Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Nabucco di Giuseppe Verdi: una breve introduzione e relativo ascolto scontato.

Facendo qualche passo indietro negli anni, prima della Giovanna d’Arco, Verdi ci propone uno dei vertici della sua Arte, il Nabucco.
Il Maestro, come tutti i grandi, stava passando un momentaccio dal punto di vista psicologico. L’esito della sua ultima opera, “Un giorno di Regno”, fu a dir poco contrastato, tanto che l’opera fu ritirata dalle scene, e si ritrovò a soli 27 anni con le batterie scariche.
Cosa gli stava succedendo e da quali circostanze nacque il Nabucco?
Le testimonianze provengono da fonti molto autorevoli, ad esempio da Giulio Ricordi, che segnala come Verdi, in una lettera all’amico Opprandino Arrivabene [un nome meraviglioso, secondo me, tipo Don Diego de la Vega (strasmile)] parlando della genesi di Nabucco scriva così, riferendosi al solito impresario scaligero Merelli:
 
“Egli stesso (Merelli) molti mesi dopo mi sforzò a leggere il libretto del “Nabucco”
 
Lo scrittore piemontese Michele Lessona, invece, in un suo saggio dedicato alle figure artistiche emergenti dell’epoca, addirittura parla di un Verdi “ appartato da tutti” che legge “da mane a sera pessimi libri, e per lo più romanzacci che anche allora si stampavano in gran copia a Milano”.
Dopo varie circostanze, il Merelli stesso “fa scivolare in tasca a Verdi il manoscritto di “Nabucco” e il Maestro rimane folgorato dalla frase “Va’, pensiero, sull’ali dorate.”
Dopo pochi mesi, l’opera era pronta!
Lavoro molto particolare, il Nabucco.
Verdi stesso sostiene che “con quest’opera si può dire veramente che abbia principio la mia carriera artistica.”
E pensare che Merelli stesso, dopo tanto certosino lavoro ai fianchi del compositore, decise di allestire lo spettacolo anche perché poteva riciclare i costumi e gli scenari di un balletto intitolato “Nabuccodonosor” di Antonio Cortesi!
Il librettista di Verdi in questa circostanza fu un personaggio davvero singolare, Temistocle Solera, che già aveva collaborato col Maestro di Busseto per l’Oberto.
Questo Solera, da ragazzino, era scappato da un convitto viennese per lavorare in un circo itinerante; in Ungheria poi era stato arrestato dalla polizia austriaca ma non prima di aver goduto, a quanto pare alla verde età di 13 anni, “dei maturi favori della padrona del circo stesso”.
Julian Budden, forse il più autorevole studioso di Verdi, ci informa ancora che negli anni successivi Solera, dopo aver rotto il sodalizio artistico con Verdi, fu impresario teatrale a Madrid, presunto amante della Regina Isabella di Spagna, editore di una rivista ecclesiastica a Milano, corriere segreto tra napoleone III e il Kedivé d’Egitto , acquaiolo a Livorno e antiquario a Firenze.
Un uomo dai molteplici talenti. (strasmile)
Resta il fatto che proprio Solera è uno degli artefici principali del successo di Nabucco.
Il librettista si rifece sia al balletto nominato qualche riga più sopra sia al dramma da cui lo spettacolo fu tratto ( “Nabuccodonosor”, di Anicète Bourgeois e F. Cornue), traendo però da entrambi i lavori le peculiarità più funzionali alle particolari dinamiche drammaturgiche verdiane: straordinario, nello specifico, la centralità narrativa data al coro.
I ruoli principali di Nabucco sono tutti di grande difficoltà e come sempre a quei tempi la tessitura vocale venne cucita su misura alla vocalità dei migliori interpreti sulla piazza: il baritono Giorgio Ronconi, Nabucco, e il basso profondo Prosper Derivis, Zaccaria.
Curiosamente proprio la parte più spaventosa dal punto di vista artistico, invece, cioè quella della terribile Abigaille (grandiosa la sua entrata sprezzante: “Prode guerrier!… d’amore Conosci tu sol l’armi?”  che già ci fa capire che è un tipino tosto) non fu sartorialmente pensata per un soprano in particolare, e Giuseppina Strepponi s’assunse l’onere del debutto.
Un’altra curiosità su quest’opera, tra le tante che si potrebbero citare: Solera la divide non in atti, ma in quattro quadri, ognuna con un titolo. Inoltre, volle aggiungere a ogni quadro una frase tratta da Geremia.
Anche in questo lavoro, Verdi conferma la sua grande propensione allo studio dell’arte rossiniana, in particolare si riconoscono echi del Guillamme Tell e ispirazioni strutturali dal Moïse et Pharaon.
Di questa ed altre circostanze, avrò forse modo di parlare in sede di recensione dello spettacolo al Festival Verdi di Parma.
Chiudo con un’ultima considerazione.
Dal punto di vista psicologico i ruoli sopranili di Abigaille e Lady Macbeth hanno parecchi tratti in comune: la sete di potere, l’assenza di scrupoli morali.
Domanda da pochi cent: chi è stata la più grande cantante interprete di Abigaille e Lady Macbeth?
Sempre lei, sempre lei.
Prendetevi dieci minuti e ascoltate una delle più grandi performance vocali di cui esista traccia sonora.
Un saluto a tutti.
 
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12 risposte a “Nabucco di Giuseppe Verdi: una breve introduzione e relativo ascolto scontato.

  1. daland 24 settembre 2008 alle 8:25 pm

    La voce di quella signora è più forte non solo dell’orchestra, ma anche del contrappunto “ostinato” dei colpi di tosse… Semplicemente grandiosa!

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  2. utente anonimo 24 settembre 2008 alle 8:43 pm

    Sempre lei. :o)

    L’ammirata Margot

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  3. ivyphoenix 24 settembre 2008 alle 9:15 pm

    ero neanche a metà del video che mia figlia fa “vuoi le cuffiette?”…
    ergo meglio che ripassi per ascoltare quando son sola
    😉
    ciau

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  4. amfortas 25 settembre 2008 alle 8:03 am

    Daland, per fortuna ci sono queste registrazioni storiche, seppur scadenti dal punto di vista tecnico.
    La tosse a teatro è un classico, quasi come le carampane agghindate come alberi di Natale 🙂
    Margie, aiutame a di’ quanto sei ammirata 🙂
    Filo, non posso che concordare!
    Ivy, beh è stata educata no? 🙂

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  5. utente anonimo 25 settembre 2008 alle 9:47 am

    da Giuliano:
    Questa Callas è favolosa, erano i suoi ruoli. Mi sono sempre chiesto come faceva a passare da queste cose (Medea, Lady Macbeth, Abigaille…) alla Sonnambula, e in quel modo.
    Il mio ricordo di Nabucco è quando Riccardo Muti attaccò l’introduzione a “Anch’io dischiuso un giorno” in un modo meraviglioso, era proprio Verdi ma sembrava Bellini e certo non era un caso. (anni lontani!!)

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  6. amfortas 25 settembre 2008 alle 2:43 pm

    Giuliano, poteva saltare da un ruolo all’altro con risultati sostanzialmente inalterati perché era un fenomeno, credo che a distanza di più di 60 anni dagli esordi si possa affermare tranquillamente.
    Muti non è tra i miei direttori preferiti, forse perché commetto l’errore di “giudicare” l’artista dagli atteggiamenti che a me risultano indigesti. Resta un ottimo professionista.
    Ciao.

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  7. Princy60 25 settembre 2008 alle 5:15 pm

    uno dei miei pezzi preferiti! ;-)***

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  8. utente anonimo 25 settembre 2008 alle 10:09 pm

    da Giuliano:
    son d’accordo, però il teatro queste sorprese le riserva spesso. Ed è bello essere lì quando accade, come ben sai.

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  9. amfortas 26 settembre 2008 alle 7:16 am

    Princy, impossibile non restare ammirati da questo Verdi!
    Giuliano, infatti, è proprio quella la bellezza del teatro, ti può sorprendere anche quando i presagi sono nefasti 🙂

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  10. utente anonimo 28 maggio 2009 alle 7:09 pm

    grazie

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