Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Aida all’Arena di Verona, recensione semiseria.

Quante volte da questo blog ho tuonato (si fa per dire, ovviamente) contro gli allestimenti operistici troppo tradizionali?
Spesso, anche recentemente.
Altre volte mi sono inferocito per il genio di alcuni registi, i quali, fondamentalmente, sono geniali solo nello spillare denaro pubblico.
Questa volta, all’Arena di Verona,
 in una sorta di meritata nemesi sono riuscito ad arrabbiarmi per entrambe le cose: un regista geniale, Giampiero Solari (artefice, ho scoperto, dell’ultima performance su Rai1 di Gianfranco Funari, mica pizza e fichi) è riuscito a vilipendere l’Aida di Giuseppe Verdi. Oppure a migliorarla, dipende dal punto di vista, perché ha connotato lo stupido melodrammone verdiano di una comicità non prevista dal compositore di Busseto.
Sono bastati pochi tocchi illuminati: alcuni sarcofaghi simili ai bacelli di un mitico film di fantascienza (L’invasione degli Ultracorpi, di Don Siegel ) ed una meravigliosa famigliola di elefanti volanti ( subito battezzati i Dumbo-Jet da me e Betta). Non ci credete? Ciccare qui, grazie.
Cioè, dovete capire che ascoltare un’opera all’Arena è già un problema ( Toscanini diceva, giustamente, che “all’aperto si gioca a bocce, non si fa musica!”) tra telefonini che squillano (la signora dietro di me ci è riuscita due volte in cinque minuti! Voglio dire, ti perdono, perché sono magnanimo, la prima volta, ma la seconda???), barattoli di Pepsi che rotolano dalle gradinate, gente che mangia e mastica rumorosamente, alcuni che bestemmiano perché una bottiglietta d’acqua non gasata da 0.50 L costa 5 euro ( giuro!) ed altre simili amenità.
Ci mancavano gli elefanti volanti, davvero. Dio quanto ho desiderato che fossero pure diarroici, e scaricassero l’intestino sul regista! Per non parlare delle stelline colorate tipo Campanellino-Trilly, la fatina di Peter Pan, che hanno perseguitato gli orchestrali che se le sono viste arrivare addosso per tutta la recita da ogni punto cardinale, spostate dal vento. E pensare che dovevano già difendersi dalle urla belluine e dai cachinni del Maestro Daniel Oren, poveri diavoli.
Un genio, questo Giampiero Solari, perché è riuscito ad imbastire uno spettacolo orribilmente tradizionale e allo stesso tempo di un trash moderno di cui cercherò di scordarmi al più presto possibile.
Aggiungo che in random si accendevano fuochi ovunque (e spero che una di queste fiammate sia stata il segno della sua dipartita per autocombustione), che alcune comparse sono state costrette a fare il serpente come i bambini all’asilo comunale e i cantanti, in alcuni momenti, si sono esibiti sui trampoli. Vi siete fatti un’idea, vero?
Bene, faccio il serio, ora.
Hui He si è confermata un buon soprano drammatico, nel ruolo del titolo. La voce non è indimenticabile però è ben proiettata e corre bene negli ampi spazi areniani. Le intenzioni interpretative sono corrette e quasi sempre realizzate: particolarmente riuscito il duetto con il padre Amonasro, nel quale è riuscita a rappresentare la lacerazione interiore tra l’amore per Radames e quello per la Patria natia. Una prestazione convincente, in un ruolo difficilissimo.
Frank Porretta era nei panni del condottiero Radames: l’accento era quello giusto, di condottieri mollaccioni alla Alagna versione inaugurazione Scala 2006 ne avevo le scatole piene.
L’aria di sortita ( la famosa “Se quel guerrier io fossi” ) è stata risolta decentemente, con un SI Bemolle abbastanza sicuro e sonoro. Nell’arco della recita mi è parso più a suo agio nel registro acuto che in quello grave. La voce è scura, adatta alla parte: ho notato una fastidiosa tendenza ad abusare di portamenti di cattivo gusto, ma ho visto e sentito di peggio, e dopotutto è il tenore del secondo cast ( Marco Berti il titolare del ruolo). È mancato, a mio avviso, un po’ d’abbandono nelle scene più marcatamente amorose, ma la sua prova è stata sufficiente.
Marianne Cornetti ha cercato di risolvere il personaggio di Amneris sfruttando il vocione di cui l’ha dotata madre natura. Non basta, ovviamente, perché così si trascura tutto lo scavo psicologico indispensabile. Solo in qualche sporadica occasione ha cercato di piegare la voce ad accenti più sfumati, ma, ad esempio, nel duetto con Aida del primo atto non ha reso la perfidia insinuante necessaria. Insomma, non mi è piaciuta molto, anche perché Cornetti è una Amneris tra le più celebrate e le aspettative erano piuttosto alte.
Ambrogio Maestri, nel ruolo di Amonasro, è stato il migliore della serata. Il baritono è sfuggito alla trappola principale del ruolo e cioè una caratterizzazione eccessivamente verista, da orco cattivo. Al contrario, è risultato nobile e mai volgare, un vero Re.
Sono molto contento per Maestri, perché è la prima volta dopo qualche tempo che lo sento in decisa ripresa vocale.
Duccio Dal Monte e Giorgio Surjan, rispettivamente il Re e Ramfis, mi sono parsi appena accettabili.
Daniel Oren è stato all’altezza della situazione, ma il vento che ha disturbato la serata non mi consente una valutazione più precisa. Molto buona, comunque, la scena del Trionfo.
Bene, è ora di andare a mangiare qualcosa, buona settimana a tutti. (smile)
 
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50 risposte a “Aida all’Arena di Verona, recensione semiseria.

  1. bobregular 2 luglio 2007 alle 1:40 pm

    i “bacelli” sono ultracorpi con le sembianze di Bocelli?? :-DDD

    scherzi a parte, dopo Karajan e la Tebaldi è difficile ascoltare Aida…

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  2. utente anonimo 2 luglio 2007 alle 4:28 pm

    non me ne intendo, però sbagliare la scena del “trionfo” dovrebbe comportare, per i responsabili, la valutazione di scegliere un altro “indirizzo”, come si dice per gli alunni zucconi che pretendono di iscriversi al Liceo.

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  3. utente anonimo 2 luglio 2007 alle 5:29 pm

    Di questi tempi ci vai spesso all’Arena, vero? Ricordo un tuo commento di un anno fa su uno spettacolo simile e nemmeno quello ti aveva soddisfatto. Chi era, Zeffirelli? Comunque all’Arena ci si deve stare bene. Giocare a bocce mica è tanto male:-)
    L’invasione degli ultracorpi è il mio romanzo preferito di fantascienza. Ah, Valentina di Crepax non mi è mai piaciuta, non mi piaceva il disegno, che è tutto nel fumetto. Ciao.

    Mio Capitano

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  4. utente anonimo 2 luglio 2007 alle 5:41 pm

    Non ti capisco.
    Quante volte hai visto l’Aida? Innumerevoli, penso. Con il solito Radames & company (smile).
    Finalmente, ora, qualcosa di nuovo grazie al regista. Pensa se avesse portato sulla scena anche Funari in poltrona rotellata e con il pennacchio da guerriero!
    Polpo con pop-corn

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  5. utente anonimo 2 luglio 2007 alle 5:48 pm

    Eri invidioso della mia gallina, vero?
    E comunque ti sta bene! Sempre detto io che a voler essere troppo originali si finisce per combinare disastri.

    La rigida Margot :p

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  6. utente anonimo 2 luglio 2007 alle 6:34 pm

    Secondo me, Amfortas, non hai capito: ho letto qualcosa della produzione di questo Solari ed ho scoperto che è ideatore e autore di tutte le trasmissioni di Panariello e di Fiorello… quindi è un comico, ecco che si spiegano gli elefantini volanti! Voleva far ridere e c’è riuscito!
    Ciao!
    Ghismunda

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  7. gabrilu 2 luglio 2007 alle 8:57 pm

    Questo post è un capolavoro.
    Augh, ho sentenziato.
    gabrilu che invoca giustizia (operistica).

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  8. utente anonimo 2 luglio 2007 alle 11:02 pm

    speriamo che la cornetti non legga questa recensione! 😛

    sc

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  9. rageout 3 luglio 2007 alle 8:24 am

    La riflessione di un profano, che più profano non si può. D’accordo sulle dimostrazioni di inciviltà e inesensibilità della gente, d’accordo sul fatto che probabilmente la musica, per essere fruita al meglio, si debba sentire al chiuso, ma non è comprensibile il desiderio di un regista di “rinnovare” la sceneggiatura? Non ho mai visto uno spettacolo lirico, quindi non so se gli elefanti volanti possano disturbare o ridicolizzare l’opera, ma darei un voto di fiducia a Giampiero Solari almeno per il tentativo.
    Scusami se ho detto delle bestialità inascoltabili!
    alessandro

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  10. amfortas 3 luglio 2007 alle 9:23 am

    Una risposta cumulativa per tutti.
    Siamo alle solite, purtroppo. Io sono il primo a dire che l’opera lirica deve essere in qualche modo svecchiata, ma ci vuole talento e conoscenza, altrimenti meglio, molto meglio una regia da cartolina.
    Quando tutti intorno a me, all’apparire dei Dumbo-Jet si sono messi a sghignazzare, mi è dispiaciuto molto.
    Così l’opera muore.

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  11. Princy60 3 luglio 2007 alle 10:24 am

    Ma perchè non posso venire a teatro con te? Toscnini aggiungeva che, ll’aperto, si fa anche l’amore e io condivido. Non la faccio leggereal tenore se no gli viene un’atlra coloca. Il tenore di Aida, io lo giudico nell’ultimo atto. ;-)***

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  12. gabrilu 3 luglio 2007 alle 12:56 pm

    Amfortas, io ho ben chiara una cosa. Certe messe in scena selvagge si fondano su una idea di base che mi sembra il massimo della perversione, e cioè sulla supposizione che ***non basta la qualità della musica, dell’orchestra, del direttore d’orchestra, dei cantanti per giustificare l’esecuzione di un’opera ma che ci vogliano a tutti i costi gli EFFETTI SPECIALI***.
    E’ l’affermarsi di questo tipo di idea che fa morire l’opera, altro che storie.
    Scusa, ma ogni tanto sento il bisogno di essere tranchant.

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  13. utente anonimo 3 luglio 2007 alle 12:57 pm

    Ma l’hai sentito il Berti nella gioconda che ha nei download?
    Bella voce, sicura, ma portamenti a manetta. Che io naturalmente trovo poco sopportabili.

    Che il frank abbia preso dal primo tenore?!

    Mai stato all’Arena. Ed ad ogni tua recensione in questo loco mi trovo sempre meno propenso ad andarci…

    YOURS

    MAURO sloggato

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  14. utente anonimo 3 luglio 2007 alle 2:09 pm

    Beh non me ne intendo, però penso che si dovrebbe provare a svecchiare l’opera senza ridicolizzarla…
    Ciao 🙂

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  15. gabrilu 3 luglio 2007 alle 3:59 pm

    Che cosa vuol dire “svecchiare”? L’opera è vecchia ma non deve vergognarsene. Sono vecchi anche Virgilio, Omero, Shakeaspeare, Cervantes e Dante Alighieri. Che non per questo hanno perso bellezza e vitalità.
    L’opera — come Virgilio, come Omero, come Shakeaspeare etc. — sia apprezzata per quello che è, salvaguardando come un patrimonio e non come un handicap la sua età anagrafica e collocazione storica.
    Se la si manda in cliniche a fare interventi di chirurgia estetica non la si ringiovanisce, la si rende solo e semplicemente grottesca.
    (Basta guardarsi attorno e vedere dame e messeri con i volti stirati dal lifting e dalla chirurgia plastica, per rendersene conto)

    Vabbè, mi sono lasciata prendere dalla foga. Ora mi taccio.

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  16. amfortas 3 luglio 2007 alle 6:11 pm

    Gabrilu, hai tutta la mia comprensione 🙂
    L’opera è attuale e moderna comunque, perchè le vicende narrate e musicate sono sempre riconoscibili anche ai giorni nostri, non ci sono dubbi. Il problema è che manca, non voglio dire sempre, ma spesso, il background culturale per fruire della lirica.
    Ricordi il quesito che sollevò MariaStrofa sulla lettura, diciamo così, indiscriminatamente diffusa? Trovo che siamo da quelle parti, e cioè è meglio che Kafka (per dire) sia conosciuto da tutti o solo da chi è in grado di apprezzarlo realmente?
    Vale la pena banalizzare o ingentilire, non so come dirlo, Verdi oppure Wagner? L’alternativa è che l’opera diventi sempre più elitaria e quindi tenda a scomparire.
    Spero di essermi spiegato, almeno parzialmente 🙂
    Ciao!

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  17. 666andC 3 luglio 2007 alle 6:27 pm

    Mai letto di un cellulare squartatore? E’ l’ultima trovata tecnologica. Altro che traviata.

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  18. gabrilu 3 luglio 2007 alle 7:30 pm

    Amfortas, sono d’accordissimo con te. Però allora il problema vero è fornire sin dai banchi di scuola, come si fa in altri Paesi civili, gli strumenti culturali per approcciare correttamente i codici linguistici di Dante o Giuseppe Verdi. Questo è il vero problema. Volerci girare attorno prendendo scorciatoie, banalizzando, immiserendo, stravolgendo l’Iliade togliendo gli Dei dell’Olimpo (come ha fatto Baricco e la cosa mi ha indignato proprio perchè ritengo Baricco un uomo colto e intelligente) oppure aggiungere scenette al Flauto Magico (come ha fatto ancora Baricco) con il pretesto di “svecchiare” Omero e Mozart non serve certo ad avvicinare la gente ai poemi epici o all’opera lirica ma soltanto a far casini (scusa il francesismo).
    Che poi pensare che oggi la scuola in Italia voglia e possa fare tutto questo, è tutta un’altra storia, purtroppo.

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  19. utente anonimo 3 luglio 2007 alle 9:47 pm

    anch’io, carissimo, ti lascio un saluto “lirico”

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  20. utente anonimo 3 luglio 2007 alle 9:47 pm

    eeehhmmm, il saluto lirico era da parte di flavia…

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  21. utente anonimo 3 luglio 2007 alle 9:48 pm

    …accidenti all’utente anonimo e a splinder…

    flavia

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  22. keroppakerokero 4 luglio 2007 alle 10:31 am

    quando toccherà a me ci sarà un trionfo solo di enormi rane !
    (a prposito non è chemi dai qualche info in più sul dvd con “L’altro” di cui mi hai parlato sul blog?)

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  23. lucamadeus 4 luglio 2007 alle 10:46 am

    ah, il “buon” Solari, spesso e volentieri presente nelle “mie” Marche…
    sempre preziose le tue recensioni
    ciao Paolo, a presto
    L.

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  24. utente anonimo 4 luglio 2007 alle 11:30 am

    C’è bisogno di eseguire NUOVE opere, non SVECCHIARE quelle inevitabilmente antiche.
    Sto con Gabrilu e amfortas!

    yours

    MAURO

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  25. utente anonimo 4 luglio 2007 alle 4:24 pm

    A me gli elefantini volanti son tanto piaciuti…
    …me ne vado in punta di piedi…

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  26. GiovanniGAS 4 luglio 2007 alle 5:42 pm

    Un saluto da Trieste… e una domanda: il sito Operaclick, non farà la recensione dell’operetta “Il Paese dei Campanelli” da pochi giorni andata in scena sul palcoscenico del Teatro “G. Verdi” di Trieste???? Comunque un saluto e… ancora grazie delle buone recensioni delle opere. Grazie e a risentirci.

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  27. amfortas 4 luglio 2007 alle 5:51 pm

    Ciao Giovanni.
    Purtroppo OperaClick non recensirà il Festival dell’Operetta.
    La “colpa” è mia che non sono disponibile perchè oberato di lavoro, e gli altri recensori sono impegnati.
    Mi dispiace molto, ma proprio non ce la faccio.
    In quanto alle recensioni non devi ringraziare :-), cerco di scrivere quello che sento, senza condizionamenti.
    Il Coro di Trieste, comunque e aldilà della mia opinione, è ritenuto uno dei punti di forza del Teatro triestino da tutti gli appassionati, cittadini e forestieri.
    Ciao e a presto!

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  28. utente anonimo 4 luglio 2007 alle 10:11 pm

    Ehm, sono elefanti? Sembravano coperte stese all’aria.
    Che c’entra la gallina?
    Anche lei stava in scena? Boh!
    Un abbraccio

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  29. sgnapisvirgola 6 luglio 2007 alle 10:10 pm

    Bella recensione e con questo post hai messo fine al dilemma che mi dilania se andare oppure no ad assistere ad un’opera all’arena di Verona. Verona è una città che amo in poarticolar modo perchè la ritengo bellissima. Ma la penso come Toscanini. Tuttavia tanti mi hanno detto che l’acustica è perfetta sempre e comunque. Che mi dici amico mio?
    Al secondo squillo di cellulare, la signora l’avrebbe ingoiato, te lo dico io.

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  30. amfortas 7 luglio 2007 alle 7:57 am

    Cara Sgnapis, io credo che se ti piace la musica lirica un’esperienza all’Arena sia indispensabile, seppur con i limiti che io ho sottolineato.
    L’acustica dipende molto anche dalle condizioni meteo, specie dal vento.
    Comunque, se decidi di andare, i miei amici mi hanno detto che lo spettacolo migliore è, fino ad ora, La Boheme.
    Nabucco è uno spettacolo bruttino e non adatto all’Arena, dell’Aida hai letto. Devono debuttare ancora Traviata e Barbiere, ma non mi pare che siano spettacoli da Arena specie questo Rossini, che però può contare su un cast interessante (Leo Nucci, Annick Massis e specialmente il Lindoro di Francesco Meli).
    Barbiere debutta il 14 luglio, Traviata il 4 agosto.
    Sgnap!

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  31. sgnapisvirgola 8 luglio 2007 alle 10:26 am

    Grazie mille amfortas. La Boheme.
    Cercherò di stare informata. Credo che mi commuoverò, sia per la musica e il canto, sia per la scenografia naturale e il contesto storico e architettonico. Mi commuovo sempre quando l’uomo col suo operato tende al divino:)

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  32. megbr 11 luglio 2007 alle 4:06 pm

    grazie, grazie mille davvero per il parere di Toscanini sulle opere all’aperto: lo condividevo in pieno senza conoscerlo, e mi sono sempre trattenuto dall’enunciarlo (per non passare da stupido snob..) .. però è davvero insopportabile il profluvio estivo di traviate nei boschi, tosche sulle mura, butterfly sui laghi, aide dappertutto, barbieri tra i pini, norme tra le foreste e poi piazze, amboni, circhi, terme, orchestre organizzate all’ultimo minuto, cantanti sfiatati, caldo, mosche e moscerini, poltroncine -nel migliore dei casi- di plastica cinese, peggio: cuscini sui gradini che fa tanto degagè salvo portare gli spigoli della pietra per il successivo mese quasi a monito di cilicio operistico…. insomma.. l’estate e l’aperto è per il mare e il sole e la rilassatezza… quindi.. perchè cambiare nè??? :-))

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  33. megbr 13 luglio 2007 alle 11:46 am

    aaaaa dimenticavo… tutto questo a prezzi da calcio mercato …. :-)))

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  34. utente anonimo 7 agosto 2007 alle 10:29 am

    non concordo
    ho assistito all’opera domenica scorsa.E’ stato uno spettacolo.Nel vero senso della parola.L’opera così vive.Non è morta.Siccome sai che l’acustica è migliore in un teatro chiuso..ma cosa ci vai a fare all’arena??tanto per criticare a priori? Resta a casa…fai meglio..
    La trovata degli elefanti è di effetto.
    così come l’entrata trionfale di Radames .SI tratta di MARCIA TRIONFALE! Non di funerale…

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  35. amfortas 7 agosto 2007 alle 10:37 am

    Caro anonimo, il mondo è bello perchè è vario.
    A te è piaciuto questo allestimento dell’Aida?
    Ne sono felice, ma sei parte di una sparuta minoranza.
    Ti ringrazio dei suggerimenti su quello che devo fare o meno: sai dirmi per caso se domani è meglio che mangi una brioche alla marmellata o alla crema, per colazione?
    No, perchè ai tuoi consigli ci tengo molto.
    Buona giornata.

    Mi piace

  36. utente anonimo 7 agosto 2007 alle 10:40 am

    certo..se parli solo con quelli che la pensano come te mi pare evidente che tu possa ritenere che i giudizi positivi siano pochi

    Per la brioche…marmellata…di prugne…;)

    Mi piace

  37. amfortas 7 agosto 2007 alle 10:43 am

    Io parlo con tutti, anche con te, e questo ti dovrebbe far capire quanto sono tollerante.
    In merito alle prugne, preferisco se lassativo deve essere, rispondere ad altre due considerazioni.

    Mi piace

  38. utente anonimo 7 agosto 2007 alle 10:46 am

    NOTUNG!!!!! Accidenti quanto mi sei mancato!!!!

    La tua ammiratrice segreta, detta anche Margot

    *^____^

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  39. utente anonimo 7 agosto 2007 alle 10:50 am

    altre due considerazioni…intendevi mie….
    allora ti accontento
    se proprio vogliamo parlare di critica…non è l’allestimento di Solari a dover essere criticato…quanto il non essere riusciti a trasmettere la drammaticità della scena finale….i due cantanti…grandi voci..ma interpretazione veramente povera…

    Mi piace

  40. amfortas 7 agosto 2007 alle 10:52 am

    Sei perspicace, è stato un lapsus calami.
    Chi erano i due interpreti nella recita che hai visto tu?

    Mi piace

  41. utente anonimo 7 agosto 2007 alle 11:00 am

    Micaela Carosi interpretava Aida
    Marco Berti Radames
    Una Amneris interpretata da Elena Manistina che a volte arrivava a fine aria senza voce….
    l’unico convincente Amonasro, Marco Vratogna

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  42. amfortas 7 agosto 2007 alle 11:04 am

    Marco Berti è spesso accusato di una certa genericità, ma io non l’ho mai sentito come Radames e non mi sbilancio. (buono in Ernani, Calaf, Renato, così così come Don Josè)
    La Carosi come Aida l’ho vista l’anno scorso, in quell’occasione la sua prova fu buona.
    Rivista quest’anno a Trieste come Manon Lescaut, mi è sembrata affaticata.
    Vratogna è molto altalenate, ma la sua è una voce importante.

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  43. OperaLirica 7 agosto 2007 alle 11:14 am

    Micaela non riuscitaa trasmettere drammaticità…

    Elena…che dire…a volte davvero arrivava alla fine tirata…..forse era stance..

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  44. utente anonimo 8 agosto 2007 alle 8:42 pm

    Ma siete stati tutti all’arena di Verona??

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  45. utente anonimo 8 agosto 2007 alle 9:05 pm

    Amfortas……sei sparito, è un peccato perche avrei voluto arricchire le mie nozioni di lirica (cmq limitate)

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  46. OperaLirica 8 agosto 2007 alle 9:39 pm

    è un’esperianze che consiglio
    per l’emozione di assistere ad un’opera in un’ambientazione unica..

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  47. amfortas 9 agosto 2007 alle 7:57 am

    Non sono sparito, è che non sono sempre al computer anche magari risulto loggato.
    Comunque, anch’io consiglio di andare qualche volta all’Arena di Verona, è una bella esperienza.
    Troppo spesso però, il fattore ambientale influisce in modo decisivo sulla fruizione della Musica.

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  48. OperaLirica 9 agosto 2007 alle 10:24 am

    Vorrei andare alla Scala, ma il programma della nuova stagione non mi convince…e poi…voglio assistere alla Turandot……………………………

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  49. amfortas 9 agosto 2007 alle 7:05 pm

    OperaLirica io alla Scala andrei a vedere il Tristan che apre la stagione, poi non so, devo rivedere con calma il cartellone.
    Turandot è un’opera di frequente rappresentazione, basta trovare un buon cast.

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  50. Badoero 1 novembre 2007 alle 4:15 pm

    mi avevano detto che questa aida era stata particolare…ora so perché! bella recensione! Ciao,
    Martino

    ps: sei anche tu un Operaclikko, vero?

    Mi piace

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