Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Norma a Trieste, secondo cast. Primo esperimento di blogvoto.

Anche Daland, su Baricco, la pensa come me. Siamo strani noi o il pretty boy l’ha fatta fuori dal vasino?

La settimana scorsa ho visto anche il secondo cast di Norma, qui a Trieste.

 
 
Che dire?
Il direttore mano de pedra Kovatchev è riuscito, forse, a fare peggio che alla prima, per quanto possa sembrare incredibile. In qualche momento sembrava fosse una prova invece che una recita normale, tanto era scarsa la comunicazione tra buca e palcoscenico. Quindi, ancora una volta, attacchi incerti, gesti confusi, peraltro molto belli da vedere, coreografici, ecco. Pare sia anche un bell’uomo, ma anch’io non sono poi da buttare via e non dirigo orchestre.
Già la serata non era cominciata benissimo, considerato che in palco con me c’erano tre persone preoccupate perché l’opera durava ben tre ore intervalli compresi.
La domanda è sempre quella: che ci venite a fare in teatro? Non certo a sfoggiare abbigliamenti eleganti, visto che erano vestiti peggio di me, che già sono zotico e goffo proprio di natura, ecco.
Tatiana Serjan era al debutto quale Norma e rappresentava l’unico motivo d’interesse della serata.
Il soprano russo, seppure con alcuni distinguo, ha centrato l’obiettivo.
Molto buono il recitativo iniziale (“Sediziose voci”) e il “Casta diva”, che insieme al duetto con Pollione “In mia man alfin tu sei” sono stati i momenti migliori della serata. La voce, gradevole, tende a stimbrarsi negli acuti che risultano ogni tanto forzati, ghermiti. Belli i pianissimi, che sottolineano i momenti di malinconia e abbandono. Nei passi più drammatici (ce ne sono molti) la Serjan non si è mai lasciata andare ad effettacci, anzi, ha supportato una certa mancanza di vigore espressivo con una recitazione controllata e pertinente.
Nel complesso, solo la dizione è sembrata rivedibile, e sarebbe pure auspicabile una maggiore attenzione al testo. Però, era all’esordio eh? Ci sono, a mio parere, ottimi margini di miglioramento.
Sung- Kyu Park era Pollione e non è adatto al ruolo, non c’è nulla da fare. Anche il tenore coreano (come lo yankee del primo cast) con lo stile belliniano c’entra come i classici cavoli a merenda, risultando sempre inespressivo e generico. In scena, inoltre, è mobile come un comò, ma molto più ingombrante e senza i cassetti. Certo, non ha steccato come il cowboy, è già qualcosa…
Renata Lamanda, mezzosoprano, evidentemente pensava di interpretare Eboli o Amneris, dal punto di vista stilistico. Ne è uscita una Adalgisa virago, che non mi pare possa essere una soluzione adatta per rendere il personaggio di una fanciulla sensuale ed innocente, seppur determinata.
Nikolaj Didenko ha vociferato tutta la sera, scambiando l’autorevole e saggio Oroveso per uno stregone tarantolato.
L’allestimento del regista Tiezzi, visto da una posizione più centrale, mi è sembrato ancora più affascinante e intelligente.
Basta così, ché ci sono cose più urgenti.
Dunque, dopo l’intervento di Baricco, che propone di usare la televisione come veicolo per acculturare le masse (lì, sostiene, c’è il paese reale), ho pensato che si potrebbe cogliere l’occasione per riscoprire qualche capolavoro dell’opera lirica ingiustamente dimenticato.
Due piccioni con una fava, insomma, un classico.
Io proporrei che a occuparsene sia Maria De Filippi e il suo team di aspiranti attori, cantanti, registi & Co.
I lavori poi potrebbero essere trasmessi a reti unificate come già è consuetudine per i discorsi del Presidente della Repubblica, e sottoposti al giudizio del televoto.
Siccome le rivoluzioni devono partire dal basso, direi di esagerare e cominciare il lavoro di manovalanza da questo blog, che è di profilo nano più che basso.
Allora, facciamo così, io propongo dei titoli e voi che mi leggete, votate, scrivendo nei commenti le vostre preferenze. Procediamo a una prima scrematura.
Insomma, facciamo il lavoro sporco, ché siamo abituati a peggio.
Quale il criterio di scelta?
Io proporrei la visibilità, la capacità cioè che ha il singolo titolo d’incontrare il gusto delle masse, a prescindere dai contenuti. Un’operazione demagogica e populista in linea con l’attività delle migliori menti del Paese che ci governano o che fanno opposizione (eh? Ma dove, quando?)
Questi i titoli.
 
1) L’orfano della China di Francesco Bianchi (1788)
2) La bambola nella prateria di Bela Zerkowitz (1923)
3) La moglie di tre mariti di Pietro Generali (1816)
4) Il marito decorativo di Adolfo Bossi (1918)
5) Il brutto preferito di Marcello Bernardini (1791)
6) La bella marmottara di Francesco Gnecco (1801)
7) Il trombetta di Josif Dusek (1819)
8) Il controllore dei vagoni letto di Romolo Alegiani (1925)
9) Il regno delle donne emancipate di Pasquale Fonzo (1881)
10) L’amore di un mozzo di Alessandro Andreoli (1884)
11) Gola d’oro di Mario Barbieri (1920)
12) La finta muta per amore di Giuseppe Moneta (1876)
13) La signorina Ettore di Karl Weiberger (1897)
14) Il signore del tassametro di Alberto Rendegger (1916)
15) L’avvocato ballerino di Walter Schutt (1915)
16) Maledetta di Giuseppe Ferri (1897)
17) L’anitra a tre becchi di Emile Jonas (1876)
18) La piccola cioccolataia di Achille Schinelli (1922)
19) La supermoglie di Gian Felice Checcacci (1920)
20) La monacella della fontana di Giuseppe Mulè (1934)
 
Come potete vedere ho spaziato dalla fine del 700 al 900 inoltrato, in modo sia ampia la scelta anche dal punto di vista stilistico.
Votate numerosi e che la farsa sia con voi.
Buona settimana a tutti. (strasmile)
 
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34 risposte a “Recensione semiseria di Norma a Trieste, secondo cast. Primo esperimento di blogvoto.

  1. daland 2 marzo 2009 alle 1:28 pm

    Io voterei: Il Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena (Adriano Banchieri, 1608). Un pilastro della nostra civiltà!

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  2. Moher66 2 marzo 2009 alle 3:28 pm

    L’anitra a tre becchi? Io voto quella
    🙂

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  3. utente anonimo 2 marzo 2009 alle 4:01 pm

    da Giuliano:
    la Garzantina dice: « Mulè Giuseppe (Termini Imerese 1885- Roma 1951), compositore. Scrisse opere di derivazione straussiana e neoromantica, fra cui “Dafni” (da Teocrito, 1928) e “Liolà” (da Pirandello, 1935), numerose musiche di scena per il teatro greco-romano di Siracusa, l’oratorio “Il cieco di Gerico”, e brani per orchestra. »
    Voto per lui, perché era l’unico che mi ricordavo e anche perché il cognome Mulè (Francesco) mi rimanda irresistibilmente all’orso Yoghi. Ma vedo che ti sei dimenticato del “Don Calascione” di Gaetano Latilla (1756): come è possibile?? Dico: Latilla, l’autore di “Urganostocor” (Venezia 1751) e di “Il marito fra le disgrazie” (Napoli 1774). Insomma, sono delusissimo. Per punizione, dovrai ascoltare tutto l’ultimo cd di Giovanni Allevi.

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  4. amfortas 2 marzo 2009 alle 5:26 pm

    Daland, non andare fuori tema 🙂
    Elena, ottima scelta!
    Giuliano, sull’altra piattaforma scrissi un post che riportava altri titoli, se lo ritrovo (ma non credo) metto il link.
    Ho pensato anch’io a Yoghi…
    Ciao 🙂

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  5. daland 2 marzo 2009 alle 5:49 pm

    È vero, e anche un po’ fuori tempo. Però uno che si chiama Banchieri, fonda l’Accademia dei Floridi e scrive per la cena del giovedi grasso… serve a farci dimenticare i tagli di Bondi.

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  6. utente anonimo 2 marzo 2009 alle 6:01 pm

    Mi hai letto nel pensiero.
    Sono passata da te oggi, ma ero sloggata, come ora, e ho deciso che ti avrei lasciato un messaggio questa sera, indossando i miei vestitini, riconoscibili.
    A presto:)

    Sgnà

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  7. utente anonimo 2 marzo 2009 alle 6:44 pm

    Grazie per il tuo commento empatico. In certi momenti il dolore affina la sensibilità e la capacità di cogliere sfumature, seppure via internet. Ingeborg

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  8. Milady-de-Winter 2 marzo 2009 alle 7:23 pm

    Ti appoggio in tutto, ti prometto lettura e fedeltà. Voto l’amore di un mozzo, per la cronaca.

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  9. Milady-de-Winter 2 marzo 2009 alle 7:25 pm

    Ah, mio marito Athos, qui, che legge da sopra la mia spalla, vota invece per il controllore dei vagoni letto. Io te lo dico.

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  10. utente anonimo 2 marzo 2009 alle 7:32 pm

    Il controllore dei vagoni letto. Non mi chiedere perchè, ‘chè nunsò! Ciao

    Ps: la parolina antispam è sic… 🙂

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  11. utente anonimo 2 marzo 2009 alle 7:35 pm

    Il commento n. 10 era il mio. Ciao da come alice

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  12. amfortas 2 marzo 2009 alle 8:38 pm

    daland, in effetti il tutto suona un po’ strano, magari si potrebbe proporlo alla Borsa 🙂
    Sgnapis, allora arrivederci 🙂
    Flavia, figurati…
    Milady, grazie per l’appoggio…anche al marito Athos (immagino che si chiami con un nome più normale, tipo Prunier o Oroveso)
    Come Alice, ciao e grazie per aver partecipato.
    Oh, Il controllore dei vagoni letto è in testa.
    Alla fine se ho tempo scriverò la trama dell’opera vincitrice… 🙂

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  13. utente anonimo 2 marzo 2009 alle 9:20 pm

    La signorina Ettore mi ha sempre affascinato, non chiedermi perchè.
    Ma voglio far parte del pubblico di uno di questi programmi elevati del domani e fare una domanda che (non) susciterà grandi polemiche: una volta acculturata, ‘sta massa, come la controllate?

    La teledipendente Margot :o)

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  14. utente anonimo 2 marzo 2009 alle 10:05 pm

    da Giuliano:
    la mia fonte è un libro del 1958 che si chiama “L’opera napoletana”, di Giampiero Tintori, editore Ricordi.
    L’ho trovato dai remainders tanti anni fa, magari ce l’hai anche tu: ogni tanto lo sfoglio e mi diverto, perché contiene un catalogo stupefacente.
    Un catalogo enorme: sic transit gloria mundi, mica solo il buon Salieri.

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  15. amfortas 3 marzo 2009 alle 10:10 am

    margie, io non voglio controllare nessuno, già ho problemi a tenere a bada me stesso…conteggio un voto per la Signorina Ettore, intanto.
    Controlla la difesa della Roma, che è meglio 😛
    Giuliano, non ce l’ho quel libro, però posso vedere in giro…è che sono pieno di volumi da leggere!
    Ciao 🙂

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  16. colfavoredellenebbie 3 marzo 2009 alle 12:43 pm

    appoggio La monacella della fontana ….
    e ti saluto 🙂

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  17. amfortas 3 marzo 2009 alle 3:32 pm

    Zena, ciao e grazie 🙂
    Il controllore dei vagoni letto è sempre in testa…

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  18. calaminta 4 marzo 2009 alle 12:15 pm

    Baricco è arrivato tardi: usano già la televisione per “acculturare” le masse….

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  19. amfortas 4 marzo 2009 alle 5:29 pm

    Tra l’altro la sua risposta dimostra una volta di più un’arroganza infinita.
    ECCOLA QUI.

    Il buon Baricco dice, tra le altre cose, che siamo una massa di pecoroni che si limita a leggere i titoloni dei giornali mentre cazzeggiamo con i video giochi.
    Facciamo di peggio, Baricco, compriamo i tuoi libri.

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  20. filorosso 4 marzo 2009 alle 7:09 pm

    Mah, non so, “La supermoglie” mi si addice… 😉
    Su Baricco: quando ho letto il suo articolo ho pensato proprio alla tua possibile reazione! Comunque, come già ti dissi, a me piace come scrive. Nessuno è perfetto: non possiamo prenderlo per quello che è (uno scrittore) e basta?
    Baci, Filo

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  21. amfortas 4 marzo 2009 alle 7:42 pm

    Filo, certo che possiamo prenderlo solo per scrittore, ci mancherebbe! Ed è altrettanto lecito che piacciano i suoi romanzi.
    Però è altrettanto lecito che io lo consideri un buffoncello :-), specialmente quando si propone come salvatore della patria culturale.
    Ciao!

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  22. utente anonimo 4 marzo 2009 alle 10:48 pm

    Non ho letto con attenzione l’articolo di Baricco, stavo giocando con la Wii, tra il mio divano MondoConvenienza e il tavolo Ikea.
    Ma tanto c’è lui che porta avanti la cultura anche a nome mio, no?
    E siccome ho finito le parole, e mi rimangono solo le parolacce, me ne vado a dormire… non prima di aver preso un Frappuccino da Starbucks (se non sai cos’è, Amfortas, puoi cercare su Google o su Wikipedia).

    Il vero cambio di scena che serve alla cultura di questo paese sono persone di Cultura. Ed è quasi più facile trovare un leader per il centrosinistra…

    Margot :o)

    (Preferisci quando non commento, vero?)

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  23. utente anonimo 4 marzo 2009 alle 10:50 pm

    Ho anche sbagliato la concordanza dell’ultima frase… forse è meglio che vada a giocare a “Grammatica italiana for dummies” con la DS.

    Ari-Margot

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  24. RobyBa 4 marzo 2009 alle 11:11 pm

    Son qui che rimugino tra La bambola nella prateria e La piccola cioccolataia… Vada per la Bambola! Ma … tra le arie c’è anche quella di Patty Pravo?

    (penosissima battuta, lo so)

    Roby

    PS: leggerti è sempre un diletto!

    Mi piace

  25. amfortas 5 marzo 2009 alle 8:03 am

    margie, giuro che sono andato a vedere cosa sia il Frappuccino. Ho scoperto pure che la Starbucks in Italia non c’è, ma immagino che a Roma, dove siete sempre molto avanti, almeno un paio di store ci saranno no?
    Il leader della sinistra? “È il leader della sinistra come l’araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”.
    Paolo Bullo da Da Ponte e Metastasio.
    Ché se vogliamo parlare di cultura, anch’io ogni tanto uso Google.
    (quando commenti sono contento, quasi sempre…)
    Ciao 🙂
    Roby, grazie per aver espresso il tuo voto e per i complimenti.
    Certo che c’è l’aria di Patty, e se non c’è la mettiamo noi.
    Baricco ha vilipeso Mozart vuoi che noi non possiamo fare altrettanto con Zerkovitz? 🙂
    Ciao!

    Mi piace

  26. utente anonimo 5 marzo 2009 alle 9:08 am

    Ahimè no, niente Starbucks neanche da noi. Il primo l’ho visto a Vienna… sai, i mitteleuropei… ;o)

    La golosa Margot

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  27. utente anonimo 5 marzo 2009 alle 11:00 am

    da Giuliano:
    …però “L’anitra a tre becchi” me la devi proprio raccontare. Negli altri qualcosa si capisce o si intuisce, qui siamo al mistero assoluto. Sono tre notti che non dormo pensandoci, poi va a finire che mi vengono le occhiaie.
    PS: Baricco è del ’58? Mi sembra di sì, purtroppo la mia “leva” è già stata scarsa con il calcio (Giovanni Galli e Dossena, pensa un po’), anche gli scrittori non sono gran cosa. (però c’è Michelle Pfeiffer!!)

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  28. amfortas 5 marzo 2009 alle 11:44 am

    margie, ok, mi arrendo 🙂
    Giuliano, vada per L’anitra a tre becchi.
    Baricco non concepisce che si possa pensarla in maniera diversa da lui e, se lo si fa, o non si legge o si è coglioni.
    Contento lui…ma che si aspettava, mi chiedo? Che tutti scrivessimo BRAVO BRAVO anche se non lo pensiamo?
    Intanto siamo 2-2 tra L’anitra a tre becchi e Il controllore dei vagoni letto.

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  29. utente anonimo 5 marzo 2009 alle 2:04 pm

    Il regno delle donne emancipate.

    Come si fa a non votarlo?? cioè c’è un regno!!! e chissà a che età vanno in pensione…

    grisù

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  30. amfortas 5 marzo 2009 alle 7:29 pm

    grisù, ok, segno anche il tuo voto 🙂

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  31. utente anonimo 6 marzo 2009 alle 6:08 pm

    ….e Papaveri e Papere? D’accordo non è un’Opera, ma parlando della maria De Filippi…

    il polpo cantador

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  32. amfortas 6 marzo 2009 alle 6:21 pm

    Octopus, la De Filippi non è degna neanche di Papaveri e Papere…

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  33. daland 8 marzo 2009 alle 1:40 pm

    Non solo per via della festa delle donne… ma perchè tanto accanimento contro la De Filippi?

    Per me: santa subito.

    Motivazione? Si corica con Costanzo!

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  34. amfortas 9 marzo 2009 alle 8:44 am

    Daland, nonostante la motivazione sia forte, io la considero sempre una calamità 🙂

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