Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Ernani, di Giuseppe Verdi: un approfondimento semiserio.

Ernani è stata una delle prime opere che ho ascoltato, anzi, forse è il lavoro che mi ha fatto scoccare la scintilla della melomania. Qualche volta i miei lettori (pochi) mi chiedono in privato approfondimenti sulle opere, specialmente di Giuseppe Verdi.
Beh, forse è il caso di accontentare qualcuno e, per una volta, di far accaponare la pelle alla maggioranza (strasmile).
Ernani, brevità e fuoco.
 
Dopo il successo ottenuto con “Nabucco” ed i “Lombardi”, a metà del 1800 il nome di Verdi era molto richiesto. In quegli anni, i poli operistici di rilievo dell’Italia settentrionale erano La Fenice di Venezia e La Scala di Milano.
Superate parecchie titubanze, il Compositore di Busseto decise di accettare l’offerta del marchese Nanni Mocenigo, che presiedeva il teatro veneziano.
Il contratto prevedeva due opere per la stagione di Carnevale e di Quaresima, una nuova di zecca ed un’altra che fosse una novità per Venezia.
Verdi era molto esigente non solo sul piano economico, ma costellava di “paletti” i suoi contratti, ponendo vincoli temporali tra una recita e l’altra, ad esempio. Allo stesso modo pretendeva di scegliere il librettista, che avrebbe dovuto attenersi strettamente alle sue direttive.
Inoltre, all’atto pratico, doveva considerare quali fossero i cantanti più adatti al repertorio e schivare le forbici della severa censura.
Fatte queste premesse, molti furono i soggetti, perlopiù provenienti dalla letteratura inglese, prima considerati e poi scartati: Re Lear, Il Corsaro di Byron (escluso per l’indisponibilità del baritono Ronconi), La Sposa d’Abido, Caterina Howard e I Due Foscari (giudicati troppo audaci dalla censura).
 
L’incontro con Francesco Maria Piave e l’Hernani di Victor Hugo.
 
In questo periodo Verdi ricevette una lettera da uno sconosciuto aspirante librettista, tale Francesco Maria Piave, che aveva conoscenze altolocate a Venezia. Costui aveva iniziato un lavoro sul soggetto di “Cromwell” di Victor Hugo, e chiedeva al Maestro un incoraggiamento a proseguire.
Rassicurato sulle qualità del giovane da Mocenigo, Verdi accettò la collaborazione, destinata a durare un ventennio.
Tra Verdi ed “il grazioso”, così fu soprannominato Piave da Giuseppina Strepponi, s’instaurò una nutrita corrispondenza, che ha permesso agli studiosi di intendere meglio la concezione verdiana di dramma musicale.
Piave, con il passare degli anni, si rivelò straordinario nel rendere concreto il concetto di parola scenica che aveva Verdi.
Dopo lunghe traversie il soggetto scelto fu “Allan Cameron”ma, a lavoro concluso, Verdi era insoddisfatto: si era innamorato di “Hernani”, dramma teatrale di Victor Hugo.
A giudizio del Compositore, il soggetto era ideale per una trasposizione musicale: vicende incalzanti, molta azione, sentimenti forti.
L’”Hernani” era stato rappresentato a Parigi nel 1830, ed aveva colto un successo clamoroso.
I nobili personaggi protagonisti sono combattuti tra Amore ed Onore e, in nome di questi sacri principi, si trasformano, a dispetto dell’alto lignaggio che suggerirebbe comportamenti più soft, in uomini straordinariamente egoisti, possessivi, disposti a tutto pur di trionfare sui rivali.
La povera Doña Sol (l’Elvira di Piave) è solo un oggetto da esibire come prova del proprio trionfo.
In realtà, l’unico vincitore è Don Carlo, che diviene imperatore ed è capace di un gesto distensivo, il perdono dei cospiratori.
Tutti gli altri sono sconfitti.
Ma torniamo a Piave che, nel frattempo, aveva ultimato il libretto di “Allan Cameron”, diventato, per sfuggire alla censura, “Cromwell”.
Il librettista riceve l’ordine, da parte di Verdi, di lavorare sul dramma “Hernani” attenendosi il più possibile al testo teatrale che il Maestro, come già detto, amava molto. Probabilmente conosceva le traduzioni in italiano che erano già comparse nel 1832 e nel 1835, quest’ultima molto edulcorata specialmente nel finale.
Dal punto di vista storico musicale, la scelta del Maestro d’attenersi il più possibile al testo differenzia Verdi da Rossini e Donizetti, per i quali i soggetti drammaturgici e musicali erano spesso intercambiabili.
D’ora in poi, Piave deve fare i conti con le esigenze artistiche e musicali di Verdi, che non riesce a scegliere con sicurezza le parti d’assegnare ai cantanti. Si pensi solo che, in una certa fase della complicata gestazione, il ruolo di Ernani sarebbe dovuto essere interpretato da un contralto allora popolarissimo, Carolina Vietti, primadonna a Venezia.
Dopo tante peripezie il cast per la prima, il 9 marzo 1844, fu così assemblato:
 
Ernani: Carlo Guasco
Don Carlo: Antonio Soperchi
Don Ruy Gomez de Silva: Antonio Selva
Elvira: Sofia Loewe
Giovanna: Laura Saini
Don Riccardo: Giovanni Lanner
Jago: Andrea Bellini
 
Fu un successo clamoroso! Verdi fu definitivamente consacrato come genio musicale.
Victor Hugo protestò in quanto ritenne che il suo lavoro fosse stato troppo edulcorato dagli spunti più rivoluzionari ma, d’altro canto, la censura non la pensava certo così, visto che in molte città italiane consentì che l’opera fosse rappresentata solo a patto che si cambiasse il titolo.
Ecco allora che Ernani fu allestito, diciamo così, sotto mentite spoglie.
A Palermo diventò “Elvira d’Aragona”, a Napoli “Il Corsaro di Venezia”.
L’autentico valore storico di Ernani è ben preciso, e si deve ricercare nella distribuzione delle voci maschili, paradigmatiche della produzione verdiana.
Il basso è un uomo di principi incrollabili, spesso anziano.
Il tenore è giovane, innamorato, ardente, disperato.
Il baritono è nobile, ironico, riflessivo ma audace.
 
La Trama
 
Parte prima: Il Bandito.
 
La scena si apre su di un eremo, presso le montagne d’Aragona.
Qui Ernani, nobile divenuto bandito, sta con i suoi compagni di sventura.
Egli dichiara il suo amore per Elvira, ed afferma che se gli sarà negata, morirà di dolore. I suoi uomini gli offrono il loro appoggio.
La scena passa poi ad Elvira, che si trova nelle sue stanze presso il castello del futuro sposo e zio, Don Ruy Gomez de Silva.
Ella invoca l’amato Ernani, e manifesta la speranza che venga a portarla via. Invano, le ancelle le presentano i ricchi doni di nozze, e lei se ne va sdegnata.
Entra nel palazzo il Re Don Carlo, in incognito.
Elvira, avvertita dalla sua serva, rifiuta la sorprendente dichiarazione d’amore del Re e minaccia d’ucciderlo se non la lascia in pace.
Allarmate, le guardie irrompono nella stanza e nel frattempo, da una porta segreta, spunta Ernani.
I due uomini s’affrontano in un crescendo d’insulti e proprio a questo punto, allibito, entra il vecchio Silva che vuole immediatamente vendicarsi dei due seduttori.
Ora però, Don Carlo si appalesa per quello che è, il Re, e Silva deve chiedere scusa. Il sovrano spiega che è venuto solo per chiedere appoggio politico e con uno stratagemma salva dall’ira del vecchio anche Ernani.
 
Parte seconda: L’Ospite.
 
Mentre fervono i preparativi per le nozze tra Silva ed Elvira, è annunciato dalla servitù l’arrivo di un pellegrino. Il vecchio nobile l’accoglie nella sua casa: si tratta di Ernani, che rendendosi conto dell’imminenza dello sposalizio non sa trattenersi e, accecato dal furore e dalla gelosia, offre ad Elvira, quale dono nuziale, la propria testa. Contemporaneamente, avverte Silva che il Re lo bracca per questioni politiche.
Mentre il vecchio nobile organizza la difesa del castello, Ernani ed Elvira restano da soli, e dopo una breve schermaglia si abbracciano teneramente. Silva entra nella stanza, si vede tradito aldilà d’ogni dubbio ed esplode, ma è avvertito che il Re è entrato nel castello.
Silva, che vuole farsi giustizia da sé per lavare l’onta del tradimento, nasconde provvisoriamente Ernani in una stanza segreta.
Don Carlo sa che Ernani ha trovato rifugio nel castello ed intima a Silva di consegnarglielo, ma quest’ultimo rifiuta.
Allora Don Carlo si porta via Elvira e Silva fa uscire Ernani dal nascondiglio, pretendendo immediata vendetta.
Ernani gli rivela che il Re è loro rivale in amore, ed i due stringono un patto: uccidere il sovrano.
Ernani consegna a Silva un corno da caccia: una volta compiuto il regicidio, quando sentirà il suono dello strumento, s’offrirà alla vendetta di Silva.
 
Parte terza: La Clemenza.
 
Ad Aquisgrana, nella chiesa dov’è situato il sepolcro di Carlo Magno, sono riuniti gli elettori che dovranno decidere chi sarà il nuovo imperatore.
Don Carlo sa che c’è una cospirazione in atto e che nella stessa sala presto compariranno i traditori, guidati da Silva ed Ernani, così si nasconde proprio dietro al sepolcro.
La fortuna affida ad Ernani il compito d’uccidere il Re.
Tre colpi di cannone annunciano che Carlo è il nuovo imperatore. Trionfante, esce dal nascondiglio e fa arrestare tutti: i nobili saranno giustiziati, gli altri imprigionati.
Ernani allora chiede d’essere ucciso, in quanto nobile in esilio. Elvira però, che è entrata col seguito del Re, intercede con ardore in suo favore.
Carlo, appagato dal suo nuovo ruolo, si dimostra magnanimo, perdona tutti e benedice l’amore tra i due giovani.
 
Parte quarta: La Maschera.
 
Ernani, dopo il perdono del Re, può usare il suo vero nome, Don Giovanni d’Aragona, e festeggia nel palazzo avito le prossime nozze con Elvira.
Tra gli ospiti del ricevimento, s’aggira inquietante una maschera: è Silva.
Finita la festa, Ernani ed Elvira amoreggiano in terrazza, quando improvvisamente si ode il suono di un corno.
Silva reclama ed ottiene la vendetta che ha inseguito dall’inizio, nonostante un disperato tentativo dei giovani amanti d’ottenere il perdono.
Ernani mantiene la parola e s’uccide, Elvira sviene su di lui e Silva ottiene la sua mesta vittoria.
 
 
Ernani, i personaggi si rivelano subito.
 
Credo sia interessante notare come in quest’opera la concezione drammaturgica verdiana sia scoperta, rivelata.
I protagonisti sono subito connotati caratterialmente al loro primo apparire in scena.
Ernani è il capo di una banda di delinquenti, ma appare subito evidente che è lì per caso, che può vantare un’estrazione sociale diversa.
Mentre i suoi scherani giocano e bevono, Ernani invoca al proscenio il suo amore, Elvira, in una classica “cabaletta a sé”. Sostiene che Elvira è “come rugiada al cespite” che non è linguaggio di un rozzo bandito ma, soprattutto, dichiara che se non avrà il suo amore “morirà d’affanno”.
Un bandito vero non si sognerebbe mai di morire per amore di una donna, di donne ne ha quante vuole e non desidera legami duraturi.
Ernani è un giovane innamorato, di solidi principi, nobile, disperato e pronto a tutto: il tenore verdiano per antonomasia.
Allo stesso modo, Elvira assume i contorni paradigmatici dell’eroina. Ella può contare su di un ottimo matrimonio d’interesse, ma orgogliosamente non ne vuole sapere; al cuor non si comanda, Elvira è innamorata di un altro. È sola, triste nel suo rifugio dorato e lo dice nell’aria di sortita ( “Ernani, Ernani involami…”), per lei “antri e lande inospiti” saranno “nuovo Eden di delizie”.
È il soprano drammatico verdiano, romantico e disposto all’estremo sacrificio pur di coronare il suo sogno d’amore.
Don Carlo è un Re, un potente, un politico.
Il suo ingresso in scena è in incognito, e già quest’entrata dà la misura se non di una doppiezza morale, almeno del compromesso che accompagna “la ragion di stato”.
È un uomo intelligente, Don Carlo, sprezzante ed ironico, che si rifiuta anch’egli di accettare che Elvira gli preferisca un altro, ma non reagisce in modo avventato; sceglie d’essere tagliente: “ E un masnadiero fai superbo del tuo cor?”– dice ad Elvira.
Solo quando s’accorge della determinazione della ragazza ricorre alla forza e la porta via con sé, avvalendosi dell’impunità che il potere gli accredita.
Con il cugino Silva è ancora più crudele, e ricorre alla forza ed all’ironia insieme; schiera i suoi armigeri e lo prende anche in giro: “Vedi come il buon vegliardo or del cor l’ira depone”.
Poi però, una volta eletto imperatore, torna alla “ragion di stato” e, con consumata freddezza, prende una decisione squisitamente politica: il perdono offre sempre un buon ritorno d’immagine.
La voce di baritono, in una tessitura piuttosto alta, è l’ideale per rappresentare la discrasia tra gli slanci possessivi dell’uomo e la ragione dello statista.
Silva è forse il personaggio meno approfondito e variegato, dal punto di vista psicologico ma, nonostante questo, il suo incipit nell’opera lo descrive perfettamente. In quel “che mai vegg’io…” c’è il rancore soffocato dell’uomo tradito nell’onore, l’offesa al suo lignaggio, il disonore della sua casa.
È un uomo anziano, che crede di poter rinascere attraverso l’amore per una giovane donna: è ferito, vede nel giovane e vigoroso Ernani lo spettro della sua inadeguatezza sessuale. Quando si definisce “anziano” Silva, bisogna ricordare che siamo a metà del 1800 e che da dati storici Carlo aveva poco meno di vent’anni, come peraltro Ernani. Quindi Silva poteva essere poco più che quarantenne.
Un uomo così è pericoloso e monolitico nelle sue determinazioni, vuole solo una cieca vendetta; la sua è un’ossessione, sa che non potrà mai avere Elvira e quindi di non poter essere felice: allora che non lo sia neppure lei, ed il suo rivale muoia.
La voce di basso, dalle tipiche inflessioni tetre e cavernose, è la più adatta a descrivere questi sentimenti rancorosi ed autopunitivi.
Verdi ha la straordinaria capacità di inquadrare psicologicamente tutti i protagonisti dipanando una successione incalzante d’azioni e colpi di scena, senza che la tensione narrativa s’allenti.
La vicenda di Ernani, quindi, si sviluppa in due fasi: nella prima e nella seconda parte sono approfonditi i caratteri dei personaggi, che però sono in qualche modo già individuati dalle rispettive arie di sortita.
Con la terza parte, invece, appare un afflato più ampio, in cui i conflitti individuali lasciano posto, o almeno si confondono, con scenari storici più ampi.
Il linguaggio musicale di Verdi cambia in ragione di questo percorso, raggiungendo l’apice della magniloquenza nello straordinario coro “Si ridesti il Leon di Castiglia”, dalla valenza politica deflagrante nella Venezia di quei tempi.
Credo sia indispensabile segnalare l’importanza del Coro, che in più occasioni riscatta il ruolo di provenienza greca di commentatore esterno, e diventa quasi protagonista.
Vale la pena soffermarsi sulla provenienza storica di due cabalette rispettivamente per il basso ed il tenore, la prima ( “Infin che brando vindice” ) discretamente frequentata anche in tempi moderni, e l’altra che si può considerare quasi una rarità ( “Odi il voto” ).
La cabaletta di Silva è piuttosto difficile da collocare temporalmente in modo preciso: l’anno è il 1844, ma non c’è certezza se fu eseguita la prima volta a Vienna o a Milano.
In ogni caso, i motivi di queste aggiunte sono invece chiari.
La parte di Silva era prevista per un basso non di prima grandezza, un comprimario di lusso, ma, quando il grande Ignazio Marini fu scritturato per le recite viennesi e scaligere, pretese ed ottenne un’aria doppia e fu aggiunta appunto la cabaletta. Detto per inciso, di questo pezzo è ancora discussa la certa paternità verdiana.
Il percorso è abbastanza simile per l’aria per il tenore. Rossini in persona chiese a Verdi un pezzo per il celebre Nicola Ivanoff, all’esordio a Parma nel ruolo del titolo, sempre nel 1844.
Un’ultima considerazione.
Ernani, alla fine, è l’opera che lanciò Verdi quale grande compositore europeo e lo fece uscire definitivamente dagli angusti territori lombardo veneti, tanto che fu il suo primo lavoro ad essere tradotto in inglese, per esempio.
Ampliando un po’ il discorso, si può affermare che con Ernani Verdi si affaccia, a soli trent’anni, alla cultura europea e ne diventa uno dei protagonisti indiscussi.
 
 
 
 
 
Discografia essenziale consigliata
 
Personaggi: Ernani, Elvira, Don Carlo, Silva.
 
1) M.Del Monaco, A.Cerquetti, E.Bastianini, B.Christoff
Direttore: Dimitri Mitropulos
Coro ed orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Live 1957 – Ed MYTO-
 
2) F.Corelli, L.Price, M.Sereni, C.Siepi
Direttore: Thomas Schippers
Coro ed orchestra del Teatro Metropolitan di N.Y
Live 1965 –Ed G.O.P.
 
3) C.Bergonzi, L.Price, C.Sereni, E.Flagello
Direttore: Thomas Schippers
Coro ed Orchestra della RCA italiana
Edizione in studio.
 
4) P.Domingo, R.Kabaivanska, C.Meliciani, N.Ghiaurov
Direttore: Antonio Votto
Coro ed orchestra del Teatro alla Scala
Live dicembre 1969 – Ed Melodram.
 
5) P.Domingo, M.Freni, R.Bruson, N.Ghiaurov
Direttore: Riccardo Muti
Coro ed orchestra del Teatro alla Scala
Live 1982 – Ed. EMI
 
6) V.La Scola, Daniela Dessì, P.Coni, M.Pertusi
Direttore: Giuliano Carella
Coro da Camera di Bratislava, Orchestra Internazionale d’Italia
Live 1991 – Ed. Nuova Era
 
7) L’aria per il tenore “Odi il voto” è documentata, in modo straordinario, in un disco di arie alternative verdiane intepretate da Luciano Pavarotti, diretto da Claudio Abbado.
Warner Fonit 1969
 
 
Bibliografia:
 
Le opere di Verdi, Julian Budden
E.D.T Edizioni di Torino
 
 
 
 
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32 risposte a “Ernani, di Giuseppe Verdi: un approfondimento semiserio.

  1. utente anonimo 3 aprile 2008 alle 9:33 am

    Quando leggo il tuo blog mi sembra di essere trasportata i un altro mondo, magari la vita fosse un’Opera!
    Ciao Amfortas:)

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  2. utente anonimo 3 aprile 2008 alle 9:33 am

    Quando leggo il tuo blog mi sembra di essere trasportata i un altro mondo, magari la vita fosse un’Opera!
    Ciao Amfortas:)

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  3. utente anonimo 3 aprile 2008 alle 9:59 am

    da Giuliano:
    Da quando esiste internet, so finalmente cosa sono le CIMBE.
    “Scettri, dovizie, onori, bellezza, gioventù, che siete voi?”
    Bella domanda! E c’è anche la risposta: “Cimbe natanti sovra il mar degli anni.”
    Cimbe?? Cossa xe ‘ste cimbe??

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  4. utente anonimo 3 aprile 2008 alle 9:59 am

    da Giuliano:
    Da quando esiste internet, so finalmente cosa sono le CIMBE.
    “Scettri, dovizie, onori, bellezza, gioventù, che siete voi?”
    Bella domanda! E c’è anche la risposta: “Cimbe natanti sovra il mar degli anni.”
    Cimbe?? Cossa xe ‘ste cimbe??

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  5. bobregular 3 aprile 2008 alle 5:13 pm

    Silva S. e i ragazzi del serraglio di Numa Hava[..] il cospicuo approfondimento di Amfortas, con tanto di discografia, sull’opera Ernani, e che ovviamente vi invito a leggere e tesaurizzare, giunge a fagiolo per illustrare il dettaglio fondamentale (smile) di quest’opera, che molti conoscono ma che mi p [..]

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  6. bobregular 3 aprile 2008 alle 5:13 pm

    Silva S. e i ragazzi del serraglio di Numa Hava[..] il cospicuo approfondimento di Amfortas, con tanto di discografia, sull’opera Ernani, e che ovviamente vi invito a leggere e tesaurizzare, giunge a fagiolo per illustrare il dettaglio fondamentale (smile) di quest’opera, che molti conoscono ma che mi p [..]

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  7. bobregular 3 aprile 2008 alle 5:16 pm

    hai tralasciato due circostanze fondamentali dell’opera Ernani: la prima: la sua prima rappresentazione fu il 9 marzo, e tu sai cosa si festeggia il 9 marzo (in caso di dubbio vai a vedere da me) :-DD
    la seconda la trovi da me in data odierna.
    Ciao e complimenti.

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  8. bobregular 3 aprile 2008 alle 5:16 pm

    hai tralasciato due circostanze fondamentali dell’opera Ernani: la prima: la sua prima rappresentazione fu il 9 marzo, e tu sai cosa si festeggia il 9 marzo (in caso di dubbio vai a vedere da me) :-DD
    la seconda la trovi da me in data odierna.
    Ciao e complimenti.

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  9. utente anonimo 3 aprile 2008 alle 7:03 pm

    Non me ne vogliano i melomani ma… ora so che avevi ragione quando dicevi che quasi tutte le opere possono riassumersi nel tenore e nel nosoqualealtroruolo che si litigano il soprano.
    Vabbè, vado via prima di essere presa a parolacce.

    La fugace Margot ;o)

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  10. utente anonimo 3 aprile 2008 alle 7:03 pm

    Non me ne vogliano i melomani ma… ora so che avevi ragione quando dicevi che quasi tutte le opere possono riassumersi nel tenore e nel nosoqualealtroruolo che si litigano il soprano.
    Vabbè, vado via prima di essere presa a parolacce.

    La fugace Margot ;o)

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  11. amfortas 4 aprile 2008 alle 8:18 am

    Flo, guarda che il mondo dell’opera è pieno di tradimenti, omicidi, smandrappate, intrighi politici.
    Sembra il PdL.
    (ok, anche dall’altra parte, ma almeno le smandrappate sono più carine)
    Ciao 🙂
    Bob, ho risposto da te.
    Ringrazio per la segnalazione!
    Giuliano, io approfitto della conoscenza dell’opera lirica per insultare: oggi ho detto ad una mia amica che è una druda e pensava fosse un complimento 🙂
    Margie, di solito è il baritono, quello cattivo.
    Un giorno andremo a vedere insieme la Maria Stuarda di Donizetti, lì sì che ti divertiresti!

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  12. amfortas 4 aprile 2008 alle 8:18 am

    Flo, guarda che il mondo dell’opera è pieno di tradimenti, omicidi, smandrappate, intrighi politici.
    Sembra il PdL.
    (ok, anche dall’altra parte, ma almeno le smandrappate sono più carine)
    Ciao 🙂
    Bob, ho risposto da te.
    Ringrazio per la segnalazione!
    Giuliano, io approfitto della conoscenza dell’opera lirica per insultare: oggi ho detto ad una mia amica che è una druda e pensava fosse un complimento 🙂
    Margie, di solito è il baritono, quello cattivo.
    Un giorno andremo a vedere insieme la Maria Stuarda di Donizetti, lì sì che ti divertiresti!

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  13. utente anonimo 4 aprile 2008 alle 10:21 am

    da Giuliano:
    sì, si confondono con Arancia meccanica, ma quelli sono “drughi” (Burgess era un altro che si inventava le parole, però partendo dal russo – che lui sapeva parlare!).

    Parlando di censura sull’Ernani, è molto divertente la storia dell’
    “Infelice, e tu credevi
    sì bel giglio immacolato”
    che viene trasformato in
    “Infelice, e TUO credevi…”

    Anche a me piace moltissimo l’Ernani, l’edizione di Schippers in studio, con Bergonzi at his best, non ci si stanca mai di ascoltarla.

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  14. utente anonimo 4 aprile 2008 alle 10:21 am

    da Giuliano:
    sì, si confondono con Arancia meccanica, ma quelli sono “drughi” (Burgess era un altro che si inventava le parole, però partendo dal russo – che lui sapeva parlare!).

    Parlando di censura sull’Ernani, è molto divertente la storia dell’
    “Infelice, e tu credevi
    sì bel giglio immacolato”
    che viene trasformato in
    “Infelice, e TUO credevi…”

    Anche a me piace moltissimo l’Ernani, l’edizione di Schippers in studio, con Bergonzi at his best, non ci si stanca mai di ascoltarla.

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  15. utente anonimo 4 aprile 2008 alle 12:56 pm

    Grazie Amfortas, ma potrei salire sul palco a picchiare personalmente Maria Stuarda che insulta Elisabetta. Eviterei… Una pizza va bene lo stesso? :p

    Margot

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  16. utente anonimo 4 aprile 2008 alle 12:56 pm

    Grazie Amfortas, ma potrei salire sul palco a picchiare personalmente Maria Stuarda che insulta Elisabetta. Eviterei… Una pizza va bene lo stesso? :p

    Margot

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  17. amfortas 4 aprile 2008 alle 3:03 pm

    Giuliano, che ne dici se ci troviamo al Korova Milkbar e ci beviamo un latte più, un giorno? 🙂
    Il mio Ernani preferito, nel senso del bandito, è Domingo: per la precisione quello dellla Scala 1969.
    margie, facciamo un compromesso: siccome so che picchieresti più volentieri una donna che un uomo, vieni a Trieste e meni la SARA, duchessa di Nottingham, del Roberto Devereux 🙂

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  18. amfortas 4 aprile 2008 alle 3:03 pm

    Giuliano, che ne dici se ci troviamo al Korova Milkbar e ci beviamo un latte più, un giorno? 🙂
    Il mio Ernani preferito, nel senso del bandito, è Domingo: per la precisione quello dellla Scala 1969.
    margie, facciamo un compromesso: siccome so che picchieresti più volentieri una donna che un uomo, vieni a Trieste e meni la SARA, duchessa di Nottingham, del Roberto Devereux 🙂

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  19. utente anonimo 4 aprile 2008 alle 6:04 pm

    da Giuliano:
    Pensa che abissi di sesso avrà intravisto quel censore del 1844, dietro alla povera Elvira…

    Caro Amfortas Notung, sono quasi completamente astemio e non ho mai fumato nemmeno una sigaretta. Però davanti a una bella sbrisolona…

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  20. utente anonimo 4 aprile 2008 alle 6:04 pm

    da Giuliano:
    Pensa che abissi di sesso avrà intravisto quel censore del 1844, dietro alla povera Elvira…

    Caro Amfortas Notung, sono quasi completamente astemio e non ho mai fumato nemmeno una sigaretta. Però davanti a una bella sbrisolona…

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  21. utente anonimo 4 aprile 2008 alle 7:41 pm

    Caspita come sei bravo! L’Ernani mi ricorda discussioni furiose tra mia madre e mia zia, sua sorella, in piemontese (usavano il dialetto paterno quando discutevano di cose serie).
    Mi sono tanto sbellicata dal ridere a leggere il primo commento di Giuliano che l’ho letto per telefono alla mia amica triestina.
    Ciao Amfortas saluti alla signora

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  22. utente anonimo 4 aprile 2008 alle 7:41 pm

    Caspita come sei bravo! L’Ernani mi ricorda discussioni furiose tra mia madre e mia zia, sua sorella, in piemontese (usavano il dialetto paterno quando discutevano di cose serie).
    Mi sono tanto sbellicata dal ridere a leggere il primo commento di Giuliano che l’ho letto per telefono alla mia amica triestina.
    Ciao Amfortas saluti alla signora

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  23. pears 4 aprile 2008 alle 11:39 pm

    Ottimo!
    Io amo la versione di Mitroupolos, anche se il mio primo Ernani fu quello di Carletto con un roventissima Price.

    Complimenti davvero.
    pears

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  24. pears 4 aprile 2008 alle 11:39 pm

    Ottimo!
    Io amo la versione di Mitroupolos, anche se il mio primo Ernani fu quello di Carletto con un roventissima Price.

    Complimenti davvero.
    pears

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  25. Moher66 5 aprile 2008 alle 8:45 am

    Interessante, anche se mi hai fatto sentire piuttosto “anziana”..!
    ciao :-))
    Elena

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  26. Moher66 5 aprile 2008 alle 8:45 am

    Interessante, anche se mi hai fatto sentire piuttosto “anziana”..!
    ciao :-))
    Elena

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  27. utente anonimo 5 aprile 2008 alle 12:52 pm

    da Giuliano:
    Giuliano scrive su
    http://abbracciepopcorn.blogspot.com/
    e anche su Nonblog (c’è il link sull’altro sito).

    Chiedo scusa al padrone di casa per lo spot…

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  28. utente anonimo 5 aprile 2008 alle 12:52 pm

    da Giuliano:
    Giuliano scrive su
    http://abbracciepopcorn.blogspot.com/
    e anche su Nonblog (c’è il link sull’altro sito).

    Chiedo scusa al padrone di casa per lo spot…

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  29. amfortas 5 aprile 2008 alle 6:02 pm

    Giuliano, anche se non si direbbe da ciò che scrivo, sono astemio anch’io.
    Però fumo.Troppo.
    Un giorno, quando avrò l’ispirazione, affronterò l’argomento censura nell’opera lirica.
    Ariela, grazie, sono solo un appassionato.
    La signora ricambia.
    Ciao mulona 🙂
    pears, grazie anche a te.
    Sono d’accordo per la Price, un po’ meno per Carletto 🙂 (però entrambi amiamo l’Otello di Vickers, no?)
    Elena, anziana? E perché mai? Anche io e te, comunque, potremmo sempre patteggiare con un ascolto dei Pink Floyd!
    Rigiuliano, figurati.
    Sei sicuro che lo volevi scrivere qui?
    Sono altri i blog in cui investire in spot pubblicitari…qui siamo in pochi!

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  30. amfortas 5 aprile 2008 alle 6:02 pm

    Giuliano, anche se non si direbbe da ciò che scrivo, sono astemio anch’io.
    Però fumo.Troppo.
    Un giorno, quando avrò l’ispirazione, affronterò l’argomento censura nell’opera lirica.
    Ariela, grazie, sono solo un appassionato.
    La signora ricambia.
    Ciao mulona 🙂
    pears, grazie anche a te.
    Sono d’accordo per la Price, un po’ meno per Carletto 🙂 (però entrambi amiamo l’Otello di Vickers, no?)
    Elena, anziana? E perché mai? Anche io e te, comunque, potremmo sempre patteggiare con un ascolto dei Pink Floyd!
    Rigiuliano, figurati.
    Sei sicuro che lo volevi scrivere qui?
    Sono altri i blog in cui investire in spot pubblicitari…qui siamo in pochi!

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  31. pears 6 aprile 2008 alle 12:02 pm

    per quanto riguarda l’Otello di Vickers sfondi una porta aperta (se poi ci mettiamo anche Karajan…).

    Per quanto riguarda Ernani, Carletto l’ho nominato solo in quanto primo cronologicamente… per me, pur nelle intemperie, Ernani è quel del Monaco di quella particolare edizione.

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  32. pears 6 aprile 2008 alle 12:02 pm

    per quanto riguarda l’Otello di Vickers sfondi una porta aperta (se poi ci mettiamo anche Karajan…).

    Per quanto riguarda Ernani, Carletto l’ho nominato solo in quanto primo cronologicamente… per me, pur nelle intemperie, Ernani è quel del Monaco di quella particolare edizione.

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