Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Aida a Trieste: i meriti del padre non ricadono sulla figlia.

Sì, troppi impegni, tanto da dimenticare il bellissimo lavoro di Giorgia, che su OperaClick traduce in inglese le mie recensioni.

Grazie Giò!

Allora, intanto saluto con deferenza il post sulla polemica Ughi-Allevi, che con la pubblicazione di questa recensione semiseria passa nell’oblio delle pagine successive, un non luogo popolato da chissà quali mostri.

Merita un omaggio particolare quello scritto, perché ha fatto conoscere il mio blog a molte persone (200 e passa commenti per i due post che si occupano dell’argomento, una follia) che inspiegabilmente tornano a farmi visita.
R.I.P.
 
 
 

Aida Primo violino.

Poi, forse qualche osservatore attento si chiederà come mai abbia scattato la foto della partitura del primo violino dell’Aida e non, come faccio quasi sempre, di quella per l’orchestra intera.
La risposta è semplice: la partitura per orchestra non c’era. Il direttore Nello Santi, alla clamorosa età di 176 anni (un po’ di meno, ma arrìvacce!), ha diretto a memoria!
Proprio il glorioso Maestro è stato il protagonista indiscusso di questa Aida allestita al Verdi di Trieste, nel bene e nel male, ma ne parlerò più avanti.
Solite note sul pubblico della prima, ormai quasi scontate: nonagenarie vestite come ragazzine, una decina di zombie dall’identità sessuale incerta, qualche tentativo goffo di dissimulare amori clandestini ma in realtà palesi ed acclarati come il populismo di Berlusconi o la confusione mentale permanente della Gelmini e io che alla tenera età di 53 anni e mezzo faccio da mascotte. (smile)
Nello Santi ha diretto la sua Aida come un papà amoroso guida la figliola all’altare, e infatti il soprano Adriana Marfisi è proprio la figlia di Santi, solo che manzonianamente mi trovo costretto ad affermare che questo matrimonio non si doveva fare. ( veniva bene anche la Marfisi ha Santi in Paradiso, ma non potevo cacciarci dentro la battuta colta…ultrasmile)
La Marfisi, che l’anno scorso mi piacque molto come Iris, con la giovane innamorata etiope proprio non c’entra nulla. Non ha la voce, che è di rara bruttezza come colore e timbro, ma soprattutto non ha alcuna affinità con la vocalità sopranile verdiana, che richiede purezza di timbro, tre ottave serie di estensione e non solo centri discreti. Inoltre sono indispensabili fraseggio accurato, linea di canto pulita e non accidentata come una ferrata sul Monte Cristallo e accento pertinente e appropriato. Non bastano neanche una generica correttezza scenica e una recitazione da oratorio.
E’ Aida, cavolo, anche il melomane meno scafato e senza pregiudizi come me pretende pietà, rispetto, amore per Verdi.
Tra l’altro, al di là del parere del recensore del quotidiano della mia città (che si esibisce in un triplo salto carpiato nel non commentare chiaramente la prova del soprano, un miracolo di equilibrismo, davvero), a giudicare dai commenti già nel post precedente (per non parlare dei messaggi privati…dove gli spettatori si sono sentiti, come dire, più liberi di esprimere senza troppe mediazioni la loro opinione) sembra proprio che la Marfisi non sia piaciuta a nessuno.
Però, l’ Amfortas fai giustizia di un commento è troppo, stiamo parlando di musica lirica, manteniamo il senso delle proporzioni ed evitiamo di coprirci di ridicolo.
Walter Fraccaro avrebbe dovuto impersonare Radamés, il condottiero idiota che potrebbe sistemarsi per tutta la vita con la figlia del Re e invece sbava dietro a una schiava, ma non stava bene e al suo posto ha cantato il tenore coreano Sung Kyu Park, inizialmente previsto nel secondo cast.
Insomma. La parte è molto difficile e il valoroso Park ha una voce molto bella, però più da lirico che da lirico spinto, ma almeno non mi fa ripetere la battuta trita e ritrita del drammatico tenore.
La famosa Celeste Aida, la cui collocazione all’inizio dell’opera è la dimostrazione evidente che Verdi odiava anche i tenori e non solo i soprano, è stata cantata sufficientemente bene, chiusa con un si bemolle squillante e sicuro. Certo, poi per tutta l’opera Park ha lottato con gli acuti, forzando in modo evidente la voce che tendeva ad andargli indietro e cantando di gola, che non è propriamente il modo migliore per programmarsi il futuro. Peraltro io non sono né suo padre né il suo agente, e quindi mi limito a notare che anche la prima ottava non è proprio sonora e timbrata, ecco, ma nonostante questo è arrivato onorevolmente alla fine.
Il mezzosoprano Mariana Pentcheva era nei panni, pure questi scomodissimi, di Amneris ed è risultata di gran lunga la migliore della serata. Voce importante, la sua. Acuti un po’tirati, gravi cavernosi ma efficaci, ottima presenza scenica, recitazione sobria. E poi era sempre ben vestita, mica come quella schiava che è stata tutta l’opera con un sacco di juta addosso.
Piccolo inciso sulla regia di Hugo De Ana, che firmava anche i costumi e le scenografie. Spettacolo gradevole, di buon gusto, senza eccessi. Qualche piccola caduta di stile c’è stata, come ad esempio una pubblicità neppure troppo occulta dei pannoloni Regina, dai quali si srotolavano a caso un po’ tutti i protagonisti. Anche qualche incongruenza con il libretto ( Amneris dice che s’avanza Aida e la stessa arriva ore dopo) e un paio di passaggi incomprensibili. Ad un certo punto, tutto il Coro (come sono bravi, non finirò mai di sottolinearlo) si è messo a guardare a Est e poi, senza motivo apparente, a Ovest. Sicuramente avrà un senso, più tardi leggo il programma di sala e magari vi ragguaglio.
Dicevo di Mariana Pentcheva, l’unica voce che ha passato l’orchestra nel concertato che precede la Marcia Trionfale a chiusura del secondo atto.
Il baritono Paolo Rumetz ha delineato un Amonasro finalmente civile e non un pazzo assatanato di sangue, ed è già gran merito. Certo, come ha giustamente detto Andrea Merli, l’impiccione viaggiatore della Barcaccia (che ha ripreso le trasmissioni da una settimana su RADIO3, ore 13.00, a proposito ciao a Enrico, Michele e Andrea), se non fosse stato vestito da Amneris dei poveri sarebbe risultato più autorevole, ma mica possiamo pretendere tutto, no?
Discreto il Ramfis di Gregor Rozicky e molto sacrificato dalla regia il Re di Alessandro Svab, costretto a cantare sempre in fondo al palcoscenico. Il basso triestino non ha mai fatto del volume la sua arma migliore e quindi la voce spesso arrivava a stento in nona fila di platea. Però, non è certo colpa sua, lo ribadisco.
Serataccia per il tenore Gianluca Bocchino (Messaggero), in una parte davvero ingrata, corta e molto molto difficile. Corretto il soprano Elisabetta Martorana (sacerdotessa).
Nello Santi oltre alla figlia (strasmile) ha imposto alla compagnia di canto e all’Orchestra del Verdi (magnifica, compatta, precisa) una visione dell’opera condivisibile, privilegiando il lato lirico della partitura senza che quello drammatico ne risenta.
Nessun clangore, anzi, profusione di sfumature cromatiche e grande attenzione al lato notturno, romantico del lavoro verdiano.
Una prestazione impeccabile, che mi ha fatto riscoprire alcune meraviglie di Aida, opera che merita sempre un riascolto consapevole.
Il pubblico, parte del quale si è perso l’inizio perché l’opera è cominciata un’ora prima del solito e leggere i giornali pare brutto, ha applaudito tutti, manifestando, giustamente, particolare gradimento per la bravissima Mariana Pentcheva.
Ancora due o tre chiose semiserie.
La claque della Marfisi, peraltro molto sparuta, ha fatto il suo mestiere che è quello di gridare brava ad cazzum, però ieri ha sfiorato l’indecenza, anzi l’ha raggiunta proprio.
Nelle coreografie, abbastanza belle e a cura di Leda Lojodice, è riapparso il ballerino grande obeso già notato a suo tempo nei Pescatori di Perle. Ma porca miseria, mettetelo a dieta no?
Poi, segnalo che ex-Ripley, presente con me in teatro, mi ha pregato di non esser troppo duro con la stessa Adriana Marfisi in sede di recensione ufficiale su OperaClick adducendo questa motivazione: “Dai Paolo, umanamente mi faceva pena”.
Questo a conferma che le donne riescono a essere perfide anche quando vogliono far credere di difendere la categoria. (strasmile)
Però questa volta non l’ho ascoltata, perché ci sono occasioni e sedi in cui bisogna essere seri e non semiseri.
Detto questo, buona settimana a tutti.
 
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29 risposte a “Recensione semiseria di Aida a Trieste: i meriti del padre non ricadono sulla figlia.

  1. sgnapisvirgola 26 gennaio 2009 alle 1:40 am

    E’ piacevole leggere i tuoi articoli perchè hai un modo di esporre le cose tale per cui appaiono semplici e comprensibili anche per una profana come me. E questa è una grande dote, perchè è evidente che dietro c’è un mondo vastissimo e complesso.
    Complimenti Am:)
    Sarà per questo che ti seguono in tanti?:PPP

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  2. amfortas 26 gennaio 2009 alle 10:51 am

    Sgnapis, si fa il possibile, ma io tendo a pensare che mi seguono in tanti perché devo loro dei soldi 🙂
    Cioè più che seguito sono INseguito!
    Ciao 🙂

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  3. utente anonimo 26 gennaio 2009 alle 10:55 am

    Un’ulteriore conferma che l’Italia è il paese dei compromessi vuoi Nello Santi ti becchi la Marfisi…… che se non fosse figlia di cotale padre canterebbe ai matrimoni.
    Ciao
    Egidio

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  4. amfortas 26 gennaio 2009 alle 10:59 am

    Egidio, il matrimonio già e ben nefasta cerimonia, vogliamo pure appesantirla di presagi infausti con la Marfisi che canta?
    Ciao 🙂

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  5. Moher66 26 gennaio 2009 alle 11:41 am

    Ciao Paolo, buona memoria il direttore, accidenti..
    ex-Ripley ha definitivamente affossato la povera Marfisi, poverina..
    Ciao!
    p.s. ah, è ricicciato il ballerino dei Pescatori di Perle? :)))

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  6. amfortas 26 gennaio 2009 alle 12:56 pm

    Elena, sì Santi è uno di quei direttori che dirige a memoria, lo fece anche l’anno scorso con Iris, mi pare.
    L’ha fatto pure Barenboim alla Scala col Tristano, l’anno scorso, aggiungendo anche un ulteriore quoziente di difficoltà: era senza scarpe, non chiedermi perché.
    Per il ballerino ricicciato è proprio il termine giusto 🙂
    Ciao!

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  7. utente anonimo 26 gennaio 2009 alle 4:04 pm

    Grazie, caro Paolo, per la menzione. Quale onore! Ma in realtà non ho proprio detto che Rumtez/Amonasro era vestito da Amneris “dei poveri”, quanto che “sembrava” Amneris… Ora non so dirti quale fosse più perfido, come commento a caldo… ahhhhha
    Poi, dopo l’intervallo e nella scena del Nilo, scrutandolo bene così “allargato” e sbarbato (chissà poi perchè? Di solito di Amonasro fanno una sorta di scimmione inca..atissimo con tanto di peli sul mento!) mi è parso di rivedere la Caballé nell’Africana… 😀
    Insomma, un bel pezzo di … A -mona- sro giusto per tenermi nel colore locale triestino.
    Detto ciò concordo in pieno con la tua puntualissima e precisa recensione. E aggiungo, anche, che Paolino Rumetz a me è piaciuto, vocalmente s’intende ed è d’obbligo specificarlo dopo gli apprezzamenti di cui sopra, moltissimo.
    La mia recensione, sul mio blog, non tarderà a comparire. Sono reduce da una tournée siciliana molto succosa…
    Salutissimi, a presto, spero.
    Andrea

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  8. utente anonimo 26 gennaio 2009 alle 4:08 pm

    Non so cosa ho combinato, non essendo pratico del tuo blog, ma non intendevo “essere anonimo” e penso lo si intuisca da quanto ho scritto.
    Nel dubbio, si sappia pure che il post precedente l’ho firmato io, l’unico, autentico e inimitabile (modesto, vero?) impiccione viaggiatore: Andrea Merli

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  9. amfortas 26 gennaio 2009 alle 4:25 pm

    Andrea, sei perfettamente riconoscibile, non preoccuparti 🙂
    In effetti Rumetz si è un po’ allargato, come dici tu, tanto che come sai l’ho preso, al primo momento, per Caproni. (e anche qui si potrebbe fare un sottile gioco di parole, ma lasciamo stare)
    Dicono che sia così abbondante perché canta spesso in Austria, dove la birra scorre, per restare in tema, come il Nilo 🙂
    Ciao!

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  10. utente anonimo 26 gennaio 2009 alle 5:30 pm

    da Giuliano:
    Che mi dici! Nello Santi ha solo 176 anni? Non credevo. (e la panza, è sempre quella?).
    Però ci sa fare, in fin dei conti, averne.

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  11. amfortas 26 gennaio 2009 alle 6:24 pm

    Giuliano, sì la panza è sempre quella, però è davvero bello vederlo dirigere e poi è una miniera di aneddoti divertenti sui mostri sacri dell’opera.
    Ciao 🙂

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  12. utente anonimo 26 gennaio 2009 alle 7:16 pm

    Anche i ballerini extra large devono lavorare. Così forse riescono a smaltire un pò di ciccia.
    ciao dal polpo

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  13. utente anonimo 27 gennaio 2009 alle 12:58 am

    Ufffa vah bene proverò a mettermi in dieta!!!!!! però anchje i costumisti fanno proprio di tutto per renderti ridicoloeh!!!!
    e comunque tra austria e svizzera che vi devo dire birra e dolci ………..vostro Rumetz.

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  14. amfortas 27 gennaio 2009 alle 8:48 am

    Octopus, sì, ma se prima si allenasse un po’…
    Ciao 🙂
    anonimo13, tu sei Rumetz come io sono Giudici, però ciao 🙂

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  15. Kanchou 27 gennaio 2009 alle 7:17 pm

    Mamma mia, che voglia che avrei di vedere una bella Aida. Ovunque, giuro, anche in Europa. E’ una delle mie preferite di Verdi, perché come hai scritto è intimista. Una cosa che mi fa venerare Verdi il doppio, per come si è inventato una storia come questa, umana, piena di delicatezze, per uno scenario monumentale e pacchianissimo come lo pseudo-Egitto faraonico. Complimenti anche per questa istruttiva recensione e per la tua solita leggerezza.

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  16. amfortas 28 gennaio 2009 alle 4:35 pm

    Kanchou, sei troppo buona.
    Ieri sera ero a vedere il secondo cast: come interpreti un po’ meglio, c’era una Aida dignitosa, invece l’orchestra era in serata no 🙂
    Ciao!

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  17. rodolfo53 28 gennaio 2009 alle 7:39 pm

    A proposito di direttori che lavorano a memoria, era mitica quella di Dimitri Mitropulos. Un violoncellista dell’orchestra del Maggio mi raccontò un bel po’ di anni fa che Mitropulos non solo sapeva esattamente dire le note di una partitura a domanda tipo: che cosa c’è al corno in fa secondo alla battuta 27 del B del primo tempo della seconda di Mahler? Si ricordava anche a distanza di anni la posizione in orchestra dei singoli strumentisti: una memoria fotografica impressionante!!!

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  18. pears 28 gennaio 2009 alle 8:13 pm

    Mi sono “rebaltado dalla carega” ai rotoloni Regina…

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  19. amfortas 29 gennaio 2009 alle 8:45 am

    rodolfo, grazie per il bellissimo aneddoto.
    Di Mitropoulos ricordo molte registrazioni di serate memorabili.
    pears, mi fa molto piacere che te se gabi ribaltado dala carega dele ridade, detto in triestino 🙂

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  20. gabrilu 29 gennaio 2009 alle 12:52 pm

    Telegrafica premessa: credo di averlo già scritto, ma ahimè Aida non è mai stata tra le mie preferite, tra le opere di Verdi, anzi diciamo che mi annoia sempre parecchio. Forse è per questo che arrivo tardi su questo post.
    Me Incosciente! Ora so che per colpa di Aida ho rischiato di perdermi Amfortas =__0

    Me lo sono proprio gustato, questo post, dear Amfortas, e tu sai che non dico certe cose tanto per dire.

    Dunque i passaggi che mi hanno estasiata sono quelli del Coro che va prima ad Est e poi ad Ovest, l’Amonasro che finalmente non viene rappresentato come un pazzo assatanato (com’è vero, com’è vero! Tutte le Aide cui ho assistito erano sempre fornite di un Amonasro con l’occhio roteante e la bava alla bocca).

    Sul cotè tecnico-musicale dico nulla, ma mi fido (quasi) ciecamente di te 🙂

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  21. utente anonimo 29 gennaio 2009 alle 5:14 pm

    Secondo me il coro era confuso da un’Aida fuori posto… magari si aspettava che uscisse quella vera da un momento all’altro.
    Poi “…Radamés, il condottiero idiota che potrebbe sistemarsi per tutta la vita con la figlia del Re e invece sbava dietro a una schiava…”, sai che mi è venuto in mente uno che stava con una ragazza che era un fiore e si è accontentato di una nana? Ma non infierirò su di lei, povero scherzo della natura… sono una che difende la categoria, io.

    Margot :p

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  22. amfortas 29 gennaio 2009 alle 9:11 pm

    gabrilu, ho rivisto lo spettacolo per recensire il secondo cast.
    Non ho capito perché si guardassero intorno e, a questo punto, non voglio neanche saperlo.
    Quando incontro De Ana glielo chiedo, promesso 🙂
    Ciao!
    margie, cucciolo di iena, e non aggiungo altro, ché poi dovrei dire cose 🙂
    Smack!

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  23. utente anonimo 30 gennaio 2009 alle 11:27 am

    Sei bravissimo!Quando esce la critica del secondo cast? Grazie
    Gabri

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  24. utente anonimo 30 gennaio 2009 alle 11:31 am

    Primo Cast Aida OSCENO… com’era il secondo?
    Fraccaro il soliti urlatore?
    Ciao a tutt
    Stefano

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  25. annaritav 31 gennaio 2009 alle 12:05 pm

    Come ti avevo promesso, eccomi qui dopo l’Aida romana. Premetto che non sono un’intenditrice, lo sai bene, e il vero esperto è il consorte perciò esporrò soprattutto il suo giudizio, con a latere il mio fra parentesi, per quello che possa valere.
    Orchestra assolutamente piatta, incapace di dar rilievo agli strumenti e ai passaggi nella partitura (io, naturalmente, non me ne sono accorta. per me suonavano bene e basta :-/). Ottime la voce e l’interpretazione di Aida di Hui He (anche a me è piaciuta molto); esperta, ma non del tutto nella parte a causa delle tonalità troppo basse che non erano nelle sue corde vocali l’Amneris di Giovanna Casolla (io ero curiosa di sentirla perchè un nostro amico italiano melomane, trapiantato negli States, la segue in ogni sua esibizione, ovunque sia). Bene anche il Radames di Salvatore Licitra, salvo qualche sbavatura, e l’Amonasro di Ambrogio Maestri, possente e in ruolo (io concordo, of course;-)) Decisamente gallerone il Faranone di Carlo Striuli (espressione tipicamente romanesca per indicare un cantante inutilmente urlatore) Una certa freddezza per la regia, a volte erano quasi ridicole le movenze pseudo egizie dei personaggi (anche io ho trovato il tutto troppo freddo e didascalico.) A mia discolpa di inesperta posso aggiungere che il pubblico si spellava le mani applaudendo quasi ogni aria e alla fine è stato un tripudio di applausi, singolare in confronto alla moderazione dell’esperto consorte. Evidentemente il pubblico era di entusiasti poco dotti come me in fatto di tecnica. Depreco l’abitudine di applaudire durante l’esecuzione, interrompendo l’opera. Una delle prime cose che mio marito mi ha detto è che di solito si ascolta in silenzio e si applaude solo alla fine, se è il caso. A meno che non si tratti di qualche pezzo eccezionale che meriti l’applauso immediato al quale non si può resistere 😉
    Salutissimi, Annarita

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  26. annaritav 31 gennaio 2009 alle 1:42 pm

    P.S.
    Mi correggo.
    L’interpretazione da gallerone era proprio quella di Amonasro, mentre il Faraone ne ha offerta una degna di nota negativa.
    La rettifica era doverosa, visto che ho travisato una parte del commento dell’esperto consorte 😉
    Annarita

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  27. amfortas 1 febbraio 2009 alle 9:55 am

    anonimo23, grazie.
    Il secondo cast l’ho visto, ma non scriverò una cronaca semiseria per mancanza di tempo.
    Ti posso dire un paio di cose qui.
    Sara Galli, pur tra qualche incertezza, è stata una AIda credibile, anche se callasseggia troppo per i miei gusti.
    Tiziana Carraro non mi è piaciuta, per me è più un soprano corto che un vero mezzo.
    Bruno Caproni non male, ma Rumetz era meglio.
    Ho rivisto il povero Sung Kyu Park, che cantava il terzo Radamès in 3 giorni ed era stremato, povero.
    anonimo24, Fraccaro, appunto non l’ho visto, e siccome sono a Firenze non so neanche se abbia cantato. So invece che era seriamente influenzato e che avrebbe dovuto cantare Walter Borin.
    Ciao.
    Annarita, sostanzialmente la vostra impressione è uguale a quella della maggioranza.
    Condivido in pieno la teoria sugli applausi di tuo marito 🙂
    Scusa il commneto frettoloso ma sono in trasferta!

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  28. utente anonimo 3 luglio 2009 alle 5:55 am

    Si citano gli “aneddoti” raccontati da SANTI sui cantanti lirici – perchè non citare le enormi cattiverie commesse da Santi spesso e volentieri contro poveri artisti indifesi e da lui strapazzati con offese e volgarità di bassa lea e spesso da lui immeritatamente cacciati dai Teatri in malo modo … perchè non applica questi comportamenti alla propria figlia , adriana marfisi ? Si potrebbe scrivere un Libro solo basandosi sulle ingiuste proteste di Santi – e chi lo frequenta in privato sà bene quanto lui si vanti di aver , ad esempio , cacciato Martinucci dall’Arena di Verona in na delle sue ultime Aida … ma ti par possibile ?! E lo cacciò per far cantare uno sbiadito tenore di un’altra agenzia alui vicina – Ripeto : applicasse tanta”severità” (leggi cattiveria) alla figlia e prima che ammannisca certe recite di Aida(vedi Trieste) .

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  29. amfortas 3 luglio 2009 alle 8:22 am

    anonimo28, hai perfettamente ragione e come vedi io ho più volte stigmatizzato il comportamento di Santi. Peraltro non è certo l’unico a comportarsi in questo modo, credo tu lo sappia bene. Certo, il suo caso è clamoroso.
    Ciao e grazie per il contributo.

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