Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La Forza del Destino a Montecarlo.

Allora, venerdì 25 gennaio…
… sono stato a vedere “La Forza del Destino”, nella splendida “Salle des Princes” del funzionale ed avveniristico Forum Grimaldi di Montecarlo.
Si trattava di una coproduzione di quattro teatri: Opéra Royal de Wallonie, Opéra de Marseille, Opéra-Théâtre d’Avignon e Opéra de Vichy.
“La Forza del Destino” ha fatto, e fa ancora, discutere molto la critica musicale: motivo del contendere, la circostanza che Verdi scrisse una prima versione per il teatro di San Pietroburgo nel 1862 e poi, insoddisfatto del risultato drammaturgico musicale, apportò modifiche sostanziali per la versione scaligera del 1869.
Io, che sono un semplice appassionato, mi limito ad osservare che nella corrispondenza di Verdi di cui c’è rimasta traccia, il Maestro considera inequivocabilmente definitiva la seconda versione, e lascio alla critica togata le disquisizioni teoriche.
Conta che è, a dispetto della fama iettatoria, una delle opere che amo di più in assoluto. (ehm…Daniela Dessì, ha saltato la terza recita, per un’improvvisa indisposizione)
Nel cast, d’assoluto rilievo internazionale, facevano spicco i debutti di Fabio Armiliato quale Don Alvaro e di Daniela Dessì nei panni di Leonora.
Sono stati entrambi bravissimi e, tra l’altro, ho avuto occasione di conoscere questi due artisti personalmente, in quanto, molto gentilmente, si sono prestati a farsi intervistare da un “signor nessuno” come me.
Ringrazio ancora una volta i boss di Operaclick, Danilo Boaretto e Roberto Chiarelli, per le opportunità che continuano ad offrirmi.
Fabio Armiliato, lo ricordo ai non addetti ai lavori, è un tenore reclamato ovunque nel mondo da qualsiasi Direttore Artistico ma, soprattutto, è una persona simpatica e disponibile, un ragazzaccio cresciutello (di età, ha un paio di anni meno di me) che ad un certo punto dell’intervista era preoccupato perché si stava facendo tardi, e rischiava di perdersi la partita della Sampdoria in televisione. (smile)
Daniela Dessì è altrettanto simpatica e disponibile, ed è, a mio sindacabilissimo parere, il miglior soprano lirico spinto del dopo Freni. (insomma, se non sapete chi è Mirella Freni è un problema vostro eh? E comunque c’è Google!)
Entrambi gli artisti, che fanno coppia anche nella vita reale, sono stati bravissimi. Anzi, sono stati eccezionali, perché bisogna dire le cose come stanno.
Nell’ultima “Forza” che ho sentito, a Firenze (per radio, ok), i protagonisti erano Marcello Giordani e Violeta Urmana, mica pizza e fichi, come diciamo qui a Trieste (sì, come no!), e vi assicuro che il paragone non si pone neanche, pur con il dovuto rispetto per i suddetti artisti.
Fabio e Daniela hanno gareggiato durante tutta l’opera per contendersi la palma di trionfatore della serata, credetemi. È finita in parità, ma non con uno di quei “0-0” calcistici che annoiano a morte, diciamo che è stato un pareggio a suon di gol.
E che gol! L’interpretazione ricca di sfumature di Fabio della famosa aria “Oh tu che in seno agli angeli” (per tacere del recitativo, se possibile ancora migliore); la continua esibizione (in senso buono) di pregevolezze tecniche di Daniela nell’ altra aria terribile “Pace, pace mio Dio”, quasi alla fine dell’opera. Un “Madamina il catalogo è questo” di che significa cantare ed interpretare.
E non mi dilungo inutilmente, perché so che i miei lettori s’annoiano.
Verdi, per quest’opera, lo si evince dalla corrispondenza che ci ha lasciato, pretendeva sei (!) primi cantanti, ed ha disseminato la partitura di suggerimenti interpretativi, che vanno assolutamente seguiti per rendere psicologicamente i personaggi.
Ebbene, anche gli altri artisti, seppure ad un livello inferiore dei mattatori Armiliato e Dessì, si sono dimostrati all’altezza.
Carlos Almaguer, baritono messicano, era nei panni di Don Carlo: gran voce, ma poca finezza interpretativa, pochi colori, come si dice in gergo. Comunque più che sufficiente la sua prestazione.
Padre Guardiano, personaggio molto difficile da interpretare, è stato impersonato benissimo da Paata Burchuladze, che ha regalato la sua prestazione più consapevole da molto tempo a questa parte.
Lola Casariego era Preziosilla, personaggio controverso, che il mezzosoprano spagnolo ha tratteggiato con giusta vivacità e senza scadere in una platealità artificiosa.
Per Roberto De Candia voglio spendere un aggettivo un po’ ridondante, ma che trovo appropriato: perfetto.
Di buon livello anche tutti gli altri artisti, che hanno contribuito insieme al Coro al successo di quest’allestimento e meritano la citazione per il gusto e l’impegno profusi.
Il mezzosoprano armeno Karine Ohanyan (Curra), il baritono belga Pierre Doyen (Un Alcade), il tenore francese Guy Gabelle ( Trabuco), il basso Roger Joakim ( Un Chirurgo) e da ultimo, meritevole di una citazione particolare per la grande presenza scenica ed autorevolezza, il basso Enzo Capuano (Il Marchese di Calatrava).
La direzione di Alain Guingal è stata molto buona, perché ha accompagnato e sostenuto con precisione i cantanti senza soverchiarli mai con clangori o sonorità eccessive, ed in un’opera come questa, è già gran merito. Il direttore m’è parso voler privilegiare il lato romantico della partitura, ed è una lettura forse un po’ limitativa ma sicuramente corretta.
Una serata da ricordare.
Un saluto a tutti gli amici che hanno avuto la pazienza di arrivare fino in fondo.
 
 
 
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15 risposte a “La Forza del Destino a Montecarlo.

  1. utente anonimo 1 febbraio 2008 alle 12:33 pm

    Mi limito ad essere contenta che tu sia uscito di casa e sia arrivato fin lì. Molto contenta.

    Margot :o)

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  2. utente anonimo 1 febbraio 2008 alle 8:04 pm

    Ho letto il tuo commento ed ho riferito alla mia nipotina. Era la prima volta che vedeva un’opera e le è piaciuto moltissimo.
    Sfido che Fabio Armiliato è simpatico, se è tifoso della Sampdoria…
    Cari saluti a te e alla ex-Ripley

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  3. annaritav 1 febbraio 2008 alle 8:18 pm

    Very interesting! Ma che cos’è questa storia della fama iettatoria? Sono curiosa… buona serata, Annarita.

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  4. utente anonimo 1 febbraio 2008 alle 9:26 pm

    Montecarlo! Bel giro. Io ricordo l’acquario (una vita fa) con 2 orate enormi. Me le vedevo infiocinate e poi cotte a puntino.
    ciao dal pèolpo

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  5. mu 2 febbraio 2008 alle 8:28 am

    (apperò… non sapevo che Montecarlo avesse il fuso orario avanti di un mese… ;))

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  6. amfortas 2 febbraio 2008 alle 8:53 am

    margie, se non esco spesso avrò i miei motivi…non ne usciamo sai? Non ne usciamo.
    Ariela, mi fa piacere che la nipotina si sia divertita…speriamo che ora si appassioni 🙂
    Annarita, sono successe cose inquietanti, in tanti anni.
    E poi l’ambiente teatrale è piuttosto sensibile alla superstizione.
    Comunque, quando ho tempo, t’informo meglio 🙂
    Octopus, ci sono stato, c’erano orate giganti e pure dentici da paura.
    Una murena ha cercato di azzannarmi, ed ha ricevuto una pacca sulla testolina da ex-Ripley.
    Giorgia, ehm…è che sono ancora sotto choc per l’ambiente molto raffinato…
    Grazie, ora correggo 🙂

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  7. qualcosadime 2 febbraio 2008 alle 12:30 pm

    Alice**

    “Alcune cose saranno sempre più forti del tempo e della distanza: seguire i propri sogni e imparare a essere se stessi, condividendo con gli altri la magia di quella scoperta.”

    Sergio Bambarèn

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  8. filorosso 2 febbraio 2008 alle 5:32 pm

    E’ probabile che la vista non mi funzioni più come una volta: una recensione totalmente positiva…?
    Accipicchiola.
    baci, filo

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  9. amfortas 2 febbraio 2008 alle 6:11 pm

    Alice, grazie.
    Filo, strano, ma vero.
    Approfitto del tuo commento per segnalare che mi è stato riferito di una prestazione piuttosto negativa di Paata Burchuladze, nelle 2 recite successive.
    Confermata invece, da più parti, la bella prestazione degli altri (a parte la terza recita, nella quale Daniela Dessì è stata sostituita da un altro soprano, perché indisposta)
    Ciao!

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  10. utente anonimo 2 febbraio 2008 alle 6:25 pm

    ti incollo qui la risposta da me al tuo quesito su Berio:

    amfiiii… (come direbbe la Litizzetto)!!!.. non era una sinfonia…
    Ti riporto esattamente cosa ho ascoltato a palla all’Ipercoop (copio dalla copertina del CD):

    Amadeus Novecento
    Luciano Berio
    Folk Songs per mezzosoprano e sette esecutori

    buon ascolto da flavia/ingeborg

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  11. utente anonimo 3 febbraio 2008 alle 10:51 am

    Beh, tu hai parlato della forza del destino a Montecarlo, io della forza del destino a… scuola!
    Buona domenica, Amfortas
    Ghismunda

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  12. Moher66 5 febbraio 2008 alle 2:37 pm

    Certo che sono arrivata fino in fondo.
    Interessante, c’è sempre da imparare qui 🙂
    Ciao
    Elena

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  13. amfortas 5 febbraio 2008 alle 3:49 pm

    Flavia, non ho mai sentito, te lo confesso, le folk songs di Berio.
    Rimedierò.
    Ghismunda, passato sono, e vidi.
    Elena, troppo buona, grazie, hai letto l’articolo su Rotocalco? 🙂

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  14. utente anonimo 20 giugno 2008 alle 5:04 pm

    Scusa ma io penso che la tua critica e un puo forte,tutti abbiamo sentito la qualita di Carlos Almaguer e un gran BARITONO ma forse come e messicano e tu italiano solo essistono vostri cantanti,ci piaccerebbe avvere in italia una voce di questa aqualita e non solo in italia,lui e un barvo artista,scusate mia scritura in italiano ma,io non sono italiana ma per fare capire un puo,ciao.

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  15. amfortas 20 giugno 2008 alle 5:42 pm

    anonima, il mio non è un parere tanto negativo, anzi.
    Dico solo che l’intepretazione di Almaguer m’è parsa monocorde, non nego che abbia una voce potente e bella.
    Non tiriamo in ballo nazionalismi, ché proprio non è il caso, almeno per quello che mi riguarda.
    Se hai voglia leggi le mie recensioni e vedrai che non ne faccio mai una questione di nazionalità, ma di qualità.
    Ciao e grazie, comunque.

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