Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Presentazione semiseria di Norma a Trieste: la trama.

Ogni volta che m’appresto a scrivere di qualche opera, vorrei cominciare dicendo che sto per parlare di un capolavoro assoluto. Non può essere così, evidentemente, non sarei più credibile.
Il problema di noi melomani è che il nostro mondo ci appare bellissimo, spesso il migliore possibile.
Anch’io devo fare scelte però, e allora, tra la Norma di Bellini che vedrò a Trieste venerdì 20 e Romeo et Juliet di Gounod nell’orrida Venezia della domenica successiva, opto per una presentazione semiseria a puntate della prima, lasciando a Gounod solo la recensione (sempre semiseria eh?) dello spettacolo alla Fenice.
Insomma, mi viene di approfondire di più la creatura belliniana e lo farò con una serie di post consecutivi, uno più sciroccato dell’altro.
Magari m’inventerò qualcosa di diverso per San Valentino, perché so che ci tenete a quella festa idiota, messa su per far stare peggio chi già soffre perché è solo come un cane o maledice l’ora che si è sposato/a oppure fidanzato/a.
Mi intriga la trama, prima di tutto.
I Romani decidono che è indispensabile parlare ovunque dicendo ‘namo famo se vedimio se sentimio ma che stai a di’ che stai a fa’ ecc ecc e quindi invadono la Gallia, per cui dopo un po’ si sente in ogni angolo berciare come in televisione ai giorni nostri.
C’è ‘sta donna mezza santa mezza capopolo e tutta furore, Norma (sembra che girasse con una T-shirt con la scritta “Rispettate la…” sulla schiena e poi mostrasse le tette urlando il suo nome, ti credo che poi si mette nei casini), che s’innamora di un boro romano imperialista, Pollione, uno tipo er carota, per dire. Una variante porno della Sindrome di Stoc…colma, insomma.
Questo gira con la patta aperta e la spada sempre sguainata, un bullo [argh…(strasmile)] della peggior specie, un ingravidator che ragiona con la parte meno nobile del corpo, e non sto parlando del culo. Fa un paio di figli con la sacerdotessa e poi insidia una dolce e giovane sfigata, Adalgisa, sillabandole con grazia mo’ te sdereno. La ragazzina già non stava bene di suo perché si era promessa sposa al dio Irminsul, una divinità col nome di un farmaco antidiabetico.
Poi c’è Oroveso, papà di Norma, un vecchio che si chiama come un biscotto per bambini, e quindi conta come Casini negli equilibri politici internazionali.
Insomma Adalgisa ha l’ideona di confidare a Norma che si è innamorata di uno degli invasori, un romano de Roma vero.
Alla sacerdotessa già girano le palle, perché anche lei ha fatto la stessa cazzata, e in quel momento mentre le due ragazze si confidano, entra er surfista de noantri, Pollione. (grazie margie, mia continua e inesauribile fonte d’ispirazione)
Adalgisa tutta contenta lo indica col dito dicendo Eccolo lì, è lui è lui perciò Norma inferocita come una biscia la manda via e chiede spiegazione al paraculo, che a onor del vero non tenta neanche di smentire dicendo Quella è suonata, ma quando mai? e ammette di scopare tutto quello che si muove.
Qui potrebbe finire l’opera, basterebbe che Norma si ricordasse di Lorena Bobbit, invece si va avanti con la classica baracconata di regime: la sacerdotessa prima minaccia di uccidere i figli, ma poi si ricorda che i figli so’piezz’e core, Pollione dice che ha sbagliato a cornificarla e tutti contenti si fanno bruciare sul rogo, mentre i ragazzini, poveri, dovranno fare da badanti al nonno biscotto.
Ovviamente Pollione è la classica testa di tenore (c’è un’aneddotica infinita sulle stronzate che fanno i tenori), Norma è un soprano drammatico d’agilità, una figura retorica più che una cantante, e Oroveso è un basso.
I bassi nell’opera hanno questi ruoli così, o sono cattivi o sono rincoglioniti, non c’è niente da fare, sempre personaggi monolitici.
Poi c’è Flavio, un laziale evidentemente, perché ha una particina piccola ma può fare figuracce tremende e perciò tenore pure lui, e Clotilde una donna inutile che non ha trovato la sua vocalità d’elezione, mezzosoprano.
Anche loro contano un casino nella storia, sempre sulle orme di Casini, ma sono meno presenzialisti.
Il Coro invece è importante, perché spesso interviene cantando chi non salta Pollione è chi non salta ecc.
Il prossimo post sarà più serio, forse, ma anche no, intanto buon proseguimento di settimana a tutti ok, io vado a sentire Franco Corelli, l’unico tenore di cui avrei potuto innamorarmi davvero, nonostante pare che io sia etero.
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6 risposte a “Presentazione semiseria di Norma a Trieste: la trama.

  1. sgnapisvirgola 11 febbraio 2009 alle 10:22 pm

    boia d’un mondo com’è bello Am, ma io non lo conoscevo questo qui. A non seguire l’opera lirica credo di essermi persa qualcosa:)

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  2. amfortas 11 febbraio 2009 alle 11:04 pm

    Sgnapis, vero?
    E pensare che era un timidone…
    Ciao!

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  3. utente anonimo 12 febbraio 2009 alle 9:17 am

    Noto con piacere che hai imparato le nozioni fondamentali del romanesco.

    Ciao bambascione!
    Margot :p

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  4. amfortas 12 febbraio 2009 alle 4:40 pm

    margie, sono testone, ma poi qualcosa imparo…
    Ciao!

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  5. ivyphoenix 12 febbraio 2009 alle 5:24 pm

    beh, hai un modo tutto tuo per raccontare 😉

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  6. amfortas 12 febbraio 2009 alle 7:22 pm

    Ivy, il prossimo post dedicato a Norma sarà più serio 🙂

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