Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Mini recensione semiseria di Die Walküre al Festival di Bayreuth e piccolo omaggio a Federica Pellegrini e Alessia Filippi.

Se si parla di Valchirie, soprattutto per come sono percepite nell’immaginario collettivo di chi non è melomane,  credo che in questi giorni l’apertura del post spetti a loro, specialmente dopo la clamorosa vittoria di ieri nei 200 stile libero di Federica Pellegrini che bissa la medaglia d’oro del giorno precedente nei 1500 di Alessia Filippi!
Bravissime! Siete due "nuovi mostri", in senso buono!
Intanto martedì, da Bayreuth via radio spagnola…
ho sentito una bellissima Die Walküre, nella quale Christian Thielemann, il direttore, si è confermato come uno dei migliori wagneriani del momento [ho scoperto ora che Thielemann è pure bloggarolo (smile)].
La sua direzione mi è sembrata davvero meritevole di ogni plauso, in particolare per come ha saputo rendere la drammaticità e la grandezza del finale senza essere ridondante e retorico, cosa che si potrebbe benissimo invece affermare per nomi celeberrimi del passato che spesso “gonfiavano” il suono dell’orchestra (questa volta senza sbavature).
Tra i solisti molte luci e qualche ombra, ma nel complesso è andata molto bene (nella foto Wotan è Falck Struckmann e non Albert Dohmen)
Endrik Wottrich ripropone il suo Siegmund vigoroso e selvaggio, sfruttando una voce che mi sembra aver perso, forse, qualche lucentezza negli acuti ma che sicuramente ha guadagnato una bella rotondità nei centri. Il tenore mi ha ricordato, come linea interpretativa, Ramon Vinay.
Qualche tensione negli acuti per Eva Maria Westbroek, Sieglinde, ma il personaggio esce benissimo in tutta la tormentata emotività che lo caratterizza. Molto buona la “chimica” tra il soprano e il tenore nel famoso duetto porno (smile) che chiude il primo atto.
Kwangchul Youn si conferma quale solidissimo Hunding, a cui manca (forse) un po’ di ferina cattiveria, ma vocalmente è risultato imponente e autorevole.
Linda Watson, il soprano che interpreta Brünnhilde, è sempre lei, nel bene e nel male. Indubbiamente, specialmente nel finale, gli acuti risultano leggermente calanti e l’intonazione non è adamantina, però ricordo recite peggiori, documentate su dischi storici e leggendari, della Mödl e della Varnay, non so se mi spiego (no, probabilmente, soprattutto se chi legge non conosce codeste due straordinarie interpreti!).
Dal confronto indiretto tra lei e Irène Theorin, che ha impersonato Isolde nel Tristan di apertura del Festival, esce vincitrice a mani basse.
Nel complesso mi sento di definire ottima la recita di Albert Dohmen, che ha delineato un Wotan di grande impatto vocale. Certo, qualche suono esce un po’ gutturale, però ragazzi miei che accento e che autorevolezza! Tra l’altro, rispetto all’anno scorso, l’artista sembra in forma vocale smagliante e prova ne siano gli acuti, decisamente centrati e, per quanto è possibile valutare per radio, “grandi”.
Bene anche Michelle Breedt nei panni dell’inviperita Fricka e sufficienti le otto “starnazzanti” sorelle, di cui per mancanza di tempo tralascio i nomi.
Successo di pubblico notevole, a giudicare dagli applausi che mi trovano assolutamente concorde, anzi, credo proprio che se fossi stato presente mi sarei spellato le mani anch’io.
Se trovo qualche opinione discordante in Rete, la linko volentieri, e ovviamente sono ben accetti anche interventi qui sul blog.
Oggi tocca al Siegfried, in cui sono molto curioso di sentire il tenore Christian Franz, speriamo bene!
Buona giornata a tutti.
 
P.S.
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4 risposte a “Mini recensione semiseria di Die Walküre al Festival di Bayreuth e piccolo omaggio a Federica Pellegrini e Alessia Filippi.

  1. AntonioSabino 30 luglio 2009 alle 4:35 pm

    Emergendo dal primo atto del Siegfried lascio il mio commento su l’altra giornata del Ring. Thielemann è davvero un direttore magnifico, ogni volta mi convinco di più, mentre sono rimasto con l’amaro in bocca con il Siegmund di Wootrich, ho avuto più volte la sensazione che “lo stessimo perdendo”, ho sentito più volte un certo affanno, comprensibile visto il peso dell’opera, ma, insomma, un po’ fastidioso. Non potendo sapere come era in scena mi devo limitare alla sola voce (per radio poi) per dire che dal punto di vista interpretativo mi è sembrato un po’ “freddino”, nel senso che sembrava più ripetere a memoria le parole piuttosto che sentirle, ma ovviamente andrebbe fatta la tara con un filmato o almeno un mezzo di riproduzione migliore.

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  2. amfortas 31 luglio 2009 alle 7:08 am

    AntonioSabino, io invece, come ho scritto, ho apprezzato molto la prestazione del tenore Wottrich, mi piace il suo approccio al personaggio. Dal punto di vista vocale non è straordinario, ma resta un buon cantante e non ho mai avuto la sensazione che “lo stessimo perdendo”.
    Comunque l’ascolto per radio è veramente limitante, nel bene e nel male.
    Ciao, buona giornata.

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  3. utente anonimo 1 agosto 2009 alle 9:43 am

    da Giuliano:
    più Ondine che Valkirie, direi: magari la Rusalka di Dvorak? (musica meravigliosa, en passant).
    Hunding senza barba mi fa un po’ impressione, però se lo interpreta un orientale ci può stare. E mi dispiace di non poter lasciare commenti migliori, ma ho perso troppe puntate, dovrai accontentarti!

    PS: Federica Pellegrini è molto competente anche di football, come ben sai (e dimostra notevole eleganza e buon gusto anche in quel campo).

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  4. amfortas 1 agosto 2009 alle 11:59 am

    Giuliano, figurati se non conosco gli ottimi gusti calcistici di Fede 🙂
    La Rusalka è un’opera che ho conosciuto tardi, ma ora è una di quelle che mi danno più gioia.
    Ciao!

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