Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Norma a Trieste: ultime considerazioni, domani la prima.

Dicevo, nei post precedenti, che al debutto alla Scala nel dicembre del 1831 la Norma di Bellini fu un fiasco.
In realtà, come giustamente sottolineava non ricordo dove Lorenzo Arruga, avercene di fiaschi così beneauguranti! Norma è una di quelle opere che non sono mai uscite dal repertorio [anche se qualche volta sarebbe stato meglio (smile)].
Il pubblico dell’epoca si stranì anche perché, in qualche modo, Bellini risultava destabilizzante rispetto ai gusti dell’epoca: mancavano alcuni capisaldi come il finale concertato del primo atto (Rossini docet) e latitava una bella scena della pazzia, che faceva sempre audience.
La verità è che Norma è opera di cantanti se ne esiste una e alla prima i grandi artisti in scena non erano in serata. Succede.                    
Leggete Bellini, a proposito del suo approccio alla composizione e al canto in generale.
 
“Studio attentamente il carattere dei personaggi, le passioni che vi predominano e i sentimenti che esprimono…omissis…Chiuso quindi nella mia stanza, comincio a declamare la parte del personaggio con tutto il calore della passione e osservo intanto le inflessioni della mia voce, l’affrettamento e il languore della pronunzia in questa circostanza, l’accento insomma e il tono dell’espressione che dà la natura all’uomo in balia delle passioni, e vi trovo i motivi e i tempi musicali adatti a dimostrarle e trasfonderle in altrui per mezzo dell’armonia.”
 
In questo senso, Norma è un lavoro davvero straordinario. Ogni personaggio, nel dipanarsi della trama tra pubblico e privato, ha la sua cifra interpretativa che lo rende riconoscibile, ma c’è una tensione corale comune che rende l’opera omogenea, concava, avvolgente.
Trovo che Norma sia una donna vera, piena di contraddizioni e slanci di orgoglio, un essere umano e non stilizzato e asettico, freddo. Tradita dal padre dei suoi figli, sacerdotessa scandalosa, lei che si sarebbe dovuta mantenere vergine, a sua volta traditrice della fede e ancora, in qualche modo, costretta dalle circostanze a rivivere i suoi errori (?) nelle vicende di Adalgisa, in un gioco di specchi che riflettono contemporaneamente futuro e passato.
Al suo popolo dice, al momento dell’estremo sacrificio sul rogo: Norma non mente. Nel bene e nel male, rimane un leader che esprime autorevolezza.
Insomma Bellini e il suo librettista, Felice Romani, compiono una specie di miracolo di equilibrio psicologico, traendo ulteriore ispirazione da un dramma teatrale che pochi mesi prima aveva furoreggiato a Parigi, Norma ou l’infanticide di Alexandre Soumet (senza dimenticare l’influenza della Vestale, di Medea, di Les Martyrs).
Ieri pomeriggio a Trieste si è tenuta la prolusione all’opera, e il relatore ha fatto ascoltare alcuni brani di Norma cantati da Gina Cigna, grandissimo soprano, in una registrazione storica, mi pare del 1936, ma non ho voglia di controllare.
Mai come in questo caso l’opinione del sulfureo critico Elvio Giudici giunge opportuna: per quanto grande sia stata la Cigna, la sua Norma ci fa apprezzare l’importanza della rivoluzione copernicana di Maria Callas in questo repertorio.
Callas che nel 1953 cantò Norma (assieme a Franco Corelli, Elena Nicolai e Boris Christoff, diretti da Antonino Votto) a Trieste.
Argh…altri tempi…ci provò pure la Katia (Ricciarelli) nazionale nel 1986 (mi pare) e il giorno dopo Trieste fu inondata di manifestini listati a lutto che annunciavano la definitiva morte di Norma.
Ecco, pensate un po’ che recensione semiseria ne sarebbe uscita! (strasmile)
Un’ultima curiosità sull’allestimento, che io ho già visto a Bologna (qui la recensione semiseria di quella serata, per molti versi memorabile), di Federico Tiezzi.
Per il regista questa Norma è stata il punto di partenza. Infatti, nel 1991 lo spettacolo avrebbe dovuto debuttare al Petruzzelli di Bari, che però s’incendiò e tutto il lavoro andò distrutto.
Qui sotto, la quercia, simbolo sul quale non mi sono soffermato per mancanza di tempo, contrariamente alla luna che è stata un po’ indagata.
Ci tornerò in sede di recensione, anche perchè un accenno a Mario Schifano dovrò pur farlo!

Sipario

Domani, con le opportune modifiche sarà riproposto anche al Verdi di Trieste.
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9 risposte a “Norma a Trieste: ultime considerazioni, domani la prima.

  1. utente anonimo 20 febbraio 2009 alle 9:06 am

    La riflessione del giorno è questa: anche le opere sono piene di drude (pure Norma lo è un po’, giusto?) ed è facile che siano state ispirate da drude in carne e ossa. Ne consegue che le drude sono sempre esistite e sempre esisteranno. Ma allora la mia è una guerra persa…
    (Abbi pazienza, ho dormito 4 ore. Non è necessario che aggiunga altro…)

    L’assonnata Margot 😐

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  2. amfortas 20 febbraio 2009 alle 9:12 am

    Margie, druide, druide…non è che puoi girare a tuo favore anche le trame delle opere eh? 🙂
    E poi pensa ai tuoi di…dru(i)di!
    Ciao 🙂

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  3. utente anonimo 20 febbraio 2009 alle 10:56 am

    Beh, nel 1986 la sciura Katia era ancora passabile, faceva anche Semiramide e la Turandot con Karajan… Eravamo ancora al prepippico, anche se insomma in fin dei conti.
    La classica “grande promessa” che non è mai sbocciata del tutto… (non è che Giovinco è suo parente?)

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  4. utente anonimo 20 febbraio 2009 alle 10:56 am

    da Giuliano:
    ero io, of course. (sto perdendo l’allenamento!)

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  5. megbr 20 febbraio 2009 alle 10:59 am

    ha ha ha davvero simpatici e giocherelloni i triestini contro la Katia… in effetti il dopo Callas è caratterizzato più da una gara ad eliminazione che altro… è uno degli sport preferiti dai melomani no?
    Buon Divertimento!!!

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  6. amfortas 20 febbraio 2009 alle 4:00 pm

    giuliano, la Katia forse non ha promesso quello che manteneva (è bionda, peraltro) però è stata una grande cantante.
    Ancora oggi alcune sue performance sono inarrivabili per la stragrande maggioranza delle cantanti in carriera 🙂
    Ciao!
    megbr, di nuove Callas ne abbiamo viste tante eh?
    Speriamo bene!
    Ciao 🙂

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  7. Princy60 20 febbraio 2009 alle 5:41 pm

    “Mira o Norma “i” tuoi ginocchi….

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  8. utente anonimo 20 febbraio 2009 alle 6:30 pm

    da Giuliano:
    “sciura”, non “scura”! “Lady” in milanese, non so come si dica in triveneto (lo so ma non mi viene).
    Mi hai fatto pensare tutto il pomeriggio, con quel “bionda”. Adesso mi tocca di mettermi in ricarica.

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  9. amfortas 20 febbraio 2009 alle 6:44 pm

    princy smack! 🙂
    Giuliano 🙂 il mio inciso si riferiva a un modo di dire (forse ignoto ai più…) che recita così: Le brune mantengono ciò che le bionde promettono.
    Forse sono io che devo ricaricarmi…ma è tempo di andare, ormai!
    Ciao!

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