Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Bel Canto Spectacular di Flórez: qualche piccola considerazione a margine.

Il peruviano Juan Diego Flórez è uno dei tenori più amati dal pubblico melomane: pur ancora molto giovane, si è guadagnato tanto seguito sul campo, cioè in teatro, da ormai più di dieci anni.
Recentemente è uscita, per la Decca, la sua ultima fatica discografica, intitolata con un po’ di sfrontatezza “Bel Canto Spectacular”: sul podio Daniel Oren che dirige l’Orquestra de la Comunitat Valenciana.
Nel disco appaiono come ospiti (nel senso che cantano nei duetti) il soprano Anna Netrebko, l’altro soprano Patrizia Ciofi, il contralto Daniela Barcellona, il baritono Mariusz Kwiecien, il tenore Placido Domingo.
La prima circostanza da sottolineare, se si vuole essere onesti, è che Daniel Oren e Placido Domingo non c’entrano nulla con il Belcanto e purtroppo ne offrono ampia prova nell’incisione.
Oren dirige come spesso gli succede anche in teatro: pesante, didascalico, fracassone ed enfatico, e mi fermo qui.
Domingo, artista straordinario, non si capisce perché abbia accettato di partecipare: la sua prestazione nel duetto dell’Otello rossiniano è al di là di ogni commento negativo, e mi fermo qui anche in questo caso.
Mi si potrebbe obiettare: “Scusa ma che modo è di cominciare una critica? Il disco è di Flórez, mica degli altri!”
Ok, ma non ho scelto io d’intitolare il recital “Bel Canto Spectacular”, quindi evidenzio subito ciò che non mi piace.
Detesto anche questa baracconata delle ospitate, siano esse positive o negative: mi ricorda il “pavarottismo” più pacchiano.
Ma veniamo a JDF.
Mi aspettavo di meglio nella scelta della tracklist (poi spiego meglio) ma JDF canta benissimo e cerca, almeno così pare a me, d’interpretare molto di più del solito.
Ho sempre pensato che questo tenore abusi della straordinaria facilità degli acuti e trascuri un po’ il fraseggio, la mezzavoce, la sfumatura: per me sono peccati mortali per qualsiasi cantante.
In questo caso invece, chapeau!
In tutte le arie e i duetti proposti appare evidente lo sforzo del cantante di variare la dinamica, di conferire un senso compiuto alla parola scritta.
Riuscitissimi, in questo senso, i duetti dai Puritani di Bellini (molto brava la Netrebko) e dalla Linda di Chamonix di Donizetti (spenta, a voler essere generosi, Patrizia Ciofi).
Ora, chi vorrà acquistare il disco lo farà comunque a prescindere dalla mia opinione, quindi è inutile che io mi dilunghi sui singoli brani, però mi preme una considerazione di carattere più generale.
Flórez ha dimostrato di saper osare, rischiare artisticamente intendo: mi riferisco al recente debutto (ma programmato da tempo) a Dresda nella parte del Duca di Mantova.
Mi chiedo: perché non approfittare della comoda sala di registrazione della Decca per lasciare testimonianza, ad esempio, di un “Ella mi fu rapita”? Ci sarebbe stato bene, anche se magari si sarebbe dovuto ripensare al titolo del compact, e chiamarlo semplicemente “Arie d’Opera”.
Per dire, io, ma anche molti altri appassionati a leggere in Rete, non sentivo il bisogno della famosa aria donizettiana dei nove DO ( “Amici miei, che allegro giorno”) cantata in italiano invece che in francese, o della versione alternativa della “Furtiva lagrima”.
E poi, un artista come JDF deve stupire, sorprendere, non solo con i suoi straordinari acuti, ma anche con il coraggio di scegliere, magari e per il momento solo in sala d’incisione, d’affrontare arie e romanze che esulano dal territorio di sua stretta competenza.
Questo non significa certo che io pretenda (si fa per dire, evidentemente) un “Celeste Aida” o una “Recondita Armonia”. (Alfredo Kraus lo fece, ma era…Alfredo Kraus, appunto)
Gradirei, e credo fermamente che non sarei il solo, un tentativo di “rottura” degli schemi, che è la caratteristica principale dell’artista veramente “storico”.
Ancora una piccola chiosa, che con il tema del post c’entra poco.
Mi è stato chiesto in privato da tanti lettori e in pubblico da Ghismunda un parere sulla recente iniziativa editoriale del Gruppo Espresso/Repubblica, Passione Lirica: comprare, comprare, tanto le presentazioni di Alessandro Baricco, comprese nei DVD, si possono saltare. (strasmile)
Buona settimana a tutti.
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24 risposte a “Bel Canto Spectacular di Flórez: qualche piccola considerazione a margine.

  1. GioVit 31 agosto 2008 alle 6:23 pm

    Ogni volta che ascolto dal vivo JDF mi entusiasma. È accaduto recentemente a Pesaro nel concerto che ha inaugurato il ROF 2008 dove ha cantato anche il duetto e l’aria di Arnoldo dal Guglielmo Tell.
    Poi mi capita di ascoltare Pavarotti negli stessi brani, come è accaduto oggi, e mi dico: “Ah, però…”.
    E lo stesso mi succede quando metto su un CD di Alfredo Kraus.
    JDF è il primo tenore rossiniano del mondo, su questo ci sono pochi dubbi. Nessuno come lui, oggi, è capace di eseguire le parti di tenore contraltino con la stessa facilità nelle colorature e nel registro acuto.
    Questo dovrebbe continuare ad essere: primo nel repertorio d’elezione per doti naturali e timbriche, evitando di perdersi dietro alle chimere (vedi Arturo nei Puritani, o il Duca di Mantova, saggiamente già eliminato dal calendario dei prossimi impegni fino ad anno da destinarsi).
    Io la penso così.

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  2. amfortas 31 agosto 2008 alle 6:51 pm

    Giovanni, il tuo punto di vista è del tutto condivisibile.
    Resta però il fatto che, almeno a mio parere, un artista non deve per forza lasciare sempre un’interpretazione di riferimento storico assoluto.
    Quindi ok, abbiamo avuto, per fortuna nostra, i Kraus e i Pavarotti, ma non per questo dobbiamo essere sempre lì pronti al confronto.
    Sono dell’idea che ogni artista o cantante sia figlio del suo tempo e credo tu capisca benissimo ciò che intendo.
    Ci sono valori assoluti che bisogna conoscere, ma non devono, credo, impedirci di vivere bene il presente.
    Se posso l’Arturo di JDF non me lo perdo!
    Ciao.

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  3. giuba47 1 settembre 2008 alle 9:33 am

    Sempre interessante leggerti, Giulia

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  4. mozart2006 1 settembre 2008 alle 10:59 am

    Carissimo,
    lo so che sono off topic ma ci tenevo a farti sapere che ho letto la tua risposta al mio commento sul blog di Daland e che sono in tutto e per tutto d´accordo con te.
    Per tornare al tema,io penso che Florez sbagli nelle sue scelte di repertorio.Meglio che lasci stare il Duca (io ho visto in tv la recita di Dresda:prestazione infelice anche se gli si puó concedere l´attenuante di una regia assurda) o Arturo,che ha giá affrontato in maniera tutt´altro che entusiasmante.Sarebbe meglio che pensasse a Ferrando,Don Ottavio oppure a certo repertorio francese,tipo Faust o Pescatori.
    Tanti saluti alla mia adorata Trieste.
    Gianguido Mussomeli

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  5. amfortas 1 settembre 2008 alle 3:16 pm

    Giulia, grazie, mi fa molto piacere il tuo apprezzamento.
    Mozart2006, a mio parere Flórez non sbaglia…vale la risposta che ho dato poco sopra: il suo Duca era comunque ben cantato e anche se non si tratta di una prestazione di riferimento, non è il caso di parlare di errori macroscopici.
    Sono d’accordo per i ruoli mozartiani e francesi, appunto a quelli pensavo, specie a Nadir.
    Però chi lo vede solo come rossiniano (o addirittura lo tollera a stento!) sarebbe subito lì con i fucili puntati.
    Per le regie il discorso è molto complesso, però mi pare di aver espresso da Daland in maniera abbastanza chiara il mio pensiero e mi fa piacere che tu sia d’accordo.
    E poi ci vuole un po’ di buongusto, altra qualità che sembra diventata rarissima.
    Ciao.

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  6. GioVit 1 settembre 2008 alle 5:21 pm

    Il problema delle scelte di repertorio di JDF non dipende da lui ma da ciò che la natura gli ha dato, cioè il timbro.
    Che non è quello del tenore romantico, da Bellini in poi, tanto per capirsi, ma bensì quello del tenore contraltino.
    Da un lato, un enorme vantaggio: JDF può permettersi di affrontare parti che ad altri sono irrimediabilmente precluse, anche perchè ha dalla sua una natura e una tecnica straordinarie.
    Dall’altro, un grande limite.
    Potrà cantare benissimo Arturo o il Duca di Mantova, ma timbricamente – e di conseguenza anche sul piano interpretativo: le due cose sono correlate – non sarà mai “Arturo” o “il Duca”.

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  7. utente anonimo 1 settembre 2008 alle 5:23 pm

    Lo so che Baricco non ti sta molto simpatico; non stravedo neanch’io per lui, però qualcosa di bello l’ha scritto… Come divulgatore è saccente e troppo scenico. D’accordo con te sulla “rottura degli schemi” come prerogativa di qualsiasi vero artista, non solo in campo musicale.
    Ciao!
    Ghismunda

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  8. amfortas 1 settembre 2008 alle 6:28 pm

    Giovanni, sono abbastanza d’accordo su questa considerazione:

    Potrà cantare benissimo Arturo o il Duca di Mantova, ma timbricamente – e di conseguenza anche sul piano interpretativo: le due cose sono correlate – non sarà mai “Arturo” o “il Duca”.

    Più per il Duca che per Arturo.

    Ghismunda, ho già scritto in altra sede che Baricco, con la sua ribalda arroganza, se non può piacere all’appassionato può incuriosire il neofita: quindi, ben venga pure Baricco se contribuisce ad avvicinare qualcuno all’opera!

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  9. GioVit 1 settembre 2008 alle 7:24 pm

    Arturo è una parte che richiede una bellezza timbrica assoluta, oltre che una capacità di sostenere una tessitura acutissima.
    Anche Kraus era un po’ ai limiti da questo punto di vista.
    Pavarotti, invece, era perfetto; non purtroppo nel registro acuto.
    O almeno, lo fu solo per pochi anni: i primi della carriera.
    Già intorno al 1972, ai tempi del famoco scandalo scaligero, aveva qualche problema a cantare in tono il terzo atto.

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  10. Moher66 2 settembre 2008 alle 8:31 am

    Perchè esiste qualcuno a cui Baricco è simpatico? Io non ne conosco neanche uno/a. Ma a me in tv in “L’amore è un dardo” piaceva, e il libro “L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin” l’ho letto con gusto; sul rapporto tra tradizione e modernità per esempio ha scritto cose a mio modesto parere interessanti, ma va letto con precauzione e consapevolezza, chè a differenza di quanto l’autore voglia farci intendere, le sue pagine non sono tratte direttamente dal Vangelo…
    :)) Elena

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  11. amfortas 2 settembre 2008 alle 9:01 am

    Giovanni, vedremo che succede a Bologna, a questo punto.
    Una cosa è certa, Pavarotti e Kraus avevano un peso vocale assai diverso da JDF che però, a sua volta, a me pare interprete meno generico di Pava.
    A me piace molto anche Gedda, ovviamente, ma appunto stiamo paragonando, in qualche modo, JDF ai mostri sacri; già questa circostanza è indicativa della sua statura.
    Elena, anch’io ho guardato con interesse quella trasmissione di Baricco, e tutto sommato non era poi così male.
    Io qualche persona a cui è simpatico la conosco, a dire il vero 🙂

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  12. bobregular 2 settembre 2008 alle 11:08 am

    Baricco, dopo la recente sortita su cui mi profonderò nel mio blog, viene amorevolmente soprannominato Barrique.

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  13. Badoero 2 settembre 2008 alle 6:07 pm

    Peccato per Domingo…ma col Belcanto purtroppo non ha niente a che fare. Perché non ha fatto come Carreras che ha fatto un onorevole Otello?

    Dovrebbe arrivarmi in questi giorni e sono curioso di sentire i duetti della Linda, dei Puritani e del Viaggio…mi interessano tanto. Ero abitutato a LA FILLE DU REGIMENT e LA FAVORITA…ora invece è LA FIGLIA DEL REGGIMENTO e LA FAVORITE…sono più abituato a sentire le arie dei tenori la prima sempre in francesi e la seconda sempre in italiano…

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  14. ivyphoenix 3 settembre 2008 alle 12:35 am

    leggo, imparo, ma non commento e ti lascio un saluto.

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  15. amfortas 3 settembre 2008 alle 6:17 am

    Bob, oggi è una giornatina niente male e ho poco tempo, magari passo nel pomeriggio, ciao!
    pentolino, vero?
    Giuro che non ho strumenti di controllo qui sul blog, anche perché sono portato per l’informatica quanto lo sei tu per Wagner 🙂
    Badoero, quando t’arriva facci sapee la tua opinione, ok?
    Ivy, ti sto trascurando colpevolmente (non solo tu, a dire il vero), prometto di rimediare al più presto.

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  16. utente anonimo 4 settembre 2008 alle 12:28 am

    Un mese d’agosto laborioso! recensioni a getto continuo, senza perdere l’intervallo Boliviano (m. 6500 ?!) = Classe della moglie, istruttrice d’arrampicata su ghiaccio. Mi ricordi i ramponi che mi voleva regalare mio cugino, a me studentino, barcollante con camicia e cravatta al Palaghiaccio Milano!Mi piace la tua recensione, critica e propositiva, anche se ci capisco poco, mi piace quel richiamo al cantante “storico”, appunto!Anni fa comprai album con dischi settimanali La storia della Musica,forse la prima, completa. L’abbandono del giradischi, ne comportò l’archiviazione, ora si rilanciano con i quotidiani edizioni certo più prestigiose. Ma continuerò a spulciare da Radio e selezioni su CD, attingendo a Biblioteca.Ma quanto studi e lavori! Complimenti, ciao da Giovanni.

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  17. amfortas 4 settembre 2008 alle 7:40 am

    Giovanni, la mia è una passione e non un lavoro.
    Mi piace sentire la musica e le opinioni degli appassionati e cerco solo d’essere informato, anche acquistando i dischi delle attuali stelle della lirica.
    Sul maggior prestigio delle edizioni attuali andrei cauto :-), ma è giusto conoscerle come si fa per le incisioni storiche.
    Contrariamente a mia moglie, per me il ghiaccio è una trappola, io scivolavo decentemente sulla terra rossa dei campi di tennis.
    Un caro saluto a te 🙂

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  18. utente anonimo 4 settembre 2008 alle 10:24 am

    da Giuliano:
    Penso che un disco di arie d’opera l’abbiano sbagliato tutti, nella vita… Mi immagino il discografico dietro (“direttore artistico”?) che dice “fai così, metti questo e questo, il pubblico lo vuole, fidati di me che non sono mica un cretino”.
    Poi Florez non si discute, ho letto anche qualche sua intervista e mi sembra anche un bravo ragazzo.
    (Anche le antologie dei cantanti degli anni ’30, alle volte, sono fatte da cani! E sì che c’è solo da scegliere…)

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  19. Princy60 4 settembre 2008 alle 11:45 am

    Interessante recensione. Purtroppo io non riesco, mio difetto, ad ascoltare tanta lirica solo su cd. Mi occorre, prima, il teatro.;-)***

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  20. bobregular 4 settembre 2008 alle 11:51 am

    PS in tutto il post non hai scritto né “semiserio” né “strasmile”: qualche linea di febbre? 😉

    un abbraccio
    R

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  21. amfortas 4 settembre 2008 alle 2:11 pm

    Giuliano, non è che il disco sia poco riuscito, anzi, dal lato vocale è strepitoso; è il metodo delle ospitate che non mi convince, più che altro.
    Probabilmente però gli strateghi della Decca saranno soddisfatti della loro scelta.
    Concordo su JDF, non ho mai letto nessuna sua dichiarazione trombonesca.
    Princy, anch’io preferisco il teatro, ma sai, questi grandi cantanti a Trieste non vengono ogni giorno 🙂 e anche in Italia, in generale, JDF non canta molto.
    Bob, uno strasmile c’è, ma in effetti il tono è meno scanzonato del solito.
    Forse sto diventando grande 😦

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  22. Badoero 15 settembre 2008 alle 3:08 pm

    Finito di ascoltare.
    Daniel Oren non è male ma per amor di Dio faccia qualcos’altro che non sia belcanto…
    “Amici miei” davvero bella ma la traduzione italiana non rende bene i do sovracuti che si sentono meglio nella versione francese, a mio parere…
    Il duetto de i Puritani con la Netrebko strepitoso…lei veramente mi ha colpito
    “La maitresse du roi?… Ange si pur” insomma insomma…lui non è male ma l’aria proprio non riesco a farmela piacere…
    “Venti scudi” con Marius Kwiecien veramente bello. della “furtiva lagrima” preferisco la versione che ha già inciso in “Una furtiva lagrima: Bellini e Donizetti arias”…bravo comunque!
    Dolcissimo il duetto della Linda di Chamounix. Nostalgico e triste triste l’aria del Visconte.
    Brava la Barcellona nel duetto del Viaggio a Reims. Una Melibea permalosa ed eccentrica.
    Buona la prova de “Partir degg’io…t’amo qual s’ama” della Lucrezia Borgia ma poco eseguita…perché JDF non fa anche Gennaro? Ci starebbe…
    Veniamo al duetto dell’Otello…JDF/Rodrigo è bravo, ma Domingo/Otello molto meno…col belcanto Domingo centra poco o niente…

    A mio modesto parere…

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  23. amfortas 15 settembre 2008 alle 3:18 pm

    Badoero, ho risentito anch’io il cd, un paio di giorni fa.
    Sostanzialmente concordo con le tue opinioni, specie per i 9 DO della Figlia.
    Oren proprio non mi convince, invece.
    Su Domingo glisso. (in questo spezzone almeno, è stato un tenore magnifico, ai suoi tempi)
    Ciao!

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