Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Fille du Régiment al Teatro Verdi di Trieste.

Allora, c’è questa neonata che viene abbandonata nella culla e di cui si prende cura un intero battaglione dell’esercito francese (non sto raccontando la trama di un film porno, giuro).
 
 
La piccola peste, che si noma Marie, cresce e si abitua ai costumi inverecondi dei soldati che, si sa, usano un linguaggio da caserma e fanno scherzi finissimi tipo tirarsi dietro le caccole del naso. In particolare un sergente, Sulpice, prende a cuore le sorti della ragazzina che nel frattempo cresce, diventa una bella gnocca, impara a cucinare e il suo mentore l’elegge vivandiera del reggimento.
Un giorno, racconta lei, stava per cadere in un precipizio e un tirolese, Tonio, la vide e le disse: “Appigliati a questo” e le salvò la vita (vabbé, questo raccontano…facciamo finta di credere ok? Strasmile).
Quindi i soldati decidono che ok, nonostante sia tirolese e rompa le palle a tutti con gli yodler, può diventare il suo fidanzato.
Si presenta una nobile signora, la Marchesa di Berkenfield, e sostiene che Marie è sua nipote ed ha diritto a ben altro che a un tirolese che sfracella le orecchie con i suoi do. La porta nella ricca dimora, la ripulisce e cerca d’insegnarle le buone maniere, con risultati almeno altalenanti. Prova pure ad appassionarla alla nobile Arte del Canto, ma la giovane stona perché non s’impegna e comunque i suoi acuti fanno venir giù i lampadari.
Marie è destinata al figlio, evidentemente gay, della Duchessa De Krakentorp, ma Tonio arriva sul più bello con l’esercito, la salva dal talamo nuziale probabilmente inutile e da una vita di sotterfugi per mettere le corna al marito.
E vissero felici e contenti.
Questa, un po’ rivisitata, la trama della Fille du Régiment di Gaetano Donizetti, opéra-comique in due atti che è stata allestita venerdì sera al Teatro Verdi di Trieste, per la regia del Madonno (così lo chiama Giorgia) Davide Livermore.
Il regista per il suo spettacolo decide di citare alcuni classici della comicità: così ogni volta che si fa il nome del nobile casato dei Krakentorp, si sentono i cavalli nitrire come in Frankestein Junior; il tuttofare della Marchesa si fa male? Esce di scena fantozzianamente per ululare di dolore. Il figlio gay della Duchessa è dispiaciuto per il matrimonio fallito? Eccolo che esclama “Oh Madre”, come l’orrido Jean Claude dell’imperdibile “Sensualità a corte” dei programmi della Gialappa’s.
Certo, detto così può sembrare “una boiata pazzesca”, ma in realtà lo spettacolo di Livermore, complici anche i costumi di Gianluca Falaschi e le scenografia di Pier Paolo Bisleri, è un buon esempio di come si possa rivisitare l’opera lirica mantenendosi nel solco della tradizione senza eccedere in effettacci di cattivo gusto.
I cantanti sono stati tutti, chi più chi meno, all’altezza della situazione, ma sicuramente va dato merito al direttore, Gérard Kostner (che l’anno scorso nel Don Pasquale mi fece venire l’orticaria) di aver guidato l’Orchestra del Verdi a un’ottima prova. Nessun clangore, molto brio e leggerezza per una partitura che spesso è mortificata dal mano de pedra di turno.
 

Partitura Fille du Régiment

Brava, bravissima Eva Mei che ha dimostrato una volta di più di essere un’artista di livello superiore nel panorama attuale, anche perché dal punto di vista musicale Marie è il classico ruolo per soprano leggero, in cui la Mei trova il suo habitat più naturale. Ascoltandola salire ad acuti e sovracuti con facilità mi sono convinto una volta di più di come una gestione dei fiati corretta sia fondamentale per cantare bene, senza forzare. Ottima anche nel fraseggio e nella recitazione spassosa e divertente. Inoltre, la voce mi è sembrata aver acquistato una notevole robustezza nel registro centrale. Il momento migliore del soprano mi è parso essere l’esecuzione di “Il faut partir” e “Par le rang e par l’opulence”. La sua prestazione è stata sottolineata da molti applausi a scena aperta.
Insomma Eva Mei che tira le caccole in scena è una scena che mi rimarrà scolpita nella mente per sempre (strasmile).
Antonino Siragusa è un tenore che ha una vocalità particolare, ma è adattissimo alla parte del giovinotto ingenuo e innamorato. Quando ha dovuto affrontare la famosa aria dei nove do, “Ah! Mes amis” non si è scomposto più di tanto e li ha sparati tutti con una tale sicurezza che il pubblico l’ha costretto al bis, per cui i do sono diventati diciotto, e tutti presi con apparente facilità. Però Siragusa ha confermato di saper cantare anche nella bellissima (e per molti aspetti tutt’altro che facile) “Pour me rapprocher de Marie”: bellissima esecuzione, per varietà d’accento e giusta dose di sentimento.
Sono veramente molto contento per questo artista, qualche volta un po’ bistrattato dagli appassionati che pensano nasca un Alfredo Kraus al mese.
Paolo Rumetz era nei panni del sergente Sulpice e ha svolto il suo lavoro dignitosamente. Non può contare su di uno strumento particolarmente ricco, ma il baritono triestino ha una grande qualità e cioè il buongusto e la consapevolezza che strafare non ha senso. Anche lui, come gli altri, ha dimostrato di saper stare in scena con grande serietà. Tra l’altro il regista gli ha affidato una gag tormentone piuttosto impegnativa (una protesi al braccio che gracchiava come un corvo drogato), per cui era molto impegnato anche dal lato mimico ed attoriale.
Il mezzosoprano Alessandra Palomba ha caratterizzato il grottesco personaggio della Marquise De Berkenfield senza cadere nella trappola del macchietismo, e quindi la sua prestazione, la parte non è di quelle memorabili, è stata più che positiva.
A posto anche i personaggi minori, interpretati da Manrico Signorini (Hortensius), Gianluca Bocchino (notaire/paysan), Giuliano Pelizon (Un caporal) e Massimiliano Borghesi (Il figlio della Duchessa).
Un grande applauso ha salutato l’entrata di Ariella Reggio, un’attrice di prosa eccellente che ha dato (e ricevuto) molto da Trieste, nella parte della Duchesse De Krakentorp.
Orchestra triestina in grande serata e Coro, che in questo lavoro di Donizetti è molto impegnato anche nei movimenti scenici, assolutamente perfetto.
Pubblico contentissimo, applausi per tutta la compagnia di canto e scene di delirio per Eva Mei e Antonino Siragusa.
Io e ex Ripley abbiamo passato una serata allegra e di questo ringraziamo tutti, ne avevamo proprio bisogno.
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26 risposte a “Recensione semiseria della Fille du Régiment al Teatro Verdi di Trieste.

  1. utente anonimo 11 maggio 2009 alle 10:15 am

    (ehi, psst, Falaschi si chiama Gianluca, non Giorgio ;))

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  2. amfortas 11 maggio 2009 alle 11:59 am

    Giorgia, grazie, ho provveduto 🙂

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  3. utente anonimo 11 maggio 2009 alle 4:28 pm

    da Giuliano:
    So da tempo che Eva Mei è molto brava. Siragusa invece non mi ha mai convinto, bisognerebbe sentirlo in teatro: alla radio sembra una specie di sintetizzatore, non sbaglia una nota ma è difficile pensare che sia umano. Come timbro di voce, penso che sarebbe un perfetto Ruiz nel Trovatore…
    Comunque mi fido, se me ne parli bene vuol dire che è bravo.
    (a proposito, ieri sera ascoltavo Francesco Demuro nel Rigoletto da Parma: lo hai già ascoltato?)

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  4. utente anonimo 11 maggio 2009 alle 4:28 pm

    da Giuliano:
    So da tempo che Eva Mei è molto brava. Siragusa invece non mi ha mai convinto, bisognerebbe sentirlo in teatro: alla radio sembra una specie di sintetizzatore, non sbaglia una nota ma è difficile pensare che sia umano. Come timbro di voce, penso che sarebbe un perfetto Ruiz nel Trovatore…
    Comunque mi fido, se me ne parli bene vuol dire che è bravo.
    (a proposito, ieri sera ascoltavo Francesco Demuro nel Rigoletto da Parma: lo hai già ascoltato?)

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  5. amfortas 11 maggio 2009 alle 4:39 pm

    Giuliano, Siragusa è un tenore molto bravo, sicuramente in teatro rende di più che per radio. Ha una voce molto particolare, un po’sbiancata, ma in sala corre molto e gli acuti sono penetranti e sicuri.
    Certo queste caratteristiche lo limitano molto come repertorio.
    Demuro dal vivo non l’ho mai sentito, mi dicono che abbia un ottimo materiale ma che sia piuttosto altalenante come rendimento.
    Ciao!

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  6. amfortas 11 maggio 2009 alle 4:39 pm

    Giuliano, Siragusa è un tenore molto bravo, sicuramente in teatro rende di più che per radio. Ha una voce molto particolare, un po’sbiancata, ma in sala corre molto e gli acuti sono penetranti e sicuri.
    Certo queste caratteristiche lo limitano molto come repertorio.
    Demuro dal vivo non l’ho mai sentito, mi dicono che abbia un ottimo materiale ma che sia piuttosto altalenante come rendimento.
    Ciao!

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  7. utente anonimo 12 maggio 2009 alle 9:18 am

    Rimango basita davanti a trame alla Vanzina di alcune opere… -_-

    La bentornata Margot

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  8. utente anonimo 12 maggio 2009 alle 9:18 am

    Rimango basita davanti a trame alla Vanzina di alcune opere… -_-

    La bentornata Margot

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  9. amfortas 12 maggio 2009 alle 2:34 pm

    margie, io sono basito dal fatto che sei tornata contenta dall’orrida Venezia
    Ciao 🙂

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  10. amfortas 12 maggio 2009 alle 2:34 pm

    margie, io sono basito dal fatto che sei tornata contenta dall’orrida Venezia
    Ciao 🙂

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  11. ivyphoenix 12 maggio 2009 alle 9:01 pm

    ha ha la prima parte è stata spassosissima, così mi ha dato lo sprint per leggere tutto e imparare qualcosa.
    sì amfortas, contaci che ci rivediamo!! sarebbe ora..
    ci sono, fra i tanti guai, anche novità bellissime… come dici tu, smile!

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  12. ivyphoenix 12 maggio 2009 alle 9:01 pm

    ha ha la prima parte è stata spassosissima, così mi ha dato lo sprint per leggere tutto e imparare qualcosa.
    sì amfortas, contaci che ci rivediamo!! sarebbe ora..
    ci sono, fra i tanti guai, anche novità bellissime… come dici tu, smile!

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  13. amfortas 13 maggio 2009 alle 8:50 am

    Ivy, allora a presto!

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  14. utente anonimo 13 maggio 2009 alle 1:09 pm

    😀 nooooooooo…..ogni libretto che accompagna l’opera a teatro dovrebbe avere stampata la tua trama, sono sempre spassose e coinvolgenti. M’hai fatto venì voglia, guarda un pò….

    Margie che sa le trame dei Vanzina mi stupisce più dell’amo orrida Venezia!!!

    grisù

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  15. utente anonimo 13 maggio 2009 alle 1:09 pm

    😀 nooooooooo…..ogni libretto che accompagna l’opera a teatro dovrebbe avere stampata la tua trama, sono sempre spassose e coinvolgenti. M’hai fatto venì voglia, guarda un pò….

    Margie che sa le trame dei Vanzina mi stupisce più dell’amo orrida Venezia!!!

    grisù

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  16. amfortas 13 maggio 2009 alle 3:33 pm

    Grisù, anch’io non sapevo della perversione cinefila di margie…
    Ciao!

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  17. amfortas 13 maggio 2009 alle 3:33 pm

    Grisù, anch’io non sapevo della perversione cinefila di margie…
    Ciao!

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  18. utente anonimo 13 maggio 2009 alle 4:06 pm

    Voi due qui sopra, è inutile che fate tanto gli gnegnegne cippicippi (chiaro no?)… tanto lo so che ogni anno aspettate con ansia “Natale a Rio/Bratislava/Modena/Sgurgola/ecc.”

    Me piaseeeee i bigoli co le luganiche Marieta damele per caritààààà

    La poliglotta Margot :p

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  19. utente anonimo 13 maggio 2009 alle 4:06 pm

    Voi due qui sopra, è inutile che fate tanto gli gnegnegne cippicippi (chiaro no?)… tanto lo so che ogni anno aspettate con ansia “Natale a Rio/Bratislava/Modena/Sgurgola/ecc.”

    Me piaseeeee i bigoli co le luganiche Marieta damele per caritààààà

    La poliglotta Margot :p

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  20. Milady-de-Winter 14 maggio 2009 alle 9:20 am

    A me Siragusa è sempre piaciuto. Lo ricordo giovinotto in un’Italia in Algeri di molti anni fa e da allora mi ci sono affezionata…

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  21. utente anonimo 14 maggio 2009 alle 9:49 am

    da Giuliano:
    Cara Milady preciso che anche a me piace Siragusa! Però l’impressione che non sia del tutto umano mi è rimasta dentro (gli è mai successo di sbagliare una nota, o di avere un filo di catarro? 🙂 )
    Da vecchio frequentatore di teatro, voglio bene a tutti quelli che arrivano fino in fondo ad un’opera; figuriamoci poi se ci arrivano bene e in ottima salute!

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  22. utente anonimo 14 maggio 2009 alle 9:49 am

    da Giuliano:
    Cara Milady preciso che anche a me piace Siragusa! Però l’impressione che non sia del tutto umano mi è rimasta dentro (gli è mai successo di sbagliare una nota, o di avere un filo di catarro? 🙂 )
    Da vecchio frequentatore di teatro, voglio bene a tutti quelli che arrivano fino in fondo ad un’opera; figuriamoci poi se ci arrivano bene e in ottima salute!

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  23. amfortas 14 maggio 2009 alle 10:27 am

    margie, per le prossime tue vacanze pretendo di essere consultato 🙂
    Milady, Rossini è il repertorio in cui Siragusa dà il meglio, sicuramente.
    Ciao!

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  24. amfortas 14 maggio 2009 alle 10:27 am

    margie, per le prossime tue vacanze pretendo di essere consultato 🙂
    Milady, Rossini è il repertorio in cui Siragusa dà il meglio, sicuramente.
    Ciao!

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  25. utente anonimo 2 ottobre 2010 alle 4:07 pm

    Mi sono divertito con questo blog davvero interessante! Ho sempre scelto di leggere le informazioni che è interessante e mi annoio facilmente. In questo caso, ho passato tutto il tempo leggendo questo blog non sarebbe nemmeno finito di leggere. Davvero impressionante bellezza, come è stato scritto, molto bello. http://buyonline-rx.com/ http://buyonline-rx.com/sitemap.html

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  26. utente anonimo 2 ottobre 2010 alle 4:07 pm

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