Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Iphigénie en Aulide: Riccardo Muti e Gluck.

Domani al Teatro dell’Opera di Roma esordisce Iphigénie en Aulide di Christoph Willibald Gluck, con la direzione di Riccardo Muti.
L’opera potrà essere ascoltata in diretta su RADIO3, domani a partire dalle 20.30.
È un occasione ghiotta per parlare di miti.
A suo tempo, ho recensito un libro che parlava proprio del mito e l’Autore lo definiva così:
 
“una storia tradizionale con una straordinaria e vastissima diffusione culturale, cui si attribuisce una verità quasi storica e che incarna o simbolizza alcuni dei valori fondamentali della società.”
 
Direi che è una bella definizione.
Il mito, si potrebbe affermare, è una fonte di energia inesauribile, perché ha ispirato e continua ad ispirare artisti che si esprimono con linguaggi diversi: Musica, Poesia, Pittura, Scultura, Letteratura.
C’è qualcuno che non ha mai sentito parlare di Edipo o Elettra? Di Agamennone o Oreste? Di Clitennestra e Achille?
Ecco, con quest’opera di Gluck siamo in codesta zona, forse un po’ oscura oggi, perché la cultura classica tende ad essere soppiantata dalle logiche mercantili, che individuano come “utile”, e quindi degno d’attenzione (anche economica) solo una speculazione che ottiene risultati pratici.
Muti ha scelto di proporre l’opera con il finale riadattato da Richard Wagner, e anche questa circostanza (che potrebbe essere discutibile, per mille motivi) torna utile al fil rouge del mio post: tra il Ring e i miti ellenici ci sono molte affinità.
Chi conosce l’Elektra di Richard Strauss non si aspetti la forza evocativa, violenta di quella musica, qui le emozioni sono filtrate attraverso la sensibilità del 700, quando di Freud non si sapeva ancora nulla.
Questo lavoro ha un protagonista muto, in qualche modo: il mare.
A tal proposito mi torna utile parte di un altro mio vecchio post nel quale, riferendomi al Crociato in Egitto di Meyerbeer, in cui compare la frase “mare immenso ci separa”, osservavo:

Crociato3

 
 
Mare: già basterebbe per perdere la nostra mente in una distesa liquida ed informe d’ipotesi, un labirinto in cui non si lascia traccia del nostro passaggio, poiché l’acqua non ci consente di sapere se per quella via siamo già passati…si richiude uguale dietro di noi, come la scia di un relitto alla deriva.
Immenso: non grande, non enorme, non gigantesco bensì incommensurabile, al di là della nostra comprensione.
Ci: chi c’è dietro questo “ci”? Un uomo ed una donna, due popoli, un figlio e una madre, due amanti che si sono perduti?
Separa: divide, impedisce di esplicitare i nostri sentimenti, condanna alla solitudine, al rimpianto, al ricordo, all’abbandono, alla perdita, all’attesa.
 
Qui la trama dell’opera, forse ci scappa una recensione semiseria, se ho tempo.
Intanto, dopo questa botta autoreferenziale, buona settimana a tutti. (smile)
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9 risposte a “Iphigénie en Aulide: Riccardo Muti e Gluck.

  1. utente anonimo 16 marzo 2009 alle 6:53 pm

    da Giuliano:
    qui a Milano Muti ha fatto tutto il Gluck più importante, cosa della quale gli sono immensamente grato.
    Soprattutto per l’Alceste italiana, che non conoscevo affatto e che fu un vero shock, e per l’Orfeo con la grandissima Bernadette Manca di Nissa (canta ancora? di lei si è sempre parlato pochissimo, ma è una delle voci più belle che mi sia mai capitato di ascoltare)

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  2. daland 17 marzo 2009 alle 8:31 am

    Istruttivo leggere la dedica di Gluck a Luigi XV (morto pochi giorni dopo la prima di Iphigénie): “…solo l’arte ha la capacità di addolcire gli uomini senza corromperli, e di predisporli alla sottomissione senza avvilirli.” Versione nobile ed alta di panem et circenses!

    Ho un vago ricordo (radiofonico anch’esso) dell’opera diretta da Muti nel S.Ambrogio 2002… sentiamo stasera cosa ne esce.

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  3. amfortas 17 marzo 2009 alle 9:08 am

    Giuliano, anch’io ho perso le tracce della Nissa, cantante che ho ammirato moltissimo e voce bellissima: il suo Tancredi è straordinario, solo per citare un ruolo in cui è stata eccellente.
    Ciao!
    Daland, non conoscevo la citazione, molto interessante.
    Sono indeciso se recensire o meno, perché l’ascolto radiofonico, ahimé, non si presta molto…magari qualche opinione semiseria? Che dici?
    Ciao!
    (oh, ci sono critici che recensiscono opere alle quali non erano neanche presenti, potrò scrivere qualcosa io? :-))

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  4. gabrilu 17 marzo 2009 alle 3:22 pm

    La mia esperienza “live” — in teatro voglio dire — delle opere di Gluck è ormai legato a Leyla Gencer.

    Straordinaria.

    Bella anche lei come persona.
    …Ma vabbè, mi fermo qui, che il genere “Amarcord” non m’è mai piaciuto.

    Però il mondo va, deve andare avanti, si può mica fermare alle Gencer d’antan.

    Leggo con molto piacere le cronache sempre molto serie che tu redigi.

    Per la serie: “quando non si va più a teatro, non ci resta che leggere”.

    Ciao, My Dear

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  5. amfortas 17 marzo 2009 alle 4:36 pm

    gabrilu, dici poco!
    Ti dirò che tra gli appassionati la Gencer gode tuttora di grandissimo credito, io l’adoro in quasi tutto quello che ha cantato, ma non sono certo isolato.
    Guai fermarsi al passato, concordo con te, conoscerlo sì, ma non farne un credo e una lamentela continua…
    Ciao!

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  6. Princy60 17 marzo 2009 alle 6:07 pm

    sembri felice come un topo nel formaggio!

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  7. ivyphoenix 17 marzo 2009 alle 7:46 pm

    le tragedie per lettura le conosco… per via musicale aihmè molto meno..
    però è bello leggerti perchè come dice qlc qui, sembri un topo nel formaggio.. sì è il tuo ambiente naturale 😉

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  8. amfortas 18 marzo 2009 alle 8:02 am

    Princy, sì sì è vero, mi diverto 🙂
    Ivy, eh lo so che tu sei esperta di queste cose, beata te 🙂

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  9. utente anonimo 4 ottobre 2010 alle 2:49 am

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