Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Divulgazione semiseria dell’opera lirica: Les Pechêurs de Perles di Georges Bizet.

Oggi alle 13.00 su RADIO3 il programma "La Barcaccia", curato dagli amici Enrico Stinchelli e MIchele Suozzo, dedicherà la puntata al ricordo di Leyla Gencer.
Il Teatro dell’Opera di San Diego, ha chiuso la stagione operistica 2008, proponendo un allestimento di Les Pêcheurs de Perles, un lavoro di Bizet che è un po’ dimenticato.
A marzo la stessa opera è stata proposta a Trieste, con risultati assai lusinghieri.
Come ho fatto per l’Ernani di Verdi, qualche tempo fa, approfitto della richiesta di qualche lettore per approfondire la genesi di questa bellissima opera.
Buona settimana a tutti.
L’interesse intellettuale e culturale per l’Estremo Oriente, che si è manifestato in modo evidente nella seconda metà dell’800, ha portato a risultati molteplici dal punto di vista drammaturgico musicale. Le Indie, il Giappone, la Cina hanno esercitato un grandissimo fascino sui compositori e librettisti.
Una specie di fil rouge unisce opere liriche francesi quali Les Pêcheurs de Perles (1863), L’Africaine (1865), Le Roi de Lahore (1877), Lakmé (1883), alle nostrane Iris (1898), Madama Butterfly (1904), Turandot (1926).
Provo, in maniera molto sintetica, ad indagare le motivazioni di questo percorso, mantenendo come riferimento Les Pêcheurs de Perles di Bizet.
 
Nel 1886, ad undici anni dalla scomparsa di Georges Bizet, il suo biografo semiufficiale Charles Pigot, scriveva a proposito dei Pêcheurs:
 
“Dalla sua scomparsa dal cartellone del Théâtre-Lirique, la partitura dei Pêcheurs non è mai stata rappresentata né in Francia né altrove, che io sappia. Non sarà il caso di riconsegnarla alle scene, oggi che il pubblico, che applaude Carmen e acclama apertamente come capolavoro l’ultima partitura del povero grande artista, è degno di capirla e di ammirarla…E tutti coloro che infangarono nel 1863 i Pêcheurs col loro ingiusto disprezzo arrossiranno di vergogna, se possono ancora arrossire!”
 
Ebbene, credo che questo lamento un po’ retorico, non sia del tutto ingiustificato ancora oggi.
L’opera di Bizet non è certo tra le più frequentate del repertorio operistico, mentre si susseguono ovunque reiterate riprese, spesso stucchevoli, dei soliti noti lavori graditi al pubblico più tradizionalista.
Sicuramente, in un certo senso, Bizet è stato il primo fautore dell’oblio dei Pêcheurs: il successo planetario di Carmen, che esordì nel 1875 ( e verso la quale un tale Nietzsche sviluppò una vera e propria addiction) travolse ogni cosa.
In Italia i Pêcheurs sono stati rappresentati per la prima volta il 20 marzo 1886, alla Scala di Milano, seppure in una versione rimaneggiata e nella traduzione italiana di Angelo Zanardini.
La stampa dell’epoca riporta di un’accoglienza entusiastica del pubblico: addirittura “uno dei sostegni della stagione teatrale”. Non male per un lavoro che era stato presentato abbinato al ballo Amor di Manzotti, quasi come complemento in tono minore alla serata teatrale.
Dietro a questa operazione culturale, in realtà, si celava anche una sfida economica: quella lanciata dagli incursori Sonzogno, in particolare da Edoardo, alla corazzata Ricordi.
Da una parte si schierano le opere di Berlioz, Hervé, Massenet e Bizet, appunto, dall’altra Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi.
Operazione, quella di Sonzogno, piuttosto singolare per un editore che Gavazzeni definirà, non a torto, “la centrale del Verismo operistico”: i Pêcheurs sono, infatti, un’opera che si può indicare senza esitazioni belcantistica, tanto che gli interpreti storici di Nadir, o in alcuni casi della romanza più famosa, rispondono ai nomi di Caruso, De Lucia, Gigli, Tagliavini, Vanzo, Gedda, Kraus.
Dal debutto alla Scala l’opera è poi stata allestita in tutti i teatri italiani di rilievo: Roma, Genova, Bologna, Venezia, Napoli, Palermo.
Già nel 1888 i “Pescatori di Perle” possono essere supportati dalle parole autorevoli di Francesco D’Arcais: “I Pescatori si rappresentano ormai in tutto il mondo, salvo…Parigi! Sono ormai diventati un’opera di repertorio.”
Interessante notare che, con l’unica ovvia eccezione dei paesi francofoni, l’opera è rappresentata in italiano a Lisbona, Ginevra, Londra, Barcellona, Bruxelles, Città del Messico, Buenos Aires, Budapest.
Ma l’opera di Bizet è solo l’ultima di una lunga serie di lavori francesi che impazzano in Italia, con grande scorno della critica ufficiale nostrana, sin dall’immediata seconda metà dell’800. Dal Faust di Gounod alla Carmen dello stesso Bizet, certo, ma anche dai meno noti (specialmente oggi) Mignon di Ambroise Thomas ( Trieste 1870, ancora sotto il dominio austriaco) e Lakmé di Leo Delibes ( Roma 1884).
In particolare, i critici italiani paventano sia le lusinghe dell’opéra lyrique sia “l’intedescamento” dell’opera italiana, rea di guardare troppo ad un Musikdrama wagneriano ancora sostanzialmente incognito. (al contrario del Wagner romantico del Lohengrin, già rappresentato a Bologna, nel 1871)
Vale la pena ricordare che fino al 1888 l’editore di Wagner in Italia era la casa lucchese, e di conseguenza i Ricordi nutrivano un interesse assai peloso ad arginare l’onda musicale teutonica.
In buona sostanza ci sono le premesse per un’italianizzazione dell’ispirazione del Compositore francese Georges Bizet, che diventa inconsapevolmente l’alfiere di un’alleanza tra la scuola italiana e la “ vera e buona scuola melodica francese”.
Si arriva, piano piano, all’agiografia vera e propria, ben fotografata da questo estratto dal “Resto del Carlino”, in occasione di un allestimento ferrarese dei Pescatori.
 
“Tutte le opere di questo Compositore in Francia la prima volta udite non piacquero molto; spetta all’Italia il vanto di averne riconosciuto ed affermato universalmente il valore ed il genio.”
 
Dopo questa disamina, diciamo così, d’ambiente culturale, forse può essere interessante approfondire, libretto e partitura alla mano, quali sono i reali punti di contatto tra la cosiddetta opera italiana e “Les Pêcheurs des Perles”, musica di Bizet su libretto di Michel Carré e Eugéne Cormon. (pseudonimo di Pierre-Etienne Piestre)
Motore della trama e figura centrale è, in qualche modo, una sacerdotessa: ebbene viene subito da pensare alla “Vestale” di Gaspare Spontini, una specie di trasposizione della vicenda dall’impero romano all’Isola di Ceylon.
Subito dopo, siamo all’italianissima “Norma”, la sacerdotessa druidica di Bellini.
Dal punto di vista musicale, il debito più grande dei Pescatori con l’opera italiana sta nella scrittura corale: si pensi al moderato maestoso intonato da tenori e bassi nell’introduzione, quando i pescatori scelgono Zurga come loro capo.
Ancora, il finale del primo atto è in puro stile belcantistico nelle due arie per tenore e soprano: “Je crois entendre ancore” e “Dans le ciel sans voiles”. In particolare, ad esempio, le cronache dell’epoca riportano che il soprano Ernestina Bendazzi Secchi Garulli riportò un trionfo alla prima scaligera, anche grazie alla sua naturale predisposizione alle agilità del canto vocalizzato.
La romanza per il tenore sembra d’ispirazione melodica belliniana, nella sua soave levità e bellezza.
Reminescenze di matrice italiana, comunque, sono state individuate non solo nelle pagine corali o solistiche, bensì anche nel duetto d’amore del secondo atto tra Leila e Nadir, che potrebbe essere stato scritto benissimo dallo stesso Bellini o da Donizetti.
I “Pescatori” di Bizet, forse, sono stati strumentalmente inseriti in una querelle culturale, nella quale si lamentava da parte di alcuni una decadenza dell’ispirazione musicale dei nostri Compositori. In realtà, hanno dato impulso al rinnovamento, seppure attraverso altre vie, a questa stessa contestata ispirazione.
Puccini, l’ultimo grande Compositore, è ormai alle porte.
Il genio lucchese, guarda caso, ritrasse anch’egli con il proprio stile musicale inconfondibile una “sacerdotessa”, seppur più umile: la celeberrima “Suor Angelica”.
 
 
Trama dell’opera
 
 
Atto primo.
L’opera si svolge a Ceylon. I pescatori danzano sulla spiaggia, bisogna eleggere il nuovo capo. Il prescelto è l’autorevole Zurga, che si rende conto dell’importanza dell’investitura. Appare Nadir, suo grande amico, che mancava dall’isola da molti anni. A suo tempo, la loro amicizia era stata incrinata durante un viaggio nella capitale, a causa della visione di Leila, una ragazza che era sacerdotessa del tempio di Brahma. Felici di rivedersi si promettono amicizia eterna. Nel frattempo, una barca approda e conduce una sacerdotessa che dovrà, con le sue preghiere, propiziare gli eventi agli abitanti dell’isola. Si tratta proprio di Leila.
Atto secondo.
Nourabad, gran sacerdote dell’isola, ricorda a Leila le sue responsabilità e il suo voto di castità. La donna accetta l’incarico, e ricorda che anni prima era stata pronta a sacrificare la propria vita, pur di salvare quella di uno sconosciuto fuggiasco. Nel buio della notte le fa visita Nadir, che l’aveva riconosciuta già allo sbarco sull’isola. I due dichiarano il reciproco amore, ma vengono scoperti da Nourabad e denunciati a Zurga e tutta la comunità.
Atto terzo.
Zurga non si dà pace, perché di nuovo Nadir l’ha tradito e non solo, spetta a lui condannarlo a morte. Viene chiamata anche Leila, che prova a scagionare il suo amato Nadir. Zurga la riconosce, è proprio la donna che l’aveva salvato tanti anni prima, ed era lui il fuggiasco salvato dalla morte. Travolto dal rimorso e dall’ansia, per salvare l’amico e la sua innamorata, decide d’incendiare il villaggio per seminare il panico e favorire la fuga dei due amanti. Scoppia il finimondo, i due si salvano e Zurga rimane da solo ad aspettare la sua fine e a guardare la fuga verso la libertà e l’amore dei due compagni.
 
Curiosità sui finali.
 
Les Pêcheurs sono comunque l’esempio di come rimaneggiare il lavoro di altri sia sempre operazione piuttosto discutibile.
Dopo la scomparsa di Bizet, il finale dell’opera fu sottoposto a revisione da alcuni musicisti, perché non pareva sufficientemente spettacolare ed emozionante.
Le modifiche, segnatamente, riguardano in particolare il finale (ed in base alla scelta, anche alcuni piccoli spostamenti strategici di dialoghi), nel quale nel corso delle varie versioni susseguitesi negli anni si prevede la morte del povero Zurga in molti modi: nell’incendio dell’accampamento, pugnalato dai sacerdoti, trafitto da un pescatore, arso sul rogo o addirittura suicida.
Tutte conclusioni abbastanza estemporanee, che contraddicono lo spirito originario voluto dal Compositore, il cui scopo era di lasciare un finale più incerto, meno definitivo, lasciando allo spettatore il dubbio sulla sorte dei protagonisti.
 
 
 
 
 
 
 
Topos dell’opera
 
 
 
Nei Pêcheurs si ritrova, come spesso accade nell’opera del secondo ‘800, un’amicizia virile, quella tra Zurga e Nadir.
Addirittura si può affermare che la reazione furiosa di Zurga, seppur scaturita dalla gelosia, poi si stempera nel monologo che apre il terzo atto solo perché lo stesso ha a cuore di più la salvezza dell’amico che altre circostanze, diciamo così, amorose.
Quindi, l’opera di Bizet deve essere percepita non tanto come una storia d’amore classica, ma come la parabola di un’amicizia leale tra uomini, salda nel tempo, per la quale si può e si deve sacrificare anche la vita stessa.
A conferma di questa teoria, è interessante notare che i personaggi che interagiscono sono solo tre, in quanto Nourabad è essenzialmente una figura marginale, di scarso rilievo drammaturgico.
Infine, una piccola chiosa strettamente personale.
La musica lirica, come l’Arte in generale, può e deve essere vissuta come una sospensione temporale, uno stimolo a liberare l’immaginazione e la fantasia, che sono, a mio modestissimo avviso, i fondamenti di una libertà intellettuale pienamente consapevole.
 
 
 
Discografia consigliata
 
 
Gli interpreti sono indicati nel seguente ordine: Nadir, Zurga, Leila, Nourabad.
 
 
EMI 1960
Nicolai Gedda, Ernest Blanc, Janine Micheau, Jacques Mars.
Direttore: Pierre Dervaux
 
BONGIOVANNI 1970
Alfredo Kraus, Sesto Bruscantini, Adriana Maliponte, Antonio Campo.
Direttore: Carlo Felice Cilario
 
GALA 1974
Nicolai Gedda, Renato Bruson, Christine Eda-Pierre, John West.
Direttore: Eve Queler
 
C’è poi un’incisione non ufficiale che si riferisce ad una recita del 25 giugno 1959, a Parigi.
Alain Vanzo, Gabriel Bacquier, Janine Micheau, Jacques Mars.
Direttore: Manuel Rosenthal
 
 
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10 risposte a “Divulgazione semiseria dell’opera lirica: Les Pechêurs de Perles di Georges Bizet.

  1. Moher66 13 maggio 2008 alle 7:54 am

    Ma povero Zurga, è proprio necessario finirlo in tutti i modi?
    Condivido senza riserve la tua chiosa
    :-))
    Ciao
    Elena

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  2. Moher66 13 maggio 2008 alle 7:54 am

    Ma povero Zurga, è proprio necessario finirlo in tutti i modi?
    Condivido senza riserve la tua chiosa
    :-))
    Ciao
    Elena

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  3. utente anonimo 13 maggio 2008 alle 5:14 pm

    da Giuliano:
    Alfredo Kraus è inarrivabile. Però scavando al di fuori delle incisioni complete ne vengono fuori di grandi…

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  4. utente anonimo 13 maggio 2008 alle 5:14 pm

    da Giuliano:
    Alfredo Kraus è inarrivabile. Però scavando al di fuori delle incisioni complete ne vengono fuori di grandi…

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  5. amfortas 13 maggio 2008 alle 5:57 pm

    Elena, in alcune versioni magari non muore, chissà 🙂
    Giuliano, ce ne sarebbero di nome da fare, hai ragione…

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  6. amfortas 13 maggio 2008 alle 5:57 pm

    Elena, in alcune versioni magari non muore, chissà 🙂
    Giuliano, ce ne sarebbero di nome da fare, hai ragione…

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  7. Pruun 17 maggio 2008 alle 9:42 am

    Secondo me il finale originale è molto bello, misterioso e malinconico, con Zurga che contempla la fuga dei due amanti e la propria solitudine… almeno, per me è più moderno!
    Che bella quest’opera, vero?
    Ciao, complimenti!

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  8. Pruun 17 maggio 2008 alle 9:42 am

    Secondo me il finale originale è molto bello, misterioso e malinconico, con Zurga che contempla la fuga dei due amanti e la propria solitudine… almeno, per me è più moderno!
    Che bella quest’opera, vero?
    Ciao, complimenti!

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  9. amfortas 17 maggio 2008 alle 5:23 pm

    pruun, sì è un’opera che mi piace molto, anche se è molto debole dal punto di vista drammaturgico.
    Grazie dei complimenti 🙂

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  10. amfortas 17 maggio 2008 alle 5:23 pm

    pruun, sì è un’opera che mi piace molto, anche se è molto debole dal punto di vista drammaturgico.
    Grazie dei complimenti 🙂

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