Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Roberto Devereux al Verdi di Trieste: divulgazione semiseria della lirica, ancora.

Le circostanze contingenti mi costringono a fare una pubblica dichiarazione: l’opera di Gaetano Donizetti che preferisco è il Roberto Devereux, che sarà rappresentato a Trieste domani per la seconda volta nella storia del teatro giuliano. Insomma, la seconda in teoria, perché la prima rappresentazione risale al 1838, quando il Verdi si chiamava Teatro Grande, poco più di un anno dopo la prima napoletana del 1837.
Donizetti ha sempre avuto un debole per le vicende legate al trono inglese, lo dimostra almeno la famosa trilogia Tudor (Anna Bolena, Maria Stuarda, Roberto Devereux): in realtà, basta leggere un qualsiasi bignami che tratta delle opere del compositore bergamasco per capire quanto è impropria la definizione trilogia. Felice Romani e Salvatore Cammarano, librettista il primo di Bolena, il secondo del Devereux, sono lontani un mondo dal punto di vista dello stile poetico e drammaturgico.
Inoltre a quei tempi i compositori scrivevano comunemente su commissione e riferendosi alle qualità canore degli artisti che avevano a disposizione: tra la prima Bolena, Giuditta Pasta, e la prima interprete di Elisabetta, Giuseppina Ronzi, più che di differenze si può parlare di concezioni del canto opposte.
Insomma si tratta di una definizione un po’ troppo semplicistica, seppur suggestiva.
Però questo Devereux ha tutto del melodramma nell’accezione più popolare del termine: intrighi di corte, amorazzi veri e supposti, gelosie, ragion di stato. È un mondo affascinante.
Tra l’altro questa forma di teatro esercitava, a quei tempi, una specie di funzione didattica sociale, un Non è mai troppo tardi della Storia, perché permetteva seppur a grandi linee di conoscere realtà diverse.
La protagonista Elisabetta è un personaggio magnifico, un mix perfetto tra Storia e creatività del compositore: donna assai malmostosa, si affeziona un po’ troppo ad un giovane di belle speranze, Conte di Essex ( Roberto Devereux, appunto), che non ottiene risultati militari straordinari in Irlanda, ed è accusato di tradimento.
Qui torna anche il tema dell’amicizia virile, anch’esso molto frequentato nell’opera in generale, tra Roberto ed il Duca di Nottingham, che cerca di difendere Roberto dalle accuse infamanti che gli sono mosse.
Non sa, il povero Duca, che il suo grande amico ha una relazione [nell’opera non acclarata, ma nella realtà storica…insomma…(strasmile)] con la Duchessa che per la gioia di Margot si chiama Sara.
Ovviamente, anche grazie all’apparizione al momento opportuno di un pezzo di stoffa azzurro, che ricorda molto il fazzoletto sottratto da Jago a Desdemona nell’Otello, scoppia il finimondo.
Elisabetta condanna a morte Roberto, più per il tradimento alla donna che alla Regina, poi si pente, ma è troppo tardi per i ripensamenti, il boia lavora seriamente ed è puntuale.
Dal punto di vista vocale, Elisabetta è un ruolo di difficoltà spaventosa e di altrettanto problematica interpretazione scenica, attoriale: i nomi che hanno fatto grande questo personaggio sono Leyla Gencer, che restituì notorietà all’opera con una performance straordinaria ( e qui si potrebbe aprire un mare di polemiche, ma io proprio non sono il tipo) nel 1964 a Napoli e Montserrat Caballé che interpretò più volte la regina dal 1965 al 1977 (mi pare).
Da ricordare anche Beverly Sills e, ad un livello decisamente inferiore a mio avviso, Edita Gruberova e proprio Nelly Miricioiu che domani sarà la protagonista a Trieste.
Riferirò, ovviamente, anche se voci di corridoio sull’attuale condizione vocale del soprano rumeno autorizzano presagi funesti: ma a teatro le sorprese sono all’ordine del giorno, e poi c’è sempre un’agguerritissima Darina Takova nel secondo cast.
L’importante è ascoltare liberi da pregiudizi, una volta di più.
 
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30 risposte a “Roberto Devereux al Verdi di Trieste: divulgazione semiseria della lirica, ancora.

  1. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 11:22 am

    Che dire… la statistica è una volta di più dalla mia parte.

    Margot :p

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  2. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 11:22 am

    Che dire… la statistica è una volta di più dalla mia parte.

    Margot :p

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  3. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 11:22 am

    Che dire… la statistica è una volta di più dalla mia parte.

    Margot :p

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  4. bobregular 7 maggio 2008 alle 11:57 am

    La trasmettono su radio3?

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  5. amfortas 7 maggio 2008 alle 12:09 pm

    margie, lo so, per quello l’ho sottolineato 🙂
    Bob, non credo sai?
    Comunque dal sito di RADIO3 non risulta, al momento.

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  6. amfortas 7 maggio 2008 alle 12:09 pm

    margie, lo so, per quello l’ho sottolineato 🙂
    Bob, non credo sai?
    Comunque dal sito di RADIO3 non risulta, al momento.

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  7. amfortas 7 maggio 2008 alle 12:09 pm

    margie, lo so, per quello l’ho sottolineato 🙂
    Bob, non credo sai?
    Comunque dal sito di RADIO3 non risulta, al momento.

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  8. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 12:27 pm

    Bene, così adesso ne so qualcosa in più.
    Giuditta Negri in Pasta era nativa del mio paese, però un centinaio d’anni prima che mio nonno arrivasse qui (da Sant’Ambrogio di Trebaseleghe). Posso sentirmene nazionalisticamente orgoglioso lo stesso?

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  9. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 12:27 pm

    Bene, così adesso ne so qualcosa in più.
    Giuditta Negri in Pasta era nativa del mio paese, però un centinaio d’anni prima che mio nonno arrivasse qui (da Sant’Ambrogio di Trebaseleghe). Posso sentirmene nazionalisticamente orgoglioso lo stesso?

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  10. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 12:27 pm

    Bene, così adesso ne so qualcosa in più.
    Giuditta Negri in Pasta era nativa del mio paese, però un centinaio d’anni prima che mio nonno arrivasse qui (da Sant’Ambrogio di Trebaseleghe). Posso sentirmene nazionalisticamente orgoglioso lo stesso?

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  11. amfortas 7 maggio 2008 alle 2:57 pm

    Giuliano, a Trieste siamo orgogliosi di ben altro.
    Non c’è manifestazione peggiore di provincialismo che far passare per vero triestino qualche personaggio, di solito appena morto, che ha passato in città qualche minuto, per caso, o per sbaglio.
    Ovviamente dimenticando artisti o personalità che sono vissute in città da sempre.
    C’è anche il residente sdoganato a fasi alterne, come le targhe: dipende da chi è sindaco.
    Ciao 🙂

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  12. amfortas 7 maggio 2008 alle 2:57 pm

    Giuliano, a Trieste siamo orgogliosi di ben altro.
    Non c’è manifestazione peggiore di provincialismo che far passare per vero triestino qualche personaggio, di solito appena morto, che ha passato in città qualche minuto, per caso, o per sbaglio.
    Ovviamente dimenticando artisti o personalità che sono vissute in città da sempre.
    C’è anche il residente sdoganato a fasi alterne, come le targhe: dipende da chi è sindaco.
    Ciao 🙂

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  13. amfortas 7 maggio 2008 alle 2:57 pm

    Giuliano, a Trieste siamo orgogliosi di ben altro.
    Non c’è manifestazione peggiore di provincialismo che far passare per vero triestino qualche personaggio, di solito appena morto, che ha passato in città qualche minuto, per caso, o per sbaglio.
    Ovviamente dimenticando artisti o personalità che sono vissute in città da sempre.
    C’è anche il residente sdoganato a fasi alterne, come le targhe: dipende da chi è sindaco.
    Ciao 🙂

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  14. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 4:45 pm

    da Giuliano:
    va beh, ma voi lì avete Svevo! E anche Joyce è un bel po’ triestino.
    sono tre decenni che medito un pellegrinaggio…

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  15. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 4:45 pm

    da Giuliano:
    va beh, ma voi lì avete Svevo! E anche Joyce è un bel po’ triestino.
    sono tre decenni che medito un pellegrinaggio…

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  16. utente anonimo 7 maggio 2008 alle 4:45 pm

    da Giuliano:
    va beh, ma voi lì avete Svevo! E anche Joyce è un bel po’ triestino.
    sono tre decenni che medito un pellegrinaggio…

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  17. filorosso 7 maggio 2008 alle 9:54 pm

    Ciao, andata e tornata (viva) dall’orrida Venezia.
    Meno male che c’è Burano.
    Baci, filo

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  18. filorosso 7 maggio 2008 alle 9:54 pm

    Ciao, andata e tornata (viva) dall’orrida Venezia.
    Meno male che c’è Burano.
    Baci, filo

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  19. filorosso 7 maggio 2008 alle 9:54 pm

    Ciao, andata e tornata (viva) dall’orrida Venezia.
    Meno male che c’è Burano.
    Baci, filo

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  20. amfortas 8 maggio 2008 alle 8:33 am

    Giuliano, vero, Svevo è semplicemente Il Triestino.
    Filo, Burano è altra cosa, lo so, almeno non c’è quella follia di gente, e poi è bella davvero.

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  21. amfortas 8 maggio 2008 alle 8:33 am

    Giuliano, vero, Svevo è semplicemente Il Triestino.
    Filo, Burano è altra cosa, lo so, almeno non c’è quella follia di gente, e poi è bella davvero.

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  22. amfortas 8 maggio 2008 alle 8:33 am

    Giuliano, vero, Svevo è semplicemente Il Triestino.
    Filo, Burano è altra cosa, lo so, almeno non c’è quella follia di gente, e poi è bella davvero.

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  23. utente anonimo 8 maggio 2008 alle 10:04 am

    da Giuliano:
    E me son dimenticato di Biagio Marin, che era di Grado (ti va bene Grado?).
    Ringrazio il cielo di aver nelle orecchie nonne e parenti che parlavano in veneto (veneziano-padovano, ma pur sempre veneto), perchè così ho potuto leggere e capire.
    Per me, Biagio Marin è il più grande di tutti.

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  24. utente anonimo 8 maggio 2008 alle 10:04 am

    da Giuliano:
    E me son dimenticato di Biagio Marin, che era di Grado (ti va bene Grado?).
    Ringrazio il cielo di aver nelle orecchie nonne e parenti che parlavano in veneto (veneziano-padovano, ma pur sempre veneto), perchè così ho potuto leggere e capire.
    Per me, Biagio Marin è il più grande di tutti.

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  25. utente anonimo 8 maggio 2008 alle 10:04 am

    da Giuliano:
    E me son dimenticato di Biagio Marin, che era di Grado (ti va bene Grado?).
    Ringrazio il cielo di aver nelle orecchie nonne e parenti che parlavano in veneto (veneziano-padovano, ma pur sempre veneto), perchè così ho potuto leggere e capire.
    Per me, Biagio Marin è il più grande di tutti.

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  26. amfortas 8 maggio 2008 alle 3:28 pm

    Giuliano, sai che conosco poco, ma poco poco, Biagio Marin? Giusto l’indispensabile, ecco.
    Non ho mai avuto grande sensibilità per la poesia, non so perché e sono pochi i poeti che mi emozionano.
    Sulla questione di Grado, purtroppo, devo deluderti, nel senso che per me Grado non c’entra nulla con Trieste, loro sono bisiachi, noi giuliani.
    Ci affacciamo sullo stesso golfo, e basta 🙂

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  27. amfortas 8 maggio 2008 alle 3:28 pm

    Giuliano, sai che conosco poco, ma poco poco, Biagio Marin? Giusto l’indispensabile, ecco.
    Non ho mai avuto grande sensibilità per la poesia, non so perché e sono pochi i poeti che mi emozionano.
    Sulla questione di Grado, purtroppo, devo deluderti, nel senso che per me Grado non c’entra nulla con Trieste, loro sono bisiachi, noi giuliani.
    Ci affacciamo sullo stesso golfo, e basta 🙂

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  28. amfortas 8 maggio 2008 alle 3:28 pm

    Giuliano, sai che conosco poco, ma poco poco, Biagio Marin? Giusto l’indispensabile, ecco.
    Non ho mai avuto grande sensibilità per la poesia, non so perché e sono pochi i poeti che mi emozionano.
    Sulla questione di Grado, purtroppo, devo deluderti, nel senso che per me Grado non c’entra nulla con Trieste, loro sono bisiachi, noi giuliani.
    Ci affacciamo sullo stesso golfo, e basta 🙂

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  29. utente anonimo 9 maggio 2008 alle 10:19 am

    Allora torno x sentire (almeno) i tuoi commenti su questa rappresentazione. Ciao 🙂

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  30. amfortas 9 maggio 2008 alle 6:33 pm

    Come Alice torna torna…

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