Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Rossini Opera Festival: il via con Zelmira domenica 9 agosto.

Quest’anno ricorre il trentennale del Rossini Opera Festival, una delle manifestazioni culturali italiane dedicate all’opera lirica più meritevoli, dati alla mano. Opere riscoperte e grandissimi interpreti portati alla ribalta, quasi mitizzati.
Anche questa vetrina del canto rossiniano è stata colpita dai tagli al Fondo Unico dello Spettacolo e quindi non ci saranno festeggiamenti particolari, anzi, si può affermare che si tratterà di un’edizione forzatamente in tono minore.
I titoli proposti quest’anno sono interessanti: Zelmira, La scala di seta, Le Comte Ory. Inoltre appaiono in programma concerti di canto e la Petite Messe Solennelle, oltre al consueto Viaggio a Reims interpretato da giovani artisti.
Dal mio punto di vista quest’anno il Rossini Opera Festival ha la sua maggiore attrattiva nella riproposta di Zelmira, opera che aprirà la manifestazione domenica 9 agosto, e che si potrà seguire in diretta su RADIO3 dalle ore 20. Ricordo che il ROF ha il grande merito di aver rilanciato il Rossini serio, quindi proprio in quest’ottica mi pare che Zelmira sia particolarmente interessante.
Molto spesso parlando di quest’opera si commette l’errore di considerare quasi esclusivamente la parte della protagonista, dimenticando che il lavoro di Rossini prevede altri ruoli di difficoltà folle. Quest’anno la presenza, quale Ilo, del grandissimo Juan Diego Flórez, rischia di ribaltare il problema, tanto è fervida l’attesa per la prestazione del tenore! Ma andiamo con ordine.
Il libretto di Andrea Leone Tottola, tratto dalla tragedia francese Zelmire di Dormont de Belloy alias Pierre-Laurent Buyrette, è molto confuso e contraddittorio. A stigmattizzarne la sostanziale incongruità, basti questo feroce epigramma, riferita al librettista stesso:
 
Fu di libretto autor, chiamossi Tottola,
un aquila non fu, anzi fu nottola.
(strasmile)
 
Insomma, diciamo che Tottola fu più convincente, in altre occasioni, anche per lo stesso Rossini.
Per tornare alla protagonista, Zelmira, è vero che la parte della figlia del Re di Lesbo fu scritta per la celeberrima Isabella Colbran,
e questa circostanza giustifica, in qualche modo, l’identificazione tra la futura moglie di Rossini (i due si sposarono un mese dopo il debutto in un paesino vicino a Bologna, sulla via di Vienna) e l’opera stessa. Una Colbran che le cronache dell’epoca definiscono declinante, tra l’altro, ma pur sempre una fuoriclasse.
Questo dramma per musica in due atti, scritto per la stagione di Carnevale, debuttò al San Carlo di Napoli il 16 febbraio 1822 e giova ricordare che fu l’ultima opera scritta da Rossini nello straordinario periodo napoletano, dal 1815 in poi, appunto. Si sarebbe trasferito poi a Vienna e Zelmira avrebbe dovuto fare da trampolino di lancio nelle intenzioni dello stesso Rossini e dell’impresario Barbaja per il famoso compositore (Zelmira poi debuttò a Vienna il 13 aprile).
Nel corso degli anni la critica ha molto dibattuto sul valore intrinseco del lavoro, soffermandosi spesso come sopra accennato, sul libretto che in effetti risulta abbastanza nebuloso, soprattutto perché la vicenda comincia in medias res e presuppone almeno un minimo di conoscenza di ciò che è successo prima che s’alzi il sipario.
Dicevo all’inizio della necessità che oltre a una primadonna l’opera abbia bisogno che anche gli altri cantanti siano di gran livello e basta scorrere il cast del debutto per rendersene conto.
La parte di Antenore fu affidata a Andrea Nozzari, per il quale Rossini ha scritto ruoli pazzeschi come il Pirro dell’Ermione, prototipo di quella figura leggendaria che si chiama baritenore, il Minotauro dei cantanti (smile). Scrittura centrale con escursioni svettanti in acuto.
Ilo all’esordio fu un altro monumento tenorile, cioè Giovanni David,
un artista che fu criticato addirittura perché infiorettava troppo di acuti e sovracuti i suoi ruoli, figuriamoci!
Quindi il trio d’artisti principali è così assortito: una primadonna soprano con marcati tratti quasi mezzosopranili (o viceversa?), un tenore dalla voce scura che svetta negli acuti e un tenore contraltino. Basta vero?
A questi s’aggiunsero il basso Antonio Ambrogi (Polidoro), l’altro basso Michele Benedetti (Leucippo)e il mezzosoprano Teresa Cecconi (Emma).
L’opera, nel corso degli anni e segnatamente come si usava a quei tempi, tenendo conto dei cantanti a disposizione, fu spesso se non rimaneggiata, almeno parzialmente rielaborata in alcuni passi.
La versione che si allestisce al ROF dovrebbe essere quella che debuttò a Parigi nel 1826, con un finale scritto per soddisfare le esigenze di Giuditta Pasta (le cui caratteristiche si differenziavano di molto dalla Colbran) e Giovan Battista Rubini. Se ho capito bene, in questa forma non è mai stata eseguita né incisa, ma se qualcuno più ferrato di me in questo campo può essere più preciso, ben venga. Dovrebbero comparire quindi sia l’aria scritta per il contralto Fanny Eckerlin (Emma, confidente di Zelmira) “Ciel pietoso, ciel clemente” sia l’aria per il soprano Giuditta Pasta (“Da te spero, o ciel clemente”) scritta per l’esordio londinese del 1824.
Il cast proposto al ROF è, sulla carta, molto ben amalgamato. Oltre a Juan Diego Flórez nel ruolo di Ilo, prevede Kate Aldrich (un’artista per la quale stravedo, qui sotto nella trionfale Adalgisa nella Norma bolognese di un anno fa)

Kate Aldrich

quale Zelmira, un altro mio beniamino, il tenore Gregory Kunde nei panni di Antenore e la bravissima Marianna Pizzolato in quelli di Emma. Completano la compagnia di canto Alex Esposito (Polidoro), Mirco Palazzi (Leucippo) e nei ruoli minori Francisco Brito (Eacide) e Savio Sperandio (Gran Sacerdote). Sul podio Roberto Abbado e segnalo la presenza del Coro del Comunale di Bologna, preparato da Paolo Vero.
Prevedo discussioni animatissime tra gli appassionati, io mi limiterò alla solita recensione semiseria, nella quale, lo dico ora, non troverete traccia della trama, assolutamente impossibile da riassumere.
A presto, ciao a tutti.
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12 risposte a “Rossini Opera Festival: il via con Zelmira domenica 9 agosto.

  1. annaritav 5 agosto 2009 alle 3:52 pm

    Quest’anno l’esperto consorte mi ha detto che il programma del ROF non lo attirava e io mi adeguo, ‘gnorante musicalmente come sono. Seguirò le tue recensioni semiserie e poi se ne riparlerà. Salutissimi, Annarita.

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  2. daland 5 agosto 2009 alle 4:45 pm

    Sarò lì il 12 agosto, alla seconda!
    (adesso comincio i “compiti a casa” partendo proprio dalla tue note!)

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  3. utente anonimo 5 agosto 2009 alle 5:12 pm

    Ma come, niente trama? Dài, almeno una traccia, ho bisogno di una sferzata al morale. Peccato che potrò leggerla solo tra una ventina di giorni. Ma ci conto davvero 🙂
    Ciao!
    Elena

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  4. amfortas 5 agosto 2009 alle 6:16 pm

    Annarita, io ci sarei andato per la Zelmira e JDF, che è sempre un bel sentire, ma non ce la faccio 🙂
    Ciao!
    Daland, bene, si attende la recensione, allora!
    Elena, oggi ho avuto una giornataccia, magari domani faccio un piccolo riassunto :-), così quando torni trovi qualcosa da leggere!

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  5. colfavoredellenebbie 5 agosto 2009 alle 10:32 pm

    (Per una Cenerentola con allestimento di Ronconi mi sono giocata i legamenti di un ginocchio sui gradoni del Palasport, qualche anno fa:)….Ne valeva la pena, comunque. Un saluto)

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  6. amfortas 6 agosto 2009 alle 7:02 am

    Zena, ciao, bella quella Cenerentola, immagino che non fossi ansiosa di avre una scarpina di gesso 🙂

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  7. utente anonimo 6 agosto 2009 alle 9:19 am

    E certo, adesso non scriviamo neanche la trama… stai a dà lo smalto ai criceti eh?

    Margot :p

    P.S. Le comte “Orly”… se lo legge il Pellegrino comincerà a farsi chiamare così, specie dalle sue sciacquette… Baciogiorno va… -_-

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  8. amfortas 6 agosto 2009 alle 12:04 pm

    margie, bentornata, mi sei mancata :-).
    Scusa non potresti lasciare in pace il bravo pellegino? Io lo vedo meglio come Sultano in qualche opera di Rossini, comunque 🙂

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  9. colfavoredellenebbie 6 agosto 2009 alle 5:15 pm

    ….In effetti.
    Solo tanta paura e un dolore a fittone, senza scarpine aggiuntive.
    Sì, molto bella, quella Cenerentola.
    Molto:)
    Tutti gli anni ci si propone di tornare, poi il caldo fa da deterrente…

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  10. amfortas 7 agosto 2009 alle 6:57 am

    Zena, voci provenienti da Pesaro confermano i problemi per il caldo, anche per gli artisti, che devono indossare costumi piuttosto pesanti.
    Vedremo e sentiremo!
    Ciao 🙂

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  11. mamikazen 9 agosto 2009 alle 10:23 pm

    Mi aspettavo un’opera “sandalona”, per fortuna era di pomeriggio (sono andata alla generale). Invece l’allestimento mi è sembrato bellissimo, mi dispiace davvero che tu non lo possa vedere, moderno ma senza sciapate, intenso ma non melenso… con il sottopalco usato come un secondo piano del palco, un piano simbolico che però non scassava i cabasisi allo svolgimento melico del tutto. ‘Nzomma, m’è piaciuta. E che dire della musica? Il vecchio (trentenne…) Gioachino dice tutto quel che a Tottola era rimasto nel calamaio, in particolare alle mie orecchie son parsi bellissimi i momenti “materni”, che gran mammone che era, quando aveva una madre e un bimbo in scena gli veniva tutto bene. Mi ha stregata il “quartetto” soprano-mezzo-oboe-arpa, quando Zelmira deve affidare il figlio alle fedeli amiche per nasconderlo e non riesce a staccarsi da lui, e vorrei farlo sentire a quel certo signore che mi dice sempre “Verdi mette in scena i sentimenti quotidiani della gente, Rossini no”, gli farei mangiare lo spartito canto e piano del Tell, gli farei.
    Ma io sono molto di parte, si sa, mi son comprata anche un biglietto dell’ultimo momento per tornare a vedere la Scala di seta, e giù un centone, che se lo sa il marito mi cambia la serratura.
    Scusa, la dovevi fare tu la recensione… è l’entusiasmo… cancella ‘sto commento, va’!

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  12. amfortas 10 agosto 2009 alle 7:17 am

    mamikazen, grazie per la bellissima recensione che abbraccia anche la parte visiva che io non posso descrivere.
    La mia opinione si appaleserà in giornata, e forse mi leverò qualche sassolino dalle scarpe.
    Il duetto-quartetto che citi è stato il momento più emozionante della serata!
    Se ce la faccio, mi rivendo il termine cacabisi 🙂
    Beata te che ti vedi anche la Scala di seta!

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