Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Trionfo per Sergej Krylov nel secondo concerto della stagione autunnale al Teatro Verdi di Trieste.

Sergej Krylov e l’Orchestra del Teatro Verdi trionfano a Trieste in un emozionante concerto. Teatro esaurito per la seconda volta consecutiva. Il Covid-19 resta a casa (strasmile). Leggi il resto dell’articolo

È ripresa con un concerto lirico l’attività al Teatro Verdi di Trieste: è subito sold out!

Sold out, appunto, ed è già un’ottima notizia. Per il momento va bene così, a seguire la cronaca della serata con le bellissime immagini dell’amico Fabio Parenzan.
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Presentata l’attività artistica del Teatro Verdi di Trieste.

Presentata questa mattina la “stagione autunnale” del Teatro Verdi di Trieste. Quello che leggerete è il comunicato stampa del teatro e non farina del mio sacco, perché ritengo che nella contingenza sia già miracoloso che il teatro riapra e non me la sento di aggiungere altro. E speriamo che si riesca a portare a termine la stagione senza inconvenienti! Leggi il resto dell’articolo

Chiusa la stagione estiva del Teatro Verdi di Trieste. Il futuro è incerto, ma si può sperare bene per i prossimi mesi.

Proprio mentre stavo scrivendo la recensione, è arrivato un comunicato stampa del teatro che recita così:

La programmazione della prossima Stagione concertistica 2020 è in via di definizione e verrà presentata in ogni dettaglio alla riapertura del Teatro. L’inaugurazione avverrà domenica 13 settembre 2020, con un grande concerto lirico sinfonico.

Insomma, non perdiamo la speranza!

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Euryanthe, capolavoro misconosciuto di Carl Maria von Weber. Ottimo Dvd della Naxos.

L’appassionato di musica lirica deve pur trovare conforto in questi tempi bui, in cui la musica dal vivo è quasi irraggiungibile. I Dvd sono un buon compromesso, soprattutto quando si possono vedere opere ormai uscite dal repertorio più praticato.
Perciò, in attesa di momenti migliori… Leggi il resto dell’articolo

Un po’ di nostalgia nel secondo concerto estivo al Teatro Verdi di Trieste.

Nostalgia per il tempo, che pare ormai lontanissimo, dei teatri affollati, e anche per il mood dei brani proposti.
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Cronaca di una resurrezione annunciata: torna la musica “vera” al Teatro Verdi di Trieste

Finalmente, dopo tre mesi di chiusura obbligata, il Teatro Verdi di Trieste ha riaperto le porte al pubblico.
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La Fase 65 (di inutili ricordi pre-adolescenziali e di fastidi nei confronti dell’autorità costituita)

Ci siamo persi qualcosa, chiederete voi. No, non è così.
Il fatto è che oggi si è ripetuto uno strano e un po’ inquietante fenomeno che già ho stigmatizzato a più riprese: stamattina mi sono svegliato con un anno in più rispetto a ieri. Trovo che questa manovra sia sordida, proditoria e poco rispettosa della privacy. Non so però a chi darne la colpa.
C’è però anche del buono (forse) nel passare del tempo. Vi racconto un aneddoto.
Quando avevo 10 anni, frequentavo l’oratorio. Ogni pomeriggio alle 17 suonava la campana e si andava a pregare per una ventina di minuti.
Io, nella mia modestia, pensavo che il 7 giugno fosse una giornata particolare e che almeno quel giorno si potesse essere esentati dall’obbligo della preghiera, perciò misi su una mezza rivoluzione pretendendo di continuare a giocare a pallone.
Don Giulio non fu d’accordo, e ci costrinse a entrare in chiesa; prima delle preci ci fece una bella ramanzina e concluse con la più classica delle domande retoriche, alla quale dovrebbe seguire un silenzio di tomba, non essendo previste risposte. “Qualcuno ha da dire qualcosa?” – detto con tono arcigno, di quelli che non ammettono repliche –
Ecco, un bambino alzò la mano e contestò vivamente il parroco, che restò sbalordito da tanta arroganza, ma anche divertito (l’ho saputo qualche anno dopo) da una simile manifestazione d’indipendenza.
Questa situazione tipo si è riproposta un’infinità di volte nella mia vita, anche recentemente e io reagisco in automatico, come i poliziotti USA: nel dubbio uccido (metaforicamente).
Sono rimasto così anche a 65 anni: un inopportuno rompicoglioni, egocentrico, esibizionista e malmostoso.
Forse non è un male.
Boh.
Oggi sono così, e tenete presente che la mia socia di fotografia Fabiana ha lavorato come una bestia per cercare di migliorarmi.

 

La Fase Arrangiatevi (di cupi versi di uccelli del malaugurio, superstiziosi disagi e sconci gesti apotropaici).

Dunque si chiude oggi la Fase di Schrödinger e domani si passa a quella successiva, che non so come definire. Forse un buon compromesso è Fase Arrangiatevi, ché noi abbiamo cercato di pararci il culo in ogni modo: ci chiedono di essere responsabili, che vuol dire cosa esattamente? Niente. Però non voglio entrare in polemiche assurde, speriamo solo che vada tutto per il meglio, coscienti che se sarà così non avremo alcun merito e se, invece, andrà male, la colpa sarà nostra.
Tutti noi siamo stati già responsabili perché abbiamo affrontato e superato un periodo lunghissimo di isolamento, durante il quale le nostre libertà personali sono state duramente ristrette, spesso con norme anticostituzionali. Del resto, sull’argomento mi sono già espresso in modo chiaro.

Domani anch’io riprendo a lavorare, ammesso che essere d’ostacolo all’attività commerciale di Ex Ripley sia un lavoro e non un atto di sabotaggio deliberato.
Per la musica dal vivo, invece, e relative recensioni semiserie dovrò aspettare ancora parecchio. Ho la speranza (che, lo ricordo, delude sempre) di poter tornare a teatro in occasione del prossimo Festival di Lubiana che inizia in luglio; ci sono però ancora molte incognite. Pensare positivo non è la mia cup of tea.
Dai primi di marzo a oggi ho imparato, anzi, toccato con mano come mai nella mia vita, che la Natura fa il suo corso a prescindere dalle nostre vicissitudini. Per questo motivo oggi pubblico un po’ di foto – forse qualcuna l’ho già messa – di ciò che in questo periodo succedeva nel mio giardino.
Fotografare mi è stato di aiuto e mi ha insegnato molto sulle abitudini di alcuni di questi uccellini e animaletti. Un uccello, l’upupa, mi è sfuggito ma non dispero: ne sto imparando il verso.
Credo che l’immagine agghiacciante di un vecchio rincoglionito che fa il verso dell’upupa con una reflex in mano sia la degna conclusione di questo post di transizione che, mi rendo conto, molti leggeranno con superstizioso disagio e facendo sconvenienti gesti apotropaici.
In bocca all’upupa a tutti.

Fase2: (della fase di Schrödinger, paradossi e certezze)

Dopo la serie di intervalli di questi due ultimi mesi, siamo finalmente al sipario.
Non mi aspetto applausi, tranquilli. È solo la cosiddetta Fase2 e anch’io, per smuovermi un po’, faccio qualche cambiamento.
I post non saranno più giornalieri, ma non ne sono sicuro. Forse sì, forse no. Non c’è certezza di niente, ne abbiamo parlato nei post e nei commenti più volte. Abbiamo anche evocato spesso il paradosso del Gatto di Schrödinger e mi pare che l’ampia discrezionalità di interpretazione delle nuove regole imposte vada in quella direzione.
Una cosa è certa, non voglio mettermi a fare calcoli per sapere chi siano i miei cugini di sesto grado. Mi vanno stretti già i parenti stretti, non ho intenzione di aggiungere alcun buco alla cintura della mia parentela.
Buona fase due a tutti, restate vigili, ché ne abbiamo bisogno perché l’unica certezza è che siamo messi così: un po’ di pizza (magari per asporto), una spruzzata di mandolino e niente davvero a fuoco. Intanto dietro le quinte, sempre confusamente, si baciano mani!

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