Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: febbraio 2007

Nevrosi all’Opera.

Domani sera, al Verdi di Trieste, c’è la prima di "La Sonnambula" di Vincenzo Bellini.

Scritta quasi su misura dal compositore siciliano per le voci di Giuditta Pasta (soprano) e Giovanni Battista Rubini (tenore), l’opera è il classico esempio di belcanto.

È possibile, mi sono chiesto, ravvisare elementi di modernità in un’opera dalla trama piuttosto esile come questa Sonnambula?

La risposta è positiva, e va ricercata, a mio avviso, proprio nel titolo.

Cos’è infatti il sonnambulismo? Una nevrosi, un disturbo del sonno.

Possiamo sostenere ragionevolmente che Amina, la protagonista dell’opera, sia una persona disturbata e quindi nevrotica?

Vediamo i sintomi che individuano questa patologia:

  • Il soggetto si allontana dal letto durante il sonno e cammina nei dintorni
  • Presenta un’espressione vuota
  • Non ha nessuna reazione nei confronti di chi cerca di svegliarlo al risveglio
  • Non ricorda l’accaduto

Questo è proprio il ritratto di Amina, un’orfanella che non ha mai conosciuto i genitori, e quindi sottoposta ad uno stress psicosociale. La ragazza soffre intimamente per questa condizione e sviluppa la nevrosi.

I suoi compaesani sempliciotti, non capiscono che è lei quella che "in bianco avvolta lenzuol cadente, col crin disciolto, con occhio ardente…dovunque inoltra a passo lento…" e la prendono per un fantasma.

Durante una di queste crisi la poveretta finisce in camera del Conte Rodolfo, suscitando l’inevitabile reazione del promesso sposo Elvino che la ripudia, aggiungendo stress a stress. (non più nozze…sconoscente!)

Tutto questo scatena un’altra crisi alla povera Amina ma, questa volta, tutto il villaggio ed anche Elvino la riconoscono.

Mentre lei, nel sonno angoscioso, disperata vaneggia e rischia di cadere nel torrente, pensando al mazzo di violette ormai appassite che le aveva regalato il suo sposo, (ah, non credea mirarti, sì presto estinto, o fior; passasti al par d’amore, che un giorno solo, un giorno sol durò…) si consuma il suo riscatto: Elvino "più non regge a tanto duolo" , si convince di aver giudicato male la povera Amina e la porta all’altare.

Lei, presa da gioia immensa canta la sua felicità: "Ah, non giunge uman pensiero al contento ond’io son piena…ah, mi abbraccia e sempre insieme, sempre uniti in una speme…ci formiamo un ciel d’amor!"

E vissero felici e contenti.

Ad Elvino, che è un contadinotto semplice, non passa neanche per la testa che Amina sia una furbastra, ovviamente (strasmile).

Buona settimana  a tutti.

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Un piccolo omaggio ad una persona che non c’è più.

Qualche tempo fa, scrissi un post che incontrò particolare favore tra i miei lettori.

Oggi lo ripropongo e lo dedico ad Arturo che non c’è più.

Credo che questo mio piccolo ricordo gli farà piacere, ovunque sia ora.

Allora, il gioco è questo: io propongo l’ incipit di un romanzo celeberrimo, tratto da "Metamorfosi" di Franz Kafka.

Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto.
Franz Kafka Metamorfosi

Chi vuole lo riscriva con lo stile dello (o degli) scrittori che ama di più.

Comincio io, all’inizio ricopierò i due commenti che mi lasciò lo stesso Arturo, così, almeno fino a lunedì, sarà ancora tra noi.

Hammett:

"La notte di Gregor Samsa non era stata tra le più tranquille: il suo sonno era stato disturbato da incubi, probabilmente dovuti all’eccesso di alcool e sigarette.
Si avvicinò al lavabo, lo riempì di cubetti di ghiaccio ed acqua e ci affondò la testa.
Ecco quello che ci voleva.
Si guardò allo specchio, quello che vide non gli piacque e ributtò il viso nell’acqua ghiacciata .Maledetto whisky.
Riprovò a guardarsi.
Non si piaceva mai, alla mattina, ma vedere che si era trasformato in un dannato insetto, era più di quanto potesse sopportare. "

Phillp K.Dick:

"Una voce metallica annunciò la sveglia.
Gregor Samsa pensò che il software per la programmazione dei sogni andava perfezionato; aveva selezionato “Emozioni in barca a vela”, ma il computer centrale, quella notte, gli propinò scene di naufragi.
Premette un bottone del personal e l’immagine del suo viso si stagliò sul soffitto.
Sì, evidentemente un virus informatico di nuova generazione aveva bypassato tutti i controlli.
“Però”- pensò- “non sono male come insetto”.
La giornata sarebbe stata lunga."

Woody Allen:

"Gregor Samsa sognò tutta la notte che la madre lo rincorreva per circonciderlo di nuovo.
Scese dal letto tutto sudato e dopo 10 minuti s’accorse che stava ancora infilandosi le pantofole nelle zampe, cioè nei piedi, no nelle zampe.
Zampe?!?
Non amava molto gli animali, ma quella mattina guardò con sospetto il flacone d’insetticida, e lo fece confortato dallo sguardo d’approvazione di una zanzara.
Ora, Gregor non aveva nulla contro le zanzare, ma non poteva sopportare chi gli succhiava il sangue, specialmente se lo faceva gratis."

Nick Hornby:

"Gregor Samsa aprì gli occhi, e pensò subito ai 5 modi peggiori per svegliarsi…
Poi, una volta guardatosi allo specchio, capì che quello era il giorno che ci sarebbe stata una new entry."

Italo Svevo:

"Gregor Samsa cadeva spesso in contraddizioni, ma mai nel medesimo giorno. Era soggetto all’umore della giornata. Secondo quello si metteva in dati panni non suoi e ci viveva come se fossero stati suoi e non avesse avuto da smetterli mai più. Però, quella mattina aveva esagerato."

La parola ad Arturo, e poi a voi.

 

In medio stat virtus.

Ogni tanto sento il bisogno di riflettere [so che vi sembrerà strano (smile)], specie su quelle che sono le mie certezze, anzi, mi succede più spesso d’incasinarmi la vita speculando sugli argomenti che credo di conoscere.

Mi sono sentito molto stimolato, in questo senso, da questo bellissimo post di gabrilu che in maniera molto precisa, direi matematica, consente d’individuare che losco figuro sono dal punto di vista musicale.

Per comodità riporto qui il catalogo che, come è ben spiegato dalla stessa gabrilu ha origini nobilissime.

1) L’esperto. Appartiene in genere alla cerchia dei musicisti professionisti. Ha una solida preparazione tecnica. Intende pienamente la logica costruttiva di una composizione. Il suo è un ascolto "strutturale".

2) Il buon ascoltatore. E’ in grado di percepire istintivamente la logica immanente della musica ed è consapevole delle sue implicazioni tecniche e strutturali. "Capisce la musica all’incirca come uno capisce la propria lingua anche se sa poco o niente della grammatica e della sintassi"

3) Il consumatore di cultura. Sa tutto, è informato su ogni particolare biografico ed aneddotico dei compositori. Gran collezionista di dischi e programmi, emette giudizi sugli interpreti. Le sue caratteristiche, dice Adorno, sono sostanzialmente il conformismo e il convenzionalismo. Non ama le novità.

4) L’ascoltatore emotivo Non gli interessa nulla di quello che sta attorno alla musica. Si abbandona al flusso sonoro. In esso cerca una compensazione alle proprie carenze psichiche. Fa della musica un uso psico-somatico ed una scarica istintuale delle proprie energie represse.

5) L’ascoltatore risentito o astioso. Ascolta solo un certo tipo di musica (la pre-romantica, ad esempio, o chessò.. i canti gregoriani, oppure il Jazz) e disprezza tutto il resto. E’ partigiano e settario.

6) L’ascoltatore di musica leggera tout-court. Sia che la ascolti per passatempo o come fan, è questo, secondo Adorno, il tipo di ascoltatore su cui l’industria culturale specula su vasta scala ben sapendo che questo tipo di ascolto passivo è quello che meglio si presta al livellamento ed alla massificazione e quindi alla standardizzazione del prodotto.

Bene, di primo acchito io mi riconosco come buon ascoltatore e non ho nessun dubbio.

Però, escludendo il primo punto, perchè nell’accezione proposta di esperto non posso certo identificarmi, vorrei analizzare le altre possibilità.

Sono catalogabile anche come consumatore di cultura? Sì e no, perchè se è vero che emetto giudizi (nel mio caso io direi pareri, mi sembra più rispettoso nei confronti di chi vive di Musica) non è vero che sono convenzionale e che non ami le novità.

Non mi sento neanche un collezionista, perchè per me il collezionismo è una forma di depravazione culturale, quasi una sindrome monomaniacale. Certo, possiedo tante edizioni del Ring, ma conosco gente che passa il giorno ad ascoltare le sue 100 edizioni di Tosca.

Sono un ascoltatore emotivo? Sì, sempre, altrimenti praticherei il giardinaggio, il bird-watching o qualsiasi altra attività che mi coinvolge.

Ho scritto dei post dicendo che la musica è la mia coperta di Linus, come potrei negarlo?

Mi posso inserire tra gli ascoltatori risentiti o astiosi? No, ho solo delle preferenze musicali, ma se la testa me lo consente, cerco di esplorare nuovi generi senza limitazioni. È anche vero però, che in alcuni periodi della mia vita ho ascoltato solamente Verdi o i King Crimson.

Un po’ più complessa la valutazione dell’ultimo punto, perchè si parla di standardizzazione della musica (leggera, in questo caso).

E come la mettiamo con la circostanza, tanto per fare un esempio, che quest’anno il Trittico pucciniano è proposto nei teatri di mezza Italia, anche smembrato? E non solo, con lo stesso cast in ogni città!

Quando dico smembrato, voglio dire rappresentato a pezzi: a Trieste ad esempio, quest’anno vedrò Suor Angelica e La Voix Humaine di Poulenc nella stessa serata, in un neo-dittico inusuale e scombinato.

Non è forse questo un tentativo di livellamento e massificazione del prodotto "Musica Lirica"?

Perchè certi cantanti sono sempre presenti in determinate produzioni, anche prestigiose, ed altri ben più meritevoli sono costretti a inseguire la propria carriera su palcoscenici di provincia o all’estero?

E quando dico estero non mi riferisco certo al Metropolitan di New York, ma intendo fuori dal circuito mediatico internazionale.

Quindi, a mio avviso, le categorie adorniane pur restando uno straordinario spunto di riflessione, sono obsolete ed andrebbero riscritte.

Peccato che non veda un Adorno, nel panorama culturale odierno.

Ringrazio ancora gabrilu per aver fatto nascere questa bellissima discussione e sperando di aver dato un contributo costruttivo e non banale, auguro a tutti una settimana serena.

Non più andrai, farfallone amoroso…

Dunque, in questi giorni si parla molto di coppie di fatto.

Poteva il vostro finto critico musicale ignorare questo argomento e non considerarlo dal punto di vista operistico?

Già vi sento rispondere in coro: "No, non poteva".

Quindi, ecco le mie sapide considerazioni.

Tenete presente che i libretti d’opera sono pieni di situazioni boccaccesche e, soprattutto, che il vecchio detto "il tenore vorrebbe scoparsi il soprano ma il baritono non vuole"  potrebbe essere un efficace riassunto della trama del 90% del repertorio operistico (esagero, ma insomma…).

Ci sono tantissime coppie che convivono more uxorio, ovviamente con esiti quasi sempre sfavorevoli.

Consideriamo, ad esempio, Bohéme di Puccini. In questo capolavoro strappalacrime ci sono addirittura due coppie di fatto: Mimì e Rodolfo (finisce male, molto male) e Musetta e Marcello.

Sempre restando in ambito pucciniano, c’imbattiamo nella gelosissima cantante Floria Tosca ed il pittore Mario Cavaradossi: così a memoria non ricordo ci siano riferimenti espliciti alla convivenza, ma che abbiano consumato è del tutto evidente, quindi sono peccatori degni d’apparire in questa lista di proscrizione.

Manon Lescaut se ne va col cavaliere Des Grieux e poi, scontenta, va a vivere con il vecchio Geronte.

Puccini doveva essere davvero senza dio, perchè nella Butterfly addirittura la vicenda assume aspetti pornopedofili: Cio Cio San dice apertamente di avere 15 anni e non trovatemi scuse per Pinkerton, che è il classico esempio di turista sessuale ante litteram.

Inoltre, ‘sto bastardo, lascia incinta la giapponesina e si sposa un’americana.

Interessante il punto di vista dell’avvocato civile: purtroppo Cio-Cio-San prende un abbaglio dal punto di vista giuridico. La vicenda della Butterfly potrebbe essere definita come un "equivoco in materia di diritto internazionale privato", branca giuridica che concerne l’individuazione della normativa nazionale applicabile a questioni civili che abbiano un qualche elemento "internazionale".
Lei credeva che la legge applicabile al suo matrimonio fosse quella del marito. Invece il diritto internazionale privato prevede che sia quella del luogo ove viene celebrato il matrimonio. Di talché Pinkerton, abbandonandola, divorzia a tutti gli effetti, in ossequio alla legge giapponese dell’epoca e pertanto contrae altro e regolare matrimonio con Kate.

Avvocati…

E che dire della celeberrima Violetta e di Alfredo, nella Traviata di Verdi? Lei è pure recidiva, perchè dopo aver lasciato Alfredo convive pure con un Barone.

Altri due disgraziati sono, nella Cavalleria Rusticana di Mascagni, Turiddu e Santuzza. Oltretutto lui la cornifica con la moglie di Compar Alfio, Lola: evidentemente le coppie sposate non funzionano.

In Norma di Bellini, la sacerdotessa druidica mette al mondo una considerevole prole con Pollione, console condottiero romano che, ovviamente, la tradisce con Adalgisa.

Ora potrei andare avanti considerando le possibili relazioni omosessuali, ce ne sono una marea: il rapporto tra Don Carlo e Rodrigo, ad esempio, è almeno equivoco; anche tra le già citate Norma ed Adalgisa c’è qualcosa di poco chiaro.

Non lo faccio solo per un motivo, non vorrei che pria che spunti in ciel l’aurora il pastore tedesco leggesse il mio blog e proibisse la rappresentazione dell’opera lirica in pubblico.

Qualche secolo fa, i suoi predecessori l’hanno già fatto.

Un’altra coperta.

Il mio amico Pietro Bagnoli, dal momento che la sua professione di medico gli lascia molto tempo libero (smile), si è preso la briga d’inventarsi un nuovo sito operistico che, a mio avviso, non dovrebbe mancare nella lista dei preferiti di tutti gli appassionati melomani.

Entrambi siamo wagneriani fradici, e questo va detto subito ma, nel suo spazio virtuale, Pietro affronta con grande professionalità anche le vicende e le incisioni di altri Compositori.

Inoltre ha una grandissima devozione per i cantanti storici e si può tranquillamente definire uno studioso dell’argomento.

L’ultima recensione in ordine di tempo si riferisce ad una delle opere che mi sono più care, il Tristan und Isolde di Richard Wagner.

Tutti i più grandi direttori d’orchestra si sono cimentati con questo vero e proprio monumento musicale, e non è certo un caso che in questa edizione sia presente sul podio Antonio Pappano, forse il più autorevole direttore wagneriano (e non solo, ci mancherebbe pure, Giorgia) dei nostri giorni.

In questo periodo la mia coperta di Linus è proprio quest’opera, anche se ad un profano potrebbe sembrare almeno singolare che una composizione musicale così cupa e drammatica sia adatta a tirarmi su il morale.

Ma è proprio questo il miracolo della Musica, cioè la capacità di fornire slanci positivi, anzi propositivi, anche quando l’argomento è la Morte, mistero inviolato destinato a restare tale.

Non voglio addentrarmi in una discussione tecnica, ma semplicemente esprimere, come ho già fatto in un altro post recente, i miei ringraziamenti ai tanti artisti che mi sono stati vicini in questi giorni, in particolare alle donne che hanno interpretato, nel corso degli anni, l’enigmatico, straordinario, straziante personaggio di Isolde.

Ed allora grazie a Kirsten Flagstad, Birgit Nilsson, Margaret Price, Waltraud Meier e Nina Stemme. (wagneriani all’ascolto, lo so che ce ne sono state altre di grandissime, ma io ho ascoltato queste!)

Allego, per i più volenterosi (smile), un filmato tratto da un concerto di Birgit Nilsson.

Buona settimana, e grazie a tutti per il vostro sostegno manifestato in pubblico ed in privato.

Mia moglie è molto più in forma di me, e questo tranquillizzi tutti.

Mild und leise wie er lächelt, wie das Auge hold er öffnet seht ihr’s, Freunde? Säh’t ihr’s nicht? Immer lichter wie er leuchtet, sternumstrahlet hoch sich hebt? Seht ihr’s nicht? Wie das Herz ihm mutig schwillt, voll und hehr im Busen ihm quillt? Wie den Lippen, wonnig mild, süßer Atem sanft entweht: Freunde! Seht! Fühlt und seht ihr’s nicht? Höre ich nur diese Weise, die so wundervoll und eise, Wonne klagend, alles sagend, mild versöhnend aus ihm tönend, in mich dringet, auf sich schwinget, hold erhallend um mich klinget? Heller schallend, mich umwallend, sind es Wellen sanfter Lüfte? Sind es Wogen wonniger Düfte? Wie sie schwellen, mich umrauschen, soll ich atmen, soll ich lauschen? Soll ich schlürfen, untertauchen? Süß in Düften mich verhauchen? In dem wogenden Schwall, in dem tönenden Schall, in des Weltatems wehendem All, ertrinken, versinken unbewusst, höchste Lust!

 

“Lieve, sommesso come sorride, come l’occhio dolce egli apre, lo vedete amici? Non lo vedete? Sempre più limpido come esso brilla, e raggiante d’una luce stellare si leva verso l’alto? Non lo  vedete? Come il cuore a lui baldanzosamente si gonfia, e pieno e maestoso nel petto gli sgorga? Come alle labbra, voluttuosamente miti, un dolce respiro lievemente sfugge. Amici! Vedete! Non lo sentite, non lo vedete? Odo io soltanto questa melodia, che così meravigliosa e sommessa, voluttà lamentosa tutto esprimente dolce conciliante, da lui risuonando penetra in me, e verso l’alto si libra e dolce echeggiando intorno a me risuona? Queste armonie più chiare che mi circondano, sono forse onde di miti aure? Sono forse vortici di voluttuosi vapori? Come esse si gonfiano e mi circondano  del loro sussurro, debbo io respirarle, prestar loro ascolto? A sorsi berle, sommergermi? Dolcemente in vapori dissiparmi? Nell’ondeggiante oceano nell’armonia sonora, nel respiro del mondo, nell’alitante Tutto…naufragare…affondare…inconsapevolmente…suprema letizia!”

 

Parturiunt montes, nascetur ridiculus mus.

Giocano.

Per S.Siro accetto scommesse anche per questa domenica.

Vergogna.

Le allegre comari di Windows.

Staranno già tramando orribili nefandezze nei miei confronti.

Domani infatti, devo reinstallare il sistema operativo.

Sono giorni che salvo sul hard disk esterno foto, opere, documenti, rubriche, password e quant’altro.

La mia naturale propensione all’ottimismo mi fa pensare che nella migliore delle ipotesi, mi sono dimenticato qualcosa di fondamentale e che me ne pentirò amaramente.

Peraltro, sono talmente ignorante in campo informatico che se va tutto bene lo devo a qualche santo particolarmente comprensivo.

Per condurre quest’operazione assolutamente routinaria, (me ne rendo conto) ho mobilitato uno staff d’assistenza e un servizio di catering, non si sa mai che ci pigli fame, nel frattempo.

La buona notizia è che voi non leggerete per qualche giorno le mie elucubrazioni sul nulla.

Vi lascio in buone mani, però.

Sul televideo ho appena letto questa basilare dichiarazione del ministro fighetta Melandri:

"Bisogna promuovere il tifo corretto"

Quindi, se nei prossimi giorni entrerete nell’orrido tunnel dell’astinenza da chiacchiere inutili, sapete come uscirne.

Seguite la Melandri.

A presto (smile).

Domenica è sempre domenica.

Giornata difficile, per usare un eufemismo.

Per fortuna la mia coperta di linus funziona sempre.

E quale sarà mai la mia copertina?

Die Walküre, che domanda da bestia.

Oggi il modello Knappertsbusch, taglia 14 agosto 1956, ha funzionato abbastanza bene.

Ringrazio Hans Hotter, Georgine von Milinkovic, Astrid Varnay, Wolfgang Windgassen, Gré Brouwenstijn e Josef Greindl.

Nessuno di loro ha più dimora su questa terra, spero vivamente abbiano raggiunto la pace nel Walhalla.

Chissà che risate si stanno facendo.

E con questo allegro finale, auguro una buona settimana a tutti i viandanti.

Lontano, lontano, lontano… (Gennaio)

…sui flutti d’un ampio oceano…

Ovviamente, per introdurre questo sciocco post interlocutorio, ho trovato una citazione operistica dal Mefistofele di Arrigo Boito.

Qualcuno, ne sono sicuro, avrebbe preferito Tenco ma, insomma, ognuno di noi ha le sue perversioni, vero? (smile)

Tutta questa indroduzione per dirvi che il più lontano lettore del mese scorso è stato questo anonimo:

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ISP   Telecom Argentina S.A.
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City  :  Buenos Aires
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Gli auguro ogni fortuna.

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