Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La stagione operistica 2008/2009 al Teatro Verdi di Trieste: un approfondimento semiserio.

Con grande anticipo rispetto agli anni precedenti, il 4 giugno il teatro Verdi di Trieste ha presentato la stagione operistica 2008-2009: già questa circostanza si può considerare un successo, ed è giusto sottolinearlo, in quanto appena l’anno scorso il nuovo cartellone è stato proposto un paio di mesi prima della serata inaugurale del 22 novembre.
Come tutte le altre fondazioni liriche italiane, il Verdi di Trieste è in gravi ambasce finanziarie e lo staff dirigenziale non può non tenerne conto; da questo punto di vista c’è poco da inventarsi, la priorità è contenere i costi.
La via scelta a Trieste è quella dell’aumento della produttività aziendale: ciò significa spettacoli prodotti in casa ove possibile, collaborazioni continuative con altre realtà nazionali ed estere, facendo sostanzialmente finta che il FUS non esista o perlomeno senza contarci troppo. Tutto ciò, ovviamente, puntando sulla qualità e con un occhio al botteghino. Insomma, anche la vita del teatro assomiglia a quella privata di tutti noi, bisogna accontentarsi e vivere con decoro, accettando qualche compromesso. È finito il tempo delle produzioni faraoniche. [Aida a parte, come vedremo nel dettaglio (smile)]
Un altro parametro è la riproposizione di titoli desueti a Trieste, che ha portato ad esempio l’anno scorso all’allestimento di Ernani, Iris, Pêcheurs de Perles, Rondine, ed anche al naufragio dello sfortunatissimo Roberto Devereux.
Spesso il pubblico, che nella lirica e a Trieste in particolare è reazionario dal punto di vista culturale, non ha risposto come sarebbe stato giusto, premiando cioè gli sforzi di uno staff dirigenziale lungimirante.
Lo spettatore medio triestino vorrebbe ogni anno una Bohéme, Turandot, Traviata, Rigoletto e forse, per quella radice mitteleuropea tanto sbandierata quando fa comodo, un Wagner.
Siamo alle solite, anche in questo caso lo spettatore-consumatore ha una sola esigenza: essere rassicurato e non perdere le proprie abitudini.
Però non è questo il luogo dove sfoggiare interpretazioni sociologiche o antropologiche, qui si parla di musica lirica, e si cerca di farlo con umiltà, senza gridare troppo e con un po’ d’ironia.
Spero di avere tempo, durante l’anno, di inquadrare storicamente i singoli lavori in scena di volta in volta, per ora mi limito a qualche commento sui cast.
La stagione comincerà il 18 novembre con la Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai, che al Verdi non si vede dal 1980. I protagonisti saranno Daniela Dessì e Fabio Armiliato, affiancati da Juan Pons e diretti da Donato Renzetti.
Un’inaugurazione col botto, sia per la qualità degli interpreti sia per il titolo, che non esito a definire un capolavoro assoluto.
Due parole su Dessì e Armiliato: ho avuto la fortuna di sentirli spesso, negli ultimi mesi, Santa Daniela ha debuttato due personaggi importanti come la Leonora verdiana e la Norma di Bellini con risultati considerati, quasi unanimemente, eccellenti. Armiliato è un tenore che è in continuo progresso tecnico ed interpretativo: anche lui quest’anno ha debuttato un personaggio monstre, il Don Alvaro della Forza di Verdi, con esiti favorevolissimi. (cavolo, ero presente e posso ben dirlo!)
Oggi sono, meritatamente, tra gli artisti più richiesti: il fatto che i dirigenti triestini si siano assicurati la loro presenza è encomiabile. (ci sono anche progetti per il futuro, molto rilevanti, ma non è il caso d’anticipare nulla)
Nella stessa produzione, c’è Juan Pons, altro artista d’assoluto rilievo all’esordio a Trieste.
Il 2009 si aprirà con Aida di Giuseppe Verdi, assente dalla programmazione dal 1988.
Si tratta di una nuova produzione della fondazione triestina e forse l’elemento di maggior interesse e curiosità è la regia, affidata a Damiano Michieletto, recente vincitore del prestigioso Premio Abbiati per il suo lavoro nella “Gazza Ladra” al Rossini Opera Festival dell’anno scorso.
Alla direzione d’orchestra il grande Nello Santi, bravissimo nella recente Iris proprio a Trieste.
Aida sarà il soprano Adriana Marfisi, figlia del direttore: so che in molti storceranno il naso, ma dopo averla sentita come Iris v’assicuro che la sua prova andrà seguita con rispetto.
Nel ruolo difficilissimo del prode Radames (il terzo atto è terribile), si alterneranno i tenori Walter Fraccaro e Mario Malagnini. Anna Smirnova e Mariana Pentcheva daranno vita ad Amneris.
Il 20 febbraio un titolo molto atteso, Norma, nell’allestimento che ha debuttato in aprile al Comunale di Bologna e coprodotto dal teatro triestino, per la regia di Federico Tiezzi. Lo spettacolo è molto godibile, anche se presenta qualche incongruenza col libretto.
La sacerdotessa druidica, personaggio difficilissimo sia dal lato musicale sia da quello interpretativo, sarà affidata all’arte del soprano June Anderson, belcantista di ottimo livello e che potrebbe fornire una prestazione d’assoluta rilevanza. Pollione sarà il solido tenore Roberto Aronica, che non brilla di solito per particolari nuances interpretative, ma che certo ha la voce adatta per il ruolo. Il mezzosoprano Laura Polverelli, ottima cantante dal rendimento sempre costante, sarà Adalgisa. Ho qualche dubbio sul direttore, il bulgaro Julian Kovatchev. Interessante anche, nel secondo cast, l’esordio di Tatiana Serjan nel ruolo del titolo. Tatiana ha molta grinta, ma non ha trovato ancora il suo repertorio d’elezione: a Trieste ha cantato bene la Lady Macbeth di Verdi, mentre la sua Donna Anna nel Don Giovanni ha lasciato qualche perplessità.
Norma a Trieste ha avuto una storia interpretativa eccezionale ed anche esiti molto contrastati: si ricorda l’edizione del 1953, con Maria Callas ed un giovanissimo Franco Corelli (mica pizza e fichi…) ma anche la tragica serata del 1986 (mi pare) con Katia Ricciarelli. Il giorno dopo Trieste fu tappezzata di locandine listate a lutto: “Norma è morta.”
Negli anni successivi, dopo aver sentito le prestazioni di alcune primedonne, credo si possa dire che c’è stato di peggio. (avoja, e non poco)
Quindi la povera Norma di Bellini è stata uccisa, risuscitata, e poi crudelmente rigiustiziata. Vedremo che sorte le toccherà questa volta! (smile)
Il 27 marzo, nell’ambito di uno scambio culturale con il teatro Stanislavskij di Mosca, che prevede la trasferta in terra russa delle maestranze triestine nel 2009, in occasione dell’Anna Bolena di Donizetti, si allestisce il bellissimo Evgenij Onegin, di Čajkovskij, che manca da Trieste dal 1996.
La compagnia di canto è tutta russa e pur non conoscendo gli artisti impegnati, vista la grande tradizione artistica di questo teatro, sono certo che si tratterà di uno spettacolo di alto livello.
Il quinto appuntamento è un dittico particolarmente interessante, perché presenta un’opera in prima assoluta.
Si tratta di Il Carro e i Canti, tratto dal “Festino in tempo di peste” di Alexsandr Puskin. Il lavoro è stato commissionato dal Verdi di Trieste all’autore contemporaneo Alessandro Solbiati, che la definisce sinfonia scenica.
La serata è completata da un balletto dal titolo improponibile: B&B-Berio, Bach &Break Beat, nell’interpretazione proposta da Maggio Danza, su musiche di Bach, Chopin, Berio e Noto.
Anche questo spettacolo è produzione del Verdi e l’appuntamento è per il 17 aprile.
Il giorno 8 maggio è la volta della Fille du Regimént di Donizetti (quella della famosa aria per tenore dai nove DO), nel nuovo allestimento della fondazione a cura del madonno (Giorgia, grazie!) Davide Livermore, in coproduzione con il Teatro Donizetti di Bergamo. La Fille manca da Trieste dal 1988, mi pare.
Il cast è molto buono, e vede schierati specialisti quali il soprano Eva Mei, il tenore triestino d’adozione Antonino Siragusa e gli ottimi, nel secondo cast, Celso Albelo e Silvia Dalla Benetta: dirige Gerard Korsten, del quale non ho un ricordo straordinario, a dire il vero, dopo il Don Pasquale di due anni fa.
Vedremo, come sempre.
La stagione si chiuderà poi con L’Italiana in Algeri di Rossini, il 29 maggio.
L’opera vede il ritorno a Trieste del mezzosoprano Daniela Barcellona, star internazionale triestinissima, che sarà affiancata da Michele Pertusi e Lawrence Brownlee. Sul podio Bruno Campanella, direttore che io amo molto. La regia è di Pier Luigi Pizzi.
Ovviamente, io lo segnalo di striscio perché proprio non è il mio campo, sono parte integrante del cartellone anche i balletti classici.
Sono previsti Red Giselle e Coppélia, ou la Fille aux Yeux d’Email (quasi in contemporanea alla Scala di Milano).
C’è pure spazio per i bambini, a loro infatti, è dedicata una riduzione di Così Fan Tutte, nella quale potranno pure partecipare attivamente, ma ci tornerò al momento opportuno.
Complessivamente, sulla carta, perché poi gli spettacoli bisogna valutarli in teatro, è una stagione di rilievo, anche e soprattutto direi se confrontata con quelle di altri teatri più prestigiosi.
Per questioni essenzialmente economiche, credo, si è dovuto rinunciare ad un Tannhäuser che era in programma.
Mi consolerò col Siegfried a Firenze, dopo che mi sono perso per cause di forza maggiore quello di marzo nell’orrida Venezia.
Ho una sola critica da muovere allo staff del Verdi: una serata in onore di Raffaello de Banfield, allestendo un suo lavoro, si poteva fare.
Magari qualcuno ci pensa, c’è ancora tempo.
 
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16 risposte a “La stagione operistica 2008/2009 al Teatro Verdi di Trieste: un approfondimento semiserio.

  1. ivyphoenix 17 giugno 2008 alle 7:29 pm

    se commentassi farei una brutta figura, vista la mia ignoranza in materia… quindi ti saluto soltanto 😉

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  2. gabrilu 17 giugno 2008 alle 10:48 pm

    Non sono più molto al corrente della situazione dei cantanti, perciò non ti stupire se mi ha stupito vedere per Norma il nome di June Anderson. L’ho sempre apprezzata ma… è ancora in grado di reggere (bene) una Norma, secondo te? Domanda curiosa ma seria
    Ciao 🙂
    P.S. Bello, Eugenio Oneghin!

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  3. gabrilu 17 giugno 2008 alle 10:48 pm

    Non sono più molto al corrente della situazione dei cantanti, perciò non ti stupire se mi ha stupito vedere per Norma il nome di June Anderson. L’ho sempre apprezzata ma… è ancora in grado di reggere (bene) una Norma, secondo te? Domanda curiosa ma seria
    Ciao 🙂
    P.S. Bello, Eugenio Oneghin!

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  4. amfortas 18 giugno 2008 alle 8:00 am

    Ivy, ciao a te 🙂
    gabrilu, la Anderson ha in repertorio Norma e ha cantato questo ruolo anche recentemente con risultati abbastanza buoni, a giudicare dalle solite registrazioni in house.
    Il problema di quest’artista, secondo me, anche nei tempi di maggior splendore vocale, è sempre stata una certa genericità ed inerzia interpretativa, che non le ha certo giovato.
    Peraltro, dal punto di vista tecnico, è una delle cantanti più preparate degli ultimi 25 anni.
    Io credo che possa fare bene.
    Ciao!

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  5. amfortas 18 giugno 2008 alle 8:00 am

    Ivy, ciao a te 🙂
    gabrilu, la Anderson ha in repertorio Norma e ha cantato questo ruolo anche recentemente con risultati abbastanza buoni, a giudicare dalle solite registrazioni in house.
    Il problema di quest’artista, secondo me, anche nei tempi di maggior splendore vocale, è sempre stata una certa genericità ed inerzia interpretativa, che non le ha certo giovato.
    Peraltro, dal punto di vista tecnico, è una delle cantanti più preparate degli ultimi 25 anni.
    Io credo che possa fare bene.
    Ciao!

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  6. utente anonimo 19 giugno 2008 alle 8:04 am

    L’unica cosa che ho capito da questo post è che per più di qualche sera si riuscirà a tirarti fuori di casa. E questo è bello.

    La tristerrimissimissima Margot :p

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  7. utente anonimo 19 giugno 2008 alle 8:04 am

    L’unica cosa che ho capito da questo post è che per più di qualche sera si riuscirà a tirarti fuori di casa. E questo è bello.

    La tristerrimissimissima Margot :p

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  8. amfortas 19 giugno 2008 alle 8:07 am

    margie, da qui a novembre è lunga, mica è detto.
    (giornatina notevole, come potrai capire)

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  9. amfortas 19 giugno 2008 alle 8:07 am

    margie, da qui a novembre è lunga, mica è detto.
    (giornatina notevole, come potrai capire)

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  10. Badoero 19 giugno 2008 alle 8:29 pm

    se il cielo e la fortuna(e i miei genitori) vorranno verrò a fare una visitina per Francesca, Norma e Italiana. La Barcellona mi garba assai come pure Pertusi, la Polverelli è la mezzosoprano che apprezzo di più (dopo le buone se non ottime interpretazioni di Seymour e Sara che ho sentito, sentiremo Adalgisa) e la coppia Dessì-Armiliato mi garba assai assai.

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  11. amfortas 20 giugno 2008 alle 7:15 am

    Badoero, bene, così ci conosceremo, finalmente 🙂

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  12. Badoero 20 giugno 2008 alle 8:48 am

    magari! Ma qualche volta vieni anche tu a Verona (al Filarmonico). Spero che i dumbo-jet non ti abbiano traumatizzato troppo!

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  13. utente anonimo 21 agosto 2008 alle 6:29 pm

    No!!! La Francesca da Rimini no!!!! Ce l’hanno tolta!!! Perché????

    sono Badoero, comunque…

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  14. utente anonimo 21 agosto 2008 alle 6:29 pm

    No!!! La Francesca da Rimini no!!!! Ce l’hanno tolta!!! Perché????

    sono Badoero, comunque…

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  15. amfortas 21 agosto 2008 alle 8:01 pm

    Badoero, la notizia non è ancora ufficiale ma è molto probabile che la Francesca sia sostituita da una Tosca, sempre con gli stessi protagonisti (Armiliato e Dessì, ed è l’unica notizia positiva).
    I motivi sono quelli soliti, cioè la mancanza di fondi dovuta all’ennesimo taglio al FUS.
    Ciao.

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  16. amfortas 21 agosto 2008 alle 8:01 pm

    Badoero, la notizia non è ancora ufficiale ma è molto probabile che la Francesca sia sostituita da una Tosca, sempre con gli stessi protagonisti (Armiliato e Dessì, ed è l’unica notizia positiva).
    I motivi sono quelli soliti, cioè la mancanza di fondi dovuta all’ennesimo taglio al FUS.
    Ciao.

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