Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Paperissima all’opera.

Le papere , gli imprevisti, i lapsus, gli improvvisi vuoti di memoria sono l’incubo di chiunque calchi un palcoscenico.
La lirica non è certo estranea a questo problema, vuoi per ignoranza del settore vera e propria (penso ad annunciatrici e speaker vari, come vedremo più avanti), vuoi perché, e chi lavora o ha lavorato in teatro lo sa benissimo, la catastrofe è sempre dietro l’angolo. Sono spettacoli dal vivo e quindi soggetti ai casini meno prevedibili.
Allora nella speranza di far sorridere qualcuno, ecco un piccolo florilegio di “incidenti” accaduti sul palcoscenico o sentiti sui media durante la rappresentazione o la presentazione di alcune opere.
Cominciamo con l’ Otello di Verdi .
Qualche anno fa, il mitico Paolo Limiti, che non si sa per quale motivo era stato incaricato dalla RAI di presentare il capolavoro verdiano, chiese nell’intervallo al tenore Josè Cura che ne pensasse della sua Adalgisa (personaggio della “Norma”), confondendola stolidamente con Desdemona e suscitando lo sguardo scandalizzato del tenore argentino, oltre che le proteste telefoniche dello sparuto gruppo di ascoltatori ( tra i quali, ovviamente, c’ero anch’io).
Un giornale sostituì nella pagina degli spettacoli, a caratteri cubitali, il nome Dalila con Dalida, nel presentare il Samson et Dalila allo Sferisterio di Macerata, suscitando speranze di resurrezione negli ammiratori della cantante francese, che era già passata a miglior vita da qualche anno.
In una recente verdiana Forza del Destino , il tenore ha bussato così violentemente alla porta dell’antro dove si trova in clausura la sua Leonora, che gli è rimasto il battente in mano (smile), compromettendo il pathos della drammatica scena.
In una Traviata genovese, un tenore che evidentemente non aveva incontrato i gusti del pubblico, dopo aver pronunciato alla sua Violetta la frase “Or vanne, andrò a Parigi” si sentì rispondere dal pubblico “E restaci!”
Nel momento più drammatico di Tosca , il soprano protagonista, non riuscendo a trovare un coltello sul tavolo della cena con Scarpia, uccide il potentato barone a colpi di forchetta!
Sempre nella stessa opera, Tosca alla fine si getta giù dai torrioni di Castel Sant’Angelo…ovviamente in scena sotto c’è qualcosa che attutisce la caduta…beh una volta devono averci messo un tappeto elastico, visto che Tosca dopo il suicidio nel vuoto, riapparse miracolosamente per qualche secondo!
Aida è un’opera che si presta a regie straordinarie, specie nelle famose rappresentazioni all’aperto, dove spesso c’erano veri elefanti (non come questi qui sotto…)

Ecco la famigliola di elefanti volanti!

ed altrettanto veri cavalli: beh, mica si può dire ad un elefante “No, qui non puoi mollarla” e neanche ad un cavallo “Non mangiare l’elmo di Radames” , vero? E quindi le povere bestie (quelle vere, non i tenori, strasmile), davano sfogo alla loro natura, con risultati comici che vi lascio immaginare.
Il pubblico è feroce, come abbiamo già visto: una volta, in provincia, all’ultimo secondo la prima ballerina dovette dare forfait ed essere sostituita dalla coreografa, non più giovanissima; bene, nella celeberrima scena della Morte del Cigno l’anziana signora si adagia mollemente sul palcoscenico, e subito dal loggione: “Pora bestia, ha finito de soffri’”.
Nel Don Carlo di Verdi, nella scena del giuramento d’amicizia tra tenore e baritono, la spada del tenore non esce dal fodero, perciò i due protagonisti incrociano una spada…e…un braccio teso (un saluto tornato di gran moda, peraltro).
Ma una delle “papere” più famose è raccontata da quell’enciclopedia vivente del Teatro che è Elio Pandolfi:
siamo in RAI ai tempi della censura democristiana, quando in sostanza non si poteva dire nulla che suggerisse neanche lontanamente un doppio senso a sfondo sessuale.
La “cavatina” nell’accezione lessicale operistica è “ una breve aria monostrofica, priva di una seconda parte e di una successiva ripresa della sezione principale, perlopiù d’intonazione patetica”.
Bene, al debutto alla radio, una giovane annunciatrice disse: Ed ora, gentili ascoltatori, dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini vi trasmettiamo la chiavatina di Rosina" .
Ovviamente, fu licenziata in tronco e non se ne seppe più nulla.
Ne avrei tante altre, ma per il momento basta così!
 
 
Se qualcuno ha assistito di persona a qualche disastro teatrale simile, lo scriva pure qui, almeno rileggendo questo post mi farò una risata, che ne ho bisogno.
 
               
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14 risposte a “Paperissima all’opera.

  1. annaritav 17 settembre 2009 alle 6:57 pm

    Impagabile la foto dell’Aida!
    La faccenda della chiavatina oggi ci fa sorridere, siamo abituati a sentire di molto peggio e non per lapsus :-/
    Salutissimi, Annarita

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  2. utente anonimo 17 settembre 2009 alle 8:39 pm

    ..teatrale, no, ma ieri o l’altro ieri un lettore del telegiornale – non ricordo su che canale – ha detto testualmente, in luogo di Nancy Pelosi, Nancy Brilli!!! SIC..
    Queste perle, bisognerebbe annotarsele: negro lapillo, of course!
    Buona serata.. A.Im.

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  3. amfortas 18 settembre 2009 alle 1:31 pm

    Annarita, quella Aida resterà una pietra miliare del cattivo gusto! Certo hai ragione, oggi siamo abituati a sentirne di peggiori e non per sbaglio, purtroppo.
    Ciao!
    A.Im., beh se parliamo di papere in generale in tutti i media, non la finiamo davvero più.
    Ciao 🙂

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  4. gabrilu 18 settembre 2009 alle 1:50 pm

    “Lola è fuggita”
    [parterre tranquillo, sommovimenti avvistati solo in zona toscofili assatanati e disorientati per la serie: “… E chi sarebbe ‘sta Lola?!”]

    “E muoio disperato”
    [parterre impegnato a guardare il display del telefonino. Gran Catarsi invece dei succitati toscofili che finalmente si ritengono legittimati ad urlare un bel:

    “Ecce mancava pure che nun me morivi, dopo ‘sta fregnaccia”]

    …Me la sono inventata di sana pianta, perciò se vuoi cancella pure, chè non mi offendo.

    Ciao 🙂

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  5. utente anonimo 18 settembre 2009 alle 4:24 pm

    Lo so, lo so, non potevi che rispondermi così, e me ne sono resa conto appena inviato il commento, ma era troppo tardi per cancellarlo.
    Era l’ultima perla in ordine di tempo, per questo mi ha tentato..
    Certo che, se ce ne regali tu una piccola raccolta, sarà senza dubbio godibilissima, e non OT!
    Ri-grazie.
    A.Im.

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  6. utente anonimo 18 settembre 2009 alle 4:53 pm

    da Giuliano:
    non ho grandi ricordi personali, forse il più bello è un Werther (cioè Alfredo Kraus!!) che muore con la macchia di sangue a destra. A destra, così si spiega meglio come fa a cantare per mezz’ora dopo essersi sparato… (fatto successo a Parma, se non ricordo male).
    Però se vai a cercare gli scritti di Rattalino ci sono esempi mostruosi, com’era quel libro, “Il teatro d’opera va in trasferta”, o un titolo simile.

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  7. utente anonimo 18 settembre 2009 alle 4:54 pm

    da Giuliano
    P.S. a destra sul petto, s’intende…
    🙂

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  8. amfortas 19 settembre 2009 alle 5:15 pm

    gabrilu, figurati, qui non si cancella nulla 🙂
    A.Im., ho poco tempo, ma ne avrei davvero tante. Una bellisima ce l’ha la mia amica Pentolino, però non so se è tornata in patria…
    Giuliano, bella, non la consoscevo questa!

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  9. utente anonimo 19 settembre 2009 alle 10:22 pm

    Lohengrin in Arena (quindi mooolti anni fa)

    Lohengrin era Pertile. Canta l’ultima aria, accompagnato dal fido cigno che lo riporterà via, da dove è venuto. Ma il cigno infido vola via sopra il pubblico dell’Arena. E Pertile: “tra quanto passa il prossimo cigno?”

    Badoéro

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  10. amfortas 20 settembre 2009 alle 7:25 am

    badoero, mi sa che tu non eri presente eh? 🙂
    Ciao!

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  11. utente anonimo 20 settembre 2009 alle 1:56 pm

    Un’agenzia di viaggi della mia città ha offerto per mesi dei biglietti per la Tosca di Giuseppe Verdi.
    Micidiale (ma mi è stato riferito) un Freischutz in cui Agathe urla anzichè Schiess nicht (non sparare!) Scheiss nicht (non cag…!).
    Alla Scala durante un Fliegende Hollander non essendosi aperta la nave dell’olandese abbiamo aspettato un bel po’ di tempo in silenzio che il cantante entrasse in scena dalle quinte anzichè apparirci dal ventre della nave

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  12. amfortas 20 settembre 2009 alle 2:52 pm

    Giuseppe, grandiose le tue papere, grazie!

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  13. ermionee 26 settembre 2009 alle 11:49 am

    Arrivo qui e mi faccio delle belle risate, grazie a te ed alle papere raccontate dai tuoi commentatori. Un abbraccio

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  14. amfortas 27 settembre 2009 alle 8:51 am

    Ermionee, ciao, mi fa molto piacere che ti sia divertita 🙂

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