Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Piange il telefono.

Il recente allestimento di “La voix Humaine” a Trieste( chi è interessato può leggere qui la mia recensione per OperaClick ), mi ha dato lo spunto per una breve riflessione sulla ricaduta culturale che ha avuto il lavoro di Jean Cocteau ( poi elaborato in musica da Francis Poulenc ) in ambito cinematografico.
La trama è scarna, secca: una donna in una stanza cerca disperatamente di riallacciare un rapporto amoroso finito parlando col suo (ex) uomo al telefono. Ogni tanto la linea cade, e la querula centralinista è un ulteriore ostacolo al già sincopato dialogo tra i due. Lo spettatore non sente la voce dell’uomo, ma ne indovina le risposte in base alle reazioni della donna.
Due grandi registi, molto distanti tra loro sotto ogni aspetto, Roberto Rossellini e Pedro Almodóvar , hanno tratto ispirazione diretta dal testo.
Rossellini nel 1948 dirige il film “Amore”, che consta di due episodi distinti: il primo è appunto la trasposizione cinematografica del testo teatrale, e fu affidato alla vena istrionica e straordinaria di Anna Magnani.
La turbolenta relazione sentimentale tra i due artisti andava esaurendosi, e proprio questa circostanza ha reso profetiche le parole di Cocteau, che affermò di avere scritto un lavoro che era “un pretesto per un’attrice”.
Anna Magnani s’appropria del testo ed emotivamente, più che con le sue doti di recitazione, fornisce un prezioso valore aggiunto.
Rossellini osserva con l’occhio spietato della cinepresa la performance della grande attrice, usando lo strumento come fosse un microscopio: tutti i dettagli che all’occhio umano possono sfuggire, sono ingigantiti dall’uso metodico e chirurgico del primo piano.
La sofferenza di una donna in un particolare momento della sua storia sentimentale è completamente a nudo. Il neorealismo nella sua espressione più violenta, in un certo senso.
Esattamente quarant’anni dopo, Pedro Almodóvar presentava quello che resta, a mio avviso, il suo miglior film: “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”.
Al centro della vicenda, ancora una volta, un amore non corrisposto, finito.
Naturalmente il regista spagnolo è figlio del suo tempo ed aggiorna in base ai suoi umori la vicenda, che comunque ruota intorno alla figura di Pepa, impersonata da una magnifica Carmen Maura.
Il ruolo del telefono è ancora centrale ma, mutatis mutandis, a rendere ancora più impercorribili le distanze sentimentali, appare la segreteria telefonica: un’ulteriore barriera, un altro ostacolo insormontabile per la protagonista.
Almodóvar arricchisce la vicenda di un sapore grottesco, non è Rossellini e la sua concezione di cinema è lontana dal neorealismo in senso stretto.
Il telefono, che in Rossellini e Cocteau è metafora della morte del sentimento e forse anche morte fisica, qui viene esorcizzato nella sua funzione devastatrice dalla protagonista, che strappa il filo e lancia tutto dalla finestra.
Per Anna Magnani l’amore finisce e la vita si ferma, per Carmen Maura l’amore finisce ma la vita va avanti.
Quante tribolazioni col telefono, dannazione e speranza insieme: la linea che cade, l’impersonale segreteria che risponde meccanicamente, senz’anima.
Oggi, forse, qualche relazione amorosa si conclude così, con un paio di sms.
 
“Ma io tvtb”
“Fncl!”
 
O tempora o mores, direi. (strasmile?)
 
 
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10 risposte a “Piange il telefono.

  1. utente anonimo 27 aprile 2007 alle 12:07 pm

    ma guarda che film mi hai tirato fuori!!!!!!! tra i preferiti, sai che amo molto il cinema che parla di donne e quando le attrici sono di tale bravura e il soggetto è particolarmente ben scritto, si va sul sicuro!

    Personalmente, dati i tempi ti confermo l’sms. Mollata tramite sms, la cosa più intollerabile al mondo a mio parere però ti pone esattamente davanti un muro liscio a cui non aggrapparsi.

    grisù

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  2. utente anonimo 27 aprile 2007 alle 12:09 pm

    Qualche anno fa fece scalpore la storia di Isabelle Adjani, lasciata via fax da Daniel Day-Lewis. Te lo ricordi? Scommetto di no. Vabbè…
    Succede, eccome se succede. Basta reagire alla Carmen Maura:
    “Fncl te e il telefono!”

    Baci. Anzi no, te li mando via sms. :p

    Margot

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  3. utente anonimo 27 aprile 2007 alle 6:11 pm

    Rimanendo in tema:

    :)….:O….:(…:((….:/

    octopus

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  4. gabrilu 27 aprile 2007 alle 8:36 pm

    Mi hai ricordato due bellissimi racconti di Dorothy Parker contenuti nella raccolta “Il mio mondo è qui” del 1939: il primo si intitola “Chiamata telefonica” ed è il monologo di una donna che aspetta la telefonata dell’uomo amato, ma il telefono rimane muto e lei lotta con se stessa per resistere alla tentazione di esser lei a chiamarlo. Il secondo si intitola “New York-Detroit” ed ha un impianto molto simile alla “Voix Humaine” di Cocteau: qui parlano in due, ma soprattutto lei. Lui finge di non capire, dice che la linea è disturbata etc. Tutte balle, ovviamente.
    In quanto agli sms… una delle consolazioni di non esser più una giovinotta è anche quella di non mai fatto questo tipo di esperienze 😦

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  5. gabrilu 27 aprile 2007 alle 8:53 pm

    OT ma mica poi tanto, visto che sono sul blog di un wagneriano fradicio 😉

    A meta maggio vado a Parigi ed avrei una mezza idea di prenotare per questo “Lohengrin” all’Opera Bastille.
    Hai qualche idea di come sia questo cast? Conosco solo Waltraute Meier, strepitosa Ortruda, ai tempi ma credo che oggi la voce non sia quella di prima, anche se la stoffa ovviamente penso ci sia sempre. Che’ la classe non è acqua, come si suol dire 🙂

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  6. utente anonimo 27 aprile 2007 alle 10:57 pm

    Oggi più che mai le relazioni si “consumano”, come il capo di una stagione, come un panino, un caffé.
    Sono vaghe fin dal loro instaurarsi, almeno da una delle due parti. Non sono relazioni, sono “contatti”. E’ per questo che poi si usa la maniera più rapida possibile per archiviarle: una digitopressione e via, a inviare un sms di segno uguale e contrario al prossimo “contatto”.
    L’incomunicabilità è tema più spinoso: quante volte ci si parla senza ascoltarsi e peggio ancora senza dirsi nulla…
    Ciao Amfortas 🙂

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  7. amfortas 28 aprile 2007 alle 7:28 am

    gabrilu, a me sembra un buon cast sulla carta.
    La Meier non è più quella tigre che ra fino a 5 anni fa, ma nel recente Lohengrin scaligero è stata comunque buona. Heppner è nel suo ruolo migliore, anche se recentemente ha cantato uno Chenier orrendo al Met, ma non è pane per i suoi denti.
    Gli altri potrebbero essere una sorpresa, specie il soparno che interpreta Elsa, che ha una voce molto bella.
    Gergiev non mi convince come direttore wagneriano, ma siamo sempre nel campo dei gusti personali.
    Io ci andrei subito, e senza pensarci molto 🙂

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  8. gabrilu 29 aprile 2007 alle 11:33 am

    Grazie, Amfortas. Vedrò, ci penserò. Se dovessi andarci poi ti faccio sapere. 🙂

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  9. utente anonimo 30 aprile 2007 alle 8:21 pm

    Su Radio Tre c’è, a Damasco, un bellissimo podcast di Maria Luisa Spaziani proprio su Jean Cocteau e la sua poliedrica opera. Coincidenze che aiutano a colmare un po’ d’ignoranza.
    Buon primo maggio, Amfortas.
    Ghismunda

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  10. amfortas 30 settembre 2007 alle 12:09 pm

    Opera a Trieste, tra il serio ed il faceto.[..] Venerdì scorso è stata presentata la stagione lirica e di balletto del Teatro Verdi di Trieste, il teatro. Sono molto contento per la scelta dei titoli in cartellone, devo dirlo subito. Quindi, il demone della melomania che possiede il mi [..]

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