Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Mascagni e Federico Tiezzi.

Sono impossibilitato, dal punto di vista intellettuale, ad esercitare la nobile e frequentatissima arte del pregiudizio.
Ieri sera, una volta di più, mi sono accorto che tale mia inadeguatezza è in realtà un valore aggiunto.
L’opera Iris di Mascagni, ma il discorso vale per tutto un movimento che qui, per amor di chiarezza e semplicità, chiameremo verismo musicale, è stata a lungo guardata con malcelato sospetto da una certa ala oltranzista della sinistra intellettuale italiana.
Questo atteggiamento è stato dettato anche (ma non solo) dalle vicende personali di molti Compositori, che sono vissuti all’epoca del ventennio fascista e, in qualche modo, sono stati contigui a quell’ideologia aberrante.
Ora, posto che è del tutto legittimo che non piaccia l’Iris, come è altrettanto legittimo che non incontri il favore di qualcuno l’Aida o il Don Giovanni, è invece assolutamente idiota che non piaccia un’opera lirica, ma direi l’Arte in generale, perché è stata composta da Mascagni o altri in quanto rappresentanti presunti di un’ideologia.
Se ne deduce che chi, per default, diciamo così, disprezza una forma di comunicazione artistica, è una persona intollerante, ignorante.
L’intolleranza è il primo passo verso il razzismo, in senso lato. L’ignoranza è la Madre di Tutte le Disgrazie. Il razzismo e l’ignoranza portano inevitabilmente all’emarginazione del diverso ed alla ghettizzazione del dissenso.
Il pre-giudizio è in nuce fascismo.
Bene, questo concetto elementare ed espresso in modo rozzo, mi serve per affermare con forza che ieri sera, al Verdi di Trieste, il teatro ha vinto sulla chiacchiera da salotto radical chic.
Mi sono emozionato, non poco, a vedere rappresentata l’Iris di Mascagni, in uno splendido allestimento del regista Federico Tiezzi.
In questo mondo che vive delle ombre che si celano tra le pieghe di contraddizioni contraddette, nel quale far finta di essere sani è l’unica risposta all’esigenza di guarire dalla salute e non dalla malattia, ho fatto il mio piccolo passo avanti verso la rigenerazione.
Grazie Svevo. Grazie Gaber. E grazie a Mascagni.
(quasi quasi mi candido)
 
 
 
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24 risposte a “Mascagni e Federico Tiezzi.

  1. utente anonimo 13 febbraio 2008 alle 3:42 pm

    Pare che Amfortas sia indispensabile?
    E via subito una bella moratoria… magari contro le campagne elettorali italiane, che sono un crimine contro l’intelligenza.

    Felice che tu abbia passato una bella serata. :o)

    La richiedente nazionalità svizzera Margot

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  2. utente anonimo 13 febbraio 2008 alle 4:25 pm

    Ah che soddisfazione, vince l’Arte! Su tutte quelle arie, i pregiudizi pro e contro, la political-correctness, e tutta la roba nauseabonda di contorno.
    Mi viene da dire solo questo: sei troppo forte
    :-))
    Elena

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  3. utente anonimo 13 febbraio 2008 alle 4:48 pm

    Io poi ci ripenso, eh scusa, lo so che non è bello, ma tanto basta avere un portamento elegante e passa la paura.. :), ma tu dici che essere intellettualmente impediti all’esercizio dei pregiudizi è un vantaggio? Io non ne sono tanto sicura. Forse si. Sarà mica anche questo però che rende “Inadatti al volo?”..:)
    Elena

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  4. amfortas 13 febbraio 2008 alle 6:42 pm

    margie, mi voteresti? (uhahah)
    Elena, sei troppo buona.
    Il fatto è che io proprio la spocchia, tra l’altro assai spesso del tutto ingiustificata, non la sopporto.
    E te lo dice uno che è spocchioso, sia chiaro. ( a proposito di contraddizioni…)

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  5. megbr 14 febbraio 2008 alle 9:31 am

    concordo.. come quei cretini che hanno osteggiato l’invito degli scrittori di israele alla fiera di Torino… mater imbecillorum … 🙂

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  6. calaminta 14 febbraio 2008 alle 11:02 am

    “Sono impossibilitato, dal punto di vista intellettuale, ad esercitare la nobile e frequentatissima arte del pregiudizio”

    Bellissima questa, me la presti? 😛
    Finalmente hai capito che l'”inadeguatezza” che ti attribuisci o ti attribuiscono, come hai scritto, è un valore aggiunto e perciò più che di inadeguatezza parlerei di originalità e peculiarità 🙂
    Ciao Amfortas!
    Flo

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  7. utente anonimo 14 febbraio 2008 alle 11:06 am

    IL pregiudizio è l’arte più utilizzata più reclamizzata, non se ne può più eppure imperversa in tutti i salotti, persino in quelli buoni, a destra, a sinistra, al centro, in alto, in basso…non c’èdi che stare allegri ma se per una sera, anche una sola ha vinto la vera Arte, non posso che gioirne!

    IO potrei votarti….forse…non so….magari sei un pò fazioso… prrrrrrrrrrr!

    Grisù

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  8. Princy60 14 febbraio 2008 alle 12:18 pm

    Più che altro, sono degli imbecilli. Amfortas for president!;-)***

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  9. utente anonimo 14 febbraio 2008 alle 12:59 pm

    Anche in letteratura è lunga la lista dei pre-giudizi che ostacolano la scoperta autonoma e il libero apprezzamento delle opere di certi autori o che, al contrario, impongono come capolavori opere piuttosto ordinarie di certi altri. responsabile di ciò è in parte la scuola, che tramanda canoni consolidati e pre-giudicati. Forse è per questo che bisognerebbe utilizzare al minimo i manuali e andare direttamente ai testi, “sentire” loro che cosa hanno (o non hanno) da dirci e non quello che altri hanno detto o scritto su di loro. E dietro la fabbricazione e la trasmissione dei pre-giudizi si nascondono, in genere, raffinate operazioni di potere e di controllo…
    “Sapere aude!”: ti piace come motto per la tua candidatura?
    Ciao
    Ghismunda

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  10. utente anonimo 14 febbraio 2008 alle 2:27 pm

    le tue parole trovano una triste conferma da chi “ascolta” i commenti altrui… erano presenti anche coloro che non hanno visto Iris, ma che vomitavano sentenze contro Mascagni.
    Io mi sono lasciata rapire dagli ideogrammi e sfiorare dalle stoffe, preziosissime, quanto vorrei fare una passeggiata tra gli alberi rosa mentre il coreano che interpreta Osaka mi canta “apri la finestra”… Possono dire ciò che volgono, ma iris vive sul palco del verdi, ed è stupenda…
    sara

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  11. amfortas 14 febbraio 2008 alle 4:59 pm

    megbr…sempre pregna est?
    Sarò presto in utroque dottore, che di studio ancor poco mi manca… 🙂
    Flo, ognuno ha le proprie doti 🙂
    Certo che te la presto, mi copiano post interi, vuoi che non presti una frase a chi me la chiede? 🙂
    Grisù intanto bentornata. Poi, insomma, per me i salotti buoni sono verminai…ma so che intendevi la stessa cosa 🙂
    Marina solo President? io punto a diventare Capo del Mondo 🙂
    Ghismunda i casi sono molti in ogni disciplina, ahimé.
    Una specie di persecuzione, penso a Celine, per esempio.
    Il motto potrebbe piacermi, immagino, ma non conosco il francese :-).
    In effetti, non è male, approvato.
    Sara, pensa che questo post è stato scritto su ispirazione, diciamo così, di un paio di cretini che avevo dietro di me in platea, i quali, detto per inciso, erano entrati aggratis invitati dal teatro.
    Continuavano a ripetere “Che schifezza, che schifezza” e non avevano mai, per loro stessa ammissione, messo piede in un teatro d’opera.
    Conosci il tipo, vero? :-), è lo stesso triestino del no se pol, solo più idiota.

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  12. Giuliano95 14 febbraio 2008 alle 9:01 pm

    Caro Amfortas, sono trent’anni che cero di farmi piacere Mascagni, e non ci sono mai riuscito. Mi tengo stretto Puccini e salto direttamente a Britten e a Berg, e a Stravinskij e Sciostakovic – caso mai Respighi…
    Però capisco il senso di quanto hai detto, e in linea di massima concordo.
    Mi sono digerito dei gran mattoni, ma con Mascagni non ce l’ho fatta.

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  13. amfortas 15 febbraio 2008 alle 8:43 am

    Giuliano, la tua è una posizione condivisibile, sicuramente.
    L’ho detto nel post, chiunque può dire che l’Iris (o altro) non è si suo gradimento, ma non per partito preso.
    Ad esempio, tra i film di Kubrick, tanto per restare ad un argometo che ti è caro, a me non piace particolarmente Barry Lyndon…però l’ho visto 5 volte almeno, e forse di più 🙂
    Ciao, appena ho un minuto linko il vostro bellissimo blog.

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  14. Giuliano95 15 febbraio 2008 alle 10:09 am

    Io ascolto di tutto, così ho imparato dal ’68: avere curiosità, leggere anche libri che sono dei mattoni spaventosi, o almeno provarci. Poi è arrivata la tv commerciale…
    (io nel ’68 avevo dieci anni, anzi nove e mezzo).
    A proposito, Amfortas quale? Io trovo meraviglioso van Dam nell’incisione di Karajan, anche dopo tremila ascolti, ma non è l’unico.
    saludos
    Giuliano
    (con la musica di Full Metal Jacket avrei grossi problemi…)

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  15. utente anonimo 15 febbraio 2008 alle 11:28 am

    Odio i pregiudizi ed a ragion veduta visto quello che si dice della sicilia e dei siciliani (ed io lo nacqui!) e quindi non posso che essere d’accordo con te. Prima di darti il mio voto, però, vorrei sapere con chi intenderesti allearti…;)

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  16. utente anonimo 15 febbraio 2008 alle 11:30 am

    ero io prima…
    come alice

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  17. amfortas 15 febbraio 2008 alle 11:43 am

    Giuliano, io ho un debole per Thomas Stewart, con Knap già nel 1961 a Bayreuth.
    Poi oltre a Van Dam, che piace molto anche a me, direi, nell’ordine: George London (Knap 1951), Eberhard Waechter (HvK 1961), Bernd Weikl (Stein 1981).
    Dirai: E DFD?.
    Non mi piace in nulla di quello che fa…posizione questa, che mi è costata crocifissioni multiple, in più occasioni.
    Per me è autoreferenziale, nel senso che non canta mai Amfortas o Macbeth o Rigoletto, ma rifà sempre se stesso, il Grande Dieter Fischer Dieskau.
    Unica eccezione, il suo Wolfram.
    A me il ’68 ha insegnato solo, a posteriori, che si possono buttare alle ortiche grandi occasioni.
    Da allora, se proprio devo farmi del male, lo faccio da solo 🙂
    (ho citato a memoria, ci potrebbe essere qualche imprecisione sulle date, scusami)
    Ciao.

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  18. amfortas 15 febbraio 2008 alle 11:44 am

    Come Alice, sono gli altri che si devono alleare con me, io sono il futuro Capo del Mondo.

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  19. calaminta 15 febbraio 2008 alle 12:24 pm

    LOL, come.. ti copiano interi post?
    Non sapevo esistesse pure il furto di opere blogosferiche 😛

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  20. amfortas 15 febbraio 2008 alle 1:14 pm

    Flo, è successo molto spesso, in Rete, e non solo.
    Pensa che hanno accusato persino me di copiare me stesso, ignorando che il Paolo Bullo che scrive su Operaclick e l’Amfortas che si esibisce qui sono la stessa persona 🙂
    A Giorgia, recentemente hanno fatto proprio un mesto lavoro di copia e incolla.

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  21. Giuliano95 15 febbraio 2008 alle 5:19 pm

    DFD cantava meravigliosamente negli anni 50, con Furtwaengler nel Tristano e nei Lieder di Mahler. Poi, è vero – ma resta sempre grande.
    Mi stavo chiedendo: e Hans Hotter? Chissà se ha mai fatto Amfortas…
    saludos
    Giuliano
    (Giordano mi piace molto, soprattutto il primo atto dello Chenier. Leonka anche, soprattutto per “un nido di memorie”: me li ero dimenticati, ed eccoli qua.)

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  22. amfortas 15 febbraio 2008 alle 6:13 pm

    Giuliano, su DFD glisso elegantemente, è una questione di gusti, (tieni presente, per tornare al discorso iniziale, che ho una marea d’incisioni sue, ovviamente…).
    Nomini un nido di memorie da I Pagliacci, bene.
    Ascolta il Prologo cantato da Giuseppe Taddei (se già non lo conosci) e sappimi dire!
    Ciao.

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  23. utente anonimo 18 febbraio 2008 alle 9:52 pm

    Salve.
    Grazie ancora delle bellissime parole che ha dedicato alla prestazione del nostro Coro del Verdi di Trieste nell’opera Iris di Mascagni, da pochi giorni andata in scena. Grazie.

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  24. amfortas 19 febbraio 2008 alle 8:55 am

    Ehhh verrà pure il giorno che dovrò parlare male del Coro eh? 🙂
    Ciao!

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