Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria dei Lombardi alla Prima Crociata al Regio di Parma.

Parma, una città dalla quale è sempre difficile andare via, mi ha regalato un bellissimo fine settimana all’insegna di Giuseppe Verdi. (ci sono parecchie foto, se ci cliccate sopra le vedete meglio: chi le volesse usare, citi la fonte, grazie!)

Partitura

I Lombardi alla Prima Crociata è un’opera di difficile e rara rappresentazione, però in questo caso il cast scritturato si è rivelato all’altezza sotto ogni punto di vista.
Note positive subito, dal lato regia e scenografia.
Lamberto Puggelli sembra quasi prendere ispirazione per il suo spettacolo dalle parole di Giselda, che esclama No, Dio nol vuole riferendosi alla guerra in generale e in particolare a un conflitto scatenato per fanatismo religioso. (risegnalo che di guerra si parla anche qui)
Ed allora ecco le proiezioni di immagini di battaglia, sino al celeberrimo Guernica, quasi a suggello della follia dell’uomo rappresentata da un altro uomo folle e visionario.
Le scene di Paolo Bregni sono scabre, ma funzionali ad uno spettacolo che fa della sobrietà e del buon gusto l’unica bandiera da sventolare con orgoglio.
Tradizionali e belli i costumi di Santuzza Calì, magnifiche le luci di Andrea Borelli, con riferimento particolare alla fine dell’opera, quando si intravede sullo sfondo Gerusalemme inondata dalla luce.
Molto centrata la direzione di Roberto Callegari, che è riuscito a stemperare la partitura da eccessive sonorità e clangori, nell’ambito di una visione intimista e cameristica assai problematica da rendere nel primo Verdi (alcune pagine sono francamente piuttosto stucchevoli e ripetitive).

Roberto Callegari

Cavolo, sembro un critico vero, mi sa che non mi leggerà più nessuno (strasmile).
E dire che ho sfidato le arcigne maschere (ragazze bellissime, sulle quali esercito un fascino irresistibile) del Regio ostentando la mia macchina fotografica!
Vabbè, andiamo avanti.
Coro impegnatissimo e sempre all’altezza della situazione: stupendo il famoso O Signore dal tetto natio, preceduto dall’impeccabile assolo del primo violino Michelangelo Mazza, che a Parma ha quasi più ammiratrici di me. (avoja, piace pure a me che dovrei essere etero)

Primo violino

Michele Pertusi si è confermato artista di classe, cantando e interpretando bene il problematico ruolo di Pagano, eremita per autopunizione e condottiero per vocazione.
Si sa che la voce del basso parmigiano non ha un volume straordinario, ma in questa circostanza anche le note gravi sono parse sonore e timbrate e gli acuti sicuri e precisi.

Michele Pertusi

Nella recita pomeridiana di domenica alla quale ho assistito, il ruolo di Giselda è stato interpretato da Silvia Dalla Benetta, soprano in grande ascesa professionale. La titolare del ruolo è Dimitra Theodossiou.
La parte è molto ostica e immagino non sia facile dover mostrare il proprio valore in una sola occasione, senza possibilità d’appello. Dalla Benetta ha cominciato cauta nell’aria di sortita ma poi durante lo spettacolo è andata in crescendo: la voce è piccolina ma ben proiettata e gli acuti facili e penetranti.
Le agilità di forza, vero e proprio incubo per i soprani verdiani, sono risultate talora imprecise ma nel complesso gli applausi a scena aperta e l’ovazione finale del pubblico del Regio (mica pizza e fichi eh?) hanno reso giustizia all’impegno dell’artista. Ottimo l’accento e buona l’interpretazione e la presenza scenica, mentre la dizione mi è parsa perfettibile.

Silvia Dalla Benetta

Per il giovane ma già affermatissimo tenore Francesco Meli, ma anche per me che ho avuto la fortuna di sentirlo, è stata una serata magica, tanto che io, che proprio non sono tipo da facili entusiasmi (oh, se cliccate sul tag recensioni ve ne rederete conto!), non esito a definire di riferimento assoluto la sua prestazione.
Canta con gioia e trasmette altrettanta felicità, basterebbe questo.
Peraltro, seppur in modo semiserio, questo blog tratta di musica lirica, e perciò vale la pena sottolineare la straordinaria musicalità, l’accento pertinente, la voce ammaliante, la dizione perfetta e la pertinenza storica ( dal lato musicale, Oronte sembra un tenore donizettiano) della sua interpretazione.
Io ho criticato Meli anche duramente in passato, e quindi mi sembra giusto, oggi, rendergli pubblico merito dei suoi enormi progressi.

Francesco Meli

Bravo anche Roberto De Biasio (Arvino) in una parte ingrata perché spesso deve cantare sul Coro o sull’ordito orchestrale severo dei concertati.
Discreti tutti gli altri coprotagonisti, anche se da Roberto Tagliavini (Pirro) m’aspettavo una prova più convincente.
Citazione di merito quindi per i soprano Cristina Giannelli (Viclinda) e Daniela Pini (Sofia), per il basso Jansons Valdis (Acciano) e per il tenore Gregory Bonfatti (Priore).
Ottima la prova dell’Orchestra del Regio, che se esiste un suono verdiano, beh, questo gli appartiene per meriti conseguiti sul campo.
Trionfo per tutti, con scene di delirio per Dalla Benetta e Meli.

Applausi

Tortelli in quantità industriale, mangiati sul posto e portati in omaggio agli amici grazie alla cortesia della mia amica e collega di OperaClick Patrizia Monteverdi, dopocena di risate folli, in cui l’altra amica Sveva (una pianista che lavora con i migliori nomi della lirica) mi ha aperto un mondo sconosciuto, quello delle sue scomposte reazioni ormonali ai suoni ingolati e brutti. (per non parlar del cane, ultrastrasmile!)
Mi spiace che il poco tempo a disposizione non mi ha permesso di conoscere di persona la dolcissima Sgnapis (sigh), ma sarà sicuramente per la prossima volta!
Ora, devo assolutamente trovare il tempo per scrivere qualcosa in quest’altro bellissimo posto, dove peraltro se la cavano benissimo anche senza di me.
Buona settimana a tutti.
 
 
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16 risposte a “Recensione semiseria dei Lombardi alla Prima Crociata al Regio di Parma.

  1. utente anonimo 20 gennaio 2009 alle 3:34 pm

    da Giuliano:
    Beh, che ce la caviamo benissimo è un’opinione tua, oggi mi è toccato perfino parlare di calcio. Mo’ ti leggo, però intanto sappi che io i tortelli li mangio sempre a casa mia, perché la mia mamma è proprio di Parma (ma quella vera, mica come oggi).

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  2. utente anonimo 20 gennaio 2009 alle 3:34 pm

    da Giuliano:
    Beh, che ce la caviamo benissimo è un’opinione tua, oggi mi è toccato perfino parlare di calcio. Mo’ ti leggo, però intanto sappi che io i tortelli li mangio sempre a casa mia, perché la mia mamma è proprio di Parma (ma quella vera, mica come oggi).

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  3. amfortas 21 gennaio 2009 alle 6:47 am

    Giuliano, leggo sempre e ve la cavate bene, purtroppo come vedi anche dall’ora in cui posto questa risposta, sono un po’ indaffarato 🙂
    Oggi forse è la giornata buona, mi sento in colpa…
    Beato te che ti gusti i tortelli in casa, io me li sono portati da Parma, ma purtroppo ho dovuto consumarli subito, altrimenti la ricotta va a male.
    Purtroppo si fa per dire, ovviamente.
    Ciao 🙂

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  4. amfortas 21 gennaio 2009 alle 6:47 am

    Giuliano, leggo sempre e ve la cavate bene, purtroppo come vedi anche dall’ora in cui posto questa risposta, sono un po’ indaffarato 🙂
    Oggi forse è la giornata buona, mi sento in colpa…
    Beato te che ti gusti i tortelli in casa, io me li sono portati da Parma, ma purtroppo ho dovuto consumarli subito, altrimenti la ricotta va a male.
    Purtroppo si fa per dire, ovviamente.
    Ciao 🙂

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  5. megbr 21 gennaio 2009 alle 10:20 am

    ma perchè non ci parli più diffusamente della Sveva? sono curioso, curioso, curioso come una cecca …. 🙂

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  6. megbr 21 gennaio 2009 alle 10:20 am

    ma perchè non ci parli più diffusamente della Sveva? sono curioso, curioso, curioso come una cecca …. 🙂

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  7. amfortas 21 gennaio 2009 alle 10:36 am

    megbr, ti giuro che è un aneddoto esilarante, ma potrei perdere un’amica, se lo racconto 🙂
    Vabbè che so che ha già letto il post…quasi quasi…
    Ciao!

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  8. amfortas 21 gennaio 2009 alle 10:36 am

    megbr, ti giuro che è un aneddoto esilarante, ma potrei perdere un’amica, se lo racconto 🙂
    Vabbè che so che ha già letto il post…quasi quasi…
    Ciao!

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  9. sgnapisvirgola 26 gennaio 2009 alle 1:34 am

    Ciao Am, mi pare che tu abbia passato un w.e. impegnativo ma divertente al tempo stesso. E poi i tortelli…
    Di questa opera, non volermene, non ne so nulla. Però ho letto volentieri ciò che hai scritto. Buona settimana:)

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  10. sgnapisvirgola 26 gennaio 2009 alle 1:34 am

    Ciao Am, mi pare che tu abbia passato un w.e. impegnativo ma divertente al tempo stesso. E poi i tortelli…
    Di questa opera, non volermene, non ne so nulla. Però ho letto volentieri ciò che hai scritto. Buona settimana:)

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  11. amfortas 26 gennaio 2009 alle 10:54 am

    Sgnapis non è un’opera famosa, quindi non conoscerla e normale, anche perché le occasioni per vederla sono davvero poche.
    Insomma è un po’ come i tortelli per me, poche volte, ma buone 🙂
    Ciao!

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  12. amfortas 26 gennaio 2009 alle 10:54 am

    Sgnapis non è un’opera famosa, quindi non conoscerla e normale, anche perché le occasioni per vederla sono davvero poche.
    Insomma è un po’ come i tortelli per me, poche volte, ma buone 🙂
    Ciao!

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  13. utente anonimo 22 novembre 2010 alle 10:10 pm

    scusa, ma il maestro non si chiama Roberto, bensì Daniele Callegari!!! ho visto anche le foto del tuo album e anche lì lo chiami Roberto. non so se è tardi per correggere, ma io ho letto solo oggi questa recensione, che condivido, tra l'altro. 
    ciao, picasso

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  14. utente anonimo 22 novembre 2010 alle 10:10 pm

    scusa, ma il maestro non si chiama Roberto, bensì Daniele Callegari!!! ho visto anche le foto del tuo album e anche lì lo chiami Roberto. non so se è tardi per correggere, ma io ho letto solo oggi questa recensione, che condivido, tra l'altro. 
    ciao, picasso

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  15. amfortas 23 novembre 2010 alle 9:38 am

    Picasso, hai ragione, in un'altra occcasione (nella recensione della Tosca a Venezia) avevo scritto il nome correttamente. Chissà che mi è preso, succede.
    Ciao!

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  16. amfortas 23 novembre 2010 alle 9:38 am

    Picasso, hai ragione, in un'altra occcasione (nella recensione della Tosca a Venezia) avevo scritto il nome correttamente. Chissà che mi è preso, succede.
    Ciao!

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