Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Un ricordo appassionato di Leyla Gencer.

Volevo spendere qualche parola in occasione della scomparsa di Leyla Gencer, nella speranza di non accendere polemiche inutili e strumentali.
In che senso si può dire che, nell’indifferenza generale ancora una volta, si è spenta una cantante storica?
La risposta è facile, ed è molto simile a quella che diedi a suo tempo su questo blog ad una domanda su Maria Callas: ha reinventato, risuscitato alcuni personaggi operistici. Vale per la Elisabetta I del Roberto Devereux, ovviamente, ma anche per molti altri, anche meno noti.
Però questo mio ricordo non vuole in alcun modo essere una sterile lista di titoli, perché semplicemente, lo dico a voce alta, con la scomparsa di Leyla Gencer se ne va un piccolo pezzo di quella magia che si chiama teatro, un non luogo dove si può essere tutti e nessuno, e vale per chi sta sul palco ovviamente ma, soprattutto, per chi è seduto in loggione o in platea.
In teatro si alimenta la nostra immaginazione, che è uno strumento per sfuggire alla realtà tristissima che ci circonda.
Non ho mai avuto la fortuna di sentire questa grande artista dal vivo, purtroppo, ma mi basta, non posso fare diversamente, ascoltare i suoi dischi. Le incisioni che ci restano sono proprio come lei: rare, fosche, di qualità sonora problematica molto spesso. Per non parlare dei suoi compagni di recite, qualche volta addirittura imbarazzanti dal punto di vista tecnico.
La tecnica è troppo spesso considerata l’unico metro di misura possibile per valutare un cantante.
Ricordo lo scempio che hanno fatto delle sue prestazioni due celeberrimi esponenti (apprezzabili per molti versi, sia chiaro) della critica musicale: Rodolfo Celletti e Elvio Giudici.
Bene, proprio pensando a quelle parole, mi è piacevole pensare che Leyla Gencer se ne sia andata così, con un ultimo gioioso, teatrale, colpo di glottide.
E mi sta bene anche che, come ho detto in apertura di questo post, sia scomparsa nell’indifferenza generale dei media: solo tra gli appassionati veri, pochi, era nota ed amata, ed immagino che tutti l’abbiano ricordata degnamente, magari in modo più meritevole di me, in silenzio.
Sarebbe sacrilego pensare che la notizia della sua morte sia infilata così, come la classica foglia di fico che copre vere vergogne, tra un vaneggiamento e l’altro dei protagonisti delle notizie eiaculate dalla televisione.
Basta così.
 
 
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14 risposte a “Un ricordo appassionato di Leyla Gencer.

  1. mu 13 maggio 2008 alle 7:06 pm

    Celletti sapeva essere di una crudeltà quasi da bambino nelle sue critiche – tuttavia mai con vera cattiveria (non era cattivo, “è che lo disegnavano così” [quasi-cit.]), tant’è vero che poi fu uno dei più grandi estimatori della Gencer.
    Ero a Eboli quando ho saputo la notizia (dal televideo…), e, vedendo la faccia che ho fatto leggendola, mia sorella, che di opera non mastica nemmeno i rudimenti, mi ha chiesto di raccontarle chi fosse Leyla Gencer, allora le ho fatto ascoltare un pezzetto di Elvira dell’Ernani che ho nell’iPod, e pensa che alla fine si è commossa pure lei…

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  2. amfortas 14 maggio 2008 alle 8:22 am

    Giorgia, io invece mi sono commosso riascoltando, dopo tanto tempo, D’amor sull’ali rosee dal Trovatore.
    Su Celletti sono d’accordo con te, non è stato un cattivo maestro come molti dicono, e poi ha fatto marcia indietro (lo ha fatto un po’ troppo spesso per i miei gusti, ma insomma…).
    Giudici invece, nello specifico, è grottesco.
    Se non hai sentito la puntata di ieri della Barcaccia, peccato: c’era Gualerzi che piangeva come un bambino.

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  3. megbr 15 maggio 2008 alle 2:21 pm

    http://crist[..] Uno è il caso, due la coincidenza, tre è la certezza …. Il primo caso: lunedì tre marzo .. Giuseppe di Stefano – Venerdì 9 Maggio .. Leyla Geneger , giovedì 15 Maggio Robert Rauschenberg tutti -per quel che [..]

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  4. amfortas 15 maggio 2008 alle 3:10 pm

    megbr, ho lasciato il mio commento da te, ciao.

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  5. Pruun 16 maggio 2008 alle 9:21 pm

    L’importante è che siamo noi a non dimenticarci dell’arte di questi grandi.
    Ciao, complimenti, bel ricordo!

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  6. amfortas 17 maggio 2008 alle 5:24 pm

    Pruun, grazie.
    Credo profondamente in ciò che ho scritto in merito al teatro, e la Gencer è stata, in quest’ottica, interprete tra le più grandi.

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  7. utente anonimo 19 maggio 2008 alle 9:14 pm

    io mi chiedo come si possa affermare che Celletti abbia
    fatto “scempio delle sue prestazioni”!!!
    Si rilegga “IL TEATRO D’OPERA IN DISCO”: è tutto un encomio, e NON SOLO tecnico ma, soprattutto, interpretativo (c’è un solo “appunto”, quello riservato alla cabaletta della Jerusalem). Per far prima basta andare all’elenco artisti e vedere tutte le pagine in cui è citata Leyla.
    Da ricordare inoltre che Celletti la cita tra le poche cantanti STORICHE del ‘900 sia nella STORIA DELL’OPERA (UTET) vol. 3°, nonchè nella sua bellissima “STORIA DEL BELCANTO” (Nuova Italia). Ne “La grana della voce” – opera, direttori e cantanti. Edito da Baldini e Castoldi, scrive: …diventano poetici perfino i versi, come quando la Gençer cantava il recitativo di Leonora nel’atto ultimo del Trovatore…pag.177.
    Ho conosciuto l’una e l’altro e per amore di verità mi premeva ristabilire la grande stima che Celletti aveva di Leyla.
    Se è “fare scempio” questo, non ci si intende più sull’accezione delle parole. Aspetto di essere contraddetto, con citazioni consultabili.

    PS
    Posso condividere che Celletti, con il suo modo franco, diretto e a volte feroce di giudicare (ma sempre basandosi su dati di fatto verificabili e incontrovertibili) non riscuotesse
    unanimi consensi, ma accostare Celletti a Battaglia, questo si è un vero scempio…

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  8. amfortas 20 maggio 2008 alle 7:15 pm

    anonimo(…), scusa, ma ho visto solo ora il tuo commento.
    Mi riferivo al fatto che Celletti considerò la Gencer una specie di brutta copia della Callas, per poi rimangiarsi l’opinione come ha fatto in molte altre circostanze (Domingo, Carreras, Cappuccilli ecc ecc, tu che lo conosci bene non avrai certo bisogno di altri esempi).
    Battaglia l’hai nominato tu, non io.
    Non ho bisogno di consigli sul come fare prima per individuare qualsiasi cosa, specialmente se la conosco già.
    Su Celletti e il suo modo di esprmere giudizi incontrovertibili e verificabili, permettimi di glissare.
    Ciao, scusa ma davvero il tuo commento non l’avevo visto.
    P.S
    Beato te che hai avuto modo di conoscere la Gencer.

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  9. utente anonimo 23 maggio 2008 alle 11:25 pm

    scusa, volevo dire “GIUDICI” ma non è che la cosa cambi di molto…accostarli a “Rodolfo” è sempre uno scempio.

    Riguardo a Celletti & Gençer sarebbe stato allora più corretto scrivere: … superficialmente la considerò (inizialmente) una epigona di Callas. Ma ne fece ammenda pubblica per poi diventare suo grandissimo estimatore. Il senso della frase cambia molto, direi.

    Si, l’ho “scoperta” nel 1975 (stavo terminando le superiori), cantava a Bergamo in forma di concerto quei famosi “Martyrs” in cui non si accorse che il tenore Di Felici (o qualcosa del genere) era svenuto!!!! E da allora mi feci amico di Gençeriani della prima ora per essere ammesso alla sua presenza. L’ultima volta l’ho salutata alla prima della Scala dell’anno scorso, Tristan und Isolde. Lei disse che era un po’ annoiata: a San Francisco aveva ascoltato la Rysanek e Vickers…
    Una donna eccezionale, sotto tutti i punti di vista.
    Ultimo aneddoto (tra i mille):
    Una volta, a una cena ufficiale, non so chi le domandò perché lei e gli artisti fossero sempre eccessivi. Gli rispose fulminea: «Perché altrimenti in scena saremmo noiosi come voi nella vita».

    No comment.

    PS
    Non riesco ancora a rassegnarmi alla perdita di Leyla…

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  10. amfortas 25 maggio 2008 alle 7:46 am

    anonimo, io non trovo scandaloso accostare Giudici e Celletti, sinceramente.
    Entrambi mi sembrano molto competenti, per cominciare, e poi hanno uno stile abbastanza simile nello scrivere. Ancora, spesso si contraddicono ed inoltre si sono innamorati di qualche cantante, al quale in sede di critica hanno perdonato molto.
    Resta il fatto che l’appassionato, a mio avviso, ha molto da imparare dal conoscere i loro scritti.
    Poi si può essere d’accordo o meno con le loro opinioni, come sempre, ma almeno siamo di fronte a due persone che hanno scritto con passione e competenza.
    Come spesso succede in queste tristi occasioni, anch’io sto riascoltando la Gencer, e trovo che sia stata un’interprete davvero straordinaria.
    Ciao!

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  11. utente anonimo 27 maggio 2008 alle 6:02 pm

    a questo punto visto che Celletti l’ho conosciuto anch’io (ho avuto frequenti rapporti epistolari) dico la mia. Lui é nato in quel periodo in cui i critici dovevano smitizzare alcuni miti (mutatis mutandis é quello che fanno gli amici della Barcaccia con Muti) per diventare qualcuno e farsi notare. Ecco quindi che Celletti prende di mira i vari Di Stefano, Del Monaco, Gobbi e a turno trova da ridire su Callas, Pavarotti e anche su Gencer. Trova da ridire a ragion veduta peraltro giacché le sue critiche sotto il profilo squisitamente vocale sono tutte come dice l’altro mio amico “incontrovertibili”.-
    Tuttavia il melodramma vive di grandi personalità e parteciparvi con la matita rosso blu é controproducente per gli ascoltatori e per le nuove generazioni. Temo che nessun cantante figlio degli insegnamenti di Celletti possa in fin dei conti essere considerato un/una fuoriclasse ma un corretto burocrate tale e quale l’altro cirtico di cui si faceva cenno. Cioé mister Giudici. Che é spessissimo condivisibile ma difetta completamente del carisma di Celletti e sta a lui come Alagna potrebbe stare a Pavarotti. Addio mes amis

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  12. amfortas 27 maggio 2008 alle 7:50 pm

    anonimo, la penso sostanzialmente come te.
    Aggiungerei che Celletti ha avuto il merito di rendere comprensibile una recensione o una critica: è difficile fraintendere termini come bercia, muggisce ecc ecc.
    Certo, poi è sempre questione di gusti, secondo me.
    In teatro gli arbitri imparziali non esistono, perché anche i più corretti ubbidiscono comunque ai propri comandamenti…
    Bello il paragone, calzante al punto giusto.
    Ciao.

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  13. utente anonimo 5 agosto 2008 alle 1:52 pm

    ho ascoltato la Gencer in due momenti, la Anna Bolena al Costanzi e un concerto solistico alla Filarmonica Romana (eseguiva brani di un disco Cetra da poco pubblicato). Concordo con coloro che distinguono tra Celletti e Giudici. Celletti era un maestro di canto, Giudici no, è solo un buon conoscente del canto (ma è ottimo critico), con molte idiosincrasie e tra queste la Gencer (quella sulla Olivero è anche meno perdonabile). Sulle doti di Leyla c’è poco da dire: straordinaria tecnica ed espressività magnetica. Devo confessare di averla amata da subito (e per ciò dico grazie a Franco Soprano) compresi i suoi colpi di glottide che abbiamo un po’ tutti amorevolmente parodiato. Era oltretutto una grande signora e molto colta, anche oltre la musica. Buona attrice e presenza regale in scena (si parla sempre di melodramma). Grazie Leyla.

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  14. amfortas 5 agosto 2008 alle 4:05 pm

    anonimo, grazie della testimonianza!

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