Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria del Turco in Italia: ovvero

Non tutte le ciambelle riescono col buco, si dice…ed è vero!
Come avevo anticipato, venerdì al Verdi di Trieste si è svolta la prima del “Turco in Italia”, di Rossini.
Il Turco è un’opera che per molto, troppo tempo, è stata in qualche modo considerata come una specie di continuazione ideale della precedente “Italiana in Algeri”, o meglio, una sorta di rovesciamento in termini, tra l’altro di errata collocazione non solo geografica.
Ma il Turco è ben altro, rappresenta un passo in avanti perché è una commedia borghese, in cui i protagonisti non sono solo macchiette idealizzate, ma personaggi reali con una psicologia ben definita.
Insomma se è vero che entrambi i lavori hanno radici nella farsa del ‘700, il Turco ha un respiro più ampio, che porta in un discorso ideale sino al Falstaff di Verdi, e quindi al fine ‘800.
La differenza si coglie analizzando i comportamenti dei protagonisti.
Vediamo ad esempio i turchi in questione: il Mustafà dell’Italiana è un turco stereotipato, da cartolina illustrata, una maschera. Il Selim del Turco è invece un principe che quando vede le coste italiane si emoziona e canta estasiato:
 
Bella Italia, alfin ti miro,
Vi saluto amiche sponde;
L’aria, il suolo, i fiori, e l’onde
Tutto ride e parla al cor.
Ah! Del cielo e della terra,
Cara Italia sei l’amor.
 
È una persona civile e scomoda, perché la sua presenza farà da cartina di tornasole all’ipocrisia borghese di un matrimonio che si regge sulla noia di un ménage familiare stanco.
Ancora più evidenti, le disparità caratteriali tra Isabella e Fiorilla.
La prima è la classica eroina idealizzata tout court, la sua controparte no, accidenti: vive, soffre, s’incasina e poi cerca di rimediare e (forse) ci riesce.
S’accorge, a sue spese, dell’opportunismo degli amici e riflette:
 
Falsi amici, voi pur mi lasciate!
Ah! Comincio a conoscervi appieno.
Voi restate, se il cielo è sereno,
Voi fuggite se nero si fa.
 
Altre differenze sostanziali ci sono, ovviamente, anche sul lato squisitamente musicale, ma non è questa la sede opportuna per affrontarle.
A questo punto (forse) chi legge si chiederà: “Ok, ma com’era ‘sto Turco”
Dipende.
La prima è stata disastrosa, per tantissimi motivi: un direttore, Antonello Allemandi, soporifero e pesante. Uno dei protagonisti, Paolo Bordogna (Don Geronio) che mi ha fatto vedere tutto quello che odio nelle caratterizzazioni dei personaggi buffi di Rossini: urla, cachinni, mossette da avanspettacolo di provincia.
Una ragazzina (bravissima, a mio avviso, in linea teorica) come Alessandra Marianelli alle prese con un personaggio complesso qual è Fiorilla, incapace di coglierne la sensualità ed il tormento interiore e di tradurlo in un’interpretazione plausibile: il regista Antonio Calenda? Dov’era?
Nella pomeridiana del giorno dopo, nonostante il direttore ed il resto, c’era una Fiorilla vera, Silvia Dalla Benetta, forse meno dotata dal punto di vista tecnico, ma che per questioni anagrafiche e d’esperienza professionale sa che vuol dire sedurre, piangere, interpretare.
Ed è stato subito Rossini, sicuramente non un Rossini storico, ma civile e di buon gusto.
Ad ulteriore dimostrazione che anche nella Lirica non contano i nomi, ma le persone che salgono sul palcoscenico.
Buona settimana a tutti e grazie a chi è arrivato alla fine di questo mio post. (smile)
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8 risposte a “Recensione semiseria del Turco in Italia: ovvero

  1. utente anonimo 14 gennaio 2008 alle 1:30 pm

    “…per questioni anagrafiche e d’esperienza professionale sa che vuol dire sedurre, piangere, interpretare…”
    Considerato che mercoledì ormai è qui, e che la prossima settimana sembra ci sia una cena picicicciole… beh grazie per questa frase.
    Sì lo so che non era per me, ma sono o no una che si gira le cose come meglio le aggrada? *^____^

    La giovane ancora per poco (!!!) Margot

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  2. utente anonimo 14 gennaio 2008 alle 6:06 pm

    merhaba!

    nasilsin?

    arkadasiyim, ben iyim!

    ahhhh non so più scrivere il turco. peccato! una volta ero bravetta. cmq è l’unica cosa che posso dire riguardo il tuo post, siccome non conosco l’opera.

    vergogna lo so.

    salutone.

    lune

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  3. keroppakerokero 14 gennaio 2008 alle 11:42 pm

    e io attendevo notizie sull’interpretazione… proprio del Turco ma di lui non dici nulla mi devo preoccupare? 😉

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  4. utente anonimo 15 gennaio 2008 alle 1:24 am

    Caro amfortas, passo per lasciarti un saluto carissimo! so che non c’entra molto, ma sono reduce da un’esperienza straordinaria, un concerto all’auditorium di roma (paolo fresu). Un luogo magico. elena

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  5. utente anonimo 15 gennaio 2008 alle 9:42 am

    Ciao, stasera vado a vederlo, intanto ti comunico che s. ( nel commento al post del 20 dic.) sta per sara.

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  6. amfortas 15 gennaio 2008 alle 9:56 am

    margie, non è che puoi rivoltare a tuo favore ogni cosa che scrivo eh? 🙂 (prrrr)
    lune ciao, pure il turco conosci??? E fanno non so più quante lingue!
    Kero, il tuo turco è stato bravino, ma l’ho trovato un po’ affaticato: è sempre molto elegante e di gran gusto comunque.
    Elena, grazie del passaggio…sai che non conosco nulla di Fresu?
    Sara, spero ti diverta, con il secondo cast sentirai la Dalla Benetta, fammi sapere se ti è piaciuta…(sì, non è che ora che conosco il tuo nome ne so di più) ma va bene così…spero solo di non fare qualche brutta figura con una persona che conosco…l’età ormai avanza 🙂

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  7. Princy60 15 gennaio 2008 alle 12:45 pm

    Per fare certe cose, ci vogliono le palle! ;-)***

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  8. amfortas 16 gennaio 2008 alle 11:29 am

    Princy, giusto ieri ho riascoltato tuo padre, proprio nella Maria Stuarda:-) e non dico altro.

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