Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Anni di galera.

Quando, a proposito di Giuseppe Verdi, si parla di anni di galera, il neofita potrebbe pensare che ci si riferisca a un periodo in cui il nostro compositore più noto fosse in ambasce economiche ( o peggio, chissà!): in realtà Verdi dopo il successo straordinario di Nabucco diventò un personaggio molto richiesto da tutti i teatri e il lavoro non gli mancò di certo.
Quell’espressione che evoca fatica e sofferenza, allora, va intesa in un altro modo: stress da superlavoro e, probabilmente, ma è un’interpretazione mia, parziale insoddisfazione personale perché come buona parte degli uomini geniali, Verdi aveva il dono dell’autocritica e del perfezionismo, che gli facevano sentire, al di là della risposta del pubblico, che in certe occasioni il suo prodotto finito non era all’altezza dei propri standard.
Del resto, che Verdi fosse molto on demand è testimoniato dai fatti ed alle date: tra il 1844 e il 1846 partorì ben cinque opere ( Ernani, I due Foscari, Giovanna d’Arco, Alzira, Attila) e poi, sino al 1850, altre sette (l’ultima lo Stiffelio). Un tour de force notevole.
Cinque opere in così poco tempo sono tante anche per un genio della composizione, significano preoccupazioni di ogni genere.
Il rispetto dei tempi di consegna, per esempio, fu un fattore molto importante e influenzato da più variabili: i capricci dei cantanti, che erano primedonne anche a quei tempi, e pretendevano arie che dessero loro visibilità e trionfi personali. Oppure le incomprensioni con i librettisti, che spesso tendevano a scriversi addosso, ignorando una delle prime regole irrinunciabili che si era dato Verdi: la brevità.
Tutto questo, e molto altro, andava gestito mentre Verdi viaggiava attraverso l’Italia da una città all’altra, da un teatro nel quale debuttava un’opera a un altro dove s’imponeva una ripresa di un lavoro precedente, magari con un allestimento nuovo.
Inevitabile, allora, scoprirsi o essere scoperti dalla critica se non ripetitivi, almeno autoreferenziali.
Peccati veniali evidentemente, se a distanza di tanto tempo le opere di Verdi sono ancora rappresentate ovunque ed anzi, ottengono sempre il gradimento potenziale del pubblico melomane: un’Aida, un Rigoletto, corrispondono quasi sempre a un sold out per i teatri di tutto il mondo.
Questa breve introduzione, come sempre dai toni semiseri, mi serve per annunciare magno cum gaudio che nei prossimi mesi, fregandomene un po’ degli impegni lavorativi perché ormai discendo ampiamente nella valle degli anni, ho intenzione di muovermi sulla direttrice Venezia-Bologna-Parma-Firenze-Roma per assistere ad alcuni spettacoli e la prima di queste tappe forzate programmate [ce ne saranno altre estemporanee, purtroppo per voi (strasmile)] è proprio il Festival Verdi di Parma, città dove si respira musica al posto dell’aria e a colazione si mangiano, invece che le solite e sciapite brioche tiepide, cabalette roventi.
Per il festival in questione sono già fortunato possessore (grazie all’intercessione di un’amica preziosa, ciao Patrizia!) dei biglietti per la Giovanna d’Arco e il Nabucco, mentre il Rigoletto non è nei miei programmi e per Il Corsaro vedrò in futuro. (ci terrei molto, visto che la prima avvenne a Trieste nel 1848, ma sarà difficile)
Insomma, mi preparo anch’io a un anno di galera (ah, che dispiacere!), anche se solo da ascoltatore e saltuariamente da recensore semiserio.
Comunque, qui fuori, in giardino, ho visto che ci sono 9° e una bora abbastanza sostenuta con raffiche che nell’arco della giornata avranno toccato i 100km/h: per me che ho sofferto orribilmente il caldo per mesi, si tratta di una giornata bellissima.
Anni di galera, bel tempo si spera.
E con questa rima tristissima auguro a tutti una buona settimana.
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21 risposte a “Anni di galera.

  1. utente anonimo 15 settembre 2008 alle 9:23 am

    E voglio proprio vedere se riesci a scendere fino a Roma. Certo ora che hanno tolto gli striscioni sarà più difficile darti le indicazioni. :p
    Comunque, ti aspettiamo!

    Margot

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  2. utente anonimo 15 settembre 2008 alle 9:30 am

    da Giuliano:
    Una delle cose più belle di Verdi, una di quelle che me lo fanno amare anche come persona, è che dopo gli anni di galera, quando ormai aveva fatto i soldi, si è rimesso a studiare.
    E tanto, e di tutto: da Palestrina a Wagner.

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  3. amfortas 15 settembre 2008 alle 10:43 am

    margie, abbi fede.
    Comunque se non trovo la strada chiedo a qualche laziale no?
    Giuliano, hai proprio ragione, mica come noi blogger famosi che ci accontentiamo delle popolarità raggiunta 🙂

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  4. Princy60 15 settembre 2008 alle 12:22 pm

    ti porteremo le arance! ;-)***

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  5. utente anonimo 15 settembre 2008 alle 3:02 pm

    da Giuliano:
    Verdi che tiene un blog proprio non ce lo vedo… Scusa, ma sto sghignazzando qui da solo al pensiero delle risposte che avrebbe dato ai commenti: hai presente l’epistolario verdiano? Potremmo prendere esempio…
    (chi hai messo come Kaspar, Ridderbusch?)

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  6. amfortas 15 settembre 2008 alle 3:10 pm

    Giuliano: te l’ho detto mille volte no? Brevità e fuoco! (strasmile)
    No, era Walter Berry.

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  7. ivyphoenix 15 settembre 2008 alle 5:12 pm

    mi pare un bellissimo anno di galera con questi impegni!
    sì la bora… me la sono goduta anche io.. finalmente!
    ti ho pensato molto per via del mio post, so che posso averti fatto star male.. ma anche se passato ad avvisarti di non leggere, per curiosità ci saresti venuto lo stesso..
    non so.. anche io spero in un 2009 che porti buone cose.. anche se so non si risolverà ancora nulla, almeno che possa incominciare a vedere la luce di fuori pur restando in galleria.
    ciauuuuuuuuuu

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  8. utente anonimo 15 settembre 2008 alle 6:37 pm

    Sarò breve. Anch’io (era ora!). E a scuola di Verdi. poi potrò dedicarmi alla Riforma scolastica (ma la musica, in modo serio serio..). E le lingue, ma x queste è altro discorso. Ciao da Giovanni (ho recuperato un pò di tuoi post arretrati, sempre interessanti e briosi)

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  9. amfortas 16 settembre 2008 alle 8:08 am

    Ivy, non preoccuparti 🙂 ho le spalle larghe!
    Giovanni, ancora grazie per i tuoi interventi!

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  10. utente anonimo 16 settembre 2008 alle 12:39 pm

    da Giuliano:
    Egregio maestro (de squash), lo so che l’abbo di galera incombe, ma io e Solimano abbiamo fatto la conta e manchi solo tu. La scelta è fra “Ludwig” e “L’aereo più pazzo del mondo”, ma poi qualsiasi cosa scegli a noi va bene.
    (è un invito in piena regola)

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  11. megbr 17 settembre 2008 alle 8:05 am

    accidenti… è ammessa una innocente invidia? .-)) buon divertimento!

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  12. calaminta 17 settembre 2008 alle 8:48 am

    Sai che mi è piaciuto molto questo post? Soprattutto la prima parte in cui parli di Verdi, spero che ne scriverai altri così, raccontandoci anche il lato umano dei grandi artisti.
    Per il tuo viaggio fra i teatri italiani, ti auguro di vivere fantastiche avventure… ma per noi lettori ci sarà qualche foto come souvenir?
    Ciao 🙂

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  13. mozart2006 17 settembre 2008 alle 9:54 am

    Confesso di essere un malpensante:quando ho letto il titolo pensavo a un post sulla politica italiana…
    Solo una puntualizzazione:la definizione é estrapolata da una lettera che Verdi scrisse nel 1858 quando lavorava ad “Un ballo in maschera”.In quel momento era stanco di lavorare,pensava di ritirarsi e concludeva:”Dal Nabucco in poi non ho avuto un attimo di quiete.Sedici anni di galera!”.
    Questa frase é poi stata usata,abbastanza a sproposito,da certi studiosi verdiani per indicare le opere precedenti al Rigoletto.
    Saluti

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  14. amfortas 17 settembre 2008 alle 2:34 pm

    Giuliano ringrazio molto per la stima (tua e di Solimano), ma al momento non mi sento all’altezza di comparire nel vostro bellissimo magazine dedicato al cinema.
    Il vostro sito è frequentato da persone competenti, io già esercito la professione di finto critico musicale tra gravi ambasce, non vorrei che qualcuno s’inventasse lo slogan prossimamente sul vostro scherno l’opinione di Amfortas.
    Grazie, davvero, ma rinuncio 🙂
    megbr, che vita sarebbe senza l’angoscia dell’invidia? 🙂
    Flo, grazie, è molto probabile che scriva qualcosa su questo tema in futuro.
    Per quanto riguarda le foto, se le maschere non mi cacciano dal teatro, pubblicherò qualcosa su Flickr, come sempre 🙂
    Mozart2006, credo che i politici siano del tutto indifferenti anche a quelli.
    In merito alla lettera, ora non ricordo quando fu scritta, ma mi fido della tua memoria.
    Ciao e grazie 🙂

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  15. utente anonimo 17 settembre 2008 alle 5:09 pm

    da Giuliano e da Solimano:
    L’invito non ha scadenza. Se ci ripensi, sai dove stiamo di casa.
    (neanche noi siamo professionisti, grazie per averlo pensato!)

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  16. amfortas 18 settembre 2008 alle 9:02 am

    Giuliano e Solimano, grazie, appena mi viene l’ispirazione e soprattutto ho un po’ di tempo, proverò a scrivere qualcosa, la faccio leggere a qualche persona fidata e se passa l’esame ve la mando 🙂

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  17. utente anonimo 18 settembre 2008 alle 9:08 am

    da Giuliano:
    Danke schoen!
    (e son contento, anche se lo Zenit era la squadra di Sciostakovic: ma hai visto che gol??)
    (la seguiva anche in trasferta, nell’URSS del 1930, trasferte di giorni interi sui treni del 1930!)

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  18. sgnapisvirgola 18 settembre 2008 alle 8:43 pm

    E’ bellissimo respirare tanta passione, energia e desiderio di essere in una cosa, come traspare in questo post. Sono certa che saranno tappe meravigliose e importanti. Anche Verdi sprizzava energia da tutti i pori. Si vede che ti ha contagiato. Ciao Am:)

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  19. Moher66 19 settembre 2008 alle 1:36 pm

    Ciao, saluto veloce da Roma
    🙂

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  20. utente anonimo 19 settembre 2008 alle 8:19 pm

    Guarda che io a Parma mi son fatto scorpacciate pantagrrueliche, senza sentire “…venticelli” o altre arie.
    Il tutto con buon lambrusco.
    ciao dal polpo

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  21. amfortas 20 settembre 2008 alle 6:57 pm

    Sgnapis, come affermato più volte, la lirica è una delle poche cose per le quali vale la pena sopravvivere 🙂
    Elena, ciao a te!
    Octopus, a te dico solo che un mio amico ha pescato 60 kg di saraghi in Dalmazia…

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