Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

I’m in a Bayreuth state of mind.

Durante questi giorni un po’ pigri, quasi nell’indifferenza generale, sta per cominciare il Festival di Bayreuth.
In un mondo nel quale sembra che la velocità e l’immediatezza del consumo siano valori preminenti, essere melomani oggi è considerata una specie di perversione da nascondere con vergogna, una confessione da estrinsecare solo agli amici più cari.
I parenti guardano il povero appassionato e mormorano, costernati:
“No, non viene al mare, sai è melomane…”
Ora, figuratevi un povero disgraziato che, come me, è pure wagneriano fradicio.
Mi sento appartenente ad una specie di corpo speciale d’emarginati.
Wagner è roba forte, si parla di 3-4 ore di musica, addirittura 4 ore e mezza è durato il Parsifal diretto ieri sulla collina da Daniele Gatti.
È stato un buon Parsifal, diretto senza particolari alzate d’ingegno nel solco della tradizione, direi quasi alla Knappertsbusch.
I cantanti non mi hanno entusiasmato, ma non ci sono stati orrori particolari.
Molto bravo Christopher Ventris nel ruolo del titolo, anche se forse non ha la vocalità e soprattutto la maturità artistica necessarie per il personaggio.
Eccellente Detlef Roth nei panni di Amfortas [quello vero eh? (smile)], tanto bravo da farmi scordare che io preferisco voci più brunite.
Deludente (non scandalosa, solo deludente), ma c’era da aspettarselo, Mihoko Fujimura, che nel registro acuto ha palesato molte difficoltà e, circostanza assai più fastidiosa, non mi ha comunicato quel senso di ferinità estatica (non mi viene altro, abbiate pazienza) proprio di questa donna ambigua, tormentata, redentrice e redenta.
Magnifiche invece le prestazioni di Kwangchul Youn e Thomas Jesatko, rispettivamente Gurnemanz e Klingsor.
Ma, come giustamente fa notare anche Daland, la vera sorpresa è venuta dal pubblico che, incredibilmente per Bayreuth, ha applaudito con qualche secondo d’anticipo il finale del terzo atto.
E anch’io tendo a pensare che più che di entusiasmo si sia trattato d’incompetenza.
Ricordo registrazioni storiche in cui tra l’ultima nota ed il primo applauso c’era una specie di momento di sospensione, d’irrealtà stupita: forse anche questo è segno dei tempi che cambiano, non so.
Domani, e dopo lunga meditazione ho rinunciato a questa opportunità, si passa ai meravigliosi Meistersingers, mentre oggi cercherò di non lacerarmi ulteriormente col Tristan.
Poi, da lunedì, si riprende la strada mai troppo conosciuta e sempre sorprendente del Ring, anche quest’anno nel segno della bacchetta di Christian Thielemann.
Se ce la faccio, riferirò le mie sensazioni, ahimé ancora una volta veicolate solo dall’ascolto radiofonico.
Buon fine settimana a tutti.
 
 
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8 risposte a “I’m in a Bayreuth state of mind.

  1. gabrilu 26 luglio 2008 alle 4:12 pm

    Insomma se si addormentano e non applaudono non siete contenti, se non si addormentano e applaudono non siete contenti. Siete proprio incontentabili.
    ^__^

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  2. amfortas 26 luglio 2008 alle 8:06 pm

    gabrilu, forse non hai torto…

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  3. daland 26 luglio 2008 alle 10:10 pm

    Di questi tempi ascoltare alla radio è probabilmente una fortuna. Meglio che essere in teatro e dover chiudere gli occhi, per non vedere un’opera diversa da quella per cui si è pagato il biglietto…

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  4. utente anonimo 27 luglio 2008 alle 6:13 pm

    Avere una passione è comunque sempre molto consolante, no?
    Quasi ti invidio, in senso buono.
    Era un pò che non passavo e così mi sono rifatta: ho letto anche la lettera di Marina Garaventa e guardato il suo video. Sono molte le riflessioni e le considerazioni che mi ha lasciato (insieme al senso di vergogna x le mie lamentazioni quotidiane). Sicuramente comprerò il suo libro. Ciao Amfortas, buona serata 🙂

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  5. annaritav 27 luglio 2008 alle 6:26 pm

    Il mio caro marito melomane ha intenzione di portarmi a Bayreuth, spero l’anno prossimo, e si domanda se avrò tempra sufficiente. Ce la metterò tutta, Wagner è un osso duro! Riguardo agli applausi, so perfino io che di deve aspettare in religioso silenzio la fine dell’esecuzione! 😉
    Annarita

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  6. utente anonimo 27 luglio 2008 alle 8:23 pm

    da Giuliano:
    Concordo con Daland! Mi ricordo ancora il sollievo di quando venni a sapere che alla Scala avrebbero dato “L’Oro del Reno” in forma di concerto: lì me lo sono goduto per davvero!
    Ci sono in giro certe foto di ondine e di fanciulle fiore…

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  7. Moher66 28 luglio 2008 alle 8:25 am

    Curioso, quando mi chiedono cosa sto leggendo e rispondo “Proust, La strada di Swann” suscito una reazione simile a quella che leggo qui da te, anche sull’autobus o in treno, a volte noto strane occhiate di compatimento, come verso una disadattata… D’altro canto è comprensibile, non è affatto trendy, capisci …. :)))

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  8. utente anonimo 28 luglio 2008 alle 4:05 pm

    Mi viene da dire, a ognuno la sua musica.
    C’è chi si emoziona con Wagner, chi con i REM… il risultato è lo stesso.
    Lo so, sono monotematica oggi ma ho ancora un sacco di adrenalina in circolo.

    La groupie Margot :p

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