Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Tosca alla Fenice di Venezia.

L’ennesima Tosca può riservare ancora emozioni? Risposta scontata: sì, e pure belle forti.
Ieri alla Fenice di Venezia ho visto e sentito la Tosca di Puccini secondo la visione di Robert Carsen, regista che mi piace molto, in un allestimento un po’ controverso, sicuramente non geniale, ma comunque molto intrigante. Ci sono alcune incongruenze col libretto ma, almeno a mio avviso, nulla che possa far gridare allo scandalo.
Ma andiamo per ordine.
Intanto Meg-pentolino mi ha avvisato che la sua prima del Falstaff a Cagliari sarebbe andata in scena solo col pianoforte, per un improvviso sciopero dell’orchestra.
Sono soddisfazioni, Marina…ma transeat.
Io e ex-Ripley abbiamo rigiocato la carta del treno, lasciando a casa l’automobile, complice una favorevole coincidenza d’orari. Ed è già una cosa, no?
Come sempre l’orrida Venezia era strapiena di turisti e quindi occhi aperti! Le priorità per raggiungere indenni la Fenice sono state:
1)      Non farsi troncare le gambe dai trolley impazziti lanciati come carrelli da supermercato, che disegnavano traiettorie assolutamente imprevedibili.
2)      Non essere gettati a mare (si fa per dire, ovvio) dal vaporetto, perché gli invasori barbari normalmente si scordano di portare sulle spalle uno zainetto grande come un monolocale.
3)      Riuscire a non perdere del tutto la vista a causa dei continui flash delle fotocamere.
4)      Evitare di beccarsi una denuncia per molestie sessuali da una ragazzina svedese che mi premeva il culo sulla mano. (non sto scherzando, ho rischiato di essere terminato da ex-Ripley, che pensava fossi salito sul vaporetto in versione maniaco)
 
Ecco, poi siamo arrivati a teatro.
Era la Tosca numero 79 di Daniela Dessì

Tosca alla Fenice, 30.05.08

 e sinceramente credo che oggi sia la miglior Floria possibile, sotto ogni punto di vista. Il soprano genovese ha raggiunto una maturità artistica invidiabile, che le consente di dominare la partitura pucciniana senza alcuna sbavatura.
Accento pertinente, fraseggio curatissimo, recitazione ammirevole, linea di canto omogenea, voce sempre timbrata in tutto il registro: il Do della lama, temutissimo perché giunge quasi alla fine dell’opera e molto scomodo per la collocazione, è stato una folgore. Però non è certo da una nota che si valuta la prestazione di un artista e quindi io, se dovessi proprio estrapolare dal contesto generale un momento da ricordare indicherei quel “giura”che precede il duetto del primo atto, con relativo buffetto sulla spalla di Cavaradossi, che mi ha restituito una Tosca giovane ed innamorata, lontana anni luce da certe interpretazioni che ritraggono la Diva come fosse un Otello pazzo di gelosia. Dopo il Vissi d’Arte ho temuto che la Fenice venisse giù per gli applausi, il bis ci stava tutto. Magnifica anche nei terribili momenti del secondo atto, quando Scarpia sembra vincerla psicologicamente col ricatto.
Una prestazione da ricordare.
Fabio Armiliato,

Tosca alla Fenice, 30.05.08

 nei panni di Cavaradossi, è stato pure bravissimo. Ha cominciato prudentemente, senza voler strafare, nell’aria “Recondita Armonia” , e da lì la sua prestazione è andata in crescendo sino alla fine dell’opera. Ho apprezzato moltissimo la continua ricerca di sfumature e colori diversi, la dizione, il fraseggio e la recitazione sempre misurata. In uno dei momenti più noti dell’opera lirica in generale, la romanza “E lucean le stelle”, la sua prova è stata commovente e giustamente sottolineata da un uragano d’applausi.
Nell’ambito di una prestazione d’assoluto rilievo, mi ricorderò della splendida riuscita dell’andante “O dolci mani mansuete e pure”, cantato a fior di labbra con un’espressività davvero ragguardevole. Tra l’altro Armiliato ha sfoderato pure acuti molto sicuri e penetranti ( La vita mi costasse, Vittoria!”), per la gioia dei cultori di questa forma d’atletismo vocale.
Armiliato e Dessì sono una coppia anche nella vita privata, come forse non tutti i lettori di questo blog sanno, e sul palcoscenico il loro affiatamento personale fornisce un notevole valore aggiunto alla prova artistica.
Il baritono Carlo Guelfi, che vestiva i panni scomodissimi di Scarpia, non mi ha convinto del tutto anche se l’ho sentito in ripresa rispetto alle ultime prestazioni. La voce è molto chiara, e spesso il suo canto sfocia nel parlato.
Certo la presenza scenica è notevole ed il personaggio dell’autoritario barone esce discretamente, alla fine; spesso però la voce è sfocata, secca, mentre il volume rimane abbastanza buono. Per fortuna, come spesso succede ai cantanti non troppo in forma che affrontano questo ruolo, non ha pigiato sul pedale degli effettacci plateali ed anzi si è mantenuto abbastanza sobrio nella recitazione.
Piuttosto affaticato Alessandro Spina, Angelotti, mentre ottima è stata la prova di Roberto Abbondanza quale Sagrestano.
Routine modesta per gli altri: Iorio Zennaro (Spoletta), Franco Boscolo (Sciarrone) e Giuseppe Nicodemo ( Carceriere). Qualche problema d’intonazione per il piccolo Michelangelo D’Adamo, giovanissimo pastore, ma vogliamo concedere che l’emozione può giocare qualche brutto scherzo ad un ragazzino?
Il direttore Daniele Callegari non ha danneggiato nessuno, ma non me la sento certo di esaltarne la prova: si è limitato ad una lettura molto scolastica e qualche volta un po’ chiassosa di una partitura che offre spunti d’approfondimento psicologico molto appetibili.
Buona l’orchestra e bravi gli artisti del Coro nella spettacolare scena del Te Deum.
Le scenografie ed i costumi di Anthony Ward e le luci (molto belle) di Davy Cunningham sono funzionali alla regia di Robert Carsen, un po’ datata certo, ma che comunque evidenzia cura nei particolari ed attenzione ai movimenti dei protagonisti. Solo il primo atto non mi è piaciuto, perché la mancanza di una chiesa riconoscibile non evocava il contrasto di oppressione religiosa dei sentimenti forti dei protagonisti.
Successo trionfale per tutti, con punte di clamorosa e meritata approvazione per Daniela Dessì e Fabio Armiliato.
A stento io ed ex-Ripley siamo riusciti a mangiare un terribile panino in un bar nei pressi della stazione ferroviaria: per fortuna, appunto, eravamo di fretta e ci siamo limitati al sandwich, altrimenti credo che avremmo contribuito a sporcare ulteriormente i già appiccicosi sedili del treno che ci ha riportati, in piena notte, a Trieste.
P.S
Ho scattato, forte della posizione favorevole in teatro, 64 foto: quelle pubblicate sono le uniche decenti.
Un fenomeno eh?
 
Annunci

13 risposte a “Recensione semiseria di Tosca alla Fenice di Venezia.

  1. utente anonimo 1 giugno 2008 alle 10:59 am

    da Giuliano:
    Tosca è sempre Tosca, un’emozione. Per “ammazzare” Tosca ci vuole una compagnia di cagnacci, e molto impegno da parte loro…
    Quanto al Falstaff, penso che di pianoforti ce ne vorranno almeno tre, per metterci tutto quello che ha scritto Verdi.

    Mi piace

  2. filorosso 1 giugno 2008 alle 7:05 pm

    Oh, sì, i trolley impazziti su e giù dalle calli: triste ricordo! E’ assolutamente sconsigliato andare a Venezia con i sandali.
    Sul ponte della stazione una coppia si era persa il bambino, caduto dal passeggino. Urlo mio e di un’altra turista orripilata: non se ne erano nemmeno accorti!

    Al critico-fotografo: forse 2 su 64 sono pochine, ma la seconda è veramente suggestiva.
    Baci, filo

    Mi piace

  3. utente anonimo 1 giugno 2008 alle 8:29 pm

    carissimi amici di Trieste, avete ancor poco tempo per scrivere e commentare acutamente e coltamente…la mannaia si sta per avventare sul vostro teatro, grazie ai mutati climi politici. Per cominciare i tagli del fus, che renderanno difficile, per non dire impossibile, al bravo Zanfagnin risanare il debito…e ci stava riuscendo almeno a giudicare dagli articoli dei giorni scorsi che sbugiardavano il sindaco ed evidenziavano un utile considerevole di questi tempi. senza denari e in una città priva di un cospicuo mercato privato da cui attingere risorese diverse da quelle pubbliche, la prima cosa che verrà toccata è certamente la qualità della proposta artistica…proprio adesso che, con la nuova direzione, le cose sembravano andar meglio.
    Cosa potete aspettarvi? quello che sta accadendo qui a Verona, dove la lega ha nominato un perito agrario a sovrintendente…..forse a voi potrebbero mettere un cassiere di supermercato o un commesso…no?
    beh, non ho parole!

    Mi piace

  4. utente anonimo 2 giugno 2008 alle 9:14 am

    Permettimi, Amfortas, di spendere una parola a favore della “orrida Venezia” (inconsapevole ossimoro), in quanto pure se vi saranno (vantaggi della globalizzazione), vomitevoli panini, carrelli impazziti, zaini invadenti, flash accecanti, e giovani culi innocentemente prementi sulle caste mani (male opera chi male pensa!), in cambio “Venezia è sempre Venezia”, screziata d’oriente e incantevole come le figure emergenti dalle pagine di un libro di favole.

    Almeno questo è il ricordo che ho di questa città dove ho trascorso per motivi di lavoro quattro mesi consecutivi ed arrivavo in ritardo in ufficio in quanto ogni mattina percorrevo un itinerario diverso, traendone godimento e serenità. Ho pure frequentato “La Fenice”, prima dell’incendio, ed a sera seguivo degli spettacoli di Goldoni nelle corti dei vari palazzi (oltre ad avere partecipato ad un concorso di poesie ed imparato a conoscere il massimo dell’erotismo nelle poesie di Giorgio Baffo (del quale consiglio l’attenta lettura)

    Comunque: vogliamo fare un giro col vaporetto che parte dal Lido?

    V E N E Z I A
    (sul Canal Grande)

    Dal Lido navigare col battello,
    passare per San Marco e alla lontana
    vedere la Giudecca e quel gioiello
    della Fortuna a Punta di Dogana.

    Poi la Salute . . . Casa Dario . . . il ponte
    Dell*Accademia . . . e che vuoi di più?
    . . . dell*altro? . . . e va bene . . . eccoti pronte
    allora Ca* Rezzonico, e più giù

    Ca* Foscari, la svolta . . . e in lontananza
    L*arcata di Rialto ecco che appare!
    Aggiungi a tutto questo la fragranza

    del mare . . . un po* di brezza e l*osservare
    delle nere gondole la danza
    fra gabbiani in acqua a dondolare.

    (Sergio Sestolla)

    Mi piace

  5. amfortas 2 giugno 2008 alle 1:50 pm

    Giuliano, Tosca è una di quelle opere che necessitano di grandi cantanti più di altre, secondo me…
    Filo, visto che avevo ragione io? 🙂
    Sulle foto transeat…
    anonimo, staremo a vedere, io ho molta fiducia in Zanfagnin…
    Sergio Setrolla, grazie anche a te degli ispirati versi.
    In realtà Venezia, come già ho puntualizzato, non è poi così orribile, io lo dico per scherzare 🙂

    Mi piace

  6. amfortas 2 giugno 2008 alle 1:52 pm

    Sergio Setrolla è davvero pertinente al post 🙂
    Ovviamente però è SESTOLLA! 🙂

    Mi piace

  7. utente anonimo 3 giugno 2008 alle 8:08 am

    Ora che ci penso, (finto) mare a parte… tutto quello che hai descritto potrebbe succedere anche alla stazione Termini… Che poi, che c’è da fotografare nelle strade laterali?
    0___o

    Margot

    P.S. Venezia resta orrida a prescindere.

    Mi piace

  8. utente anonimo 3 giugno 2008 alle 2:56 pm

    Io ci sono stato il 29 maggio, tutto stupendo, la Caruso bravissima… deludenti le scenografie: saro’ scontato, ma mi aspettavo quei begli ambienti di fine settecento, e quei costumi… scusate, ma come fa uno vestito tipo meta’ 900 a dire che Napoleone ha appena vinto a Marengo? boh… l’avranno fatto mica per risparmiare

    Mi piace

  9. amfortas 3 giugno 2008 alle 7:07 pm

    margie, non ne dubito, anche la Stazione Termini ha il suo orrido fascino, infatti 🙂
    anonimo, Tiziana Caruso io non l’ho sentita, sono contento che abbia cantato bene.
    La regia, come ho detto, presentava incongruenze e tu ne sottolinei una, però a me è sembrata comunque funzionale.
    Ciao!

    Mi piace

  10. Moher66 4 giugno 2008 alle 8:01 am

    La Stazione Termini di una quindicina d’anni fa in quanto a fascino secondo me era imbattibile
    un vero viaggio nel sordido e inquietante mondo sotterraneo..
    🙂

    Mi piace

  11. amfortas 4 giugno 2008 alle 5:32 pm

    Elena, non che ora sia un oratorio eh? 🙂

    Mi piace

  12. Moher66 5 giugno 2008 alle 7:40 am

    Questo mi fa capire che non ti è mai capitato, nel periodo di cui parlo, di scendere sotto la stazione per prendere la metropolitana; in confronto ora si, è un oratorio.
    🙂

    Mi piace

  13. utente anonimo 9 ottobre 2010 alle 5:49 pm

    Molto interessante, mi è piaciuto molto leggere la storia. Tutto il testo dà l'impressione che mi ha molto ben lavorato con professionalità e impegno. Davvero buona blog.http://buyonline-rx.com/http://buyonline-rx.com/sitemap.html

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: