Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Messa da Requiem al Festival Verdi di Parma.

Il Festival Verdi si è aperto ieri con la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, nella suggestiva location del Duomo di Parma.
Intanto, e mi pare giusto, faccio vedere questa foto scattata proprio ieri a fianco del Teatro Regio.

Sacrosanta protesta al Teatro Regio di Parma.  

Poi, apro una piccolissima polemica personale, mi sia consentito.
Caro sovrintendente Mauro Meli, i biglietti per assistere a questo Requiem dalle navate laterali erano esageratamente cari, il prezzo era sproporzionato perché da quella posizione, porca miseria, non si vedeva praticamente nulla: il Coro e l’Orchestra erano nascosti quasi totalmente dalle colonne e quindi 85 euro a persona sono una follia.
Bene, detto questo, andiamo avanti in modo semiserio.
Ad un certo punto stavo per cadere dalla sedia (sedie tipo osteria, di legno) per le risate perché uno spettatore in piedi al mio fianco, competente al punto da sapere a memoria tutto il testo liturgico e posseduto dallo spirito di Arturo Toscanini (mimava con gesto discutibile un direttore d’orchestra) ha dato spettacolo.
Ve lo dovete figurare mentre mormorava, che ne so, Agnus Dei oppure Sanctus e oltre a gesticolare si lasciava andare a gesti apotropaici ravanandosi i gioielli di famiglia o si grattava il didietro, come fosse posseduto (voglio dire, posseduto nel senso d’indemoniato, ecco). Il massimo l’ha raggiunto quando, a fior di labbra, ha esalato Libera me Domine e si è messo le dita nel naso.
Una cosa esilarante, sembrava lo facesse apposta (ultrasmile)!
Il direttore Lorin Maazel è stato chiamato in extremis a sostituire Temirkanov e in qualche occasione la mancanza di feeling o prove con i solisti si è sentita. Molta confusione nel Kyrie iniziale, con il soprano Svetla Vassileva (ma anche gli altri) un po’ fuori tempo.
Poi però, già dal Dies Irae la situazione è migliorata e credo di poter affermare che nel suo complesso sia stata una serata assai riuscita ed estremamente emozionante.
Sugli scudi l’Orchestra del Regio e il Coro preparato da Martino Faggiani, che hanno fornito una prestazione impressionante per precisione e compattezza. Forse, e dico forse, l’Orchestra ha più affinità con il “fortissimo” che con il “pianissimo”, però è giusto sottolineare che con l’acustica della cattedrale bisognava in qualche modo scendere a patti. Non escludo che da una posizione logistica diversa dalla mia si possano aver provato sensazioni diverse.
Prestazione rimarchevole anche dai solisti, ma qui è necessario qualche distinguo perché erano impegnati una fuoriclasse, un eccellente cantante in serata discreta, una discreta cantante non troppo in palla e un giovane artista molto acerbo ma promettente.
Semplicemente straordinaria mi è sembrata il mezzosoprano Daniela Barcellona,

Requiem Parma sicura negli acuti e timbratissima nei gravi, per non parlare poi della bellezza della voce! Tra l’altro mi è parsa, tra i quattro solisti, quella più a suo agio con i tempi, in alcuni momenti piuttosto spediti, del direttore.

Il suo Recordare (il momento più felice anche della Vassilleva), l’incipit del Lacrymosa e il Lux Aeterna sono stati memorabili.
Bravissima Daniela, una volta di più!
Bene si è comportato il tenore Francesco Meli che ha cantato ricordandosi delle numerosissime indicazioni d’espressione di Verdi. La salita al SI bemolle nell’Ingemisco è stata fluida e sicura, la voce ha sempre “passato” l’orchestra ed in alcuni momenti sotto c’è una specie di terremoto, lo sottolineo per chi non conosce questo Requiem. Forse al bravo Meli manca un po’ d’esperienza nel campo specifico: voglio dire, con il tempo quell’inter oves locum praesta (dall’Ingemisco) sarà connotato dalla necessaria devozione ed umiltà.
Svetla Vassileva, soprano, non era in serata felicissima, e la sua prestazione si può definire alterna. Spesso non si è sentita e altrettanto spesso l’intonazione ha lasciato a desiderare. In alcune occasioni ha dovuto forzare e infatti dopo un urlaccio nella prima parte del Libera me, nel tentativo d’alleggerire la voce ha sporcato (diciamo una mezza goccia di muco di pavarottiana memoria) il DO che chiude il pezzo, che le è rimasto un po’ in gola. Nel corso della serata altri acuti le sono usciti benissimo invece, e ha cantato molto bene il Recordare, come già detto sopra.
La prova del basso Alexander Vinogradov, a mio parere, si può definire corretta. La voce non si espande bene ma non difetta di volume, bensì di armonici e ampiezza, appare un po’ secca (anche qui, quanto conta l’acustica?). Ragguardevole però il Confutatis maledictis, bisogna pur dirlo.
Qui però termina questa specie di indigesta autopsia che lascia davvero il tempo che trova e bisogna dare spazio alle emozioni.
La verità è che il prode Amfortas (accompagnato per l’occasione da ex Ripley che ha scattato le foto)è rimasto pure lui, come tutto il numerosissimo pubblico, senza fiato dopo l’ultima nota e si è ripreso solo perché sono scoppiati gli applausi, insistiti e meritatissimi, a tutti gli artisti.

Il direttore e i solisiti. Anzi, direi quasi che gli applausi sono partiti troppo presto, avrei avuto bisogno di ancora qualche secondo di raccoglimento.
 

Buon fine settimana a tutti.
 
P.S.
Non riesco ad accedere al blog di Daland, che suppongo abbia scritto della stessa serata. Appena ce la faccio, linko la sua recensione, così i lettori leggono un’altra opinione in merito.
Ore 21.08 ecco qui la recensione di Daland.
 
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12 risposte a “Recensione semiseria della Messa da Requiem al Festival Verdi di Parma.

  1. gabrilu 2 ottobre 2009 alle 10:15 pm

    Be quiet, Dear Amfortas, be quiet.

    Con calma, con calma ^__^
    Ti vedo ‘nu poco agitatino, Dear Amfortas ^__^

    Ma… ragazzi… i requiem non dovrebbero predisporre alla calma eterna?!?! Ammè m’avevano detto così :-/

    E invece iI nostro Amf non mi pare disposto nemmeno ad una calma temporanea e transitoria.

    Stai tranquillo, Dear Amfortas.
    Noi stiamo qui a piè fermo e ti aspettiamo.

    SMILE

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  2. amfortas 3 ottobre 2009 alle 7:30 am

    gabrilu, per predispormi alla calma eterna spero di avere ancora un po’ di tempo 🙂
    Ciao!

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  3. utente anonimo 3 ottobre 2009 alle 9:51 am

    da Giuliano:
    Meli dev’essere davvero bravo. Com’è in teatro, voce piccola, grande, voce che corre?
    Di Maazel si è sempre detto che va di corsa, arriva all’ultimo, dirige e vola via subito per nuove avventure… E’ un peccato, però.

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  4. amfortas 3 ottobre 2009 alle 11:33 am

    Giuliano, Meli è potenzialmente un tenore eccellente e comunque negli ultimi 2 anni ha fatto progressi sorprendenti. La voce è di colore e timbro bellissimi, dicono tutti che sia la più bella voce di tenore del panorama attuale. Non ha un vocione però la proiezione è ottima e passa sempre l’orchestra. Qualche tempo fa aveva serissimi problemi nel passaggio agli acuti e tendeva a forzare, col risultato che spesso la voce andava indietro e gli acuti uscivano schiacciati e strozzati (pure con qualche stecca rilevante). Credo di averlo scritto anche qui in sede di recensione di qualche spettacolo. Ora, l’unico difetto che gli trovo è che tende ad allargare un po’ i centri, specie quando affronta ruoli troppo spinti per la sua natura di tenore lirico leggero con buone propensioni al lirico puro.
    Spero sappia gestire al meglio la carriera, però siccome non sono né suo padre né il suo agente non mi spingo oltre 🙂
    Maazel, a quanto ne so, è tuttora come hai ben detto tu. Costa molto, inoltre.
    Ciao!

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  5. utente anonimo 4 ottobre 2009 alle 12:27 pm

    Sì comunque è inutile che non accenni al pranzo e alla cena luculliana solo per poterti spacciare meglio per intellettuale, eh?

    La golosa Margot :p

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  6. amfortas 4 ottobre 2009 alle 4:25 pm

    margie, per non parlare poi dell’ulteriore tornata di tortelli di ieri sera. Peccato che siano finiti, ormai!
    Poi, davvero non c’è pericolo che qualcuno mi possa scambiare per intellettuale, lo sai vero?
    Ciao 🙂

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  7. mamikazen 4 ottobre 2009 alle 9:30 pm

    DA-NIE-LA!
    DA-NIE-LA!
    Bello, Paolo, non ti calmare mai…
    e non smettere di mangiare tortelli… ^^

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  8. amfortas 5 ottobre 2009 alle 7:13 am

    mamikazen, guarda, per i tortelli mi devo proprio calmare, altrimenti qui mi tocca spendere una cifra in vestiti nuovi 🙂
    Ciao!

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  9. AntonioSabino 5 ottobre 2009 alle 7:39 pm

    Quello striscione andrebbe esposto fuori da ogni teatro, museo e università. Bella recensione. L’essere rimasti tutti senza fiato (son rimasti senza fiato, senza fiatooooo…) è ottimo segno su tutti i fronti: esecuzione che ha colpito e pubblico partecipe e competente, evviva!
    Ciao

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  10. amfortas 5 ottobre 2009 alle 9:23 pm

    AntonioSabino, mi hanno riferito che anche la recita in teatro a Busseto (con Roberto De Biasio e Roberto Tagliavini) è stata molto buona, anche grazie all’acustica migliore.
    Ciao.

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  11. amfortas 8 ottobre 2009 alle 7:34 am

    sangervasio, bene, mi fa piacere.
    Ciao.

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