Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Avvelenata polemica di fine agosto ovvero “Cortigianini, vil razza dannata”.

Come ho già detto altre volte, il mondo della critica musicale, ufficiale e non, presenta alcune singolarità interessanti. Della più significativa di queste peculiarità, ho già parlato qui. Queste anomalie poi portano a sorprendenti situazioni, come quella descritta in quest’altro post.
Negli ultimi mesi ho notato un’evoluzione, se così si può dire, perché a tutti gli effetti di involuzione si tratta se non di vero e proprio imbarbarimento, per quanto dagli effetti comici, esilaranti.
Il più tristemente famoso di questi blog operistici, che non nomino perché è peccato mortale e comunque è conosciuto dalla maggioranza degli addetti ai lavori, è riuscito a stupirmi una volta di più.
Succede che il blog ha implementato una chat nella quale si commentano i post o le opere liriche trasmesse in radio. In questo spazio si leggono cose straordinarie e quasi sempre a senso unico, mirate cioè a supportare le demolizioni pregiudiziali di tutti gli spettacoli operistici che si svolgono sull’orbe terracqueo dei quali c’è traccia sonora. Sono invece esaltati artisti e cantanti che sono morti o almeno non più in carriera, alcuni ormai in condizioni vocali preagoniche.
Ma c’è un primo incidente dietro l’angolo! Un anonimo commentatore, evidentemente stufo di leggere i soliti triti e ritriti luoghi comuni sui bei tempi andati (non ci sono più i cantanti di una volta, non ci sono più i registi di una volta, non ci sono più ecc ecc), sostiene che una delle beniamine dei tenutari del blog “ è uno sfiatatoio di suoni afoni”. Giudizio pesantino, indubbiamente, e anche piuttosto fuori luogo visti i reali meriti dell’artista in questione. Ovviamente l’appassionato è stato cacciato dalla chat (da una siura milanese tra l’altro, e sottolineo il genere femminile perché verrà utile più avanti) e ricoperto d’insulti all’inizio, e poi addirittura alla povera cantante offesa è stato dedicato un post riparatore, allegando ascolti che tra l’altro non le rendono giustizia, anzi. Però, de gustibus no?
Il problema è che un altro commentatore, che ha scritto un paio di giorni in chat e poi è scomparso (si sarà rotto le palle, immagino) ha evidenziato che è perlomeno singolare che si allontani qualcuno che appella “sfiatatoio afono” una cantante e si accetti, ed anzi s’incoraggi, che un altro definisca “rutti uterini” i suoni di un’altra cantante. Al di là del buon gusto, forse il termine rutto uterino” merita una piccola riflessione.
Perché, cari amici, le parole possono essere violente e andare oltre lo scopo canzonatorio del momento, bisogna tenerne conto. Perché se un “rutto” può essere emesso da chiunque, un rutto uterino no, perché identifica negativamente la donna in generale. Quell’aggettivo messo lì per fare una risata è un grande segno d’inciviltà ed è proprio un’altra, e non ne sentivamo il bisogno, violenza sulle donne. Significa accrescere il già brutto modo di definire la prova di un’ artista che invece di cantare, rutta, ma non solo, lo fa in modo prettamente femminile, uterino.
La Madre di Tutti i Rutti? Carina, come idea, quella di marchiare d’insulti beceri maschilisti l’eventuale e indimostrata prestazione negativa di una cantante, vero? Almeno, la prossima volta, scrivete che un tenore ha steccato in modo spermatico, così gli date anche della testa di cazzo. Par condicio no?
Poi c’è il secondo incidente e questo è francamente assai meno serio, anzi io lo trovo di una straordinaria comicità.
Alla stessa siura milanese di cui sopra, in una recente recensione scappa un complimento ad un cantante vivo e in carriera (per denigrarne un altro, peraltro, ma si sa noblesse oblige…).
Semel in anno licet insanire?
Sbigottimento generale, tanto che uno dei più tristi frequentatori del blog, preso da uno sgomento indicibile pari a quello di un bambino al quale è stato rivelato involontariamente che Babbo Natale non esiste, si mette a frignare e scrive nei commenti, con tono accorato e davvero commovente nella sua innocenza violata:
“Ma non trovate che Schrott (Erwin Schrott, eccellente basso uruguagio, una delle voci migliori del momento [nota di Amfortas] ) sia sempre carente di tecnica e ingolatissimo?”
A quel punto, la siura milanese ritrova il suo perduto istinto materno, e per evitare che il piccolino, sconvolto dal dolore, compia una pazzia, magari mangiandosi un barattolo intero di nutella e sgagazzi un po’ ovunque, risponde premurosa:
“E’ vero, Schrott canta generalmente come hai detto tu, ma il Faraone di Milano fu l’eccezione della sua carriera: voce enorme, con belle agilità di forza, e grande presenza scenica. In quel ruolo mostrò il cantante che potrebbe – e purtroppo non vuole – essere. Perché è più facile, e più efficace per la carriera, cantare in modo rozzo Mozart, piuttosto che impegnarsi davvero e mettere magari mano a ruoli tipo Maometto II…”
Magnifico, straordinario, un doppio salto carpiato di rara difficoltà.
Si sarà rassicurato il ragazzino? Non l’abbiamo perso, vero? Può tornare a giocare serenamente con i Pokemon? Vi prego, se ne sapete qualcosa, datemene notizia che gli mando una macchinetta, giuro.
E poi, per finire, una domanda a tutti quelli che fanno i plauditores alla rovescia, e cioè per far vedere che sono fuori dal coro supportano acriticamente qualsiasi stronzata venga scritta su quel blog.
Qual è la differenza tra coloro che, secondo il vostro parere illuminato, applaudono sempre tutto e tutti (convinzione che non si capisce da quali fatti sia alimentata, basta leggere le recensioni degli spettacoli) e voi che distruggete sistematicamente recite e artisti che, nella migliore della ipotesi, avete visto e sentito su Youtube?
Non siete neanche cortigiani, ma cortigianini.
Buon proseguimento a tutti.
 
 
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24 risposte a “Avvelenata polemica di fine agosto ovvero “Cortigianini, vil razza dannata”.

  1. annaritav 26 agosto 2009 alle 7:40 pm

    La pratica del laudator temporis acti è vecchissima e radicata, ce l’abbiamo nel DNA. Ogni generazione precedente sostiene che si stava meglio quando si stava peggio, che non c’è più religione e via di questo passo, con grande scorno della generazione successiva la quale, però, appena diventarà a propria volta precedente, farà le medesime, trite affermazioni. Mi meraviglia piuttosto che ciò di cui tu parli avvenga in un luogo nel quale la competenza e l’informazione dovrebbero andare di pari passo con l’imparzialità e la capacità di riconoscere buone doti quando e dove ci sono. Io applaudo tutto e tutti perché sono un’ignorante entusiasta, almeno ho questa scusa!
    Salutissimi, Annarita

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  2. utente anonimo 26 agosto 2009 alle 10:33 pm

    da Giuliano:
    sì, però si scrive “sciura”, come Shura Cherkassky :-))
    Adesso per radio mandano anche gli sms che trasmettono gli ascoltatori… non è sempre un bel sentire.
    Una sera su Radiotre uno ha mandato un sms con su scritto “era meglio Kraus” e il conduttore della diretta (non ricordo il nome, mi dispiace) si è lasciato scappare un educatissimo “sì, ma mica possiamo trasmettere le sedute spiritiche”.

    La sintesi potrebbe essere che la buona educazione dovrebbe essere fondamentale, ma ormai sappiamo tutti dove è andata a finire la buona educazione…

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  3. pentolino 27 agosto 2009 alle 12:06 am

    Ahahaah!!!!!
    Stupendo post!
    :-)))
    Dovresti anche citare il blog parodistico, esilarante, “Il cazziere della Pasta”!

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  4. amfortas 27 agosto 2009 alle 11:00 am

    annarita, purtroppo hai ragione, ma non c’è da meravigliarsi molto, dopotutto ogni microcosmo è specchio di una situazione più generale.
    Quanto a te, fai bene ad applaudire se ti emozioni e ti diverti 🙂
    giuliano, scusa per l’errore, devo stare attento col padano, di questi tempi 🙂
    L’esempio che fai è paradigmatico, perché troppo spesso si pretende che rinascano fenomeni ogni giorno.
    Anche Kraus aveva le sue serate storte, magari non sono documentate come quelle degli artisti odierni, di cui con i mezzi che abbiamo a disposizione conosciamo ogni respiro.
    Comunque Kraus resta un riferimento straordinario.
    pentolino, ehhhhhhhhh bei tempi quelli! Non ci sono più blog come “Il cazziere della Pasta” 🙂
    Ciao!

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  5. utente anonimo 27 agosto 2009 alle 11:27 am

    E’ fortunata la sequenza di questi ultimi due post, mette bene in evidenza dove risieda veramente la volgarità.
    Però, rientro e trovo un clima quantomai rovente…
    Elena

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  6. mamikazen 27 agosto 2009 alle 1:59 pm

    Il cazziere della Pasta! 😀
    Quel blog lì (the original, non il cazziere…) l’ho frequentato per un po’, ma loro sanno troppe cose che io non so, mi stufavo e ho mollato.
    L’aggressività violenta e incontrollata fa malissimo alla musica (persino all’hard rock, immagino). In un mondo in cui chiunque è pronto a invaderti il cervello con tette, culi, insulti, parolacce e soperchierie varie solo per far finta di esistere, il bene del silenzio e il rito dell’ascolto andrebbero tutelati da Greenpeace, perché, per citare Il Gino, “è questione di sopravvivenza”.
    Grazie Paolo.

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  7. gabrilu 27 agosto 2009 alle 2:33 pm

    La tecnologia è una gran bella cosa e su questo (almeno dal mio punto di vista) non ci piove.

    Però non sono mica tanto sicura che il fatto di poter documentare (come giustamente dici tu, Dear Amfortas) “ogni respiro” e…aggiungo io… ogni ruga ed ogni rutto sia cosa che poi, alla fine della fiera, aiuti la fruizione dell’ “opera” (in senso lato)

    Per “opera” intendo infatti in questo momento — perdonami — non solo la lirica ma anche una partita di calcio — sport del quale non me ne può fregà dde meno — quando è preda della malefica moviola.

    Io sono rimasta a quando assistere ad un’opera (ed immagino sia lo stesso per gli appassionati di calcio, sport di cui nulla so e di cui nulla mi interessa sapere, ma capisco che gli appassionati ci sono e che molte caratteristiche hanno in comune con gli appassionati d’opera) era un’esperienza di vita, e non una cosa del tipo “…tanto, poi me la rivedo al ralenti”

    La tecnologia va presa leggendo le avvertenze, che sono sempre del tipo: “può produrre effetti collaterali anche gravi, leggere attentamente le avvertenze”.

    Sulla maleducazione: boh. Che dire.
    Ormai, in questo BelPaese non mi stupisce più nulla.
    Se fossi giovinotta emigrerei senza pensarci su nemmeno mezza volta.

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  8. amfortas 27 agosto 2009 alle 3:39 pm

    Elena, ci si adegua al clima meteo, che vuoi che ti dica! Magari con le prime piogge si calmeranno i bollenti spiriti 🙂
    mamikazen, sai non è questione di saperne o meno, ma di misura. Più che di aggressività, in questo caso, io parlerei di “aggressione sostitutiva”, concetto ben noto agli strizzacervelli 🙂
    E poi lo sai vero (citazione per citazione) che “per stupire mezz’ora basta un libro di storia”.
    Ciao!
    gabrilu, hai perfettamente ragione sai? Come sempre, la colpa non è del mezzo, in questo caso la tecnologia, ma dell’uso che se ne fa.
    Ma su tutto regnano incontrastati il pregiudizio e la malafede e molta, per certi versi, frustrazione personale.
    Dal mio punto di vista la circostanza più deprimente è che si faccia giornaliero sfoggio di maleducazione, ovunque, in nome della libertà di pensiero o parola. Soprattutto è triste che ci sia sempre qualcuno che ci crede, a questa stronzata, ed è pronto a spendere qualche parola per una causa assurda che andrebbe liquidata con un calcio in culo.
    Lo so che parlo per sottintesi, non farmelo notare, grazie 🙂
    Ciao!

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  9. utente anonimo 27 agosto 2009 alle 4:38 pm

    Amfortas,ho segnalato questo tuo post dalla Lipperini che si batte spesso per l’uso consapevole delle parole.Poi ti segnalo cosa c’è scritto in un recente commento all’ultimo post da un cretino che si firma Silvio!!!
    “Sarò un passatista anch’io, ma preferisco rimanere abbracciato a Schipa e Jadlowker piuttosto che idolatrare il vitello d’oro (ops, vacca d’oro…) di nome Netrebko.”
    Che schifo!!!

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  10. utente anonimo 27 agosto 2009 alle 4:39 pm

    Non volevo rimanere anonima,mi chiamo Marina.

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  11. amfortas 28 agosto 2009 alle 7:20 am

    Marina, grazie della segnalazione.
    Che vuoi che ti dica? Vorrei vedere loro, se qualcuno apostrofasse così la moglie, la figlia o la sorella o quello che vuoi tu…sicuramente manterrebbero l’aplomb vero?
    Bah…ciao.

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  12. AntonioSabino 28 agosto 2009 alle 12:54 pm

    Non frequento molti blog operistici ed ho avuto la buona sorte fino ad oggi di non imbattermi in queste violenze verbali ingiustificate. Cricche che nascono spesso dal puro e semplice pregiudizio, in particolare verso i cantanti di ora contro i cantanti di un tempo. Non ho capito a quale blog tu ti riferisca, ma, a conti fatti, preferisco non frequentarlo se i toni sono per la maggior parte così. C’è gente che, come le famose tre scimmiette, chiude occhi, orecchie e, purtroppo, dimentica di imitare anche la terza e chiudere la bocca.
    Ciao!

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  13. daland 28 agosto 2009 alle 1:36 pm

    A costo di sembrare una voce fuori dal coro, mi permetto – amichevolmente, e certo di non far parte della schiera dei cortigianini, men che meno di quella dei cortigiani – di dissentire nel metodo (sul merito c’è comunque da discutere all’infinito) usato per sostenere la polemica “avvelenata”.

    Dal momento che nel post vengono citate, virgolettate, frasi comparse nei commenti e nella chat di un certo blog, avrei trovato opportuno, anzi doveroso, citare tale blog con nomi, cognomi (per quanto millantati… proprio come amfortas e daland, per dire) e link. Non mi sembra solo una questione di netiquette, ma di corretta informazione verso lettori che potrebbero ignorare tutto dei destinatari dell’avvelenata polemica e che avrebbero quindi il diritto di verificare di persona alla fonte.

    Ps: strepitoso il tuo post sulla pornOpera!

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  14. amfortas 28 agosto 2009 alle 2:50 pm

    AntonioSabino, la stragrande maggioranza dei blog che si occupa di lirica si mantiene su di un livello di correttezza, anche quando le critiche sono aspre.
    Uno ottimo è proprio quello di daland, qui sotto 🙂
    daland, accetto serenamente la critica, ma non cambio opinione e non cito il blog in questione.
    Anzi, ti dirò, ho pensato parecchio prima di scrivere questo post perché so per lunga frequentazione (sul forum di OperaClick, ad esempio, ma anche di persona, anche se loro non lo sanno) che la netiquette o la cortesia non servono.
    Chi è interessato mi contatti in privato, eventualmente.
    Quanto ai nomi posticci o meno, io faccio eccezione: non che sia gran merito, ma tutti sanno come mi chiamo e l’eventuale curioso che non lo sapesse può leggere in alto a sinistra nel template 🙂
    Quando i signori, vista la violenza e la maleducazione con la quale si esprimono, decideranno di prendersi la responsabilità di ciò che dicono e firmarsi, avranno pure “l’onore” della citazione completa.
    Forse il mio ragionamento non è corretto, però la correttezza mica si può elargire a piene mani sempre e comunque. C’era uno (Pertini, che vale la pena di citare, lui sì), oggi totalmente dimenticato, che diceva: “A brigante, brigante e mezzo”!
    Mica aveva torto, dal mio punto di vista.
    Ciao 🙂

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  15. gabrilu 28 agosto 2009 alle 3:10 pm

    Beh, si, a ben pensarci daland ha ragione.
    Se si stronca in questo modo un blog (o una qualsiasi altra cosa, digitale o cartacea che sia) sarebbe cosa giusta e buona dare anche il riferimento, in modo che, chi ne avesse voglia, avesse anche la possibilità di constatare e quindi di assentire o dissentire con il suo proprio cervello e non per motivi fideatici del tipo: “a me Amfortas sta simaptico e quindi ci ha sicuramente ragggione”.

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  16. gabrilu 28 agosto 2009 alle 3:13 pm

    OK, OK, come non detto.
    Il padrone di casa mi ha già risposto.
    I nostri mex si sono incrociati.
    Non condivido ma mi adeguo.
    Ciao 🙂

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  17. utente anonimo 28 agosto 2009 alle 6:25 pm

    Ambiente sanguigno da sempre!
    Comunque al “rutto uterino” si contrappone un “rutto cazzoso” ?

    ciao dal polpo

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  18. amfortas 29 agosto 2009 alle 7:41 am

    gabrilu, è il solito discorso, non è che i nostri commenti fossero contemporanei, è proprio che splinder è allo sbando…
    octopus, sì sì ci sono infinite variazioni sul tema 🙂

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  19. gabrilu 30 agosto 2009 alle 3:44 pm

    Ti vedo un po’ nervoso, Dear Amfortas.
    Guarda che in giro c’è molto peggio di Splinder, eh.
    Porta ‘nu poco di pazienza.
    …Magari nel frattempo ascoltati qualche buona musichetta ^__^

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  20. amfortas 31 agosto 2009 alle 7:23 am

    gabrilu, è che sono pigro, altrimenti avrei già cercato un’alternativa.
    Poi è vero che in giro c’è di peggio, ma anche di meglio, credo.
    Ciao!

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  21. utente anonimo 31 agosto 2009 alle 12:07 pm

    “Rutto uterino” è un modo di dire così elegante… spero abbia presto una grande diffusione. Nessuno ha mai fatto accenno a probabili cicli delle cantanti per stecche e simili? No, così, tanto per mantenere alto il tono della critica.

    La pasionaria Margot :p

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  22. amfortas 31 agosto 2009 alle 5:57 pm

    margie, sapevo che avresti apprezzato, magari dalla prossima stagione m’invento anch’io qualche colpo di genio per aumentare gli ascolti, che ne dici?
    Ciao 🙂

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  23. utente anonimo 3 settembre 2009 alle 8:18 am

    Secondo me non vale nemmeno la pena di perderci del tempo. Personalmente mi capita di scorrere quel blog, con lo stesso spirito con cui ne leggevo la parodia.
    Sinceramente se mi capitasse di sentire dal vivo la metà degli sfoghi uterini con cui questi gentili signori infestano il web, ti giuro, non mi farei nessun problema a mettergli le mani addosso. Fanculo alla non-violenza! 😉

    Baci,
    C.(hhh)

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  24. amfortas 3 settembre 2009 alle 9:44 am

    C. (hhh), lo sai vero che io sono un convinto sostenitore della teoria del quanno ce vo’ ce vo’. Te ne ho data ampia e documentata dimostrazione più volte, in altra sede 🙂
    Tu che sei una feisbukkina, potresti fondare un gruppo con questo nobile intento, no?
    Io partecipo in fieri, va bene?
    Ciao 🙂

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