Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

I’m in a Bayreuth state of mind 2016. Ovvero la musica come terapia.

Breaking News:

Parsifal in onda IN DIRETTA anche su RADIO3 dalle 16 di lunedì prossimo.

Dunque, ci risiamo. A sollevarci (spero, non è detto…) dalle terribili notizie che continuano ad arrivare da ogni parte del mondo, incombe il Festival di Bayreuth che comincerà nientemeno che con Parsifal il prossimo lunedì 25 luglio. A seguire, nei giorni successivi, saranno il Ring – con il consueto intervallo di Der fliegende Holländer tra Siegfried e la Götterdämmerung – e Tristan und Isolde. Leggi il resto dell’articolo

Otello di Verdi al Festival di Lubiana.

Otello di Giuseppe Verdi è sempre un’opera che si ascolta con piacere; è anche un lavoro difficile da mettere in scena, sotto ogni punto di vista.mediaspeed-26
Ieri sera a Lubiana credo di poter affermare che si è giunti a un buon compromesso tra regia e parte musicale. Magari l’allestimento presentava qualche criticità (nei costumi, per esempio) ma la parte musicale mi ha soddisfatto. Non è poco.
Alla fine ho fatto una riflessione: chissà che anche nei teatri italiani non possa funzionare il sistema degli artisti residenti? All’estero è una pratica piuttosto frequentata, e dopo gli esiti artistici della Katja Kabanova e dell’Otello di ieri, beh, quasi quasi…un pensierino lo farei.
Credo valga soprattutto per quelle realtà che non possono permettersi cast di primo (presunto) piano e cioè la maggioranza dei teatri italiani con pochissime eccezioni.
Pensateci, sovrintendenti, anche al netto di complicazioni organizzative.
Qui la mia cronaca dell’Otello, su La Classica Nota.
A proposito, approfitto per ringraziare tutti coloro che mi scrivono in privato per complimentarsi e anche per lamentarsi di qualche mio parere. Prima o poi, come sapete, rispondo con chiarezza.

Un saluto a tutti, alla prossima!

Partito il Festival di Lubiana, con un Erwing Schrott in gran forma.

Ieri sera si è inaugurato il Festival di Lubiana, che anche quest’anno presenta numerosi concerti interessanti.Lubi1_00002.jpg
Ieri è stata la volta di un godibilissimo recital di canto di cui ho dato conto qui, su La Classica nota.
Come scritto nell’articolo linkato, peccato che le elezioni comunali abbiano costretto alla rinuncia dell’anteprima a Trieste in Piazza Unità, come si fece negli anni scorsi.

Peccato soprattutto per il risultato di dette elezioni, più che altro (strasmile).

A presto!

La nuova stagione del Teatro Verdi e un po’ di peperoncino.

Come forse saprete, ieri si è svolta la presentazione del nuovo cartellone del Teatro Verdi.
Ho scritto un paio di considerazioni su La Classica Nota e vi linko l’articolo così, se volete, possiamo commentare insieme.
Consentitemi una nota polemica.
Ho letto più volte tra ieri e oggi il Comunicato Stampa del Teatro riportato come articolo, con tanto di firma sotto. I redazionali non si firmano, si riproducono.
Allo stesso modo volevo invitare le numerose brillanti firme che si ispirano alle mie recensioni di farlo con moderazione, perché saccheggiare gli articoli di altre persone è riprovevole e pure abbastanza squallido.
Seguirò il Festival di Lubiana, che comincia lunedì prossimo con un concerto in piazza di Erwin Schrott.
Presto parlerò anche di Bayreuth 2016.
Insomma, non mollatemi che c’è tanta carne al fuoco e io sono un cuoco e non certo uno chef. Ne vedremo (e leggeremo) delle belle!
Scatterò anche qualche foto in giro, come queste che hanno avuto un discreto successo in…altri lidi.

Buona estate a tutti, in ogni caso.

Bat recensione del Pipistrello di Strauss Jr al Teatro Verdi di Trieste.

Bella serata, ieri, al Teatro Verdi di Trieste. Potete leggere i particolari qui, su La Classica Nota.

Per la prima volta sono andato al ricevimento post recita, di solito non amo molto i posti affollati. Beh, sinceramente, mi pare che ci siano troppi appassionati che vivono di ricordi e che rimpiangono un passato che non tornerà più solo per il gusto, tipicamente triestino, di essere sempre scontenti.
Non c’è più l’operetta di una volta? Forse. Sicuramente però non ci sono più i soldi di una volta né a Trieste né altrove.
Ma gli amanti del passato remoto, temo, saranno presto accontentati.Marcu 2
E la finisco così, per ora.

L’amico Fritz di Pietro Mascagni al Teatro La Fenice di Venezia.

Questa volta l’orrida Venezia si è segnalata più che altro per il tasso di umidità equatoriale e per un favoloso incidente tra un americano con un trolley gigante e una mega carrozzina che menava due gemelline autoctone, che assomigliavano in modo inquietante a quelle di Shining. Le ruote dei due mezzi si sono incastrate sul pontile che porta a un vaporetto e ne è uscita una versione in realtà aumentata della prossima guerra mondiale.gemelle
Ma, per tradizione, l’apertura dei post dalla città lagunare deve aprirsi con qualche tragica notizia sui volatili, no? Ebbene questa volta i terribili gabbiani assassini devono cedere il passo alla notizia che a Trieste è in corso la rivolta delle cornacchie antropofaghe giganti. E credo che il cognome della sfortunata signora coinvolta non sia casuale. Aspettiamoci il peggio, ormai non abbiamo più scampo (strasmile).
E passiamo all’ordinaria amministrazione e cioè agli esiti artistici della serata alla Fenice. Leggi il resto dell’articolo

Káťa Kabanová di Leóš Janáček a Lubiana.

Succede che anche un vecchio trombone pantofolaio come me vada in trasferta: questa volta la mia meta è stata Lubiana, dove c’è un Teatro dell’Opera che, come potete vedere, è di una bellezza allucinante.
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Il palazzo è stato costruito nel 1892 e l’ispirazione architettonica è, diciamo così, molto familiare (strasmile).Lubiana_00001Le meraviglie proseguono all’interno e…
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…anche sul palco, in quest’occasione, le cose sono andate molto bene. Leggi il resto dell’articolo

La Bohème di Puccini vince sempre, anche al Teatro Verdi di Trieste.

Ne parlo diffusamente qui, su La Classica Nota che – a giudicare dalle mail che mi arrivano (insulti, ovvio!) – è piuttosto seguita.
Insomma, anche ieri si è ripetuto il miracolo della Bohème che è una di quelle opere che non tradiscono mai le attese emozionali degli spettatori. Magari sarebbe bene – ma so di essere in minoranza – rinunciare a qualche produzione di Bohème e provare con qualche titolo meno noto. Ma non sembra essere questa la policy dell’attuale management del Teatro Verdi che ha scelto diversamente. Vedremo che succede la prossima stagione ma le indiscrezioni sono piuttosto chiare: non si cambia rotta (però ci dovrebbe essere un Tristan, che è già una cosa).
La nuova stagione dovrebbe essere presentata entro pochissime settimane, ne parleremo ampiamente.
Io intanto vi allieto (ehm…) con un mio portfolio sul tema “Trieste e i suoi poeti”: ho scelto Umberto Saba, chi capisce il percorso narrativo vince non una bambolina bensì un caffè in mia compagnia.
Ammesso che sia un premio, ovvio (strasmile).

Veronica decide di morire, ovvero La Favorite di Gaetano Donizetti al Teatro La Fenice di Venezia.

Il ritorno, dopo qualche mese, nell’orrida Venezia, è stato tutto sommato all’insegna della normalità. Persino i temibili gabbiani assassini lagunari mi sono sembrati un po’ impigriti e mogi, circostanza che un po’ mi preoccupa perché potrebbe anche essere una mossa strategica degli astuti pennuti per favorire la distrazione degli umani, in maniera di divorarli poi con un attacco multiplo a sorpresa. Vedremo nel prossimo futuro.
La serata invece mi ha regalato un’emozione: ho battagliato per il bracciolo della poltroncina nientemeno che con la mitica Simona Marchini, la quale, sventurata, si è pure scordata il cellulare acceso all’inizio del terzo atto. L’ho perdonata volentieri, in nome dei ricordi di gioventù (strasmile) e anche perché tra un paio di settimane avrò modo di vedere la sua regia di L’amico Fritz di Mascagni, sempre a Venezia.
Ma, come sempre, passiamo alle cose meno serie e cioè all’esito della serata. Leggi il resto dell’articolo

Doveroso ringraziamento a Paolo Possamai.

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Paolo Possamai

Due anni fa, giorno più giorno meno, scrissi questo post piuttosto impegnativo.
Era la cronaca di un incontro, aperto al pubblico, tra coloro che si chiamano – con un po’ di altezzosa vanità – addetti ai lavori ed era anche l’ultimo articolo di una serie piuttosto polemica nei confronti del quotidiano di Trieste, Il Piccolo. O meglio, la polemica era nei confronti di alcune scelte aziendali del giornale, che a mio modo di vedere (non solo mio, a dire il vero) penalizzavano in modo pesante l’attività del Teatro Verdi e del Politeama Rossetti e cioè le due istituzioni culturali più importanti di Trieste. Leggi il resto dell’articolo

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