Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Corsaro di Giuseppe Verdi: “eccomi prigioniero” del Festival Verdi a Parma.

Il Festival Verdi inizia oggi a Parma e la prima opera in cartellone è la Giovanna d’Arco, di cui ho parlato brevemente qui.
Domani tocca a “Il Corsaro” e proprio di questo lavoro, tratto da “The Corsair” di Byron voglio parlare oggi.
Di Byron, o meglio dei suoi lavori si sono innamorati molti compositori e Giuseppe Verdi non fece eccezione: il poeta inglese è l’alfiere del romanticismo a cui il melodramma deve molto del suo successo autenticamente popolare.
Già nel 1844 Verdi (ma forse anche prima) ritenne che questo lavoro giovanile di Byron, che risale al 1814, fosse adatto ad una trasposizione in musica, ma a suo parere non erano disponibili interpreti all’altezza e, forse, non aveva nemmeno le idee troppo chiare sula distribuzione dei ruoli: a chi affidare la parte principale? Un tenore, un baritono?
Questo problema della scelta degli interpreti è ricorrente in tutti i compositori, tanto che alcuni studiosi ritengono addirittura che fu una delle concause della mancata realizzazione del sogno proibito di Verdi, un’opera basata sul Re Lear.
Il librettista Francesco Maria Piave aveva già dato prova di essere in grado di scrivere versi soddisfacenti il nuovo spirito romantico e quindi il Maestro affidò a lui l’incombenza, anche a costo di litigare con l’impresario londinese Francesco Lucca, che avrebbe preferito contare su Manfredo Maggioni.
Piave in tutta questa confusione non aveva certezze e manifestò il desiderio di disfarsi (nel senso di vendere ad altri, spesso ci dimentichiamo che questi artisti dovevano mangiare pure loro) del libretto già scritto.
Verdi gli rispose piuttosto rudemente:
 
“Ma che? Sei diventato matto o il sei per diventare?che io ti ceda Il Corsaro?Quel Corsaro che ho vagheggiato tanto, che mi costa tanti pensieri, che tu stesso hai verseggiato con più cura del solito? (omissis) E vuoi che te lo ceda?Va va all’ospedale e fatti curare il cervello.”
 
Insomma le vicende del Corsaro, tra ripensamenti e dubbi di Verdi, Piave e Lucca sono molto complesse.
Alla fine l’opera debuttò, pensate un po’, al Teatro Grande di Trieste nel 1848, quasi a conferma di un destino turbolento subito confermato da un’accoglienza pessima da parte del pubblico e della critica: i triestini sono sempre stati malmostosi e permalosi, e a quel tempo il rifiuto da parte di Verdi, per vili questioni di danaro, di dirigere personalmente l’opera a Trieste non fu un buon biglietto da visita.
Il lavoro fu ritirato dopo solo tre recite e Verdi lo ripropose in Italia appena nel 1852.
Il protagonista, Corrado, è un personaggio paradigmatico del romanticismo: se fosse uno sportivo, per gli americani sarebbe il classico pretty loser: solitario, tenebroso, affascinante, ma alla fine perdente.
Il classico tenore.
La stessa cosa vale per le due figure femminili: sono le donne di quel movimento artistico scellerato, per molti versi.
Medora è dolce, innamorata e ci lascia la pelle.
Gulnara, pure lei innamorata di Corrado, invece…pure! Ma prima uccide il suo ex, che è musulmano, cattivo e pure baritono.
Ah, ‘sti tenori! Che disastri hanno combinato! (strasmile)
La tessitura vocale di Corrado è la conferma delle indecisioni di Verdi di cui ho accennato all’inizio, perché la parte si può ben dire sia da baritenore.
Anche in quest’opera Verdi rielabora le sue conoscenze dei compositori precedenti e contemporanei da un lato (Donizetti, Bellini) e dall’altro risulta un po’ autoreferenziale: il duetto tra Corrado e Medora è psicologicamente sovrapponibile a quello tra Lucia e Edgardo nella Lucia di Lammermoor di Donizetti, mentre la cavatina di Gulnara è parente stretta della sortita di Elvira nell’Ernani.
Qualcuno sostiene anche che Corrado sia un piccolo Florestan, quello straordinario personaggio del Fidelio di Beethoven.
Non saprei.
Certo, la scena del carcere e la relativa aria sono tra le pagine più belle di Verdi, e non ci sono anni di galera che tengano.
Infine, da appassionato melomane voglio fare un grandissimo “In bocca al lupo” a tutti gli artisti impegnati in questo festival verdiano che comincia questa sera.
Per le valutazioni critiche semiserie c’è tempo la settimana prossima.
Qui un grande Carreras, tutta da godere anche per chi di lirica non capisce nulla.
 
 
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21 risposte a “Il Corsaro di Giuseppe Verdi: “eccomi prigioniero” del Festival Verdi a Parma.

  1. daland 1 ottobre 2008 alle 12:39 pm

    Mica male quella zarzuela!
    Ma perchè la prima parte era in italiano?

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  2. daland 1 ottobre 2008 alle 12:39 pm

    Mica male quella zarzuela!
    Ma perchè la prima parte era in italiano?

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  3. Moher66 1 ottobre 2008 alle 5:48 pm

    Sono contenta che anche un grand’uomo come Verdi fosse un indeciso di prima categoria, che diamine, buona cosa per i miei complessi 🙂
    Ciao!
    Elena

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  4. Moher66 1 ottobre 2008 alle 5:48 pm

    Sono contenta che anche un grand’uomo come Verdi fosse un indeciso di prima categoria, che diamine, buona cosa per i miei complessi 🙂
    Ciao!
    Elena

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  5. utente anonimo 1 ottobre 2008 alle 7:59 pm

    Praticamente mi fai conoscere il finale. Ma di tutte le opere si conosce il finale. Ecco perché non frequento l’Opera. Voglio il finale a sorpresa.
    Smile dal polpo

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  6. utente anonimo 1 ottobre 2008 alle 7:59 pm

    Praticamente mi fai conoscere il finale. Ma di tutte le opere si conosce il finale. Ecco perché non frequento l’Opera. Voglio il finale a sorpresa.
    Smile dal polpo

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  7. amfortas 2 ottobre 2008 alle 10:02 am

    A leggere i primi commenti sulla Giovanna d’Arco che ha aperto il Festival ieri sera, sembra che non sia stata una serata straordinaria….

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  8. megbr 2 ottobre 2008 alle 10:13 am

    certo però.. sto povero Piave deve averne passato di tutti i colori… 🙂

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  9. minstrel 2 ottobre 2008 alle 12:38 pm

    ‘Sto Carreras era davvero un figo quando ci si metteva! tanto di cappello!
    Grazie del video e del post.

    yours

    MAURO

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  10. minstrel 2 ottobre 2008 alle 12:38 pm

    ‘Sto Carreras era davvero un figo quando ci si metteva! tanto di cappello!
    Grazie del video e del post.

    yours

    MAURO

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  11. utente anonimo 2 ottobre 2008 alle 12:45 pm

    Sì però i nomi delle due donne… aiutame a dì quanto so’ brutti.

    Margot :p

    P.S. La parola da digitare è “mum”. -_-

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  12. utente anonimo 2 ottobre 2008 alle 12:45 pm

    Sì però i nomi delle due donne… aiutame a dì quanto so’ brutti.

    Margot :p

    P.S. La parola da digitare è “mum”. -_-

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  13. ElfaProfonda 3 ottobre 2008 alle 5:50 pm

    Verdi….Verdi…Verdi…
    Unico…e amatissimo Peppino!

    Mi piace

  14. ElfaProfonda 3 ottobre 2008 alle 5:50 pm

    Verdi….Verdi…Verdi…
    Unico…e amatissimo Peppino!

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  15. utente anonimo 3 ottobre 2008 alle 7:07 pm

    Il corsaro, I due foscari, I masnadieri e l’Attila a parer mio sono le 4 opere più affascinanti degli anni di galera (di quelle meno note, intendo, Ernani, Macbeth, Luisa Miller)

    Nel Corsaro l’edizione più famosa è con la Norman, Carreras e la Caballé e mi pare buona, ma anche la Ricciarelli non è male in “Non so le tetre immagini”.
    Per i Masnadieri prediligo l’edizione Sutherland-Bonisolli-Manuguerra-Ramey-Bonynge. Edizione impeccabile, l’unico neo l’acuto che lancia la Joan nel finale. Ma Amalia è già stata pugnalata da Carlo!
    Adoro l’edizione de “I due Foscari” con la Ricciarelli, Carreras, Cappuccilli e Ramey. Ma mi garba anche l’edizione con la Gencer…
    L’Attila è meraviglioso l’unico modo di vederlo dal vivo è stata la deludente edizione di Verona quest’anno. Ci sono delle edizioni in cd interessanti?

    Badoero

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  16. utente anonimo 3 ottobre 2008 alle 7:07 pm

    Il corsaro, I due foscari, I masnadieri e l’Attila a parer mio sono le 4 opere più affascinanti degli anni di galera (di quelle meno note, intendo, Ernani, Macbeth, Luisa Miller)

    Nel Corsaro l’edizione più famosa è con la Norman, Carreras e la Caballé e mi pare buona, ma anche la Ricciarelli non è male in “Non so le tetre immagini”.
    Per i Masnadieri prediligo l’edizione Sutherland-Bonisolli-Manuguerra-Ramey-Bonynge. Edizione impeccabile, l’unico neo l’acuto che lancia la Joan nel finale. Ma Amalia è già stata pugnalata da Carlo!
    Adoro l’edizione de “I due Foscari” con la Ricciarelli, Carreras, Cappuccilli e Ramey. Ma mi garba anche l’edizione con la Gencer…
    L’Attila è meraviglioso l’unico modo di vederlo dal vivo è stata la deludente edizione di Verona quest’anno. Ci sono delle edizioni in cd interessanti?

    Badoero

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  17. mozart2006 3 ottobre 2008 alle 7:57 pm

    Badoero,
    te ne consiglio due esecuzioni dal vivo.La prima é quella registrata alla Scala nel 1973,diretta da Patané e cantata dalla Orlandi Malaspina,Luchetti,Cappuccilli e Ghiaurov,reperibile in varie edizioni.La seconda é quella della Staatsoper di Vienna,diretta da Sinopoli e pubblicata dalla Orfeo,protagonisti ancora Ghiaurov e Cappuccilli,piú la Zampieri e Piero Visconti.Poi,naturalmente,esistono le edizioni in studio di Gardelli per la Philips e di Muti per la EMI.
    Saluti

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  18. mozart2006 3 ottobre 2008 alle 7:57 pm

    Badoero,
    te ne consiglio due esecuzioni dal vivo.La prima é quella registrata alla Scala nel 1973,diretta da Patané e cantata dalla Orlandi Malaspina,Luchetti,Cappuccilli e Ghiaurov,reperibile in varie edizioni.La seconda é quella della Staatsoper di Vienna,diretta da Sinopoli e pubblicata dalla Orfeo,protagonisti ancora Ghiaurov e Cappuccilli,piú la Zampieri e Piero Visconti.Poi,naturalmente,esistono le edizioni in studio di Gardelli per la Philips e di Muti per la EMI.
    Saluti

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  19. utente anonimo 3 ottobre 2008 alle 8:44 pm

    Oh grazie! Cercherò!

    Badoéro

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  20. utente anonimo 3 ottobre 2008 alle 8:44 pm

    Oh grazie! Cercherò!

    Badoéro

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  21. amfortas 4 ottobre 2008 alle 9:40 am

    Bene, un saluto a tutti, sono quasi in partenza per Parma 🙂

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