Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Cielo e mar.

Come ho già scritto più volte, sono affascinato da Georges Simenon.
In particolare, mi reputo preda di una vera e propria addiction nei confronti del Simenon romanziere, mentre il mio giudizio è più tiepido per quanto riguarda il suo personaggio più noto, il Commissario Maigret.
Adelphi si è impegnata a stampare l’opera omnia dello scrittore francese ed io, periodicamente, scopro veri e propri capolavori.
Dopo essermi entusiasmato, qualche tempo fa, per La Camera Azzurra, ieri ho divorato Cargo.
Scritto nel 1935 e pubblicato a Parigi l’anno successivo, questo romanzo trae ispirazione da unviaggio che lo scrittore intraprese a cavallo tra il 1934 e i primi mesi del 1935 e che lo portò da Panama alla Nuova Zelanda.
La vicenda è semplice: a causa di un delitto politico commesso in Francia, una coppia di giovani amanti è costretta alla fuga per evitare il carcere, e s’imbarca su un mercantile.
Lei, Charlotte, è una donna che cerca il riscatto di una vita ai margini della società conferendo dignità politica all’omicidio di un amante borghese.
Lui, Mittel, figlio di un famoso anarchico incapace di sopportare il peso del nome che porta, è un ragazzo sensibile, delicato, che troverà il riscatto ad una vita grigia ed inutile affrontando le tempeste dei tropici e quelle, ben più perigliose, dell’anima.
Entrambi, loro malgrado, affronteranno questo viaggio tra Cielo e Mar.
Simenon con il suo solito stile asciutto, conciso, tratteggia benissimo caratteri e situazioni: sono splendide le descrizioni della vita sulla nave, dove convivono senza attriti il sottoproletariato multietnico della bassa manovalanza ed il capitalismo senza scrupoli del Capitano, che vuole solo fare soldi con qualsiasi mezzo.
Una situazione che si ripresenta a Tahiti, dove lo sfruttamento degli indigeni in una miniera copre, forse, una gigantesca truffa organizzata ad alto livello da ogni sorta di mediatori politici.
Ma i negri sorridono, vivono, amano; i bianchi, nella cieca rincorsa alla ricchezza, impazziscono, si uccidono tra loro.
Se la vita è una tempesta, in questi marosi ognuno di noi è un cargo in cerca di un porto sicuro.
Il capitalista di Quarto Potere, Citizen Kane, in fin di vita pronuncia una parola alla quale nessuno riesce a dare un significato tangibile: “Rosebud”.
È solo un nome inciso sulla slitta con la quale giocava da bambino.
Sono le piccole cose alle quali ancoriamo la nostra vita.
Buona settimana a tutti.
 
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11 risposte a “Cielo e mar.

  1. gabrilu 5 agosto 2007 alle 7:46 pm

    Hai ragione, Simenon è un grande. Io trovo splendido in particolare “La neve era sporca”, l’hai letto? Certamente si, se sei un Simenon-dipendente. Adelphi anche questo.

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  2. amfortas 5 agosto 2007 alle 7:54 pm

    Gabrilu, certo che l’ho letto! Bellissimo.
    Credo di aver letto tutto quello che c’è di Simenon su Adelphi 🙂

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  3. utente anonimo 5 agosto 2007 alle 9:50 pm

    Mi chiedo perché mai sia nato, “de re”, questo concetto di “piccole cose”: si tratta in realtà di quel tessuto di affetti su cui l’essere umano fonda la sua stabilità e la sua consapevolezza; affetti che sono tanto lontani per Kane quanto il tempo dell’infanzia e dell’innocenza, indelebili entrambe nella sua memoria, entrambe perdute. Kane ha scelto il calcolo, la convenienza. E il suo cargo non ha superato le tempeste del “gran mare oceàno” della vita. Non si fugge mai da se stessi. Ma si può sempre decidere di essere, di guidare la propria nave senza fare schiavi e senza avere padroni.
    Ciao
    🙂

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  4. utente anonimo 5 agosto 2007 alle 9:52 pm

    Citizen Kane…. adoro tantissimo questo film. a pensare che è ancora attualissimo…..

    un salutone.

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  5. utente anonimo 5 agosto 2007 alle 9:52 pm

    opsss, senza documenti salii a bordo….
    manou

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  6. utente anonimo 6 agosto 2007 alle 2:48 pm

    Sto cercando di capire se devo preoccuparmi per questo tornare sulle piccole cose a cui ancoriamo la vita, come il gelato del post precedente…
    parliamone.

    Margot :o)

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  7. ivyphoenix 6 agosto 2007 alle 4:31 pm

    t’ho scritto le news!
    eh… io mi rilasso con l’orrore di poe e lovecraft e i gialli di poirot e company… di simenon ho letto pochissimo ma mi hai fatto gola..
    al ritorno dal cadore in treno mentre gigliana si ascoltava musica con mp3 io mi sono letta “il socio” di john grisham”, bello.. ma niente a che fare con i gialli rilassanti come vuole la tradizione… adelphi eh? uhm… controlleremo…
    abbraccio

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  8. annaritav 6 agosto 2007 alle 5:55 pm

    Ammetto la lacuna, Simenon non è tra le mie letture, ma il tuo post mi ha incuriosita. Margot s’interroga perplessa, posso intromettermi? A me sembra bellissimo avere piccole cose alle quali ancorare la vita e la citazione di Citizen Kane calza a pennello. Buona serata 🙂

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  9. filorosso 7 agosto 2007 alle 6:52 pm

    Arrivo in ritardo per il post sul ghiacciolo, ma posto ugualmente (anche perchè non ho nulla di interessante su Simenon e Maigret…).

    Anch’io mi ricordo il ghiacciolo arcobaleno!
    Nella mia infanzia il ghiacciolo costava 30 lire, si vede che in quegli anni l’inflazione galoppava 🙂

    La stessa cifra costava il gelato con una sola pallina.
    Io li compravo dal tabaccaio-giornalaio-profumiere-cartolaio.
    Sì, insomma, era un piccolo paese il mio…

    Mia nonna invece ci preparava il ghiacciolo con acqua, vino e zucchero.
    E ciucciare il ghiacciolo finchè non diventava tutto bianco e senza sapore…?
    Eh, certe cose da grandi non si fanno più.
    Adoro il ghiacciolo ancora oggi, e nel nostro freezer non manca mai.
    Baci, Filo

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  10. utente anonimo 8 agosto 2007 alle 11:05 am

    Ah, Simenon! Piaceva molto anche al mio vecchio bibliotecario di fiducia, purtroppo scomparso da qualche anno. Mi sono sempre riproposto di procurarmi qualcosa, ma per ora non ho fatto fede a questa promessa… aggiungerò un ennesimo appunto mentale per la prossima volta che passerò in libreria.
    Greetings
    CCvO

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  11. amfortas 8 agosto 2007 alle 5:15 pm

    Ringrazio tutti per i commenti, chiedo scusa ma non ho tempo di rispondere.
    Un saluto collettivo 🙂

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