Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Rossini Opera Festival: consuntivo polemico e stringato.

Si sa che gli intellettuali, quelli veri, non chi aspira ardentemente a tale status perché crede d’essere il solo ad aver letto quattro libri (“per stupire mezz’ora basta un libro di storia” – ha scritto e cantato un intellettuale vero), hanno il grande dono di prevedere il futuro conoscendo il passato e analizzando il presente.
O meglio, più che prevedere il futuro, l’intellettuale è in grado di riconoscere comportamenti, che nella fattispecie io definisco senz’altro reazionari, che si ripetono ciclicamente nel tempo.
Un grande intellettuale è stato Massimo Mila, uno dei massimi musicologi del novecento.
In questi giorni, stimolato da un input casuale captato in Rete, sto rileggendo il suo fondamentale saggio “Breve storia della musica”, uno di quei testi che non si possono trascurare se si vuole parlare, anche in tono salottiero come faccio io qui, di musica lirica.
Quasi all’inizio del libro, che se non sbaglio è stato edito nel 1946 nella prima stesura, si possono leggere queste considerazioni, che riassumo qui nei tratti fondamentali:
 
“Bisogna guardarsi dal considerare i generi musicali e i titoli dei capitoli d’una storia della musica come scompartimenti chiusi.
Sotto l’azione d’un potente rinnovamento spirituale, la musica si va orientando verso un ideale espressivo: il compositore si fa sempre più attento ai consigli della propria sensibilità.
Questa rivoluzione del gusto diede luogo alle solite polemiche tra sostenitori del vecchio e nuovo stile. Le accuse furono in sostanza le stesse che i conservatori d’ogni epoca hanno sempre rivolto ai movimenti originali dell’Arte: esagerazione, complicazione frenetica, mancanza di naturalezza, partito preso d’originalità e via dicendo.
Come si vede, nulla v’è di nuovo sotto le stelle, e gli artisti che oggi  si vedono attaccati in nome della “tradizione”, possono confortarsi pensando che artisti di seicento anni or sono subivano la stessa sorte, e questo non ha impedito loro di diventare, più che classici, dei preistorici pezzi da museo.”
 
Io, che non sono nessuno, dedico queste parole del grande Massimo Mila a tutti quegli Artisti che mi fanno emozionare quando si alza il sipario di un teatro.
Ciao a tutti.
 
 
 
 
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21 risposte a “Rossini Opera Festival: consuntivo polemico e stringato.

  1. utente anonimo 21 agosto 2008 alle 5:52 pm

    Francamente non capisco cosa c’entra con il ROF.
    gvit

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  2. amfortas 21 agosto 2008 alle 6:07 pm

    gvit, c’entra per le polemiche che ci sono in Rete in merito alle prestazioni dei cantanti e, soprattutto, per il modo in cui le critiche sono espresse.
    Cavolo, ho dovuto correggermi un errore d’ortografia terribile…proprio il caldo mi fa male.
    Ciao.

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  3. utente anonimo 21 agosto 2008 alle 6:23 pm

    da Giuliano:
    Gli esecutori meritano sempre rispetto, non solo quelli bravi e quelli umili ma anche gli sbruffoni e i vanagloriosi. Fare musica costa fatica, già arrivare fino in fondo senza troppi errori è una gran cosa (vale anche per tutto il resto, compresa la nostra vita).
    Penso d’aver capito cosa intendi, è deprimente sentire e leggere sempre quei tre o quattro luoghi comuni, sempre quelli.
    E’ per questo che è bello rileggere Mila…

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  4. utente anonimo 21 agosto 2008 alle 7:29 pm

    Ma parli di quei forum dove malati di mente anonimi pontificano?
    Quelli non meritano un briciolo di considerazione.
    E pensino a farsi curare.
    gvit

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  5. amfortas 21 agosto 2008 alle 7:46 pm

    gvit, guarda che sui forum scrivo anch’io e credo tu lo sappia, e non mi sento affatto un malato di mente.
    Sui forum, come ovunque, anche nei foyer dei teatri, ci sono appassionati che esprimono la propria opinione sugli spettacoli, che non deve per forza essere positiva.
    Tu stesso sul tuo blog ti sei espresso in modo sfavorevole a Gustav Kuhn, ma l’hai fatto in maniera civile (perfida, ma civile).
    Io ce l’ho con chi, ovunque, è prevenuto nei confronti degli Artisti e scrive per soddisfare il proprio narcisismo.
    Vale per gli spettacoli del ROF come pure per qualsiasi recita operistica nel più diseredato teatro di provincia.
    Giuliano, hai capito esattamente.
    Ci sono piazze telematiche sulle quali leggi sempre la stessa recensione, cambiano solo i nomi degli interpreti e il titolo dell’opera.

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  6. GioVit 21 agosto 2008 alle 9:52 pm

    Infatti: tu hai un nick, Amfortas, ma tutti sappiamo chi sei, firmi recensioni con nome e cognome.
    Io addirittura non ho neanche un nick.
    Ho un blog ma mi guardo bene dall’intervenire in certi “bar della lirica”.
    Sui forum ci sono anonimi che scrivono in termini da querela, protetti da nickname dietro i quali non sappiamo affatto chi si cela: potrebbero essere agenti di altri artisti, colleghi invidiosi, fans delusi ecc. ecc.
    Internet offre uno spazio globale che va ben al di là dei foyer dei teatri e quindi richiede un senso di responsabilità maggiore.
    Una cosa sono le chiacchiere da bar, altro scritti che possono essere letti in tutto il mondo.

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  7. amfortas 22 agosto 2008 alle 8:20 am

    gvit, sono d’accordo col tuo punto di vista e da sempre, anche quando non firmavo le recensioni con nome e cognome, ho cercato di mantenere un atteggiamento consapevole in ciò che scrivevo, nel bene e nel male.
    C’è da dire anche che l’anonimato in Rete è poco più che una chimera: chi volesse risalire all’identità di un blogger anonimo, ad esempio, non troverebbe alcuna difficoltà.
    Io l’ho fatto una volta e non ho perso molto tempo per ottenere ciò che volevo.
    Ciao.

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  8. megbr 22 agosto 2008 alle 10:00 am

    però.. in questo periodo io -per altri motivi- ho ripreso un altro torinese (Levi) e suo compagno… significherà forse -oibò- che non abbiamo proprio altri riferimenti intorno a noi? :-))
    ehm… che dici .. seguiamo Gaber e ci facciamo uno shampoo? :-))

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  9. GioVit 22 agosto 2008 alle 11:24 am

    Scusa Paolo: dove mi sono espresso in maniera sfavorevole a Kuhn sul mio blog?

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  10. amfortas 22 agosto 2008 alle 11:39 am

    megbr, sai cos’è? È che quella generazione dovrebbe essere un riferimento comunque, a prescindere dai nostri presunti o veri smarrimenti 🙂
    Giovanni, ti chiedo scusa, ero convinto di aver letto da te una critica a Kuhn che suonava più o meno così:
    ” Nonostante il terribile fragore del temporale che imperversava all’esterno dell’Adriatic Arena, il direttore continuava a pigiare sulla grancassa e sui piatti” …insomma qualcosa del genere.
    Forse nei commenti a qualche post? Non so, più probabilmente l’ho letto da qualche altra parte, mi spiace per l’equivoco.
    Ciao.

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  11. GioVit 22 agosto 2008 alle 1:58 pm

    Figurati.
    Comunque, tanto perchè il mio pensiero in merito sia chiaro, ti riporto quanto ho scritto sul Giornale di Sicilia del 15 agosto:
    “Pesantezza ritmica e dinamiche fragorose caratterizzano la direzione di Gustav Kuhn alla guida dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e del Coro da Camera di Praga”.
    Durante la diretta radiofonica credo, più o meno, di avere espresso la stessa valutazione.

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  12. amfortas 22 agosto 2008 alle 6:02 pm

    Giovanni, grazie della testimonianza.
    Peraltro se sulle prestazioni dei cantanti ci sono state valutazioni diverse, sul Direttore le critiche negative (o almeno quelle, parecchie, che ho letto io) sono state unanimi.
    Ciao.

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  13. GioVit 22 agosto 2008 alle 6:05 pm

    Tranne Zurletti, per il quale Kuhn è un direttore “raffinato e incisivo”.

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  14. annaritav 23 agosto 2008 alle 4:25 pm

    Comprai parecchi anni fa il testo di Mila, ma l’ho solo consultato di tanto in tanto, senza pensare mai di leggerlo tutto. Lo metto in lista d’attesa 🙂
    Buon fine settimana, Annarita

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  15. utente anonimo 23 agosto 2008 alle 4:55 pm

    da Giuliano:
    si potrebbe fare un inventario, di questi luoghi comuni. Comincio io?
    Shostakovic “sovietico”.

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  16. ivyphoenix 23 agosto 2008 alle 5:16 pm

    mi son presa dalla rete civica nostra il filmatino della callas… mo’ lo visiono e al limite ti passo il link..

    ah.. ti ho fatto pubblicità con nenet.. forse passa…

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  17. utente anonimo 24 agosto 2008 alle 8:47 pm

    Io, più che ROF, all’Opera faccio ronf ronf.
    No insulti, please.
    ciao daL POLPO

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  18. amfortas 25 agosto 2008 alle 6:50 am

    Giovanni, quella recensione me la sono persa, ora la cerco.
    Giuliano, sì certo, anche Wagner noioso ad esempio, anche se non sono proprio questi i luoghi comuni ai quali mi riferivo 🙂
    Annarita rileggere è spesso una buona idea e grazie per il premio!
    Ivy, sai che non co che sia nenet? È grave immagino, ora m’informo, ma comunque grazie!
    Octopus, no non insulti, qui ci limitiamo a buare!

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  19. utente anonimo 25 agosto 2008 alle 6:03 pm

    Mi permetto di scrivere quanto segue, più che per gli insegnamenti di Massimo Mila, per la tua democratica osservazione che “ovunque, anche nei foyer dei teatri, ci sono appassionati che esprimono la propria opinione sugli spettacoli, che non deve per forza essere positiva”.

    Io mi sforzo di seguire i movimenti diciamo “moderni”, e pur se quasi sempre non ne godo nell’ascolto ritengo grande successo mio, segno di miglioramento, quando questi almeno non mi disturbano molto, conscio del principio che bisogna accostarsi all’artista con modestia.

    Ciò, anche se talvolta per smitizzare qualche saccenteria mi permetto di scrivere qualcosa di scherzoso in argomento.

    Spero che tu, Amfortas, non me ne voglia.

    LITE TRA GATTI

    Ma, dico io, perché una gran testa
    di cocuzza sono?… Non capisco
    un’acca… Niente nella mente resta
    di questo concerto… Reagisco

    e cerco di immedesimarmi un poco
    alle note che dal suo violino
    strappa l’artista or con tocco roco
    ora stridente molto . . . fino fino . . .

    seguito dall’orchestra che non è
    da meno per singulti quasi tetri,
    stridenti a intermittenza, come se
    passassero lamette sopra i vetri.

    Va bene ch’è un pezzo assai moderno
    — è del ’92 — ma a conti fatti
    ferisce sia l’esterno che l’interno

    delle orecchie con quei suoni a scatti,
    convulsi, litigiosi . . . un inferno:
    in dialetto: “ ‘na scerra di jatti ”,

    si sarebbe potuto intitolare,
    cioè “lite tra gatti” per parlare
    in italiano e no in lingua volgare.

    Ligeti l’autore e Pappano
    il direttore: un concerto “vano”
    per me che, ovvio, sono un gran profano

    … che non vede però gente impazzita
    ad applaudir spellandosi le dita,
    quanto piuttosto dire: “Ah, è finita!”

    (Cassandro)

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  20. amfortas 28 agosto 2008 alle 4:40 pm

    Cassandro, ti ringrazio come sempre delle tue argute rime!
    Un mio amico è un grande ammiratore di Ligeti, e quando (e se…) leggerà ti risponderà…per le rime!
    Ciao 🙂

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