Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Aida quasi in contemporanea a Trieste e Roma.

Domani sera secondo appuntamento con l’opera lirica a Trieste.
Per una strana coincidenza il titolo è lo stesso che ha aperto ieri la stagione del Teatro dell’Opera di Roma, e cioè Aida di Giuseppe Verdi.
A questo punto il neofita potrebbe pensare che Aida sia un’opera di facile esecuzione, visto che si rappresenta così, da Roma a Trieste e probabilmente anche dal Manzanarre al Reno, ma non è vero, anzi!
Aida è un’opera popolare (o almeno dovrebbe esserlo), che è cosa diversa.
Negli stadi si inneggia alla squadra del cuore sulle note della Marcia Trionfale che chiude il secondo atto, anche se con ogni probabilità chi festeggia cantando non lo sa, perché la musica lirica ormai, tristemente, si è trasformata da fenomeno di massa ad argomento di nicchia, ma transeat.
La realtà è che Aida ha perso anche altre caratteristiche che invece Verdi pretendeva e questa circostanza è, parlando un po’ più seriamente del solito, molto più preoccupante.
Aida ai giorni nostri è eseguita troppo spesso privilegiando il lato spettacolare, sia dal lato registico (vi prego, leggete qui e fatevi quattro risate) sia dal lato strettamente musicale.
E allora ecco direzioni musicali ridondanti e retoriche, Radamés inferociti e infoiati, Aide turgide e morbose, Amneris sempre con gli occhi fuori dalle orbite, Amonasri negracci e beceri, trenini di elefanti veri e cacche puzzolenti in scena: una baracconata, insomma, come quella che ho imortalato qui sotto. 

Ecco la famigliola di elefanti volanti!

Aida è invece, essenzialmente, un lavoro intimista e lirico, poetico, che contempla anche un’esteriorità spettacolare che però non può essere paradigmatica e fine a se stessa.
A riprova di tutto ciò la testimonianza, rimasta anonima, di uno spettatore della generale al debutto di Aida alla Scala di Milano, nel 1872.
L’anonimo riferisce che Verdi, rimasto sconvolto dal casino che c’era sul palco (Via quelle ballerine, c’è troppo movimento!) intervenne personalmente per fare ordine, con grande scorno di Giovanni Casati, allora direttore della Scuola di Ballo scaligera.
Per me (ma evidentemente anche per Verdi, ed è leggermente più importante) non c’è nulla di più fastidioso di vedere rappresentata non un’opera lirica, ma l’ego smisurato e spesso distorto del regista, o del direttore.
Non va bene un Radamés mollaccione e smidollato, innamorato perso, ma va ancora peggio se c’è un Toni Dallara tamarro, praticamente un Alagna (strasmile)
Ieri a Roma, a giudicare dalle cronache, il regista l’ha fatta fuori dal vasino ed è stato contestato.
A Trieste è molto difficile che si contesti, anche perché metà degli spettatori delle prime è in stato preagonico da almeno un secolo.
Per fortuna ci sono io che abbasso la media, sia come età (avoja) sia come quoziente intellettivo.
Aspettatevi quindi, nei prossimi giorni, un’altra recensione semiseria.
È una promessa e una minaccia allo stesso tempo! (smile)
 
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19 risposte a “Aida quasi in contemporanea a Trieste e Roma.

  1. daland 22 gennaio 2009 alle 8:10 pm

    Qui c’è un regista con una grinta incredibile:

    http://www.kewego.de/video/iLyROoaftRYP.html

    … e i risultati si vedono!

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  2. utente anonimo 22 gennaio 2009 alle 9:13 pm

    da Giuliano:
    Che dire, nell’esercito di Prodi io ci ho creduto, e molto. Invece è giunto l’esercito di Veltroni, e quello di Rutelli ha subito una disfatta.
    (e intanto corre voce che l’Etiope…)

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  3. amfortas 23 gennaio 2009 alle 6:29 am

    Daland, grazie, ora sono più sereno 🙂
    Giuliano, io non credo più neanche ad una possanza arcana, ormai…
    Ciao 🙂

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  4. pears 23 gennaio 2009 alle 7:09 pm

    Attendo la recensione semiseria… certo che immaginarla tra le cariatidi morenti è davvero divertente…

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  5. gabrilu 24 gennaio 2009 alle 12:33 am

    Ecco. L’Aida, tra le opere di Verdi, è una di quelle che proprio non ho mai retto.
    Mi fa venire un nervoso, ma un nervoso…
    Per mille motivi l’esplicitazione (e razionalizzazione) dei quali non interesserebbe alcuno.
    Però mi piace leggere le tue recensioni.
    ^__^

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  6. calaminta 24 gennaio 2009 alle 11:01 am

    Come vorrei che al mondo ci fossero più persone come te…

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  7. amfortas 24 gennaio 2009 alle 4:02 pm

    pears, la recensione semiseria arriverà, abbi fede, nel frattempo ho scritto quella seria 🙂
    gabrilu, mi verrebbe da chiederti come mai questa tua avversione, a me Aida piace molto anche se preferisco altro Verdi.
    Vediamo che mi esce di semiserio dalla tastiera, forse già in giornata 🙂
    Flo, la tua è un’affermazione pesante, solo il fatto di renderla pubblica ti espone a possibili conseguenze nefaste.
    Ora corro subito da te per vedere cosa ti ha spinto a scrivere una simile follia 🙂

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  8. utente anonimo 24 gennaio 2009 alle 5:24 pm

    Aida a trieste indecente.
    La “protagonista” insentibile!
    Una caricatura questa “cantante”

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  9. amfortas 24 gennaio 2009 alle 6:00 pm

    anonimo, hai ragione e ne parlerò diffusamente nel prossimo post.

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  10. utente anonimo 25 gennaio 2009 alle 10:03 am

    Aida a Trieste: volevo scappare! Non riesco a capire come si fa a propinare a un pubblico pagante un soprano come la Marfisi! Ma chi è questa cantante? Come nasce? chi ce l’ha messa li? Quanto al tenore… troppa democrazia, note tutte uguali dal I atto all’ultimo!
    Povera Trieste ridotta a un teatrino amatoriale!

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  11. utente anonimo 25 gennaio 2009 alle 10:41 am

    Come nasce la Marfisi? E’ la figlia del direttore d’orchestra il maestro Santi! Un’affare di famiglia! Speriamo non ne abbia altri/e in giro: una è più che insufficiente!!! Il tenore è noiosissimo è vero: l’ho sentito cantare altre volte… va così.

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  12. utente anonimo 25 gennaio 2009 alle 11:18 am

    Indecente il giornalista del Piccolo!
    Amfortas fai giustiza tu!

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  13. utente anonimo 25 gennaio 2009 alle 2:24 pm

    Sono sacrilega se dico che per me la vera Aida italiana è quella di Rino Gaetano? Altro testo lirico, intimista ed epico insieme, troppo spesso dimenticato.
    Buona domenica, Amfortas
    Ghismunda

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  14. amfortas 25 gennaio 2009 alle 4:32 pm

    Ghismunda, te la passo giusto perché sei tu 🙂
    Però è bella quella canzone e Gaetano è stato un cantautore bravissimo, che vedeva molto avanti.
    Ciao!

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  15. annaritav 25 gennaio 2009 alle 8:34 pm

    La settimana prossima vedremo l’Aida qui a Roma. Il consorte è molto interessato alla regia ieratica di Bob Wilson. Quella sera la direzione dell’orchestra sarà affidata a Fabio Mastrangelo e gli interpreti saranno Hui He (Aida), Giovanna Casolla (Amneris), Salvatore Licitra (Radames) e Ambrogio Maestri (Amonasro). Sono molto curiosa e ti farò sapere. Buona serata, Annarita

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  16. utente anonimo 25 gennaio 2009 alle 9:25 pm

    da Giuliano:
    Oh beh, di una cosa sono sicuro: che Ambrogio Maestri sarà di sicuro il più grosso Amonasro della storia dell’opera. (bellissima voce, comunque)

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  17. amfortas 25 gennaio 2009 alle 10:16 pm

    Annarita, la regia dell’Aida romana ha suscitato molti contrasti, fammi sapere il vostro parere.
    I cantanti dovrebbero essere buoni, in generale.
    Giuliano, guarda che anche il Rumetz di Trieste non scherzava in quanto a tonnellaggio 🙂

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  18. ermionee 27 gennaio 2009 alle 12:15 am

    Da Arfasatto:
    Che divertimento leggere le tue recensioni ed i tuoi post! Perfino per me che, come ti ho detto, non sono appassionata di opera lirica, a parte le opere di Mozart, è una goduria.

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  19. amfortas 27 gennaio 2009 alle 5:10 pm

    Arsafatto, grazie, il mio intento è proprio quello di divertire 🙂

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