cintura della mia parentela.
Buona fase due a tutti, restate vigili, ché ne abbiamo bisogno perché l’unica certezza è che siamo messi così: un po’ di pizza (magari per asporto), una spruzzata di mandolino e niente davvero a fuoco. Intanto dietro le quinte, sempre confusamente, si baciano mani!

Tutto chiuso: Intervallo 60 (di persone irregolari e grandi direttori d’orchestra)

Oggi devo festeggiare un compleanno. Non il mio, ma quello di Valerij Abisalovič Gergiev il quale, a mio modestissimo parere, è uno dei più grandi direttori d’orchestra del panorama odierno.
È un musicista originale, estremamente spumeggiante nelle sue interpretazioni sia operistiche sia sinfoniche. Con Gergiev sul podio non ci si annoia di certo e spesso riesce a rendere interessanti pagine musicali che do per scontate. Dirette da lui, invece, scopro qualche particolare che m’era sfuggito in tanti ascolti live o discografici.
Ma a me piace soprattutto perché lo considero un irregolare dal punto di vista umano; non si sa mai cosa aspettarsi, non è scontato ed è palesemente fuori dalle righe e dagli schemi (forse un po’ logori) sia dell’artista genio e sregolatezza sia di quello che dedica la vita all’Arte. Gergiev sta in una specie di terra di mezzo in cui tutto può accadere, quando lo vedo dirigere mi chiedo sempre “Chissà cosa s’inventerà, ora”.
Per certi versi mi ricorda Charles Bukowski col quale condivide un certo gusto per l’eccesso.
Credo che oggi più che mai abbiamo bisogno di persone irregolari, che ci facciano riflettere e non ci diano risposte certe.
Un po’ come questa mia foto, che potrebbe essere tante cose.

Tutto chiuso: Intervallo 59 (di primi maggi forieri di catastrofi e di giustificati pessimismi)

Beh, oggi non si può parlare altro che di lavoro, soprattutto di quello che non c’è, e anche di quando riusciremo a condividere (per chi interessa) e a riprendere una vita sociale.

Vi dico come la vedo io e non potrà essere altro che una visione funerea per tanti motivi.
Sarò sintetico, in ordine sparso.

  • Nella sostanza, di come combattere il maledetto COVID-19 non sappiamo ancora nulla o quasi. I provvedimenti presi dal governo sono stati utili? Sembra di sì.
  • Le misure sino a ora adottate hanno un prevalente carattere di restrizione arbitraria delle libertà individuali. Sono, dal mio punto di vista, ampiamente anticostituzionali e altrettanto grossolanamente pericolose per il futuro.
  • La situazione economica – parlo per l’Italia – , già drammatica prima di questa crisi, è destinata a peggiorare in modo spaventoso.
  • In Italia c’è da molti anni quota parte degli elettori che esprime una spiccata xenofobia, un evidente razzismo, una pericolosa tendenza all’autoritarismo.
  • La crisi dovuta alla pandemia ha dato dignità di comportamento virtuoso alla delazione più becera.
  • Una quantità enorme di persone, tra qualche mese, dovrà fare i conti con le banche. Cosa potrà andare storto, secondo voi, a qualcuno che si è indebitato sino al collo perché ha aperto un’attività legata al turismo? A quel turismo di massa promosso da una classe politica deficiente che ha reso le nostre città dei divertimentifici?
  • Sinora, diciamo negli ultimi trent’anni tutto (?) è andato liscio perché la stragrande maggioranza delle persone è riuscita a mettere insieme il pranzo con la cena. Non sarà più così tra sei mesi.
  • Già oggi, c’è un clamoroso deprezzamento etico del lavoro, con persone che pur di poter portare a casa qualche euro svendono professionalità preziose in aste al ribasso online, fornendo gratis et amore servizi che hanno, anzi devono avere, un costo. Lo faccio anch’io, non sto a dirvi come, mentre il perché è evidente.
  • Il lavoro da casa, in linea di massima, conviene al capitalismo in senso stretto, non sicuramente a chi lavora. La cosiddetta flessibilità sarà un’ulteriore arma in mano ai grandi potentati economici e alle multinazionali.
  • Storicamente, in queste situazioni, la malavita organizzata cresce. Lo fa perché ha rappresentanti nella politica e perché ha inimmaginabile disponibilità di mezzi. Gli usurai faranno affari d’oro.
  • La disparità economica sociale allargherà ancora di più la sua forbice e molti sceglieranno la via più facile dell’illegalità di tutti i tipi.
  • Scoppieranno disordini nelle piazze e le persone chiederanno che sia ristabilito l’ordine. L’ordine non sarà ristabilito, ma l’esperienza fatta durante la fase acuta della pandemia da COVID-19 sarà utile. Le restrizioni alla libertà personale saranno un gioco da ragazzi, e si chiuderà il cerchio.

Aggiungo che ho scritto di getto, senza premeditazione e di proposito non ho messo nell’elenco puntato che per i teatri, per i lavoratori del teatro e per la cultura non si è fatto nulla.
Buona fortuna a tutti.

Tutto chiuso: Intervallo 58 (di sconclusionate elucubrazioni sul senso della vita)

Come già in questo post precedente, anche oggi siamo nel campo della metafotografia. La foto del murale è stata scattata in una zona ora irraggiungibile del Porto Vecchio di Trieste, qualche tempo fa.
Trovo molto interessante il bel gioco prospettico e l’equilibrio della composizione, con la manona dell’uomo in primo piano che sembra esprimere quasi il bisogno di stringersi al bicchiere. La persona è accigliata, presumo in condizioni economiche non brillantissime e, forse, il bicchiere è la sua unica risorsa.
Il contrasto con la figura in secondo piano mi sembra evidente. L’uomo col cappello è spensierato, con le gambe sul tavolo, più agiato economicamente e legge il quotidiano di Trieste, Il Piccolo.
Uno, quello del giornale, cerca sollievo dalla vita nell’illusione, l’altro cerca lo stesso sollievo nella realtà.

Tutto chiuso: Intervallo 57 (di storie non scritte e finali alternativi)

Leggevo oggi che le violenze domestiche contro le donne sono in aumento. Era prevedibile, quasi inevitabile. La convivenza già è un problema sempre, figuriamoci quando è forzata.
Nelle opere liriche invece è tutto un rincorrersi, un voler stare insieme a tutti i costi, un cercarsi e spesso non trovarsi per i motivi più disparati. Eppure anche queste effimere storielle sorrette dalla musica finiscono, il più delle volte, malissimo. Si muore per malattia, per amore, c’è qualche caso di suicidio e anche gli omicidi non mancano.
Però, ed è una domanda che mi sono fatto tante volte, come sarebbe finita per esempio, tra Alfredo e Violetta se lei non fosse preda della tisi che non le accorda che poche ore?
Insomma Alfredo è un ragazzino viziato, Violetta non esattamente una santarellina, le loro possibilità economiche effimere e comunque scarsine. Inoltre Papà Germont rompe i coglioni con la famiglia, un’altra figlia pura siccome un angelo e balle del genere.
Siamo sicuri che la coppia, dopo qualche anno, non scoppierebbe?
Inoltre è mia convinzione che ogni uomo abbia dentro di sé un po’ di Canio, il pagliaccio di Pagliacci.
Boh.

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