Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Maometto II al ROF: piccole considerazioni preventive.

Ricordo ad appassionati e simpatizzanti che questa sera su Radio3, sempre alle ore 20, va in onda in diretta dal Rossini Opera Festival il dramma per musica in due atti Maometto II.
Questa la locandina:
 
MAOMETTO II
Dramma per musica in due atti di Cesare Della Valle
Musica di Gioachino Rossini
 
Paolo Erisso, Francesco Meli
Anna, Marina Rebeka
Calbo, Daniela Barcellona
Condulmiero, Enrico Iviglia
Maometto II , Michele Pertusi
Selimo, Cosimo Panozzo
 
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Coro da Camera di Praga
Direttore, Gustav Kuhn
Maestro del Coro, Lubomír Mátl
Regia, Michael Hampe
Scene Alberto Andreis
Costumi Chiara Donato
 
Personalmente sono molto curioso di sentire, in un ruolo che potrebbe creargli non pochi problemi, il tenore Francesco Meli, che quest’anno ho sentito più volte dal vivo in costante progresso: una buona prova potrebbe consacrarlo definitivamente come uno dei migliori artisti in questo repertorio.
Qualche perplessità, ma come ho sempre detto io sono fiducioso, mi desta la scelta del soprano Marina Rebeka per la parte (l’ennesimo ruolo Colbran) di Anna Erisso, che dagli ascolti disponibili in Rete mi pare abbia una voce piuttosto magrolina per il ruolo.
Un grosso in bocca al lupo alla mia illustre concittadina, il mezzosoprano Daniela Barcellona, che interpreterà Calbo, allungando la lista dei suoi personaggi en travesti.
Dice Elvio Giudici che l’aria di Calbo (“Non temer d’un basso affetto”) è uno dei vertici della diabolicità rossiniana: questo pomeriggio ho riascoltato, nelle versioni di varie interpreti, questa pagina memorabile e devo affermare che sono più che d’accordo con lui (non mi succede spesso d’essere sintonia con questo grande critico musicale), si tratta di una vera e propria trappola mortale!
Ho una sola certezza, e cioè che Michele Pertusi nei panni di Maometto II darà un’altra prova della sua classe artistica.
Da Pesaro mi sono giunte voci molto positive, speriamo bene!
Qui sotto Ewa Podles nell’aria diabolica:

 

 
Posto anche un’intervista a Daniela Barcellona, uscita ieri sul quotidiano triestino “Il Piccolo”, a firma Patrizia Ferialdi.
Tra i protagonisti dell’opera (che sarà replicata il 15, 18, 20 e 23 agosto) spicca il mezzosoprano triestino Daniela Barcellona, che abbiamo incontrato al rientro da Sydney, reduce dal successo ottenuto nella Missa Solemnis di Beethoven diretta da Gianluigi Gelmetti ed eseguita davanti al Papa in occasione delle Giornate della gioventù.
Signora Barcellona, dopo la parentesi sacra l’impegno di un debutto profano…
«È vero, la musica di Beethoven è molto interiore e altamente mistica in cui i solisti non hanno delle arie singole ma dialogano con il coro o dipanano dei quartetti molto intensi in cui sembra di vedere uno scorcio di paradiso. Mentre il personaggio di Calbo che vado a interpretare domani era, insieme a Sigismondo, uno dei due ruoli en travesti che ancora mi mancavano e perciò sono davvero contenta di farlo».
Rispetto agli altri ruoli en travesti che ha interpretato, qual è la peculiarità vocale di Calbo?
«In generale, possiamo dire che se la tessitura è la stessa che può avere l’Arsace della Semiramide o il Malcolm della Donna del Lago, l’estensione vocale richiesta a Calbo è molto più ampia andando a ricoprire tutta la gamma di voce propria al mezzosoprano e l’aria del secondo atto "Non temer" è davvero un grande scoglio proprio perché ha bisogno di un’estensione vocale molto ampia e di tenuta d’agilità prolungata».
Ci sono molte differenze tra Calbo e Arsace?
«Diciamo che Arsace ha un numero maggiore di arie e duetti e offre chances più ampie dal punto di vista interpretativo oltre ad essere anche molto più pesante per la durata. Calbo, invece, oltre ai terzetti ha un sacco di concertati e, dal punto di vista musicale ha una scrittura forse più originale. Più volte nella partitura, infatti, ci sono orchestrazioni particolari che precorrono i tempi e che non si sentono nelle altre opere di Rossini tant’è che, in certi momenti, mi sembra che Verdi, per la Traviata, si sia ispirato proprio al Maometto II!».
Oltre a Rossini, però, uno dei ruoli che le ha dato grandi soddisfazioni è anche quello della Favorita di Donizetti…
«È vero, Leonore è un ruolo che adoro, ricco di intensità e di sentimento, di profonde emozioni interiori che la musica di donizetti riesce a tradurre al meglio. L’ho già interpretata a Genova in forma di concerto e la porterò in scena a breve all’Opera di Dresda».
Quale differenza sostanziale ha riscontrato tra la vocalità rossiniana e quella donizettiana?
«La differenza sta nella linea di canto. Rossini usa le variazioni e le agilità per sottolineare un sentimento che può essere amore, slancio passionale, rabbia o furore, ogni nota serve per rinforzare la parola e far esprimere al meglio il sentimento del momento al personaggio. Inoltre c’è la difficoltà dei ruoli en travesti che richiedono alla cantante un impegno ancora maggiore, vuoi sotto il profilo della credibilità scenica che dell’espressività vocale in quanto si può fare un portamento, una variazione, un crescendo in modo femminile o maschile per mettere a fuoco il personaggio e questo non è un dettaglio da sottovalutare. Infatti, dal punto di vista della scrittura, il vocalizzo amoroso di Rosina e Tancredi può essere tecnicamente lo stesso ma l’approccio emotivo deve per forza essere diverso se si vuole differenziare il sentimento maschile da quello femminile. Invece Donizetti è altra cosa perché ha un canto più lineare, un fraseggio completamente diverso e non usa i ruoli en travesti».
Oltre a Rossini e Donizetti ha mai provato tentazioni verdiane?
«Certamente sì, perché mi stanno arrivando un sacco di proposte per cantare Amneris, Azucena e Eboli ma anche perché la mia voce sta andando proprio verso questi ruoli nei quali posso sentirmi a mio agio. Per l’immediato futuro, però, preferisco non impegnarmi in tal senso in quanto, tecnicamente, non si può più tornare indietro. Per Verdi serve un altro stile vocale, un altro tipo di emissione perché c’è bisogno dello squillo e dell’incisività del fraseggio drammatico ma così facendo si va a perdere l’agilità necessaria per cantare Rossini».
E allora il suo ruolo impossibile…
«Sicuramente quello di Tosca, un personaggio bellissimo e a tutto tondo che sento molto vicino a me. Ma resterà proprio un sogno…».
La recensione a domani.
Buon ascolto!

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