Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Festival dell’operetta a Trieste: un consuntivo semiserio.

A tutti gli annoiati lettori domenicali, lascio questa meraviglia: ascoltate, ascoltate…
Il 39° Festival dell’operetta non si è ancora concluso, perché le recite si susseguono, tra il Teatro Verdi e la Sala Raffaello de Banfield (ex sala Tripcovich) sino al 20 luglio.
Io però, nell’esercizio delle mie finzioni di finto critico musicale per Operaclick, ho già visto i tre lavori che sono stati presentati quest’anno, quindi forse posso tentare un consuntivo.
Innanzitutto bisogna sottolineare il grande successo di pubblico, perché è abbastanza importante per il mio teatro fare un po’ di cassa vista la contingenza economica sfavorevole, peraltro comune a tutte le fondazioni liriche italiane. Ovviamente ora non ho i dati definitivi degli incassi, quindi la mia è una sensazione e qualcosa di più preciso si saprà a settembre.
In generale il pubblico è più rilassato, si va a vedere l’operetta per sentire sì buona musica ma anche per divertirsi in modo più evidente di quanto appaia durante la stagione lirica. Anche l’abbigliamento è più sereno, i casi disperati di pluricentenarie vestite da sedicenni sono rari. Gli uomini, non chiedetemi perché, sono sempre più sobri, anche durante la stagione normale.
Certo, qualche ragazzina mezza nuda c’è sempre, ma dove non si vede ormai? Ieri ad esempio ce n’era una terribile, capelli biondo platino lisci con ricrescita da afroamericana, labbra a gommone rosso carminio, gonna bianca a vita bassa (si dice così?), top azzurrino, scarpe rosse ed evidente assenza di mutande. L’ho guardata bene, non posso sbagliarmi.
Poi si vede qualche giovane in più, e questo mi conforta in qualche modo. Di solito, come ho già detto altre volte, io con i miei 53 anni suonati ( soprattutto suonati direi) sono la mascotte della serata.
Le operette in cartellone erano, in ordine d’apparizione, diciamo così, Cin-Ci-Là, Scugnizza e Il Paese del Sorriso: repertorio italiano nei primi due casi, mentre il terzo lavoro è di estrazione austriaca.
La “piccola lirica”, così è chiamata l’operetta, vive di prosa e di canto.
Molto schematicamente, in merito ai lavori in cartellone quest’anno, le parti recitate sono comiche e pure un po’ scollacciate (mai rozze o volgari, però) mentre nei passaggi cantati i personaggi esprimono la loro emozionalità e il sentimento.
Infatti, in Cin-Ci-Là spiccava la presenza di Maurizio Micheli, Petit-Gris; in Scugnizza il ruolo comico del miliardario americano è stato affidato a Ugo Maria Morosi, ben coadiuvato da Lello Giulivo, nei panni del segretario napoletanissimo Chic. Infine, nel Paese del Sorriso, Elio Pandolfi ha caratterizzato un improbabile “Capo degli Eunuchi”.
Sul versante musicale hanno ben figurato il soprano Elena Rossi (Cin-Ci-Là), il tenore Gianluca Terranova ( Scugnizza) e un altro soprano, Silvia Dalla Benetta (Lisa) nel Paese del Sorriso.
In quest’ultimo lavoro è presente un’aria celeberrima, “Tu che m’hai preso il cuor” (Dein ist mein ganzes Herz), che è quasi imprescindibile nei recital tenorili.
Ve la propongo qui nell’interpretazione di Richard Tauber, che fu il primo Principe Sou-Chong nell’operetta di Franz Lehár. (sono certissimo che riconoscerete la melodia!)
Un breve cenno anche ai registi, molto prestigiosi, che hanno fornito un contributo prezioso alla buona riuscita complessiva del Festival.
Maurizio Nichetti per Cin-Ci-Là, il madonno Davide Livermore per Scugnizza e il recente Premio Abbiati Damiano Michieletto per Il Paese del Sorriso.
Sul podio si sono alternati con buoni risultati Elisabetta Maschio, Julian Kovatchev e Alfred Eschwe.
Il Festival si concluderà con un’ultima serata il 20 luglio, intitolata “Da Vienna a Hollywood”, in cui il soprano Silvia Dalla Benetta e il tenore Andrea Binetti canteranno alcune arie famose tratte dalle operette e dal musical americano.
Buon fine settimana a tutti.
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7 risposte a “Festival dell’operetta a Trieste: un consuntivo semiserio.

  1. ivyphoenix 12 luglio 2008 alle 8:55 pm

    è bellissima questa canzone, in tedesco poi….
    una meraviglia

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  2. utente anonimo 13 luglio 2008 alle 8:54 am

    da Giuliano:
    Dear Paul, sia ben chiaro che se te ciamo maestro è solo per affetto! Non vorrei che si equivocasse.
    Mi sorge spontaneo, anche perché Amfortas mi dà sempre l’idea di qualcosa di sofferente, e non mi sembra il tuo caso.
    A proposito, alla Scala ci sono sempre stati tuoi omonimi, nel Coro e nello staff: i xe de Trieste anca lori?

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  3. amfortas 13 luglio 2008 alle 9:28 am

    Ivy, eh lo so 🙂
    Giuliano, ti assicuro che nessuno può equivocare 🙂
    Io sono Maestro sì, ma di squash! (è vero)
    In quanto ai miei omonimi, direi proprio di no, non ho parenti in quella sede.
    Ciao!

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  4. utente anonimo 14 luglio 2008 alle 8:48 am

    da Giuliano:
    Poco tempo fa, per radio, ho ascoltato Wunderlich che cantava “Und es blitzen die Sterne”: incredibile. Chi ha mai detto che l’opera italiana in tedesco, eccetera eccetera? E’ verissimo in linea di principio, ma se canta uno come Wunderlich…
    PS: ok, aggiudicato: “Maestro di squash” in ewigkeit.

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  5. amfortas 14 luglio 2008 alle 12:10 pm

    Giuliano, immagino che tu lo sappia già, ma c’è un cofanetto della DG dedicato a Wunderlich che è imperdibile e contiene anche molte romanze notissime in tedesco.
    Lo trovi QUI

    Costicchia, ma ne vale la pena, fidati.
    Ciao!

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  6. utente anonimo 14 luglio 2008 alle 5:09 pm

    La ragazzetta uscita dal teatro è passata per la Salaria?
    E comunque oltre ad essere (s)vestita in maniera discutibile era soprattutto daltonica.
    Scusa… ho appena finito di guardare un programma su E!

    La trendissima Margot :p

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  7. amfortas 14 luglio 2008 alle 5:17 pm

    margie, mo’ te chiamo e parliamo dell’Anagnina, che sembra uno di quei nomi che ha inventato Walter Chiari quando faceva il fratello stupido di Carlo Campanini.

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