Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Zubin Mehta, un Direttore d’Orchestra coraggioso.

Zubin Mehta è una delle star del firmamento musicale odierno. Dico musicale, in senso lato, perché la sua popolarità si estende aldilà dei confini della musica seria, grazie soprattutto all’enorme ritorno d’immagine che ha avuto dirigendo i discussi concerti dei “Tre tenori” ed altre manifestazioni a scopo benefico.
Da qualche mese è uscita la sua autobiografia, “La partitura della mia vita”, raccolta da Renata Matuschka.
Nella prefazione, il direttore d’origine indiana afferma: “Da quasi cinquant’anni mi dedico a quella che secondo me è la più bella professione del mondo. Sono direttore d’orchestra. Sono costantemente circondato da un mondo di capolavori e di bellezza.”
Proprio questa frase indica la strada giusta per apprezzare questa autobiografia che si legge come un romanzo, tanto è avvincente e stimolante.
Allora si capiscono meglio le sue “battaglie” per riuscire ad ottenere un suono più europeo dalle orchestre americane; la sua nostalgia, quasi un richiamo della foresta, per Vienna.
Certo, molto spesso Mehta è indulgente con se stesso e tende ad essere autoreferenziale ma il testo è una miniera d’aneddoti, di riflessioni, d’incontri straordinari. Vi appaiono i nomi che hanno fatto la Storia della Musica: da Mahler a Toscanini, da Furtwängler a Karajan, fino a Solti (col quale litigò a causa di un equivoco) e Abbado ( molto divertente il loro rapporto all’inizio della carriera, all’insegna di una spiccata goliardia ).
Con Daniel Barenboim ha un rapporto che travalica felicemente i confini professionali e sconfina nell’amicizia personale più schietta.
Se qualche volta, come riportato sopra, Mehta è indulgente con se stesso, allo stesso tempo però mette nero su bianco una grande professione d’umiltà.
Dice infatti: «…devo ammettere, molto seriamente, che Bach costituisce una lacuna nella mia formazione musicale. Amo Bach, lo ascolto molto volentieri. In seguito anch’io ho diretto qualche volta la Passione secondo Matteo, il Magnificat o le Cantate, ma non sono in grado di trasmettere agli orchestrali una mia visione di Bach; è una mia carenza, perciò preferisco lasciare questo compito ad altri colleghi».
Ma gli spunti più interessanti sono da ricercare, a mio avviso, nella descrizione del suo rapporto con la musica. Un rapporto in continuo divenire, anche quando affronta partiture che potrebbe dirigere a memoria, perché trova sempre il suggerimento di un orchestrale esperto, oppure ha un’intuizione legata all’emozione del momento.
Si definisce un direttore generalista, nel senso virtuoso del termine, ed è interessante scoprire che diresse la sua prima opera lirica appena nel 1964 ( Tosca, Montreal).
Molta cura è data all’approccio musicale che vorrebbe, non sempre ottenendolo, dagli orchestrali: un’ispirazione cameristica, nella quale i professori d’orchestra abbiano modo d’ascoltarsi intimamente, in maniera da trovare il suono giusto, adatto a svelare gli intendimenti del Compositore.
Oltre al musicista, al direttore, esce prepotentemente l’uomo: quando, ad esempio, nel momento dello scoppio della Guerra dei Sei Giorni accorre, in condizioni di sicurezza precaria, a sostituire un suo collega che non aveva retto alla tensione sul podio della Israel Philarmonic Orchestra, un complesso musicale che ha sempre seguito con grande abnegazione.
Dopo complesse indagini (strasmile), ho scoperto il nome del direttore incriminato: si tratta di Erich Leinsdorf. A questo proposito, Wikipedia sottolinea: "he left so hurriedly that he even forgot to take his tuxedo".
Ma non voglio rivelare di più. Ritengo che questo libro debba essere gustato, scoperto, da tutti coloro che amano la Musica che si conferma, una volta di più, come linguaggio universale, veicolo di pace e solidarietà.
Buon fine settimana a tutti.
 
 
 
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26 risposte a “Zubin Mehta, un Direttore d’Orchestra coraggioso.

  1. utente anonimo 24 agosto 2007 alle 7:58 am

    Non lo leggerò, lo so già. Però bello quest’uomo, sembra quasi un professionista per bene.
    Ce ne sono ancora? Daiiiiii!

    La polemica Margot (di prima mattina, la giornata promette bene…) :p

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  2. megbr 24 agosto 2007 alle 8:08 am

    il ‘nostro’ direttore è una forza!! ha un unico neo … Donna Sofia che l’assilla e lo tampina per far dirigere il pargolo Ponti e lui … è sensibilissimo al fascino di Bagnoli.,. tiè!! 🙂

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  3. utente anonimo 24 agosto 2007 alle 9:09 am

    Viene voglia di leggere il libro, forse in italiano, chissà. Comunque Zubin Mehta qui è ormai un monumento nazionale anche se all’inizio il suo nome faceva sorridere, poi ti spiegherò il perchè, tanto per spettegolare un po’.
    Buon we e saluti alla “bestiola” che sa anche lavare i piatti, ha ha ha

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  4. luanossa 24 agosto 2007 alle 4:04 pm

    Ohh I love Zubi!!!

    mi piacerebbe leggerla sicuramente.

    saludos

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  5. utente anonimo 24 agosto 2007 alle 4:33 pm

    Adoro le autobiografie! la tua presentazione è quanto mai accattivante! Lo leggerò Amfortas,molto volentieri!!!

    Un caro saluto,ciao!!!!

    Vitty.

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  6. utente anonimo 24 agosto 2007 alle 5:38 pm

    ho sorriso quando ho letto “seria”. ma guarda un po tu…. a pensare che per me tutta la musica è seria anche la più banale e …. prevedibile e noiosa.

    cmq. grazie per la segnalazione questo libro me lo compro sicuramente, e non perché penso che Metha sia un dirigente d’orchestra eccezionale (lo è) ma perché da sempre, già da bambina quando guardavo documentazioni su di lui o sue interviste quell’uomo mi piaceva. forse proprio per la da te sopra citata autocritica (che è una forma di coraggio).

    ps: la prima volta che ho visto Methaera quando dirigeva un concerto di capodanno (era Vienna o Monaco? non ricordo). mi piaceva quella sua gioia visibile per la musica.

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  7. utente anonimo 25 agosto 2007 alle 7:30 am

    CASSANDRO

    Tutto quello che scrivi di positivo su Zubin Metha, sia per conoscenza diretta sia per notizie pervenute a seguito di letture sulla sua attività, non posso non confermartelo, amfortas.

    Io ho avuto la fortuna di ascoltarlo alcuni anni fa nella direzione di un programma di concerto molto impegnativo, con una esecuzione al limite del sospiro dei brevissimi “Sei pezzi per orchestra op. 6” di Webwrn, ed enormemente coinvolgente proprio per quella, come tu accenni, “ispirazione cameristica, nella quale i professori d’orchestra abbiano modo d’ascoltarsi intimamente, in maniera da trovare il suono giusto, adatto a svelare gli intendimenti del Compositore”.

    All’epoca ne misi in versi le seguenti sensazioni, anche per evidenziare, per contrasto, la triste non-partecipazione di taluni distratti ascoltatori che tu di sicuro ben “conosci” in quanto ritengo che non manchino pure nel corso delle rappresentazioni liriche (come li chiamate codesti “presenti-assenti” voi critici musicali?)

    SANTA CECILIA 18.3.95

    Concerto, e dirige Zubin Mehta
    “Sei pezzi per orchestra op. 6”
    — difficili — di Webern… Nulla vieta
    che il pubblico di questi non si bei.

    Però — càspita, dico — ce ne corre
    da questo qui a starsene distratti
    a leggere il programma, a riporre
    gli occhiali nelle borse… A conti fatti

    la gente per metà fa queste cose,
    e per l’altra metà si guarda attorno
    o sbircia col binocolo le pose
    di chi soffia nel flauto o nel corno.

    Tre pezzi sono stati già suonati,
    ancora tre minuti e finirà,
    sorprendendo quelli che son stati
    “presenti-assenti”… per la brevità.

    Ciò non esclude, ovvio, che ciascuno
    arie si dia da intenditore,
    per cui — è già finito! — in un tutt’uno
    applaude l’orchestra e il direttore.

    Una fortuna è — non dico balle —
    che i direttori stiano di spalle!

    (Cassandro)

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  8. amfortas 25 agosto 2007 alle 8:31 am

    Ho ricevuto una segnalazione anonima in cui mi s’accusa di aver copiato integralmente questa recensione da OperaClick.
    Segnalo qui al fenomeno di turno che non ho copiato nulla, perchè la recensione su OperaClick è mia, con tanto di firma.
    Tra l’altro, la recensione pubblicata sul blog è pure più completa, perchè ci sono delle informazioni che non comparivano, per motivi d’opportunità, nell’altra.

    Qui la recensione su OperaClick

    Che palle, posso dirlo?

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  9. utente anonimo 25 agosto 2007 alle 9:53 pm

    ma quanti anni ha questo metha?

    (te gusta eh il mio nuovo blog ahahaah!!!)

    by malmostosa

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  10. VanaMind 25 agosto 2007 alle 10:16 pm

    Io che sono profana, rimango sempre affascinata dai tuoi post…

    Ciao Amfortas!

    Bacione

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  11. gabrilu 26 agosto 2007 alle 2:40 pm

    Insomma, l’unica che ha preso davvero nota del libro, del suo autore e di questo post sono io?! Ossignur.

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  12. utente anonimo 26 agosto 2007 alle 5:43 pm

    Ma che ridere che ti accusino di aver copiato…la recensione che hai scritto. Mi sto spanciando dalle risate. Uhei, ce ne sono di fessi al mondo!
    Ariela

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  13. amfortas 27 agosto 2007 alle 8:29 am

    Margie, il giorno che riuscirò a farti leggere qualcosa di Lirica…ma ce la farò, vedrai!
    megbr, infatti Donna Sofia e pargolo sono nominati nel libro, ed il buon Zubin dice pure che il Pontino ha talento… 🙂
    Ariela, beh immagino che sia un mito dalle tue parti, ma lo è pure qui da noi.
    Sulle polemiche non voglio tornare, non è mio costume discutere con i cretini; sai come si dice: “Se discuti con un cretino la gente potrebbe non notare la differenza… 🙂
    Luanossa, ti consiglio vivamente il libro, e poi tu devi essere aggiornata no? 🙂
    Vitty, grazie dei complimenti, fanno sempre piacere 🙂
    Sc, la mia era solo una considerazione, ma non puoi negare che anche nella musica, come in tutte le Arti, ci siano dei valori assoluti.
    Comunque era Vienna. Ciao 🙂
    Cassandro, mi fa piacere che confermi con l’esperienza la grandezza di Mehta. Tra l’altro, nell’autobiografia sottolinea come proprio Webern sia una delle sue passioni.
    In quanto ai presenti-assenti…beh che dire…è una categoria che è presente a tutte le manifestazioni culturali, purtroppo, non c’è nulla da fare.
    Le parole con le quali sono definiti le lascio immaginare a te…grazie per l’ennesima poesia!
    Malmostosa, ne ha compiuti 71 quest’anno. Certo che mi piace il tuo blog 🙂
    Vanamind, non c’è molto merito, è facile scrivere di quello che piace 🙂
    Gabrilu, grazie, obbligato 🙂
    Insomma è già il secondo post che hai inserito nel tuo blogroll!

    Buona settimana a tutti, intanto, ripasso.

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  14. sgnapisvirgola 27 agosto 2007 alle 1:49 pm

    Mi piace molto tutto il post che ho letto d’un fiato, ma in particolare la chiusura perchè davvero la musica riesce ad ottenere risultati insperati, come l’amore. Ciao Amfortas è sempre un piacere leggerti:)

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  15. utente anonimo 27 agosto 2007 alle 2:08 pm

    di Zubin Metha conservo gelosamente un’immagine di una copertina di “Classic voice”, con relativo articolo.
    Ora aggiungo la tua preziosa recensione che, nonostante il mio approccio alla musica sia esclusivamente emotivo, mi trova pienamente d’accordo.
    Quanto alla parola “estrusione”, pensa che ignoranza la mia, credevo fosse coniata dagli inventori del photoshop, e ci sono rimasta malissimo quando ho verificato che il ributtante vocabolo è già presente in un vecchio dizionario di Italiano.
    Un abbraccio!

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  16. utente anonimo 27 agosto 2007 alle 7:04 pm

    CASSANDRO

    Grazie, Amfortas, per la precisazione a me fino ad ora ignota della passione di Zubin Metha per Webern, nonchè della risposta, aperta a tutte le soluzioni, sugli ineliminabili “presenti-assenti”, sui quali per la tua lunga esperienza potresti raccontarci qualche aneddoto.

    Per motivi bipartisan permettimi (e ti chiedo scusa dell’invasione di campo) di spendere qualche parola anche per gli “assenti-presenti” (ne avrai di sicuro incontrato pure qualcuno nella tua lunga carriera), cioè per chi potrebbe per fine lavoro essere “assente” ed invece resta “presente” ad ascoltare la musica tanto cara a tanti di noi.

    M A S C H E R I N A

    Ma quanto sei gradevole, compita,
    nel tuo completo blu da mascherina!
    Lieve prendi il biglietto fra le dita
    — basta per te una sola sbirciatina —

    e il pubblico accompagni alle poltrone
    dell’Auditorium, al Settore B,
    fra le pellicce… tutte di visone!…
    sgusciando agile di qui e di lì.

    E vai e vieni, sempre col sorriso
    “…di qua, Signore”, “…posso esser di aiuto?”
    “…prego, mi segua”, e sposti dal tuo viso
    i bei capelli ricci. Fra un minuto

    inizia il concerto e finirai
    l’eterno andirivieni. Finalmente
    seduta a un posto vuoto ascolterai
    Bach o Stravinskij concentratamente.

    Scorrono via le note… non le sento,
    chè preso son dal tuo bel volto attento.

    (Cassandro)

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  17. utente anonimo 28 agosto 2007 alle 1:38 pm

    rientrata in qualche modo….leggo gli arretrati e per fortuna che tu hai ancora tanta voglia di raccontare, suggerire, istruire…che bello!!!

    un bacio

    grisù

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  18. utente anonimo 28 agosto 2007 alle 3:45 pm

    Anche oggi ho imparato qualcosa.
    Il termine USA “tuxedo”. Ma non potevano chiamarlo smoking, sti mericani?
    ciao dal polpo

    Mi piace

  19. annaritav 28 agosto 2007 alle 5:40 pm

    Interessante excursus su un direttore d’orchestra che mi è sempre piaciuto per la vitalità che sprigiona nel dirigere, una tangibile allegria. Buona serata 🙂

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  20. amfortas 28 agosto 2007 alle 7:48 pm

    Sgnapis, ringrazio sentitamente; il libro è molto più godibile del mio post 🙂
    Fiore, anch’io pensavo di dover ricorrere a Google, invece…estrusione è un vocabolo antico: non si finisce mai d’imparare!
    Cassandro, forse un giorno mi deciderò a scrivere ancora qualcosa sulla fauna da teatro, specie quella delle prime che frequento per “dovere”. Certo che tu hai le tue armi in rima sempre pronte, a differenza di molti cantanti che spesso dimenticano pure le parole di ciò che devono cantare (un esempio su tutti: la grandissima Caballè)
    Grisù rieccoti, sì io scrivo ancora volentieri 🙂
    Octopus, credo che ci sia una differenza tra tuxedo, frac e smoking, ma non so quale…( forse le code?)
    Annarita hai ragione, Mehta è un direttore che sprizza vitalità ed energia, ed è una delle componenti del suo successo.
    Saluti a tutti!

    Mi piace

  21. utente anonimo 29 agosto 2007 alle 12:07 am

    ahhh non ti vergogni a copiare?

    (eh si che palle!)

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  22. rodolfo53 30 agosto 2007 alle 9:37 am

    Come saprai bene caro Amfortas Zubin è anche un ottimo direttore wagnariano. Ho da poco (a giugno) visto un Rheingold e una Walküre al Maggio musicale a Firenze. Il primo atto della Walküre è stato stupendo, tra i migliori da me ascolati, sta alla pari con gli esempi grandissimi.
    Tutto molto bello anche il resto, anche la messa in scena mi è piaciuta. Mi ricordo qualche anno fa un bel Tristan und Isolde diretto da Zubin.
    A proposito, ora mi invidierai: nell’ormai lontano 1983 ho visto a Bayreuth il Ring diretto da Georg Solti, con una fenomenale Hildegard Behrens come Brünnhilde (boato di applausi alla conclusione di Götterdämmerung).
    Bello il blog, risibila la storia della copiatura!

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  23. amfortas 30 agosto 2007 alle 3:05 pm

    Sc, de minimis non curat praetor, per dirla come quelli che sono intelligenti e colti.
    Che palle, comunque.
    Rodolfo, anch’io sarei dovuto essere a Firenze, ma una serie d’inconvenienti me l’ha impedito. Ho sentito per radio, per quello che può valere, e sono rimasto soddisfatto soprattutto per l’orchestrazione, specie nel Rheingold.
    In merito a Bayreuth beato te, t’invidio davvero molto.
    Solti è stato un direttore wagneriano storico, e questo dice tutto. Quel Ring in occasione del centenario della morte di Wagner ce l’ho nella cartella Musica 🙂
    Grazie della visita.

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  24. filorosso 30 agosto 2007 alle 6:23 pm

    Visto ieri sera un telefilm ambientato a Trieste. Pensatovi molto, a te e a Ivy.
    Baci, Filo

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  25. utente anonimo 30 agosto 2007 alle 9:53 pm

    uuuh, voglio partecipare pure io: cheppalle.

    😀

    p.s.: tra l’altro, quello che noi chiamiamo “smoking” e gli americani “tuxedo”, in gran bretagna si chiama “dinner jacket”…

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  26. utente anonimo 31 agosto 2007 alle 4:35 pm

    Finite le vacanze? Tutto bene? Mi fa piacere. Nel mio caso sono state un disastro. Come si può parlare di vacanza e spendere qualche soldino se non sei certa del futuro?
    Però qualcosa di buono lo sto facendo. Dopo tanto tempo di dietro le righe, ho deciso di partecipare attivamente ad un progettino. E quando la merit è sul piede di guerra…

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