Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione polemica di Zelmira al Rossini Opera Festival di Pesaro.

Il killeraggio, sfrontato e pregiudiziale, nei confronti di Juan Diego Flórez, era cominciato, pensate un po’, addirittura un anno fa, in chiusura del ROF 2008.
Si ipotizzava tramite inventati e capziosi relata refero che non partecipasse alla Zelmira di quest’anno.
Il metodo parafascista, quello del venticello della calunnia, così cara a Rossini, è continuato anche alla vigilia della prima: “si dice che”, “mi risulta che” e giù illazioni, inesattezze, trombonate, puntualmente smentite dai fatti e da chi non fa pettegolezzo ma lavora seriamente nell’ambiente. Ovviamente non succede mai che qualcuno faccia poi ammenda e affermi: “Sono un coglionazzo, scusatemi!”
Il massimo si è raggiunto poi nei giorni immediatamente precedenti alla prima di ieri sera, quando un famigerato sito-blog nel presentare l’opera descriveva le caratteristiche che non dovrebbe avere un tenore che affronta il ruolo di Ilo che, guarda caso, coincidevano con le peculiarità che hanno reso giustamente famoso in tutto il mondo Juan Diego Flórez.
Siccome ho promesso di usare il neologismo cacabisi, ecco che me ne se presenta l’opportunità (strasmile).
Una volta di più, con una prestazione che mi limiterò a definire eccellente, il tenore peruviano ha infranto con i fatti i desideri, palesi a chiunque non sia in malafede, di un manipolo di reazionari storditi.
Bene, ora passiamo ai fatti, con le consuete avvertenze e cioè che l’ascolto radiofonico pregiudica la valutazione di molti parametri fondamentali: proiezione del suono e bilanciamento tra orchestra, coro e cantanti, sono quelli più rilevanti.
La direzione di Roberto Abbado non mi ha convinto, pur senza suscitare particolari reprimende. Mi è parso che spesso abbia confuso l’afflato drammatico con il clangore e la fretta, mentre in altre occasioni la direzione indugiava troppo nel cercare effetti suggestivi . Ne è uscita un’interpretazione piuttosto monocorde di una partitura che ha tantissimi tesori nascosti: il finale primo, il duettino Emma-Zelmira, solo per citarne i primi che mi sovvengono. Si sa che la prima è la vera prova generale, e quindi il rendimento complessivo probabilmente migliorerà nelle prossime recite.
L’amata (da me eh?) Kate Aldrich era Zelmira, e nonostante la parte non sia molto acuta proprio negli acuti il mezzosoprano è sembrata in difficoltà, ghermendone alcuni e strillandone un po’ altri. Più fastidiosa la circostanza che non abbia trovato, almeno a mio parere, l’accento giusto ed abbia uniformato la sua interpretazione a un generico tono piagnucolante, che non s’addice a una donna sì maltrattata ingiustamente, ma fiera ed orgogliosa.
Dice: “Ma parli male di una tua beniamina di cui hai detto benissimo in altre occasioni???”
Sì, dove sta il problema?
Gregory Kunde, altro artista che ammiro moltissimo, era alle prese con un ruolo di difficoltà terrificante. La vocalità del baritenore non gli appartiene come natura, però la sua prestazione è stata molto buona. Qualche suono gutturale nel registro grave si è sentito, così come anche qualche acuto era evidentemente forzato. L’accento però è stato pertinente e il personaggio del “cattivo”, legato storicamente alla vocalità di Andrea Nozzari, esce forte e chiaro.
Juan Diego Flórez si è bevuto con facilità tutte le note impressionanti della sua parte, da questo punto di vista è davvero un fenomeno più unico che raro, e sottolineo, io ne sono un estimatore moderato. Inoltre mi pare di poter affermare che la voce stia acquisendo una maggiore rotondità, circostanza che attutisce quella sensazione, qualche volta stucchevole, di ascoltare un ragazzino spensierato quando invece l’azione è drammatica. Tra l’altro anche altri due difetti, il canto leggermente nasaleggiante e il vibrato stretto, mi sono sembrati decisamente attenuati, ieri sera. A Flórez spettava il ruolo di “buono”, e qui andiamo a ricordarci di Giovanni David.
Bravissima, nonostante una piccola imprecisione nel finale della sua aria, Marianna Pizzolato nel ruolo di Emma. Spesso ho rimpianto che non fosse affidata a lei la parte della protagonista, soprattutto perché l’accento mi è sembrato più vigoroso, meno lagnoso della collega Aldrich.
Mirco Palazzi e Alex Esposito, rispettivamente Leucippo e Polidoro, hanno cantato complessivamente bene, seppure in alcune occasioni si siano lasciati tentare da qualche accento verista.
Sufficiente il rendimento dei comprimari Francesco Brito (Eacide) e Savio Sperandio (Gran Sacerdote).
L’orchestra ha suonato bene e credo sia giusto evidenziarlo, soprattutto dopo gli svarioni dei colleghi di Bayreuth segnalati nelle settimane scorse. Bene anche il Coro, sicuramente penalizzato dalla trasmissione radiofonica per i soliti motivi di microfonazione.
Non so dire nulla della regia, che nonostante il parere favorevole di mamikazen espresso nei commenti al post precedente, ha raccolto gli unici “buu” e fischi di una serata che il pubblico presente in sala ha gradito moltissimo.
Buona settimana a tutti, cacabisi compresi (smile).
 
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22 risposte a “Recensione polemica di Zelmira al Rossini Opera Festival di Pesaro.

  1. mamikazen 10 agosto 2009 alle 1:04 pm

    Eh, infatti mi son depressa, si vede proprio che di teatro non ne capisco nulla. Per fortuna stamattina qui a Casa Cigno c’era il M.o Anthony Pappano che girava la puntata di una trasmissione su musica e cucina della BBC, mi sono tirata un po’ su a chiacchierare con lui di Rossini bambino…
    Mi permetto di sottoscrivere tutto quello che hai detto dei cantanti, tieni conto però che la parte di Zelmira è comunque impervia, anche se non altissima, e in aluni punti è diretta velocissima (anche se non me la sento di assecondarti del tutto su quello che dici sul M.o Abbado… il fatto che sia tanto un bell’uomo tanto, tanto affascinante, naturalmente non condiziona affatto il mio giudizio…) e quindi lo sforzo fisico è notevole e si vede, forse per quello non ti ha soddisfatto del tutto l’interpretazione.
    CABASISI = voce sicialiana per indicare quella parte dell’anatomia maschile nota ai più come “gioielli di famiglia”. Divenuta d’uso comune grazie alla popolarità del personaggio di Salvo Montalbano, creato dallo scrittore Camilleri.
    Hurrà, hurrà, hurrà por Juan Diego siempre! 🙂

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  2. amfortas 10 agosto 2009 alle 3:08 pm

    mamikazen, alcuni amici, che erano presenti in sala ieri, mi hanno confermato che il rendimento di Robertino Abbado è stato migliore di quanto trasparisse dall’ascolto radiofonico.
    So bene, e credo di averlo detto sempre, che la direzione d’orchestra è il parametro più difficile da valutare, con questi ascolti forzatamente monchi.
    Non sapevo che fosse anche bello, Mr.Abbado Jr, ma qui mi fido proprio di te 🙂
    Ciao!

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  3. utente anonimo 10 agosto 2009 alle 5:45 pm

    Un ambiente pericoloso quello dell’opera.
    Siamo alle spie del regime, al “Taci, il nemico ti ascolta!”.
    M’immergo, polpo tra i polpi

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  4. amfortas 10 agosto 2009 alle 6:17 pm

    Octopus, sì sì è un ambiente pericoloso, un po’come ovunque. Beato te che ti puoi nascondere dietro una cortina di ferro…anzi scusa…di fumo 🙂

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  5. utente anonimo 10 agosto 2009 alle 6:44 pm

    serata meravigliosa, sottoscrivo ciò che hai scritto

    Badoéro

    PS: autografo di Florez, Kunde, Pizzolato e Aldrich e foto con quest’ultima!!!! (:-D)

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  6. amfortas 10 agosto 2009 alle 6:52 pm

    Ciao Martino!
    T’invidio soprattutto la foto con Kate, bellissima ragazza 🙂

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  7. utente anonimo 10 agosto 2009 alle 7:45 pm

    da Giuliano:
    Nel primo atto, il pensiero corre al Trovatore, e all’Ernani. Nel secondo atto, al Guglielmo Tell (quei corni…), ma l’aria e scena di Polidoro nel primo atto mi sembra debbano molto al Fidelio, almeno come atmosfera.
    Un’operona, di dimensioni wagneriane! Il fatto che la si metta in scena, e con un ottimo cast, mette un po’ ottimismo.
    Florez ha i “difetti” di chi canta con una sicurezza assoluta…era un po’ così anche Kraus, alle volte sembrava “buttar là” invece di interpretare, ma del resto se fossero anche grandi interpreti saremmo dalle parti di Schipa.
    Per il resto, leggo e approvo quasi tutto, e mi associo alla tua sacrosanta campagna contro i tecnici di registrazione: le intenzioni sono buone, ma così si perde del tutto il senso di quello che accade in teatro…
    PS: Antenore è stato il mio primo nickname su internet: un perfido, come ben vedi.

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  8. utente anonimo 10 agosto 2009 alle 7:47 pm

    da Giuliano:
    dimenticavo: “bisi” penso che siano quelli della piantina usata dall’abate Mendel per i suoi esperimenti sulla genetica. Risi e bisi, insomma: lo scrivo così i capisse anche quelli che no i xe de Trieste o de Venessia.
    🙂

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  9. amfortas 11 agosto 2009 alle 7:05 am

    Giuliano, Rossini per molte cose è stato un vero precursore, a me piace tantissimo il duetto Zelmira-Emma, per esempio.
    Non è certo una novità che il ROF ha avuto il grandissimo merito di riscoprire il Rossini serio.
    Florez è un grande ed è sempre un piacere sentirlo.
    Boni i risi e bisi, uno dei piatti poveri della mia infanzia e che, come il Rossini serio, oggi è riscoperto 🙂
    Ciao!

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  10. utente anonimo 11 agosto 2009 alle 8:45 am

    L’unica cosa che mi è chiara è che anche nella lirica ci si giustifica al massimo con la mancata santità. Sono bei momenti….

    La sfiancata Margot :o)

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  11. utente anonimo 11 agosto 2009 alle 9:07 am

    Sempre gustoso e spassoso leggere le tue recensioni e i relativi commenti, anche ( soprattutto, forse? ) per quelli come me:
    i dilettanti/profani/amatori della domenica, quelli che si devono accontentare di seguire il ROF alla radio, ad esempio!
    Poi, si passa da te, per mettere a fuoco le proprie impressioni, e tirarne le conclusioni, spesso rivedute e corrette da te & co.
    V. la “Zelmira”, che mi è piaciuta non poco.
    Se non altro, qualche cosa di più s’impara, e con gusto!
    Grazie. Alla prossima..
    A.IM.

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  12. utente anonimo 11 agosto 2009 alle 9:36 am

    da Giuliano:
    aggiungo che il libretto è uno dei più brutti che mi sia capitato di leggere, e anche la storia che vi si racconta è abbastanza insensata.
    Insomma, non ricordo se hai mai fatto una classifica dei libretti d’opera più brutti, ma questo Tottola va di diritto nella top ten.
    (meno male che poi c’è Rossini!!!)

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  13. amfortas 11 agosto 2009 alle 10:23 am

    margie, hai ragione, del resto quando si riuniscono le migliori menti del paese, i risultati si vedono 🙂
    A.IM., mah anche le mie sono opinioni e in effetti i commentatori sono più bravi ed attenti di me 🙂
    Giuliano, guarda, la classifica non l’ho mai fatta, mi ero limitato ai titoli più insensati, qualche tempo fa.
    Più che altro Zelmira soffre del fatto che succedono un sacco di cose prima che s’alzi il sipario, e bisogna conoscerle altrimenti la vicenda davvero è incomprensibile.
    Ciao!

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  14. mamikazen 11 agosto 2009 alle 9:23 pm

    Quanto a incomprensibilità dell’intreccio, se posso, voto Simon Boccanegra.
    L’ho letto, l’ho visto e ascoltato, mi son goduta la musica.
    Ma avessi vagamente capito quello che succedeva in scena, eh.

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  15. amfortas 12 agosto 2009 alle 7:05 am

    mamikazen, tra le tante vicende assurde, io ci ho messo anni a capire il Trovatore; lì Cammarano ha dato davvero il meglio!
    Ciao 🙂

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  16. utente anonimo 12 agosto 2009 alle 8:39 am

    direzione di abbado meraviglioso. dal vivo almeno, non so in radio!

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  17. utente anonimo 12 agosto 2009 alle 9:45 am

    da Giuliano:
    però bisogna dire una cosa, che Trovatore e Simone sono “normalmente” complicate, normalmente per un’opera lirica, sia ben chiaro; ci sono telefilm in tv ben più complicati.
    E poi con il Simone si impara un po’ di Storia: a Genova c’era il doge, e non solo a Venezia, e Genova era una grande potenza economica, i banchieri del Mediterraneo: erano loro a finanziare Colombo e Magellano (è per questo che si raccontano le barzellette sui genovesi tirchi: i comaschi e i varesotti sono molto peggio, ma non hanno mai finanziato nulla, se ne sono guardati bene).

    Invece la Zelmira è solo un pasticcio di situazioni drammatiche messe in fila una dietro l’altra, e non c’è nemmeno un supporto storico utile a ricordarsi qualcosa quando si va in giro in vacanza. E i versi sono molto più brutti di quelli di Piave e Cammarano…
    (scusa per la lunghezza!!!)

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  18. amfortas 12 agosto 2009 alle 11:39 am

    anonimo16, bene, grazie del contributo e ciao.
    Giuliano, non sapevo di questa inclinazione al braccino corto dei lumbard, ma mi ha fatto assai ridere 🙂
    Quanto a versi brutti, giuro che quando ho sentito l’ultima volta l’Adriana a Torino ho riso molto al “Cielo mio marito!”.
    Se e quando avrò tempo scriverò un post con un bel florilegio di momenti imbarazzanti nell’opera, da questo punto di vista.
    Ciao 🙂

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  19. ivyphoenix 15 agosto 2009 alle 10:28 am

    ciao buon ferragosto..
    mi son guardata un pochino il sito di kate.. uhm, a te piace solo come cantante, veroo?

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  20. amfortas 17 agosto 2009 alle 10:13 am

    princy, mah…tanto non serve…
    Ciao!
    Ivy, sì certo, come no 🙂
    Ciao!

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  21. utente anonimo 8 ottobre 2010 alle 3:57 pm

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