Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione, quasi seria, di Tristan und Isolde.

L’ho sempre detto, l’opera va vista in teatro, perché codesto è il luogo deputato all’ascolto e poi al giudizio.
Però ieri, straordinariamente, la televisione ha aggiunto una dimensione al consueto ascolto radiofonico e quindi la mia opinione, perché di questo si tratta e ci tengo a sottolinearlo, può essere più sfumata e ricca di sensazioni.
Allora, com’è stato questo Tristan und Isolde?
La prima risposta, di getto, è che è stata una serata meravigliosa.
Una direzione orchestrale di bellezza stordente, per cominciare.
Daniel Barenboim ha diretto l’orchestra della Scala, apparsa in gran spolvero come da anni non la sentivo, con un magistero tecnico tale da consentire leciti paragoni con i nomi che hanno fatto la storia delle esecuzioni di quest’opera a Milano: Victor de Sabata in primis, Carlos Kleiber poi.
Il suo maggior merito è stato, oltre alla sobrietà e l’efficacia del gesto, l’evidente intenzione di servire la musica umilmente e di favorire i cantanti sul palcoscenico nel rispetto della partitura wagneriana. È riuscito a tirar fuori dall’orchestra tutte le sfumature utili a far “vivere” al pubblico l’alternanza metaforica di luce e buio, d’amore e morte, che sono l’essenza stessa del Tristano.
Poi la regia di Patrick Chéreau, magnifica nell’ambito di un’opera difficilissima da dirigere perché statica, senza scene di massa o spettacolari. I cantanti si muovevano tutti con la coscienza di rendere un servigio a Wagner, più che al proprio lavoro.
Ancora, le scene di Richard Peduzzi, funzionali e bellissime, essenziali senza cadere nella trappola di un vieto minimalismo troppo spesso caricatura di se stesso.
I costumi di Moidele Nickel e le luci di Bertrand Couderc hanno contribuito in modo decisivo a comprendere, a mio parere, il disegno registico complessivo: la realizzazione di un atemporalità per un lavoro che è senza tempo, come tutte le grandi opere d’Arte.
Gli interpreti sono stati quasi tutti all’altezza di una tale serata.
Il soprano Waltraud Meier ha sviluppato, come anticipato nel post precedente, un Isolde nervosa, tesa, disperata. I suoi acuti non sono folgori, ma il fraseggio, l’accento!!! La capacità attoriale! La sensualità disperata, la nobiltà!
Waltraud è Isolde, e basta, non è necessario dire altro.
Il tenore Ian Storey ha voce scura, un po’anonima, ma il suo Tristan commuove per intensità drammatica.
La parte è tra le più temibili in assoluto, specie nel terzo atto, una specie d’agonia cantata per quattro ore. In un paio d’occasioni è mancato, anche lui, negli acuti, molto forzati.
Ebbene? Un artista non si giudica per una singola nota non riuscita, sia chiaro una volta per tutte!
Ciò che conta è che esca il personaggio che deve interpretare, tutto il resto sono chiacchiere.
E proprio da questo punto di vista è mancata Michelle De Young, la Brangäne di ieri sera: ed allora sì che anche le mende vocali sono da sottolineare con la penna rossa. La voce ballava, e c’era pure qualche difetto d’intonazione.
Ho trovato, con il mio metro di giudizio, assolutamente ineccepibile il Re Marke di Matti Salminen: addolorato, nobile, dotato di una presenza scenica mirabile.
Gloria del canto wagneriano, il basso finlandese ha fornito un’altra prova all’altezza della sua fama, conquistata a suon di successi nei teatri di tutto il mondo.
Discreti, ma ad un livello diverso dai protagonisti, tutti gli altri: il baritono Gerd Grochowsky ( Kurwenal) ed il tenore Will Hartmann ( Melot).
Ho pianto molto: nella scena finale, ed era scontato. Ma anche in altri punti, e non dirò quali, solo perché è una cosa che deve restare mia.
Da ultimo, voglio segnalarvi un’altra recensione, che è stata redatta da appassionati con i quali, a suo tempo, ho avuto scontri durissimi a livello personale e di valutazione artistica.
Questi uomini e donne (una) hanno una visione molto diversa dalla mia dell’Arte del Canto, ma sono competenti e scrivono bene; leggerli è comunque un arricchimento.
Comunque, la vita mi sembra troppo complicata per alimentare rancori con chi condivide la stessa passione.
Potenza della Musica di Wagner.
 
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34 risposte a “Recensione, quasi seria, di Tristan und Isolde.

  1. calaminta 8 dicembre 2007 alle 12:56 pm

    E’ vero andrebbe visto a teatro, ma sarebbe un po’ improbabile visto che un posto in platea costava circa duemila euri! Vabbè però Rutelli e tutte le staAAArs vippp golddd se lo possono permettere e non certo in platea!
    😉

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  2. calaminta 8 dicembre 2007 alle 12:56 pm

    E’ vero andrebbe visto a teatro, ma sarebbe un po’ improbabile visto che un posto in platea costava circa duemila euri! Vabbè però Rutelli e tutte le staAAArs vippp golddd se lo possono permettere e non certo in platea!
    😉

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  3. giuseppeierolli 8 dicembre 2007 alle 1:34 pm

    Concordo con il tuo giudizio, in particolare per la direzione di Barenboim (ho sentito solo una parte alla radio). Mi ricordavo una bellissima tetralogia diretta da lui a Bayreuth (1990) e devo dire che la sua direzione mi è parsa straordinaria. Nel secondo atto è sembrato come se stendesse un lucente tappeto rosso per l’entrata di Tristan. D’accordo, il merito va senz’altro a Wagner, ma quando si sente un’orchestra così tesa e abbandonata, così chiara e amalgamata allo stesso tempo la magia di chi dirige si fa sentire.

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  4. utente anonimo 8 dicembre 2007 alle 9:42 pm

    Ho fatto un rapido accenno alla serata nel mio post, un accenno che non si riferisce alla grandezza indiscutibile dell’opera, ma solo ad una questione mediatica di priorità… Ho apprezzato comunque il minuto di silenzio.
    Buona domenica, Amfortas
    Ghismunda

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  5. utente anonimo 8 dicembre 2007 alle 9:42 pm

    Ho fatto un rapido accenno alla serata nel mio post, un accenno che non si riferisce alla grandezza indiscutibile dell’opera, ma solo ad una questione mediatica di priorità… Ho apprezzato comunque il minuto di silenzio.
    Buona domenica, Amfortas
    Ghismunda

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  6. amfortas 9 dicembre 2007 alle 10:40 am

    Flo ci sono sempre le repliche.
    Purtroppo per me questo è un periodo molto impegnativo, quindi devo rinunciare.
    Ma non è detto, ancora 🙂
    Giuseppe, questa inaugurazione trova d’accordo tutti gli appassionati solo per una cosa: la direzione di Barenboim, seppure con sfumature diverse, è parsa la parte più riuscita dello spettacolo.
    Anch’io che non so neanche quante incisioni ho di quest’opera, tra ufficiali e pirata, mi accodo.
    Grazie per la visita.
    Ghismunda, credo di sapere a che priorità ti riferisci…purtroppo.
    Ciao.

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  7. amfortas 9 dicembre 2007 alle 10:40 am

    Flo ci sono sempre le repliche.
    Purtroppo per me questo è un periodo molto impegnativo, quindi devo rinunciare.
    Ma non è detto, ancora 🙂
    Giuseppe, questa inaugurazione trova d’accordo tutti gli appassionati solo per una cosa: la direzione di Barenboim, seppure con sfumature diverse, è parsa la parte più riuscita dello spettacolo.
    Anch’io che non so neanche quante incisioni ho di quest’opera, tra ufficiali e pirata, mi accodo.
    Grazie per la visita.
    Ghismunda, credo di sapere a che priorità ti riferisci…purtroppo.
    Ciao.

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  8. bobregular 9 dicembre 2007 alle 11:26 am

    Daniel-san[..] due righe a proposito del debutto scaligero, stringate come sempre, mercé l’ascolto radio-satellitare. Campeggia lo straordinario stato di forma dell’orchestra, guidata da un "sosia di Billy Joel" in grande condizione. Una interpretazi [..]

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  9. bobregular 9 dicembre 2007 alle 11:26 am

    Daniel-san[..] due righe a proposito del debutto scaligero, stringate come sempre, mercé l’ascolto radio-satellitare. Campeggia lo straordinario stato di forma dell’orchestra, guidata da un "sosia di Billy Joel" in grande condizione. Una interpretazi [..]

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  10. utente anonimo 9 dicembre 2007 alle 2:11 pm

    Mi sento veramente ma veramente moltissimo ignorante. E il guaio è che lo sono davvero…

    Come vedi sono viva, anche se può non sembrare.

    Margot :o)

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  11. utente anonimo 9 dicembre 2007 alle 2:11 pm

    Mi sento veramente ma veramente moltissimo ignorante. E il guaio è che lo sono davvero…

    Come vedi sono viva, anche se può non sembrare.

    Margot :o)

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  12. utente anonimo 9 dicembre 2007 alle 10:06 pm

    Credo di potere concordare in pieno sul luogo “dove ascoltare” la bella musica. Anche nella mia ignoranza abissale ad esempio un pezzo organistico suonato nella chiesa che ha visto nascere organo e lavorare il compositore mi ha lasciato stupefatto. Devo dire che la musica in TV (o meglio la TV con la musica) tende a disturbarmi, facendomi vedere cose che non mi interessano e distraendomi dall’ascolto. Ma è palese che ad essere “suonato” sono probabilmente io.
    Buona settimana Amfortas.
    Piero P.

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  13. utente anonimo 9 dicembre 2007 alle 10:06 pm

    Credo di potere concordare in pieno sul luogo “dove ascoltare” la bella musica. Anche nella mia ignoranza abissale ad esempio un pezzo organistico suonato nella chiesa che ha visto nascere organo e lavorare il compositore mi ha lasciato stupefatto. Devo dire che la musica in TV (o meglio la TV con la musica) tende a disturbarmi, facendomi vedere cose che non mi interessano e distraendomi dall’ascolto. Ma è palese che ad essere “suonato” sono probabilmente io.
    Buona settimana Amfortas.
    Piero P.

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  14. amfortas 9 dicembre 2007 alle 11:45 pm

    margie, già l’ho detto tante volte, non è questione d’ignoranza, ma di passione per qualcosa.
    Io amo la musica lirica e ne parlo.
    Tu ami la letteratura inglese e ne parli troppo poco, per mia fortuna 🙂
    Piero di solito anch’io non sono particolarmente attratto da queste cose, ma qui era un evento vero e proprio: non potendo essere presente in teatro, la ripresa televisiva m’ha fatto comodo.

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  15. amfortas 9 dicembre 2007 alle 11:45 pm

    margie, già l’ho detto tante volte, non è questione d’ignoranza, ma di passione per qualcosa.
    Io amo la musica lirica e ne parlo.
    Tu ami la letteratura inglese e ne parli troppo poco, per mia fortuna 🙂
    Piero di solito anch’io non sono particolarmente attratto da queste cose, ma qui era un evento vero e proprio: non potendo essere presente in teatro, la ripresa televisiva m’ha fatto comodo.

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  16. utente anonimo 10 dicembre 2007 alle 8:34 am

    Sto leggendo “Le benevole”. Ti ho pensato quando sono arrivata ad una delle tante discussioni musicali molto colte di cui è infarcito il libro. Uno dei personaggi, un pezzo grosso del regime nazista, ma caduto un po’ in disgrazia anche a causa delle sue propensioni culturali, pronuncia una delle peggiori stroncature di Wagner che abbia mai letto: “… Lo detesto. Tecnicamente ha delle invenzioni straordinarie, cose davvero nuove, obiettive, ma tutto si perde nell’enfasi, nel gigantismo e anche nella grossolana manipolazione delle emozioni, come la maggior parte della musica tedesca dal 1815 in poi. E’ scritta per gente il cui principale riferimento resta, in fondo, la banda militare”. Questo personaggio, dopo Mozart e Beethoven, salva solo qualche pezzo di Schubert, certi passaggi di Mahler, ma in fondo per lui c’è soltanto Bach e, al momento per lui attuale, Schonberg, che esalta.

    Una curiosità: Il libro di Barenboim, “La musica sveglia il tempo” hai intenzione di leggerlo o l’hai già letto?!

    Buona settimana, Amfortas
    Ghismunda

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  17. utente anonimo 10 dicembre 2007 alle 8:34 am

    Sto leggendo “Le benevole”. Ti ho pensato quando sono arrivata ad una delle tante discussioni musicali molto colte di cui è infarcito il libro. Uno dei personaggi, un pezzo grosso del regime nazista, ma caduto un po’ in disgrazia anche a causa delle sue propensioni culturali, pronuncia una delle peggiori stroncature di Wagner che abbia mai letto: “… Lo detesto. Tecnicamente ha delle invenzioni straordinarie, cose davvero nuove, obiettive, ma tutto si perde nell’enfasi, nel gigantismo e anche nella grossolana manipolazione delle emozioni, come la maggior parte della musica tedesca dal 1815 in poi. E’ scritta per gente il cui principale riferimento resta, in fondo, la banda militare”. Questo personaggio, dopo Mozart e Beethoven, salva solo qualche pezzo di Schubert, certi passaggi di Mahler, ma in fondo per lui c’è soltanto Bach e, al momento per lui attuale, Schonberg, che esalta.

    Una curiosità: Il libro di Barenboim, “La musica sveglia il tempo” hai intenzione di leggerlo o l’hai già letto?!

    Buona settimana, Amfortas
    Ghismunda

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  18. utente anonimo 10 dicembre 2007 alle 8:37 am

    Volevi sapere perchè ti ho linkato. Per questo. Mi piace la musica ma non sono competente, non conosco Tristan und Isolde, ma ora ho tanta voglia di conoscerla. Mi piace quando la passione traspira dalle parole e diventa contagiosa.
    Ciao Elena

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  19. utente anonimo 10 dicembre 2007 alle 8:37 am

    Volevi sapere perchè ti ho linkato. Per questo. Mi piace la musica ma non sono competente, non conosco Tristan und Isolde, ma ora ho tanta voglia di conoscerla. Mi piace quando la passione traspira dalle parole e diventa contagiosa.
    Ciao Elena

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  20. amfortas 10 dicembre 2007 alle 10:10 am

    Ghismunda quelle che citi sono, grosso modo, le accuse che molti filosofi hanno mosso alla musica di Wagner…che vuoi che ti dica…è una questione di sensibilità diverse.
    È innegabile che la musica wagneriana sia diversa dalla altre: non è migliore né peggiore, è altra cosa.
    Il libro di Barenboim è nella lista, sterminata, di roba da leggere…
    Ciao!
    Elena, bene allora, ma guarda che sono solo un appassionato eh?
    Grazie del link, comunque.

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  21. amfortas 10 dicembre 2007 alle 10:10 am

    Ghismunda quelle che citi sono, grosso modo, le accuse che molti filosofi hanno mosso alla musica di Wagner…che vuoi che ti dica…è una questione di sensibilità diverse.
    È innegabile che la musica wagneriana sia diversa dalla altre: non è migliore né peggiore, è altra cosa.
    Il libro di Barenboim è nella lista, sterminata, di roba da leggere…
    Ciao!
    Elena, bene allora, ma guarda che sono solo un appassionato eh?
    Grazie del link, comunque.

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  22. Princy60 10 dicembre 2007 alle 1:28 pm

    bel post: equilibrato. ;-)***

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  23. gabrilu 10 dicembre 2007 alle 6:31 pm

    Sguardando qua e la’ nei blog di quelli che si ritengono “intenditori” ho ritrovato i soliti modi di parlare di una esecuzione: ammiccamenti, linguaggi codificati che servono solo per veicolare il messaggio “facciamo che ci capiamo solo noi. Non lasciamo che qualche poveretto/a si illuda di poter apprezzare ‘sta roba, famolo strano, che così gli/le facciamo passar subito la voglia di dire che gli/le piace”.

    Ho ritrovato insomma ancora una volta — come avviene sempre nelle grandi occasioni, e questo Tristan und Isolde lo era, una grande occasione — la solita mania di far le pulci a tutto e a tutti e tutto questo solo per dimostrare di non esser loro, delle pulci.
    La scuola, il “piove governo ladro” e chi più ne ha più ne metta hanno tutte le responsabilità di questo mondo, nella non-educazione artistico-musicale del nosto BelPaese.
    Ma vogliamo metterci anche la spocchia di gente come questa?
    Intanto, io mi sono goduta l’ascolto alla Radio e alle pulci ho detto “sciò sciò”.
    ^__^

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  24. gabrilu 10 dicembre 2007 alle 6:31 pm

    Sguardando qua e la’ nei blog di quelli che si ritengono “intenditori” ho ritrovato i soliti modi di parlare di una esecuzione: ammiccamenti, linguaggi codificati che servono solo per veicolare il messaggio “facciamo che ci capiamo solo noi. Non lasciamo che qualche poveretto/a si illuda di poter apprezzare ‘sta roba, famolo strano, che così gli/le facciamo passar subito la voglia di dire che gli/le piace”.

    Ho ritrovato insomma ancora una volta — come avviene sempre nelle grandi occasioni, e questo Tristan und Isolde lo era, una grande occasione — la solita mania di far le pulci a tutto e a tutti e tutto questo solo per dimostrare di non esser loro, delle pulci.
    La scuola, il “piove governo ladro” e chi più ne ha più ne metta hanno tutte le responsabilità di questo mondo, nella non-educazione artistico-musicale del nosto BelPaese.
    Ma vogliamo metterci anche la spocchia di gente come questa?
    Intanto, io mi sono goduta l’ascolto alla Radio e alle pulci ho detto “sciò sciò”.
    ^__^

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  25. amfortas 10 dicembre 2007 alle 8:47 pm

    Princy l’aggettivo equilibrato riferito a me è un ossimoro.
    Grazie, comunque 🙂
    Gabrilu, hai ragione da vendere, a mio parere, però è giusto dare voce a tutti, se si può.
    A questo proposito su OperaClick un forumista ci ha tirati dentro in una beffa colossale: ha scritto una recensione e ci ha detto che era stata pubblicata su di un fantomatico giornale napoletano ( La Voce di Napoli) dall’orrido Paolo Isotta.
    Un falso meraviglioso! Ci siamo caduti tutti 🙂
    Lo copio qui perché mi ha ricordato un’altra beffa, questa volta mia e che aveva un obiettivo diverso (Berlusconi).
    La puoi leggere qui.
    Questa invece la fantarecensione del forumista di OperaClick:

    “Il critico che debba rendere conto dello spettacolo di iersera alla Scala si trova davanti a un difficile compito e a un’amara realtà: non potere egli far tacere le voci dei ricordi in che la sua mente erra nel riudire il dramma che più si è avvicinato al connubio difficillimo tra poesia e musica che, lungamente vagheggiato dall’Occidente, fu dato compiere al Sommo Riccardo. Più ampiamente darò contezza della messinscena, ispirata-hélas- al più trito brechtismo anni 70. Ricordo al lettore aver voluto Wagner in principio affidare il Suo dramma alla lingua italiana e aver disegnato la linea vocale di che esso dramma è intessuto pensando espressamente alla vocalità italiana (massime belliniana) che solo i cretini credono Egli aver detestato. La signora Meier sembra sola tener conto di questa realtà storica; senza di che, non si dice interprete, ma semplicissimo esecutore, al “Tristan” accostarsi non può . Ella non canta, ma “possiede” la parte come nessun altra artista da noi mai udita: forse la sola Giuseppina Cobelli poté far tanto in un “Tristano” storico che ognuno conosce. La signorina De Young possiede buona voce, ancorché affetta da spiacevole vibrato: ella ci ha riportato nel lontano 1949 quando a noi, nel ventre materno, non nati, ma nascituri, fu dato intendere nella città della Laguna in che il Sommo morì, la più grande Brangania mai stata: Fedora Barbieri, purtroppo dialogante con una Greca Urlatrice che da allora infestò, e tuttavia infesta coi suoi fanatici ammiratori, la storia della vocalità. Il tenore Ian Storey non è all’altezza del ruolo, difficillimo tra quelli wagneriani, di Tristan. Gerd Grochowski è un Curvenaldo di piacevolissimo aspetto, abbenché egli sia dagli autori dei figurini abbigliato come un qualsiasi “sociale” reduce da una notte in discoteca; la voce ha da maturare in ispecie nel legato, pure egli convince. Matti Salminen è un Re Marco che nulla ha da invidiare ai più grandi, tra i quali ci piace qui ricordare il sublime Hans Hotter. Il maestro Baremboim dà una lettura esperta e precisa del dramma, pure a noi tocca dire che alla Scala è mancato il coraggio di assegnare questo “Tristan” (con atto rivoluzionario) a un maestro italiano. E sì che interpreti sommi ne furono (a tacere di Martucci), giganti come De Sabata e il sommo Marinuzzi! Un nome solo s’imponeva in ciò: quello del maestro Nello Santi”.

    Chapeau!

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  26. amfortas 10 dicembre 2007 alle 8:47 pm

    Princy l’aggettivo equilibrato riferito a me è un ossimoro.
    Grazie, comunque 🙂
    Gabrilu, hai ragione da vendere, a mio parere, però è giusto dare voce a tutti, se si può.
    A questo proposito su OperaClick un forumista ci ha tirati dentro in una beffa colossale: ha scritto una recensione e ci ha detto che era stata pubblicata su di un fantomatico giornale napoletano ( La Voce di Napoli) dall’orrido Paolo Isotta.
    Un falso meraviglioso! Ci siamo caduti tutti 🙂
    Lo copio qui perché mi ha ricordato un’altra beffa, questa volta mia e che aveva un obiettivo diverso (Berlusconi).
    La puoi leggere qui.
    Questa invece la fantarecensione del forumista di OperaClick:

    “Il critico che debba rendere conto dello spettacolo di iersera alla Scala si trova davanti a un difficile compito e a un’amara realtà: non potere egli far tacere le voci dei ricordi in che la sua mente erra nel riudire il dramma che più si è avvicinato al connubio difficillimo tra poesia e musica che, lungamente vagheggiato dall’Occidente, fu dato compiere al Sommo Riccardo. Più ampiamente darò contezza della messinscena, ispirata-hélas- al più trito brechtismo anni 70. Ricordo al lettore aver voluto Wagner in principio affidare il Suo dramma alla lingua italiana e aver disegnato la linea vocale di che esso dramma è intessuto pensando espressamente alla vocalità italiana (massime belliniana) che solo i cretini credono Egli aver detestato. La signora Meier sembra sola tener conto di questa realtà storica; senza di che, non si dice interprete, ma semplicissimo esecutore, al “Tristan” accostarsi non può . Ella non canta, ma “possiede” la parte come nessun altra artista da noi mai udita: forse la sola Giuseppina Cobelli poté far tanto in un “Tristano” storico che ognuno conosce. La signorina De Young possiede buona voce, ancorché affetta da spiacevole vibrato: ella ci ha riportato nel lontano 1949 quando a noi, nel ventre materno, non nati, ma nascituri, fu dato intendere nella città della Laguna in che il Sommo morì, la più grande Brangania mai stata: Fedora Barbieri, purtroppo dialogante con una Greca Urlatrice che da allora infestò, e tuttavia infesta coi suoi fanatici ammiratori, la storia della vocalità. Il tenore Ian Storey non è all’altezza del ruolo, difficillimo tra quelli wagneriani, di Tristan. Gerd Grochowski è un Curvenaldo di piacevolissimo aspetto, abbenché egli sia dagli autori dei figurini abbigliato come un qualsiasi “sociale” reduce da una notte in discoteca; la voce ha da maturare in ispecie nel legato, pure egli convince. Matti Salminen è un Re Marco che nulla ha da invidiare ai più grandi, tra i quali ci piace qui ricordare il sublime Hans Hotter. Il maestro Baremboim dà una lettura esperta e precisa del dramma, pure a noi tocca dire che alla Scala è mancato il coraggio di assegnare questo “Tristan” (con atto rivoluzionario) a un maestro italiano. E sì che interpreti sommi ne furono (a tacere di Martucci), giganti come De Sabata e il sommo Marinuzzi! Un nome solo s’imponeva in ciò: quello del maestro Nello Santi”.

    Chapeau!

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  27. utente anonimo 11 dicembre 2007 alle 11:55 pm

    leggendoti mi rendo conto quanto ignorante sono riguardo l’opera lirica.

    bella la tua recensione.

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  28. utente anonimo 11 dicembre 2007 alle 11:55 pm

    leggendoti mi rendo conto quanto ignorante sono riguardo l’opera lirica.

    bella la tua recensione.

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  29. rodolfo53 12 dicembre 2007 alle 10:47 am

    Grazie Amfortas per la bella recensione. Per i dubbiosi su Wagner ecco una citazione di un autore che con Wagner non è certo stato tenero, Th. W. Adorno. Ecco che cosa scrive sul Tristano alla fine del suo saggio su Wagner:
    “Le parti febbrili nel terz’atto di Tristan contengono musica nera, scabra, dentellata, che non tanto dipinge la visione quanto la smaschera. La musica, la più incantatoria di tutte le arti, impara a spezzare l’incantesimo di cui essa stessa avvolge tutte le figure… Le figure che nella partitura di Tristan seguono le parole “il terribile filtro” [nel Terzo atto, n.d.RR] … dicono che l’amore e la felicità sono falsi nel mondo in cui viviamo e che ogni potenza d’amore è passata al suo opposto. Ma a chi potesse strappare alle onde frastornanti dell’orchestra wagneriana tale metallo, il mutato suono potrebbe offrire la consolazione che ad onta di ebbrezza e fantasmagoria tenacemente ricusa. In quanto esso parla l’angoscia dell’uomo abbandonato potrebbe agli abbandonati significare soccorso, e tornare a promettere ciò che l’originaria protesta della musica promise: Vivere Senza paura”.

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  30. rodolfo53 12 dicembre 2007 alle 10:47 am

    Grazie Amfortas per la bella recensione. Per i dubbiosi su Wagner ecco una citazione di un autore che con Wagner non è certo stato tenero, Th. W. Adorno. Ecco che cosa scrive sul Tristano alla fine del suo saggio su Wagner:
    “Le parti febbrili nel terz’atto di Tristan contengono musica nera, scabra, dentellata, che non tanto dipinge la visione quanto la smaschera. La musica, la più incantatoria di tutte le arti, impara a spezzare l’incantesimo di cui essa stessa avvolge tutte le figure… Le figure che nella partitura di Tristan seguono le parole “il terribile filtro” [nel Terzo atto, n.d.RR] … dicono che l’amore e la felicità sono falsi nel mondo in cui viviamo e che ogni potenza d’amore è passata al suo opposto. Ma a chi potesse strappare alle onde frastornanti dell’orchestra wagneriana tale metallo, il mutato suono potrebbe offrire la consolazione che ad onta di ebbrezza e fantasmagoria tenacemente ricusa. In quanto esso parla l’angoscia dell’uomo abbandonato potrebbe agli abbandonati significare soccorso, e tornare a promettere ciò che l’originaria protesta della musica promise: Vivere Senza paura”.

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  31. amfortas 12 dicembre 2007 alle 7:01 pm

    Sc, vale anche per te il discorso che ho fatto a margie, non è questione d’ignoranza, ma di passione ( e poi lo ribadisco, tu sai 5 lingue, suvvia :-))
    Rodolfo, grazie del contributo.
    Tra l’altro, nel III atto citato, ieri il povero Storey, indisposto, sembra abbia fatto quasi scena muta, limitandosi ad accennare.
    Il suo agente ha detto che aveva problemi di ipertensione.
    L’indisposizione è stata annunciata prima dello spettacolo: non c’era un sostituto in jeans, come per Alagna lo scorso anno. (per la serie un Radames di scorta c’è sempre, ma un Tristan no)

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  32. amfortas 12 dicembre 2007 alle 7:01 pm

    Sc, vale anche per te il discorso che ho fatto a margie, non è questione d’ignoranza, ma di passione ( e poi lo ribadisco, tu sai 5 lingue, suvvia :-))
    Rodolfo, grazie del contributo.
    Tra l’altro, nel III atto citato, ieri il povero Storey, indisposto, sembra abbia fatto quasi scena muta, limitandosi ad accennare.
    Il suo agente ha detto che aveva problemi di ipertensione.
    L’indisposizione è stata annunciata prima dello spettacolo: non c’era un sostituto in jeans, come per Alagna lo scorso anno. (per la serie un Radames di scorta c’è sempre, ma un Tristan no)

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