Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Un paio di considerazioni semiserie sul Rigoletto e il Trovatore a Firenze.

Dal momento che nel post precedente mi sono lamentato del costo esorbitante del biglietto per la Messa da Requiem al Festival Verdi di Parma, segnalo l’ottima iniziativa del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, che per il secondo anno ha organizzato la manifestazione “Recondita armonia”, partita sabato scorso.
Prezzi bassi (dai 50 euro della platea in giù), addirittura popolarissimi per i giovani sotto i 26 anni, programma di schietta impronta tradizionale e cioè la cosiddetta “trilogia popolare” verdiana (Rigoletto, Trovatore, Traviata).
Altre caratteristiche, in ordine sparso: copertura delle “prime” da parte di RADIO3, registi al guinzaglio per contenere le spese, insomma un’operazione meritoria sotto ogni punto di vista, a mio parere.
L’obiettivo dichiarato è di avvicinare i giovani, ma non solo, anche chi per i motivi più disparati non frequenta il teatro d’opera, alla musica lirica.
I dirigenti del Maggio hanno dichiarato che, in questo senso, la scorsa edizione è stata un successo, perché molti spettatori “debuttanti” si sono poi riproposti in teatro in altre occasioni. Ne sono certo e, tra l’altro, ne ho avuta diretta testimonianza io stesso.
1.02.09 Lucia di Lammermoor

Ma, dal lato puramente artistico, come stanno andando le cose?

Premetto che ho sentito le opere per radio, quindi le avvertenze sono sempre le stesse: si tratta di una fruizione monca e parziale, oltretutto spesso pesantemente condizionata dalle tecniche di trasmissione che falsano molte cose. Alcuni artisti sono penalizzati dalla radio, altri ne guadagnano.
Non ho il tempo di scrivere una vera e propria recensione e quindi mi limito a qualche considerazione generale.
La manifestazione è cominciata sabato col Rigoletto e credo di poter affermare che sia stata una recita di bassa routine, forse non particolarmente censurabile ma che raggiunge una sufficienza stentata.
Il baritono Alberto Gazale è stato un discreto Rigoletto, il soprano Désirée Rancatore una Gilda corretta, ma scolastica, bamboleggiante e stereotipata, il tenore Gianluca Terranova (inizialmente previsto nel secondo cast, ha sostituito James Valenti) ha interpretato il ruolo del Duca come spesso gli accade ultimamente, cioè male e palesando una generale propensione a forzare gli acuti.
Il direttore, Stefano Ranzani, mi è sembrato discutibile perché ha diretto a fisarmonica: lentezze esagerate e accelerazioni improvvise.
Inoltre buona parte di coloro che erano presenti hanno lamentato una regia (intesa soprattutto come scenografia) non soddisfacente, ma in questo caso non posso dire nulla se non che se si vogliono contenere i costi è necessario risparmiare sull’allestimento.
Qualcuno potrebbe obiettare che c’è stato persino il bis di “Sì vendetta”. Ok, però ora bissare questo duetto è diventata una tradizione, praticamente succede ad ogni recita appena decente.
Domenica sera è stata la volta del Trovatore e qui invece, con l’unica e parziale eccezione del soprano Kristin Lewis nella parte di Leonora, la compagnia di canto è stata piuttosto deficitaria.
Segnalata la discreta prova del basso Rafael Siwek quale Ferrando (che nell’opera in questione è comunque un ruolo minore) e la buona concertazione del direttore Massimo Zanetti,  bisogna sottolineare come gli altri protagonisti siano stati scarsini a voler essere generosi.
Anna Smirnova si è distinta più che altro per il tentativo d’immedesimazione nel personaggio di Azucena, una vecchia strega. Molte urla, abbondanti suoni artificiosamente cavernosi, gestione dei fiati almeno discutibile.
Il baritono Juan Jesús Rodríguez mi ha tolto le castagne dal fuoco, in un certo senso, perché se c’è un aspetto che esce chiaramente anche dal mero ascolto radiofonico, quello è l’intonazione, e questo Conte di Luna era stonato troppo spesso. Inoltre il tono era sempre truculento, feroce, non si è sentito insomma alcun tentativo d’interpretazione che lasciasse intendere un approfondimento della psicologia del personaggio.
Stuart Neill, il tenore che impersonava Manrico è stato disastroso sotto ogni punto di vista e non solo perché ha steccato clamorosamente nella famosa cabaletta “Di quella pira” (chi gliel’ha fatto fare di eseguirla integralmente…) ma soprattutto perché con questo ruolo, almeno nell’occasione specifica, ha dimostrato di non avere alcuna affinità. Quando ha tentato di addolcire un po’ il canto, di piegarsi ad un minimo sindacale d’interpretazione (la parola scenica, questa sconosciuta!) ha mostrato tutti i suoi limiti.
Mi è sembrato vistosamente peggiorato dalle ultime volte in cui l’ho sentito, come Don Carlo a Milano (quando sostituì, a mio parere più che dignitosamente, Giuseppe Filianoti) e quale Canio all’Opera di Roma.
In entrambe le recite ho sentito qualche sbavatura nell’Orchestra e nel Coro, che so per esperienza diretta essere di livello eccellente.
Inspiegabili, dal mio punto di vista, gli applausi a tutti e le ovazioni alla Lewis.
In buona sostanza, una volta fatti i complimenti ai dirigenti del teatro fiorentino per la bella iniziativa, mi pare sia indispensabile, da appassionato, segnalare che si debba per il futuro lavorare meglio nella scelta dei cast.
Come non sempre succede che artisti costosissimi siano poi anche bravi sul palco, allo stesso modo il necessario contenimento dei costi non deve essere una scusa per una qualità scarsa o generale sciatteria.
Giovedì, sempre RADIO3, trasmette la Traviata, speriamo che gli esiti artistici siano migliori rispetto a questo Trovatore assai discutibile.
Buona settimana a tutti.
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9 risposte a “Un paio di considerazioni semiserie sul Rigoletto e il Trovatore a Firenze.

  1. daland 6 ottobre 2009 alle 1:25 pm

    E meno male che Neill ha fatto quella perla, altrimenti ce lo dovevamo sorbire due volte! Nella pausa precedente alla “pira” i cronisti avevano anticipato che ci sarebbe stato il bis!

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  2. amfortas 6 ottobre 2009 alle 4:12 pm

    Daland, non ricordo la circostanza, ma forse intendevano che avrebbe cantato la cabaletta con la ripresa (pertichini compresi “madre infelice” ecc), non nel senso di bis.
    Spettacolare la pira di Corelli, in tono, nell’incisione in studio con Schippers sul podio.
    Se non la conosci, eccola qua preceduta dal cantabile Ah sì ben mio.

    http://www.dada.it/player/?id=13674318&m=play

    Ciao!

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  3. utente anonimo 6 ottobre 2009 alle 7:41 pm

    da Giuliano:
    l’iniziativa si direbbe ottima, anche se non mi sembra molto diversa da quella che facevano una volta i teatri di provincia. Poi, si prende quel che viene – anche se un’esibizione come quella di Stuart Neill la si eviterebbe volentieri (ma chi glielo fa fare?).
    A me piacciono molto gli acuti della Rancatore, roba da brividi ma in senso positivo; e se non ricordo male è anche una gran bella vista. In questo caso non sottilizzerei, anche se non è proprio Gilda pazienza.

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  4. utente anonimo 6 ottobre 2009 alle 10:04 pm

    per il Rigoletto posso dire che è stata una recita dignitosa.Per il Trovatore meglio stendere un velo(coperta)pietoso,per il soprano posso dire che all’inizio mi è sembrato una voce interressante,ma andando avanti con la recita mi sono ricreduto,alla fine forse per stanchezza era anche stonata è calante,comunque è stata la migliore del cast.Per il direttore non sono d’accordo ne come ha orchestrato,e sopratutto con i tempi troppo veloci che ha penalizzato i cantanti.Per il tenore la cabaletta “di quella pira” se non si ha una voce di ferro meglio limitarsi e tagliare,piuttosto che fare la figura che ha fatto,per sua fortuna il pubblico,era un pubblico”buonista”

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  5. amfortas 7 ottobre 2009 alle 10:00 am

    Giuliano, la Rancatore è una brava artista e proprio perché Gilda è uno dei suoi ruoli d’elezione, mi aspettavo di più.
    In effetti è pure una bella ragazza, e male non fa di certo 🙂
    Neill mi ha assai deluso, invece, e non è neanche bello 🙂
    4, stonata non mi è parsa, calante ogni tanto sì e pure molto affaticata.
    Il pubblico ha sorpreso anche me. Io non “buo” mai, però gli applausi mi sono sembrati eccessivi.
    Ciao e grazie 🙂

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  6. vissidarte 9 ottobre 2009 alle 10:32 am

    L’iniziativa è buona SOLO per raccattare un po’ di soldi, cosa che sarebbe positiva considerata la situazione del Teatro ma visto che invece poi serviranno per pagare gli stipendi esorbitanti di alcuni e gli stipendi inutili di altri, direi che alla fin fine non fa nemmeno del bene (purtroppo) ai veri e utilissimi dipendenti del Maggio. Purtroppo.

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  7. amfortas 9 ottobre 2009 alle 2:38 pm

    vissidarte, commento lapidario e amaro, che però credo sia molto vicino alla verità.
    Grazie del passaggio, ciao.

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  8. daland 9 ottobre 2009 alle 5:38 pm

    Ferma restando la condanna per gli stipendi inutili, se ricordo bene l’intervista che Paolo Arcà ha rilasciato nell’intervallo (non ricordo se di Rigoletto o Trovatore) il bilancio dell’iniziativa è di 900.000 Eur di spese e di 600.000 Eur di incassi. Una “ratio” molto buona, ma stiamo pur sempre parlando di deficit, da coprire come al solito con i fondi FUS o sponsorizzazioni varie.
     
    Quindi, al di là della mediocre qualità, mi pare comunque un’iniziativa da non criminalizzare, anzi!

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  9. amfortas 9 ottobre 2009 alle 6:30 pm

    Daland, sono d’accordo con te e con gli auspici di vissidarte.
    Ciao!

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