Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Tosca a Trieste.

Ecco, ieri sera a Trieste si è avuto l’esempio lampante di come non deve essere una regia operistica, pur senza che si veda nulla di particolarmente scandaloso.
Il concetto è questo: il teatro lirico vive, fino a prova contraria, di canto e musica, e di conseguenza il regista si deve mettere al servizio dei compositore e dei cantanti.
Ora, se Giovanni Agostinucci ha un’idea distorta della storia e dei personaggi di Tosca, non dovrebbe firmare regie liriche, a prescindere dal fatto che siano costose o meno: le sue eccentricità distolgono l’attenzione dalla musica.
È questo il principio da cui si dovrebbe partire per risanare le fondazioni liriche, eliminare e allontanare gli incompetenti dai teatri e chi, con i nostri soldi, li ingaggia: sarebbe già una bella vittoria.
Nel caso di Puccini poi, il più cinematografico dei compositori, conta solo questo:

Tosca.

sulla partitura e sul libretto c’è scritto tutto, non solo le note, ma anche i sentimenti che animano i protagonisti.
Ieri sera Juan Pons, baritono spagnolo di grande prestigio e lungo corso ha cantato bene il suo Scarpia, seppur con qualche inevitabile cedimento vocale( non è più un ragazzino) ma in scena era inguardabile: una parrucca che lo faceva assomigliare a Tarzan dopo che si è cotonato i capelli era la cosa più sobria.(smile)
Il sublime Te Deum che chiude il primo atto era popolato da un sacco di personaggi inutili, sulla cui presenza mi sto ancora interrogando.
Chi erano? Cosa rappresentavano?
Poi, Daniela Dessì, che si è confermata, l’ho già scritto in occasione delle recite alla Fenice ma lo ribadisco, la più credibile Tosca del panorama operistico attuale e comunque di assoluto riferimento, è nell’opera di Puccini una “Diva”, una cantante famosa: non può essere vestita dimessamente, ma deve apparire elegante, sofisticata, desiderabile anche per la sua condizione privilegiata di artista.
Il soprano genovese (incredibilmente all’esordio a Trieste) ha stregato il pubblico con una prestazione davvero brillante: acuti sicuri (cito solo il famoso DO della lama per tutti), fraseggio curatissimo, interpretazione coinvolgente ma sobria e controllata.
Mai una frase buttata via, fornendo risalto proprio a quel canto di conversazione che è così importante nelle opere di Puccini.
Una prova da incorniciare.
Bravissimo anche il tenore Fabio Armiliato nei panni di Cavaradossi; e a proposito di panni, con quel costume poteva essere chiunque: Don Chisciotte, D’Artagnan, Alvaro, Siegfried, un fantino del Palio di Siena e pure il mio amico Luca.(strasmile)
Che senso ha?
Armiliato, nell’ambito di una prestazione maiuscola, ha cantato un “E Lucevan le stelle” eccezionale, cercando e trovando mille sfumature e colori, mentre sarebbe più comodo per lui e forse anche più appagante per il pubblico sparare acuti a nastro.
Nel bellissimo duetto d’amore del primo atto, un valore aggiunto alla eccellente prova dei due artisti lo ha dato la complicità che c’è nella vita privata: Armiliato e Dessì celebravano ieri sera la centesima rappresentazione pucciniana in coppia.
Bravi anche Alessandro Svab, il fuggiasco Angelotti, e Nicolò Ceriani, simpatico Sagrestano.
Non avrei volto essere per alcun motivo al mondo nei panni di Gianluca Bocchino, che ha cantato bene la piccola parte di Spoletta ma è stato costretto a una recitazione grottesca: ghigni, risatazze, smorfie per significare un eccesso di sadismo, di crudeltà.
Corretti Giuliano Pelizon (Sciarrone) e Damiano Locatelli ( Carceriere) e a posto come sempre il Coro preparato da Lorenzo Fratini e il coro di voci bianche istruito da Maria Susovsky.
Il Pastorello era il giovanissimo Osmer Daniel Spangher, molto bravo.
Il direttore Donato Renzetti mi ha lasciato perplesso: evidenti le scollature con il palcoscenico, sonorità spesso al limite del clangore e una visione dell’opera frammentaria, che si è materializzata in una direzione disomogenea; spesso l’orchestra (incolpevole, a mio modo di vedere) gli è scappata via.
Pubblico in visibilio (un’eccezione, visto che si trattava dei fighetti zombie della prima), con ripetute richieste di bis, purtroppo non accolte, dopo il “Vissi d’arte” di Dessì e il “E Lucevan le stelle” di Armiliato.
Fuori dal teatro i rappresentanti dei sindacati hanno distribuito un volantino, molto ben fatto, in cui s’invita a sottoscrivere questo appello unitario preparato dai lavoratori del Regio di Torino: io l’ho già firmato dopo la segnalazione di Bob e invito tutti i miei lettori a fare come me.
Una considerazione finale sull’accoglienza che ha ricevuto dalla stampa locale questa Tosca, in un momento difficile per il mio teatro.
“Il Piccolo”, tristissimo quotidiano locale, al suo peggio: dieci righe stentate e fumose di recensione, probabilmente riferite alla generale, messe giù con la sufficienza di chi deve fare un compitino.
Complimenti vivissimi, così si aiuta la causa della cultura in Italia.
 
 
 
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39 risposte a “Recensione semiseria della Tosca a Trieste.

  1. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 10:23 am

    da Giuliano:
    Ricordo ancora con piacere quella volta che alla Scala NON allestirono l’Oro del Reno, ma lo proposero in forma di concerto.
    Che meraviglia! E i cantanti erano anche convincenti, si capiva tutto anche se stavano lì in fila in abiti normali, uno di fianco all’altro.

    Se penso che ho iniziato con Strehler e Abbado…

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  2. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 11:45 am

    Quando scrivi che il Direttore ti ha lasciato perplesso dimostri di non aver capito nulla nè di Opera Italiana nè di Tradizione Italiana. Questa che scrivi è una recensione semiseria di un finto ed anonimo critico. Il “Tuo” teatro? Ti chiami forse Verdi? Ah ah

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  3. amfortas 20 novembre 2008 alle 1:04 pm

    Giuliano, qualche volta l’opera in fprma di concerto è il male minore, però manca una dimensione fondamentale…e sì che basterebbe un minimo di gusto e intelligenza.
    anonimo, hai ragione in tutto.
    Mi chiamo Paolo Bullo, sono di Trieste, abito in Via del Ricreatorio 49/2 e sono facilmente rintracciabile, almeno per la mia straordinaria bellezza.
    Mi troverai con facilità, quindi.
    Ciao e grazie dell’attenzione.

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  4. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 1:29 pm

    Sono grata al commentatore n. 2, perché ti ha permesso una replica straordinaria per intelligenza e distacco.
    Grande Amfortas!
    Un saluto da Ghismunda

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  5. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 2:40 pm

    Anche questa volta non sono d’accordo
    La regia era la cosa più bella Renzetti non si discute, anche se ha tenuto il ritmo dell’orchestra un po’ basso.
    Discreti Dessi Armillato da non confondersi con Cedolins e Ventre ammirati nel 2003
    Superbo Fons sia nel canto che nella presenza scenica.
    I “fighetti” sono comuni a tutte le prime di tutti i teatri e non è detto che non capiscano la lirica.
    Ciao
    Egidio

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  6. amfortas 20 novembre 2008 alle 3:41 pm

    Ghismunda, grazie della solidarietà.
    Egidio, nel 2003 La Cedolins cantò benissimo, mentre il tenore Ventre, a mio parere, cantò tutto forte e senza alcuna nuance interpretativa.
    In quanto a Renzetti: l’ho apprezzato altre volte, ieri sera no.
    Si discute e va discusso come chiunque altro, dal mio punto di vista.
    Sulla regia in campo operistico, evidentemente, abbiamo concezioni diverse.
    Ti ringrazio comunque per l’intervento, misurato e civile.
    Ciao.

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  7. Badoero 20 novembre 2008 alle 4:49 pm

    La “regal coppia” era in forma, vero??? Dopo quel meraviglioso spettacolo veronese….:-D

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  8. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 6:10 pm

    da Giuliano:
    Lo so che è difficile da ricordare, ma quell’Oro del Reno fu il punto di partenza per la più folle spesa mai fatta nel campo dell’Opera negli ultimi anni. Si disse “il vecchio palcoscenico non avrebbe retto il peso della scenografia”, e giù milionate (anzi no, erano ancora miliardi).
    Come vedi, i soldi si trovano: ma non per gli orchestrali e i coristi…
    (La mia ultima presenza alla Scala fu per un Woyzeck coi soldati che entrano nella taverna al passo dell’oca: so bene che tu mi capisci…) (povero Berg, tutta quella fatica per far suonare e cantare come se fossero soldatini ubriachi…)

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  9. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 6:11 pm

    da Giuliano:
    Un Walhalla di cemento armato e tiranti d’acciaio, forse il ponte sullo Stretto… Chissà come ha fatto Verdi a fare aprire il Mar Rosso, su quel misero palcoscenico, nel 1842.

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  10. ivyphoenix 20 novembre 2008 alle 6:28 pm

    ormai sei impareggiabile nelle tue recensioni.. bellissima.

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  11. Badoero 20 novembre 2008 alle 7:17 pm

    Aspetta un attimo, a un certo punto non c’era una sorta di amplesso sado-maso di due uomini?

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  12. amfortas 20 novembre 2008 alle 7:47 pm

    Badoero, sì erano in gran forma: fai riferimento ai due torturatori (lottatori sembravano a me, più che impegnati in attività amatoria, ma si sa, il confine è labile! Strasmile!) sadomaso…erano grotteschi!

    Parliamo di questo, metto la foto così possino apprezzare tutti.
    Giuliano, chi si può dimenticare quegli allestimenti…un po’ di nazismo poi non guasta mai no?
    Verdi è decisamente old fashion, che ci vuoi fare 🙂
    Ivy, ringrazio, ma tu sei triestina, amica mia e quindi non attendibile 🙂
    Egidio, hai ragione per quanto riguarda i fighetti, sono ovunque e qualcuno ci capisce pure di musica: la mia era solo un’innocente battuta, nulla di più.
    Concorderai, spero, che le prime sono ovunque più una sfilata di moda di sfiorite signore e uomini tristemente abbronzati a novembre che vivono in case dagli specchi di legno 🙂
    Ciao!

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  13. amfortas 20 novembre 2008 alle 7:48 pm

    Giuro che so che si dice possono e non possino.
    Ma potrebbero essere più precise Margot e Giorgia…

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  14. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 9:11 pm

    “possino” mi fa venire in mente “chemmepossinoceca’“… 🙂

    “possono” è una forma corretta del verbo (nel senso che, contrariamente a “possino”, esiste in italiano :D), ma in questo caso avrei scritto “così che possano apprezzare tutti”, mi sa che è assai ancora più meglio… 😉

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  15. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 9:13 pm

    I lottatori nella Tosca??? Tante cose avrei potuto pensare…
    (e il Ciel non ha più fulmini?)

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  16. utente anonimo 20 novembre 2008 alle 9:15 pm

    Ma comunque, SANTO CYELO!, quei due tizi che fanno la lotta greco-romana… che cippa c’entrano con Tosca??

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  17. maurizio2 21 novembre 2008 alle 6:43 am

    Beh, se sono due torturatori….. o si allenano o si inchiappettano….
    entrambe comunque mi paiono attività quantomeno “a latere” della linea narrativa principale….

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  18. utente anonimo 21 novembre 2008 alle 9:04 am

    Ciao carissimo, sei diventato molto bravo nelle recensioni. Leggo che qualcuno non è molto d’accordo… bravissimo e simpatico anche nelle risposte! Ora che sono a conoscenza della tua bellezza, quando ripasso da quelle parti…
    Ciao Am, ti leggo sempre con piacere… non sempre, ma ti leggo.
    Mary

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  19. amfortas 21 novembre 2008 alle 9:44 am

    Giorgia, grazie per la dotta disquisizione semantica 🙂
    Per te e anche per gli altri, il senso dei lottatori potrebbe essere questo: Scarpia è un perverso maiale che nel suo ufficio, mentre fa il bagno in una vasca (giuro), si gode lo spettacolo di questi due poveretti che, appunto, o lottano o esercitano altra attività ludica ( a latere, ok).
    Interpretazione mia eh? Potrebbe essere anche altro.
    Mary, grazie, io purtroppo ho pochissimo tempo e sto colpevolmente trascurando i miei lettori “storici”, cercherò di rimediare…

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  20. utente anonimo 21 novembre 2008 alle 10:48 am

    da Giuliano:
    L’Otello ero io. Prima o poi, dovrò trovarmi un nome e una faccina anche per splinder… (va bene uno Shakespeare pensoso?)

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  21. amfortas 21 novembre 2008 alle 11:16 am

    Giuliano, ti avevo riconosciuto ma mi sono scordato di citarti nella risposta.
    Uno Shakespeare andrebbe bene, certo, anche perché seppure gestisci in società con Solimano un albergo disordinato, come locandiera non ti vedo proprio…

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  22. Princy60 21 novembre 2008 alle 12:05 pm

    Puccini non ha certo bisogno di essere… distorto!

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  23. utente anonimo 21 novembre 2008 alle 4:37 pm

    Oh cielo! Oh santissime anime del Purgatorio! Oh che emozione! Oh che me POSSINO cecà si nun è vero! Per un attimo ho visto Notung!!!!!

    L’ancora scossa Margot :p

    P.S. Carini i lottatori sadomaso… peccato non fossero nel fango. -_-

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  24. amfortas 22 novembre 2008 alle 10:30 am

    Marina, vero? Eppure sembra che il trend sia diverso 🙂
    margie, lo sai che ogni tanto Notung si rifà vivo, no?
    Comunque, se fossero state lottatrici, il fango non sarebbe mancato, ci metterei una cifra 🙂

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  25. utente anonimo 23 novembre 2008 alle 8:44 am

    strano che proprio “il Piccolo”….

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  26. amfortas 23 novembre 2008 alle 11:55 am

    anonimo, Il Piccolo è un quotidiano molto provinciale, purtroppo, come forse siamo buona parte di noi triestini.(mi ci metto anch’io, perché è vero)
    Ciao.

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  27. Badoero 23 novembre 2008 alle 2:13 pm

    Perchè le ultime due inaugurazioni triestine sono allestimenti veronesi CHE FANNO SCHIFO???

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  28. amfortas 24 novembre 2008 alle 4:27 pm

    Badoero, e che ne so? Andrà meglio in futuro, speriamo.
    Tra l’altro nelle recite successive alla prima, Daniela Dessì ha rischiato d’inciampare nei veli che ricoprono il pavimento e li ha presi a calci 🙂
    Ieri, invece, ma non è colpa del regista né di altri, si è aggiunto un altro aneddoto per la serie cose strane che succedono in teatro.
    La temperamentosa Miriam Tola, che interpreta Tosca nel secondo cast, quando, nel primo atto manifesta la sua gelosia per il ritratto dell’Attavanti, scaglia un pennello a terra.
    Il pennello si è rotto in due pezzi e quello più consistente è rotolato dal palcoscenico nella buca dell’orchestra, colpendo in testa un povero violinista 🙂
    Ciao!

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  29. gabrilu 26 novembre 2008 alle 12:34 am

    Leggo sempre queste tue recensioni. Le trovo interessanti, deprimenti ma utili. Intendo dire che ogni volta che leggo di codeste — ehm — meraviglie mi vien fatto di pensare: “se le conosco, le evito”. Mi è utile sapere cosa circola oggi nei teatri. Ai quali teatri non vado più da tempo, e senza alcun senso di colpa nè rammarico, giuro.
    A furia poi di leggere — qui e altrove — di allestimenti a dir poco “bizzarri” (ehm, uso un tono soft) ho elaborato una mia personalissima teoria sul come e qualmente viene intesa oggi l’opera lirica da chi ha responsabilità di scelte nei grandi teatri d’opera.
    Ma illustrare questa mia teoria non è roba di una o due righe, e dunque non è il caso di intasarti lo spazio commenti.
    Ciao. Ritorno nel mio cantuccio 🙂

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  30. sgnapisvirgola 26 novembre 2008 alle 12:48 am

    Questa è l’opera che vorrei vedere i assoluto. Mi commuove, mi scompiglia, mi cattura e (non ridere) mi fa venire voglia di cantare. Vissi d’arte a mio avviso rimane una delle arie più belle. Detto questo, trovo le tue recensioni deliziose soprattutto perchè sono intrise di un grande amore per il teatro e l’opera lirica. E questo si sente e fa bene a chi legge. Grazie Am:)

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  31. amfortas 26 novembre 2008 alle 8:46 am

    gabrilu, ringrazio per l’apprezzamento.
    Purtroppo è desolante che si debba quasi sempre parlare male dei registi, in una disciplina artistica in cui il loro ruolo dovrebbe essere di secondo piano.
    Però, è anche vero che grazie al loro lavoro molti cantanti oggi non stanno impalati al proscenio, e si sforzano di interpretare anche dal punto di vista attoriale.
    Ciao 🙂
    sgnapis, dirmi che si percepisce che scrivo con passione è il miglior complimento che tu mi possa fare 🙂
    Vissi d’arte lo canto anch’io, quando mi metto un vestito con lo strascico, che oltretutto mi slancia molto.
    Guarda che io t’invito a vedere una Tosca eh?
    Ciao 🙂

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  32. utente anonimo 26 novembre 2008 alle 1:24 pm

    Non dirmi così Am che mi emoziono come una collegiale. A parte gli scherzi, per me sarebbe un grande appuntamento e un grande onore assistere ad un’opera teatrale in tua compagnia. Dovresti perdonarmi l’ignoranza però. Verrei molto volentieri purchè non fosse troppo lontana dalla mia dimora, solo per questioni organizzative. Per il resto attendo molto fiduciosa:)
    E adesso invidiatemi tutti!
    Sgnapis sloggata ma canterina.

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  33. gabrilu 26 novembre 2008 alle 4:24 pm

    Amfortas, mi permetto di intervenire su un par di cosucce ed in particolare vorrei dissentire (con tutto il rispetto, eh) sul ruolo che tu assegni al regista.

    Cerco di spiegarmi.

    Tu scrivi:
    “in una disciplina artistica in cui il loro ruolo dovrebbe essere di secondo piano. “

    Secondo me un regista sarà pure un ruolo di secondo piano, ma può di fatto contribuire (contribuire, eh, mica c’è solo lui) ad esaltare o affossare un’opera.

    a) “esaltare” un’opera.
    Nel senso che può (se ne è capace) evidenziare particolari passaggi della partitura , valorizzare quel che i cantanti di turno possono far di più e di meglio e cercar di glissare/nascondere/non insistere su quello che i suddetti cantanti di turno è noto non sanno e non saprebbero e non sapranno mai fare.
    Chiaro che per riuscire in tutto questo ci dev’essere gran sintonia tra lui, il direttore d’orchestra e i cantanti.
    Oggi come oggi, mi pare di poter dire: “campa cavallo che l’erba chissà se cresce”

    b) “affosssare” un’opera.
    Se il regista pensa solo a “quel io voglio fare di quest’opera “IcsIpsilon ” e chi se ne frega del resto del mondo e pure dell’autore dell’opera chè tanto io voglio dare la mia personale interpretation e chi se ne perdindirindina se è Verdi o Mozart (o robine varie assortite) e se manco vede la materia prima con cui si trova a lavorare (= leggi: direttore, cantanti kai caetera) forse (anzi, è sicuro) che farà strillar tutti e finirà sulle prime pagine dei giornali e dei blog.

    Farà pure un sacco di soldi, eh, intendiamoci. Beato lui.

    Però che tristezza.

    Sulla seconda cosa che dici e cioè

    “è anche vero che grazie al loro lavoro molti cantanti oggi non stanno impalati al proscenio, e si sforzano di interpretare anche dal punto di vista attoriale..

    Avevamo tutti tirato un sospiro di sollievo quando, (anni Sessanta-Settanta? …Forse un po’ prima, a ben pensarci — dovrei controllare ma ora non ne ho voglia) s’era passati dalla fase delle balene e dai mammuth immobili (do you remember le Brunhilde e i Wotan d’antan?) a soprani, tenori, baritoni e… toh! persino bassi che si agitavano sul palco volteggiando leggeri come fringuelle/i.

    Chi non ha amato (alzi la mano prego!) il Samuel Ramey che a petto nudo sfidava indomito il destino e faceva rialzar le sorti di un “Attila” che se non c’era lui non se lo filava più nessuno, nemmeno i verdiani d.o.c, che nei confronti dell’Attila suddetto ci avevano tutti la puzza al naso per la serie: “… si, ma vuoi mettere con il Simone” (che non avevano mai sentito manco quello: però era “il Simone” e faceva fino dirlo).

    Non so tu, ma io sono stata punita assai per quella mia gioia invereconda del veder finalmente Tosche flessuose e ottimamente ugolate come avvenne con la Kabaivanska.

    Il suo “Casta Diva” l’ho vista io — “live” come si dice oggi — cantarlo distesa sul pavimento a pancia in giù che a noi qui al Teatro Massimo ci veniva dire “alzati, che se stai in piedi a noi va bene lo stesso, l’abbiamo capito che sai cantar e recitare. Mo’ alzati e cammina”. Grande Kabaivanska.

    Forse e ben mi sta: oggi come oggi mi ritrovo, infatti, ridotta a preferire (e a sospirare molto nostalgicamente rimembrando i beaux temps d’antan) di molto una serie di baccalà impalati sul proscenio ma che ****PER CORTESIA**** sappiano (almeno! E’ il minimo sindacale, che si richiede da loro!) ) cantare piuttosto che vedere agitarsi cose che noi umani etc.

    P.S. Vedi perchè non scrivo mai sul tuo blog? Perchè poi logorro 0__0

    P.P.S. Un bacione (sempre chedendo il permesso al Comandante Ripley, che quella si, che mica scherza, veh)

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  34. amfortas 26 novembre 2008 alle 5:26 pm

    Sgnapis, ho controllato e fino alla fine dell’anno non ci sono Tosche dalle tue parti, però non disperare, troveremo qualcosa d’altro 🙂
    Gabrilu, ciò che dici è sacrosanto ed esprime bene anche il mio pensiero in merito.
    Il problema è, a mio parere e l’ho già detto un miliardo di volte qui e ovunque, che la regia non deve distrarre dall’ascolto della musica, i cantanti devono pensare a cantare senza che siano preoccupati delle trappole disseminate sul palco.
    E poi vale il solito discorso, per allestire uno spettacolo intrigante e originale, magari pieno di stranezze, e mantenere fede allo spirito del compositore bisogna essere bravissimi, eccellenti.
    Ora, non mi pare che in alcuna disciplina artistica ci sia grande abbondanza di talenti straordinari, mentre c’è una pletora di presunti geni strapagati ovunque.
    Io, al contrario di te, non rimpiango quasi mai i tempi dei “mammuth” (o meglio sì, ma solo dal lato vocale e non sempre), perché se è vero che ogni artista è figlio del tempo in cui vive è pure vero che il (dis?)gusto evolve.
    Oggettivamente,uno spettacolo operistico con gli artisti immobili e tesi a una gestualità e una mimica del corpo antiquata oggi sarebbe improponibile.
    Ciao logorroica 🙂

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  35. amfortas 26 novembre 2008 alle 6:01 pm

    Sgnapis, comunque uno dei titoli della stagione lirica del Regio di Parma è proprio Tosca, nell’aprile 2009.
    Quasi quasi…il cast sulla carta è piuttosto buono: Micaela Carosi, Marcelo Alvarez e Marco Vratogna.

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  36. utente anonimo 6 dicembre 2008 alle 8:03 am

    Punto 1: politicizzare una critica vuol dire dilettantismo e/o interessi personali. Lei lo fa all’inizio ed alla fine della recensione “semiseria”.

    Punto 2: se Lei avesse una conoscenza un poco più approfondita della partitura, e non fosse chiaramente influenzato dai luoghi comuni sull’Opera e dalle Sue conoscenze ed interessi personali, si sarebbe chiaramente reso conto che i tempi che Puccini scrive sulla partitura sono molto più vicini a quelli che abbiamo sentito nel SECONDO CAST, non nel primo.

    Punto 3: la critica dovrebbe “illuminare” chi va a teatro dando degli stimoli e dei suggerimenti per approfondire la propria conoscenza sull’Opera, non mietere giudizi (banali) intrisi di luoghi comuni, sbandierate politiche, interessi personali.

    Complimenti vivissimi a Lei: così si aiuta la causa della discultura in Italia.

    Bullo il “Bello”: duello?

    ahah (anonimo II)

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  37. amfortas 6 dicembre 2008 alle 8:31 am

    anonimo, grazie per il tuo contributo.

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  38. utente anonimo 27 dicembre 2008 alle 6:24 pm

    Ero una delle comparse in questa Tosca.
    Concettualmente, la regia di Agostinucci mi è sembrata piuttosto valida, anche se a volte tendente più all’effetto del momento che alla coerenza d’insieme. Purtroppo il caro regista ha la tendenza a fare “il creativo”, modificando la regia in corso d’opera, ed anche tra una replica e l’altra (per la gioia di interpreti e tecnici che più di una volta erano sul punto di mandarlo al diavolo). Si aggiunga poi che Renzetti, nei rari momenti in cui non insultava gli orchestrali, pretendeva di dire la sua sulla messinscena. Senza contare che i cantanti principali sono arrivati a Trieste TRE (!) giorni prima del debutto. Risultato: Dopo aver provato per tre settimane con il secondo Scarpia il moderatamente atletico Andrea Zese, ci si è accorti che molte scelte sceniche erano incompatibili con la “massa corporea” di Juan Pons. Straordinario Armiliato per come è riusito, in pochi giorni, a creare un Cavaradossi credibilissimo e in sintonia con la regia.
    La Dessì infine, rifiutandosi sdegnosamente di seguire le indicazioni di regia, ha riproposto la “sua” Tosca, sempre invariata incurante delle esigenze della messinscena (ammirevole invece la protagonista del secondo cast: Miriam Tolà, che ha saputo sviluppare un personaggio complesso e perfettamente aderente alla regia di Agostinucci).
    Vocalmente impeccabili Armiliato e la Dessì. Molto valida Miriam Colà, un po’ incostante Sung-Kyu Park. Pons è da ammirare per come riesce a cantare in modo decednte con uno strumento ormai a pezzi (ascoltare quando parla per credere) mentre Zese, sebbene un po’ legnoso nel cantato, offre una prova di valida professionalità.

    Lord of the Trapdoors

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  39. amfortas 27 dicembre 2008 alle 6:52 pm

    Lord, ciao 🙂
    Sapevo di parecchie incomprensioni tra il regista, il direttore e gli altri artisti dello spettacolo.
    Daniela Dessì l’ho vista spesso in Tosca (anche quest’anno alla Fenice, per esempio) e non mi pare si possa dire che faccia di testa sua.
    Certo, è un’artista che ha fatto di questo ruolo uno dei suoi cavalli di battaglia e quindi tende a mettersi comoda, se capisci ciò che voglio dire e io lo trovo giusto, non è una debuttante alle prime armi.
    A me la regia come hai potuto vedere non è piaciuta, ma sono pur sempre sensazioni personali.
    Armiliato, lo confermo anche qui, è Cavaradossi di riferimento al giorno d’oggi e non solo.
    Su Pons hai ragione, il suo strumento è usurato però ha tanta classe e mestiere e ne esce (quasi) sempre bene.
    Ho seguito per OperaClick anche il secondo cast e confermo le tue sensazioni sui protagonisti, anche se la Tola ha una voce che è troppo leggera per la parte in questione.
    Grazie della visita 🙂

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