Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Eugenio Oneghin a Trieste: piccola presentazione semiseria e relativo ascolto serissimo.

Ogni tanto, anche recentemente, passa da questo blog qualche lettore russo.
Bene, comincio col chiedere scusa a questi lontani lettori perché spesso italianizzerò alcuni nomi dell’opera che voglio, molto brevemente, introdurre e cioè l’Evgenij Onegin di Pëtr Il’ič Čajkovskij.
Chiedo scusa anche per il riassunto semiserio della trama, ok?
A Trieste il lavoro, in un nuovo allestimento del Teatro Stanislavskij di Mosca, avrebbe dovuto esordire questa sera.
Purtroppo, a causa della tensione provocata dai tagli al FUS, i sindacati hanno proclamato lo sciopero e quindi l’appuntamento salta e la recita sarà recuperata il 2 aprile.
Io, e non mi va di dare troppe spiegazioni, questa volta sto senza esitazioni con i lavoratori del teatro, anche se ovviamente spiace sempre che si creino disagi agli spettatori.
Gli avvoltoi, quelli che danno la colpa del dissesto economico dei teatri ai più deboli sono sempre lì a sfruttare la situazione, mentre non si parla mai seriamente di sprechi nella gestione e di malversazioni.
Vabbè.
L’Oneghin ha una particolarità, è cioè una di quelle opere in cui una lettera, di quelle che si scrivevano una volta con carta e penna, diventa quasi protagonista o almeno rappresenta uno snodo drammatico significativo.
Se scrivessi per Abbracci e popcorn, per esempio, potrei inaugurare una serie di post col titolo “Le lettere nel cinema” (magari un filone con questo tema c’è già, che ne so, quelli hanno scritto su ogni argomento dello scibile umano, strasmile)e avrei solo l’imbarazzo della scelta.
E, sia detto per inciso, proprio la scena della lettera per il soprano e l’aria del tenore sono due momenti topici dell’opera e allo stesso tempo due di quei passi in cui si riconoscono i grandi artisti: non ci sono acuti particolarmente impegnativi, ma bisogna saper cantare, avere classe interpretativa e qualità vocali per evidenziare la molteplicità di sentimenti e le lacerazioni dei protagonisti.
La trama è molto semplice.
Onegin, un uomo estremamente pieno di se stesso, snob, arrogante, turba la vita serena di una tranquilla ragazza di campagna, Tatiana, che vive con la mamma Larina e la sorella un po’zoccola, Olga. La contadinella sognatrice s’innamora e si appalesa al bellimbusto, ma il cretino la rifiuta sdegnosamente.
La sorella generosa, invece, è innamorata e corrisposta dal solito tenore un po’scemo, Lenskij, che è amico di Onegin. Un giorno a una festa Olga e Onegin smignottano tra loro (per scherzare, ovvio…), Lenskij se ne accorge (non che ci volesse un genio eh?) e diventa una bestia, tanto da sfidare l’amico a duello. Ovviamente, dopo aver cantato la sua aria (che tenore sarebbe?), si fa uccidere.
Qualche tempo dopo Onegin a un’altra festa ritrova Tatiana, che si è fatta furba e ha sposato un vecchio, Gremin, un po’ rinco ma tanto buono e ricco. Onegin ci prova lui, questa volta, ma Tatiana lo manda a cagare. Fine.
Insomma si nota che, per una volta, la figura dell’idiota la fa l’uomo.
Più seriamente, questo è un lavoro che andrebbe indagato nelle pieghe più nascoste perché Caikovskij ci ha messo molto di suo, in questa storia, a cominciare dalla lettera.
Egli stesso, infatti, ricevette una missiva da un’ammiratrice e acconsentì a sposarla, pur sapendo di andare incontro a problemi, perché il compositore era gay. Il matrimonio durò tre settimane e non è un record, lo dico subito, perché una coppia di amici miei si è sposata e si è lasciata dopo un giorno.
Inoltre, il compositore ebbe una corrispondenza febbrile con la sua mecenate, Nadezda von Meck.
Ma c’è molto altro, come per esempio il rapporto d’amicizia ambiguo tra Oneghin e Lenskij, l’amore per le feste, di cui Caikovskij era grande frequentatore, la Russia contadina e quella borghese.
La musica è avvolgente, ricca, melodiosa, c’è molto di quel canto di conversazione che negli anni successivi divenne così caro a Puccini.
L’opera è tratta dall’omonimo romanzo di Alexsandr Puskin, in alcuni tratti ne conserva proprio le stesse parole.
C’è un allestimento di Robert Carsen che è straordinario e ne hanno ricavato un magnifico DVD che consiglio a tutti, anche a chi non ama questo regista.
Ho scelto un ascolto che mi commuove molto, perché si tratta del mio tenore preferito, Fritz Wunderlich.
Volevo allegare anche la traduzione italiana del testo, ma fa talmente schifo (dal punto di vista poetico) che ci rinuncio.
Sappiate che è un addio alla vita, basta e avanza poiché Wunderlich è stato uno di quei tenori che avrebbe reso commovente anche la classica lista della spesa.
Qui canta nella sua lingua, il tedesco.
A presto, per la recensione semiseria ufficiale, e buon fine settimana a tutti.
Annunci

18 risposte a “Eugenio Oneghin a Trieste: piccola presentazione semiseria e relativo ascolto serissimo.

  1. daland 27 marzo 2009 alle 8:59 pm

    In luglio Onegin torna alla Scala con il Bolshoj.

    Ricordo come fosse ieri (1973) una precedente visita dello stesso teatro allo stesso teatro, con la Visnevskaja (!)

    Ti confesso che trovo quest’opera un poco… effeminata (smile!) Un walzer ed una polacca ad aprire – praticamente – il secondo e terzo atto mi danno l’idea di qualcosa di poco “impegnato” (ma si sa, tendo sempre a confrontare tutto con Wagner…) Facci sapere!

    Mi piace

  2. utente anonimo 27 marzo 2009 alle 10:21 pm

    da Giuliano:
    Solo per dire tutto il bene possibile di Pushkin, di Ciaikovskij, dell’Eugenio Onegin. Ma vedo che sei già ben informato, per di più con Wunderlich!
    La storia, tutt’altro che effeminata, è questa:

    (Words: W. B. Yeats, 1889. Tune: Maids of the Mourne Shore, Trad.)

    It was down by the Sally Gardens, my love and I did meet.
    She crossed the Sally Gardens with little snow-white feet.
    She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree,
    But I was young and foolish, and with her did not agree.

    In a field down by the river, my love and I did stand
    And on my leaning shoulder, she laid her snow-white hand.
    She bid me take life easy , as the grass grows on the weirs
    But I was young and foolish, and now am full of tears.

    Down by the Sally Gardens, my love and I did meet.
    She crossed the Sally Gardens with little snow-white feet.
    She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree,
    But I was young and foolish, and with her did not agree.

    Mi piace

  3. utente anonimo 28 marzo 2009 alle 10:21 am

    Non sono particolarmente esperto dalla musica dell’est. Ebbi il mio periodo Boris. Ebbi un periodo Bank Ban. Ma pur rimanendone affascinato, mi accorgo che qualcosa mi sfugge.

    Oneghin è assolutamente l’opera più orecchiabile. Più intrigante. Più vicina.

    E stranamente, al di là dei brani più celebri, il duetto di donne dell’inizio è la parte che mi risuona maggiormente.

    pears

    Mi piace

  4. amfortas 28 marzo 2009 alle 12:24 pm

    Daland, sai che io adoro quest’opera? E l’ho scoperta relativamente tardi, come Trieste peraltro, che inspiegabilmente la allestì per la prima volta nel 1962 mi pare…
    Giuliano, io amo gli scrittori russi più che i compositori, ma credo sia una questione d’ignoranza mia, non voglio millantare di conoscere tutto.
    Caikowskij ha una comunicativa immediata nella stragrande maggioranza dei suoi lavori.
    Fu anche molto contestato per questa sua impronta melodica, un po’, appunto, come a qualcuno non va giù Puccini.
    La neve è uno dei protagonisti dell’Onegin, mi dicono che l’allestimento è molto bello, vedremo, ci vado domani.
    Pears, non è un caso che ti resti impresso quel momento, perché viene ripreso, magari mascherato, in tutta l’opera.
    La cellula melodica è più volte ribadita ed è una cosa pensata a tavolino dall’Autore stesso.
    (anch’io ho grandi innamoramenti temporanei, diciamo così, con le opere francesi della seconda metà dell’ottocento, per esempio)
    Ciao a voi.
    Ah sì, oggi Splinder è in tilt, stamattina non vedevo più il blog, poi non riuscivo a commentare…speriamo che anche tutto ciò sia temporaneo, come i nostri innamoramenti musicali 🙂

    Mi piace

  5. utente anonimo 28 marzo 2009 alle 3:06 pm

    Insomma una delle morali è: anche la donna più scema, se si fa furba, diventa inevitabilmente “generosa”.

    La semplificatrice Margot :p

    Mi piace

  6. amfortas 29 marzo 2009 alle 10:41 am

    margie, potresti scrivere un volume sulla morale che si ricava dai libretti d’opera, ma temo che sarebbe vietato ai minori di 18 anni 🙂

    Mi piace

  7. Princy60 29 marzo 2009 alle 10:50 am

    opera troppo spesso dimenticata.

    Mi piace

  8. utente anonimo 29 marzo 2009 alle 10:54 am

    Ciao a tutti, l’allestimento conferma l’imressione che ebbi a Mosca qualche mese fa: grande scuola, magnifico gioco di squadra. Musicalmente non al top ma senz’altro di alto livello. Un bell’esempio di regia intelligente, innovativa e fedele al dettato musicale.

    Mi piace

  9. ermionee 29 marzo 2009 alle 2:45 pm

    Fitz Wunderlich…che voce, assolutamente ineguagliabile ed ineguagliata. Io lo adoro al pari di te, soprattutto nei ruoli mozartiani che sono tra i pochi che conosco molto bene. Hai presente Tamino o, assolutamente perfetto, Don Ottavio? Su tutt’altra linea io amo moltissimo due altri tenori. Nicolaj Gedda e Franco Corelli. Che ne dici?

    Mi piace

  10. amfortas 29 marzo 2009 alle 6:37 pm

    Princy, sono d’accordo 🙂
    anonimo, in linea generale concordo.
    Elena, che vuoi che dica!
    Sono tenori tra i più grandi di sempre.
    Wunderlich è straordinario in tutto, ma certo in Mozart dà qualcosa di più…grandissimo però anche in tutto il resto, davvero.

    Mi piace

  11. utente anonimo 30 marzo 2009 alle 12:23 pm

    Quasi sempre l’idiota è l’uomo ma chi scrive è altrettanto uomo e quindi fa passare per fesse le donne. Figurati se non lo sapevamo….
    L’eccezione potrebbe piacermi.

    Un bacio
    Grisù

    Mi piace

  12. amfortas 30 marzo 2009 alle 3:01 pm

    Grisù, vedo che sei piena di energia!
    Ciao 🙂

    Mi piace

  13. giuba47 30 marzo 2009 alle 9:52 pm

    Sai che passo ad imparare… Non commento (non sono on grado), ma ci sono

    Mi piace

  14. amfortas 30 marzo 2009 alle 9:53 pm

    Giulia, tra un po ‘arriva la recensione semiseria 🙂

    Mi piace

  15. utente anonimo 2 aprile 2009 alle 10:55 pm

    Grazie per il video con l’intepretazione di Fritz Wunderlich! Non conosco questa opera (in realtà nemmeno le altre di Caikovskij), ma sono incuriosita e mi piacerebbe andarla a vedere se mai ne realizzassero un allestimento dalle mie parti (Toscana). Anche se il povero Maggio Musicale Fiorentino al momento non versa in buone acque 🙂
    Eloisa

    Mi piace

  16. amfortas 3 aprile 2009 alle 7:44 am

    Eloisa, il Maggio non è il solo a essere messo male, purtroppo.
    Hai visto il programma di quest’anno?
    Il programma sinfonico è molto ricco, io purtroppo ci sarò solo per il Crepuscolo.
    Ciao!

    Mi piace

  17. utente anonimo 4 maggio 2010 alle 7:32 am

    Non ho ancora avuto l'occasione di conoscere l'opera ma da quanto ho capito, se é caratterizzata dalla melodia, sembrerebbe fedele al romanzo di Pushkin. Se come si sà fu scritto tutto in versi, sarebbe stato peccato di non utilizzare i più bei passaggi per metterli in musica. Sulla questione delle traduzioni, questo dipende dal traduttore che come si suol dire é spesso un traditore, pertanto, in inglese, prende una forma assai simile. Ma per averlo notato più volte, sentire i versi in russo e poi sentire la traduzione, é spesso necessario utilizzare più parole per avere un'idea di quello che l'autore voleva dire. Seppoi guardiamo alla grafia, Nessun russo dice Oneghin ma tutti dicono Anieghin e qua siamo nella scielta da fare: Rispettare la scrittura o la pronuncia? Un pó come dire suspance o suspence o sospens invece di dire suspens.Mandi

    Mi piace

  18. amfortas 4 maggio 2010 alle 10:09 am

    Mandi amico friulano, quando scrissi questo post mi ero preoccupato un po' della traslitterazione perché c'erano state polemiche in altro luogo mediatico sull'argomento, e non volevo fomentare tensioni ulteriori.Comunque hai ragione tu, le traduzioni sono fedeli sino a un certo punto, sempre.Per quanto riguarda l'opera, ti consiglio d'ascoltarla perché è veramente un gioiello.Ciao e grazie per il contributo.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: