Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Nessun dorma!

Se da un lato il governo continua a tagliare i fondi per la cultura e la ricerca, dall’altro, per fortuna, nell’editoria privata ma anche universitaria, come in questo caso, le pubblicazioni di alto profilo intellettuale non mancano.
“Miti e note. Musica con antichi racconti” di Franco Serpa, a cura di Lorenzo De Vecchi e Corrado Travan, si inserisce a pieno titolo in questo filone di divulgazione colta.
Il volume, edito da EUT Edizioni Università di Trieste, è una raccolta degli scritti del Professor Serpa pensati in occasione di conferenze, lezioni accademiche, saggi e libretti di sala.
Al centro delle approfondite speculazioni c’è il rapporto tra la musica e il mondo classico e quello cristiano, la necessità che questi argomenti siano continuamente ripensati e riproposti.
In questo modo ci si trova catapultati in un viaggio che parte dalle Odi di Orazio e si conclude con Phaedra di Hans Werner Henze, spettacolo rappresentato durante il Maggio Fiorentino dell’anno scorso.
Ogni capitolo affronta un tema diverso ed offre interessanti spunti di riflessione, come per esempio le analogie tra l’Arte del Canto e l’Ars Oratoria romana, che necessitava di una tecnica precisa proprio per l’emissione e il controllo della respirazione.
Anche la frequente riproposizione, giudicata dai profani un po’ stucchevole, di scenari comuni nelle opere liriche (interno di palazzi, giardini, carceri e sotterranei), specialmente sino al Romanticismo, è indagata con curiosità. I compositori e i librettisti dovevano fare di necessità virtù per focalizzare l’attenzione del distratto pubblico di quei tempi e cercarne il consenso.
I teatri, come è noto, erano spesso delle vere bolge, in cui si mangiava, si beveva ed anche si ascoltava musica. Da queste circostanze oggettive nasceva il bisogno di rappresentare in modo almeno parzialmente rassicurante, noto, vicende diverse, in maniera di ottenere l’attenzione del pubblico negli snodi più significativi dell’opera: le arie virtuosistiche, i duetti più infuocati.
L’appassionato wagneriano (come me per esempio) troverà in questo libro un excursus molto interessante sulle origini del mito del Graal, sulla storia del Tannhäuser, del Lohengrin, e su come le vicende personali hanno inciso sull’urgenza psicologica di Wagner nello scrivere il Tristan.
Personalmente leggendo questi passi mi è venuta voglia di riascoltare con orecchio più attento alcuni brani di questi capolavori, e credo che ciò sia indicativo dell’interesse che suscita la lettura.
Ho trovato molto stimolanti anche i capitoli dedicati a Richard Strauss e al complesso rapporto di collaborazione artistica che il compositore instaurò prima con il poeta Hugo von Hofmannsthal e poi con Joseph Gregor, il tutto sullo sfondo della tragedia dell’ascesa del nazionalsocialismo di Hitler.
Il lavoro del Professor Serpa non trascura poi altri compositori moderni, tra cui gli alfieri della dodecafonia Arnold Schönberg e Luigi Dallapiccola.
Ovviamente, come tutte le persone di profonda cultura, l’Autore impreziosisce il testo di riferimenti al panorama artistico che fa da sfondo alle varie osservazioni specifiche: frequenti, quindi, le citazioni dalla Poesia e dalla Pittura, ma anche dalla Psicanalisi.
La scrittura colta e lo stile divulgativo favoriscono la lettura di questo bellissimo volume, anche nei momenti in cui la ricostruzione dei miti (Orfeo, Edipo, Elettra) si avventura in tempi storici che ci appaiono remoti, mentre invece i conflitti che li generano sono attuali e presenti nella vita e nella cronaca quotidiana.
Il libro ha inoltre un grandissimo merito e cioè quello di sottolineare con i fatti che la cultura è un campo in cui né pubblico né privato possono accampare diritti di controllo esclusivo né tantomeno ricatti finanziari, ma è patrimonio di tutti e quindi deve essere tutelato ad ogni costo.
Le logiche mercantili, ormai dilaganti, non possono governare le attività dell’intellettuale e dello studioso.
Il lavoro è arricchito, inoltre, da una puntualissima bibliografia, che ripercorre il percorso intellettuale dell’Autore, sempre a cavallo tra filologia e musicologia.
Ecco, scrivendo e pensando questo tipo di libri si fa realmente cultura, non certo blaterando in televisione durante dibattiti assurdi, in cui la mancanza di un conduttore preparato e serio consente agli invitati di parlarsi addosso per ore, unica attività in cui costoro sono realmente straordinari.
Intanto, al momento in cui scrivo questo post, sembra che dopo la prima di ieri, a Bologna saltino per sciopero anche le prossime tre recite della Gazza Ladra; a Roma, non c’è certezza né per le prossime rappresentazioni di Ipghigénie en Aulide di Gluck né per quelle del Re Nudo di Luca Lombardi.
Questa è la situazione in cui si trovano i teatri italiani, per cui mai come in questo caso la citazione del titolo cade a fagiolo.
Nel frattempo Daland, in questo post, ospita tra i commentatori Angelo Foletto, attuale Presidente dell’Associazione Critici Musicali Italiani.
Buona settimana a tutti.
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22 risposte a “Nessun dorma!

  1. daland 23 marzo 2009 alle 3:08 pm

    Grazie per la segnalazione dello studio di Serpa. Di cui ho sempre apprezzato la competenza e l’acutezza di giudizio. Ricordo suoi interventi in argomento wagneriano sulla – ahinoi da tempo defunta – “Musica & Dossier”. Poco più di un anno fa ho ascoltato dalla sua viva voce – nel ridotto Toscanini alla Scala – una fulminante presentazione del Tristan (che inaugurava di lì a poco il 7 dicembre 2007) costellata di riferimenti che andavano – appunto – dai miti greci a Freud, e contemporaneamente spiegando come e qualmente nel Tristan Wagner trattasse tutte le tonalità della scala cromatica.

    (ps: Trieste deve avere davvero buone attrattive, se un toscano come Serpa ci ha messo le radici!)

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  2. amfortas 23 marzo 2009 alle 4:50 pm

    Daland, credo, ma non ne sono sicuro, che ora Serpa viva a Roma.
    Ti consiglio caldamente il libro.
    Alla presentazione, alla quale ero presente, Serpa ha fatto balenare la possibilità di una prossima pubblicazione sul melodramma italiano, in particolare su Verdi.
    Ciao.

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  3. utente anonimo 23 marzo 2009 alle 10:32 pm

    Il problema è che i fondi per la Cultura in Italia saranno dirottati verso le veline ed il Grande Fratello….

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  4. utente anonimo 23 marzo 2009 alle 10:33 pm

    P.S. Possiamo linkare il blog?

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  5. amfortas 23 marzo 2009 alle 10:58 pm

    Certo, grazie a voi, ciao.

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  6. utente anonimo 24 marzo 2009 alle 10:05 am

    da Giuliano:
    anche per me l’opera è stata importante. Fino a quando andavo a scuola, la mitologia mi sembrava un insieme di cose strane e prive di senso. E anche leggere la Bibbia, dopo il Nabucco e gli oratori di Haendel, ha un altro significato (il Va pensiero, ma anche il “Return o God of hosts” dal Samson, magari cantato da Kathleen Ferrier).
    E il mito di Orfeo, che è alla base della musica (non a caso, l’opera comincia da lì, da Orfeo).
    In tutto questo, Wagner è fondamentale: e poi mi ha aperto la strada verso una mitologia che non conoscevo per niente.
    Il risultato, però, è un dolore estremo ogni volta che vedo qualche gruppo neonazista…Che ne sanno, loro, di Loge e di Amfortas, di Wotan e di Erda?

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  7. amfortas 24 marzo 2009 alle 3:10 pm

    Giuliano, lo scopo del libro è proprio mettere in luce, rivalutare, quelle radici comuni che tu citi, tra le altre.
    Purtroppo, questi libri hanno una diffusione limitata, sia come tiraura sia perché non sono adeguatamente pubblicizzati.
    Un giorno, se avrò tempo e voglia, scriverò qualcosa sulla figura, fondamentale, di Erda.
    Ciao 🙂

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  8. GVB1978 24 marzo 2009 alle 4:07 pm

    deve essere stupendo come libro, i gruppi neonazisti citano wagner esattamente come certa gente di sinistra siccome ascolto dei gruppi che cantano in tedesco pensano che ascolto musica nazista….e che io stessa sia nazista (mettici anche il nome: gertrud)…

    purtroppo i luoghi comuni si sprecano e la gente ignorante c’è dall’una e dall’altra parte.

    e la gente pensa che ascoltando allevi, ascolta musica colta… e questo anche a sinistra eh.

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  9. amfortas 24 marzo 2009 alle 4:22 pm

    Gertrud, sono le strumentalizzazioni e i pregiudizi che sono perniciosi, e purtroppo non hanno bandiera né colore politico…
    Ciao!

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  10. utente anonimo 24 marzo 2009 alle 4:31 pm

    Leggo, imbratto e vado via. Tiè.

    Anonima, ovviamente.

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  11. utente anonimo 24 marzo 2009 alle 5:12 pm

    Leggendo qui sopra, mi viene in mente di chiederti consiglio ( a chi meglio che a te? ) riguardo ad un libro sulla lirica che vorrei regalare ad un’amica: sta per compiere settant’anni ed è appassionata, appunto, di musica lirica. Mi sembra il regalo adatto: non ti dico di più, ma tieni presente che siamo concittadine di Mariella Devia, e lei è stata anche a sentirla a Roma, e sua ospite, con un gruppo, qualche anno fa. Ovviamente, l’ammira molto, sia come persona che come voce.
    Certo, c’è anche Princy, da cui passo quotidianamente, trovando a volte i tuoi commenti!
    Chiederò anche a lei, spero che fra tutti e due mi aiutiate a trovare, a scegliere per il meglio.
    Scusami per l’O.T., ma a lei posso chiedere sulla mail, a te no..
    Grazie mille: ho fiducia nella tua competenza.
    E.. non ho mai riso tanto come quando ho letto la tua “Norma semiseria”: da allora ti frequento molto più spesso!!! Grazie ancora.
    A-IM ( anonimato di circostanza..)

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  12. Milady-de-Winter 24 marzo 2009 alle 6:24 pm

    Preziosa segnalazione, grazie! E bella recensione, perchè l’ho già segnato sull’agendina per il giro in libreria. (E poi arriverà un prossimo scritto su Verdi? ma che bello, la mia giornata sta migliorando!)

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  13. amfortas 24 marzo 2009 alle 9:05 pm

    anonimargie, imbrattami tutto 🙂
    anonimadicircostanza, non è facile consigliare un libro così, anzi.
    Lascio stare Wagner e ti consiglio due titoli: “Folli, sonnambule, sartine” di Simonetta Chiappini che si occupa della figura femminile nell’ottocento e “Mare immenso ci separa” (un po’ più ponderoso) di Salvatore Mazzarella, che parla di mare, pirati, tempeste, sempre nell’opera.
    Mentre scrivo me ne è venuto un altro, bellissimo: “Le incantatrici” di Jean Starobinski, sempre sulle figure femminili nell’opera.
    Spero di averti dato uno spunto, ma davvero la letteratura è sterminata, anzi se qualcuno legge il tuo appello lo invito a lasciare il suo consiglio.
    Ciao!
    Milady, Serpa ha fatto capire che dovrebbe arrivare il libro su Verdi, non so quando, però 🙂
    Ciao anche a te!

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  14. daland 24 marzo 2009 alle 9:41 pm

    Off-topic, per aggiornarti sul recital di Mariella Devia, domenica 29 a Gallarate:

    http://www.fondazioneculturalegallarate.it/Schede_condominio/2008-2009/devia.htm

    …per caso conosci il pianista?

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  15. utente anonimo 24 marzo 2009 alle 10:37 pm

    Ma sei davvero gentilissimo, oltre che pronto e disponibile..!
    Non so come ringraziarti: mi sono già cercata tutti i titoli, per trovare le rispettive case editrici, e sono pronta a scegliere, anche più d’uno.
    Ora aspetto la risposta di Princy, che sono certa non tarderà: ma va da sé che il primo suggerimento me l’avevi già dato, con la recensione del libro di Serpa: mi sembra quanto mai interessante.
    ( Anche gli altri, però…! Avrò l’imbarazzo della scelta, ora. )
    E il tuo apprezzamento è una garanzia, ca va sans dire!
    ( Uhmmm! Non ho la C con cedille! )
    Grazie di cuore.
    A-IM

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  16. gabrilu 24 marzo 2009 alle 11:56 pm

    Ho letto con molto interesse ed attentamente.
    Ho segnato questo libro e ti ringrazio, dear Amfortas, per la segnalazione.

    C’è però un passaggio del tuo post che mi ha fatto venire un attacco di orticaria (smile)

    E cioè

    Richard Strauss e al complesso rapporto di collaborazione artistica che il compositore instaurò prima con il poeta Hugo von Hofmannsthal e poi con Joseph Gregor, il tutto sullo sfondo della tragedia dell’ascesa del nazionalsocialismo di Hitler.

    Ora.

    Stabilito che lo Strauss Riccardo è stato un ***** grandissimo**** compositore ed artista e che io amo le sue opere alla follia.

    Difficile però glissare sul suo rapporto con il nazismo.
    Che fu molto, ma molto più che di semplice “laissez faire, laissez aller”.
    Altro che sfondo.

    Una rilettura delle memorie di Klaus Mann, (nonchè delle memorie di Stefan Zweig “Il mondo di ieri”) possono risultare molto utili, per rinfrescare la memoria sul citato Riccardo Strauss

    Ciao 🙂

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  17. amfortas 25 marzo 2009 alle 9:10 am

    Daland, ebbene no, non lo conosco, nonostante il cognome ingombrante 🙂
    Ciao!
    A.IM, di nulla, figurati.
    Comunque, tutto dipende anche dal tipo di lettura che gradisce la tua amica.
    Un altro classico è “Conversazioni con Herbert von Karajan” di Richard Osborne.
    Ciao!
    gabrilu, lo so, su Strauss e il nazismo ci sarebbe da approfondire, ma questo testo non lo fa e la mia “recensione” si riferisce al libro.
    Hai fatto bene a segnalare le letture integrativa, diciamo così.
    Per scelta, comunque, la mia “linea editoriale” non prevede considerazioni di carattere politico, a meno che non sia strettamente indispensabile.
    Lo so che è un limite e si rischia di essere incompleti, però mi evito un sacco di rogne 🙂
    Ciao e grazie.

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  18. utente anonimo 25 marzo 2009 alle 11:18 am

    da Giuliano:
    Dear Amfortas, mi sono venuti in mente tre o quattro discorsi complicatissimi che non so quanto ti faccia piacere trovare qui, ma insomma:
    – per Gertrud, che tocca un tema purtroppo sempre d’attualità: a me non piace questo dire “siccome lo fanno anche di là…”. Non è che se uno dice una xxxxxxx a destra e uno ne dice un’altra a sinistra la somma faccia zero xxxxxxx; la somma totale fa due xxxxxxxx.
    Forse sarebbe meglio pensare, leggere, istruirsi…Caso mai, nel caso in questione, è più grave la colpa dei neonazisti-neofascisti, perché dicono che questa è la loro cultura: e se non sai niente della tua cultura è grave.
    – Wagner è morto nel 1883, ben prima del nazismo; Richard Strauss e Karajan (e i figli di Wagner) hanno altre date di nascita.
    – Io mi sono letto, in anni purtroppo lontani, il Manacorda (un monumento per Manacorda!!!), ma anche Elemire Zolla. E solo per citare due nomi.
    – Ben venga quindi Serpa con un altro libro ben fatto. Temo purtroppo che lo leggeranno i soliti felici pochi, e che le xxxxxxx continueranno a imperversare.

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  19. gabrilu 25 marzo 2009 alle 2:45 pm

    Si, forse sono andata oltre il seminato (pardon. Oggi si dice “sono andata OT”).

    Gli è che non riesco a pensare ad un qualsiasi artista avulso dal contesto in cui ebbe ad operare.

    Sapere che il Tizio o il Caio scrissero pessimi libri ma furono eccellenti persone o, viceversa, che il Caio e il Tizio produssero opere sublimi ma furono una [autocensura] di persone a me piace/risulta utile saperlo. Mi aiuta ad illudermi di capirli meglio.

    Però mi rendo conto che forse non è così per tutti.
    Molte persone vivono meglio operando scissioni.

    Cmq vabbuono. Messaggio ricevuto. Non ne farò più, di queste scivolate ^__^
    Ciao 🙂

    P.S. Vabbè che Wagner è morto nel 1893, ma che fosse un antisemita sfegatato nemmeno le sue sublimissimissime opere (reverenza) riescono a farmelo dimenticare. Abbiate pazienza.

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  20. amfortas 25 marzo 2009 alle 3:53 pm

    Giuliano, non c’è alcun problema, puntualizzare o stigmatizzare comportamenti che ti paiono inadeguati è nelle facoltà di tutti.
    Io volevo solo dire che evito di scrivere di politica perché poi già so come va a finire.
    Peraltro, anche tra i giovani, c’è chi legge e studia, bisogna dirlo.
    E c’è da dire anche che se molti non lo fanno la colpa è della nostra generazione.
    Ciao.
    gabrilu, non ti imputo alcuna “scivolata”, altrimenti te l’avrei detto io 🙂
    Vale anche per te il discorso che ho fatto qui sopra: se ti va di puntualizzare, puntualizzi, mi pare normale.
    Il tenutario di questo blog (smile) ha recensito (qui e altrove) anche il libro di Gottfried Wagner, che tenerissimo con la discendenza del nonno non è di certo.
    Ribadisco, se posso, non m’addentro in polemiche, non ho tempo.
    Ciao!
    P.S
    Mi è venuta una battutaccia, pensate al nome di Manacorda detto in romanesco: “Ma na’ corda?”
    Ecco, è la domanda che farei a tutti i razzisti passati presenti e (ahimé) futuri.

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  21. utente anonimo 26 marzo 2009 alle 9:21 am

    da Giuliano:
    Paolo, visto che qui passano anche persone che non sanno proprio tutto, ricordiamo che Guido Manacorda è l’autore della traduzione commentata di tutto Wagner, nei libri editi da Sansoni ormai centenari ma sempre ristampati.
    Non ho mai capito cosa pensasse Manacorda al di fuori di Wagner, ma direi che in questo caso è sicuramente un complimento: le sue spiegazioni sono sempre molto attinenti ai versi, direi scientifiche, e anche molto ben scritte.

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  22. amfortas 26 marzo 2009 alle 5:35 pm

    Giuliano, per i libretti della Sansoni ho una vera e propria venerazione.
    Quando ascolto Wagner sono ancora indispensabili 🙂 e più sono vecchi e pieni di appunti più mi piacciono!
    Ciao 🙂

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