Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Mini recensione semiseria della Traviata a Firenze.

Dopo l’ascolto della Traviata su RADIO3, ieri sera, credo di poter affermare che la serata sia stata, dal punto di vista artistico, abbastanza simile al Rigoletto e al Trovatore che l’hanno preceduta e cioè piuttosto modesta.
Le avvertenze sono le solite, trattandosi di una recensione che si basa su ascolto radiofonico.
Andrea Rost ha cantato la sua Violetta con i mezzi a disposizione, che sono quelli di un lirico leggero con una buona esperienza professionale alle spalle, che le ha consentito di non incorrere in errori clamorosi.
Brava e decisamente più a suo agio nel primo atto, nel quale si è distinta per un “Sempre libera” di buon livello, mentre decisamente più in difficoltà è sembrata nei due atti successivi, in cui qualche volta è ricorsa a qualche effetto verista per dare peso drammatico alle lunghe frasi verdiane, che richiederebbero un’ampiezza vocale che non le appartiene.
Nel complesso però ha figurato discretamente e gliene va dato atto.
Il suo Alfredo era il tenore Saimir Pirgu, altra voce leggerissima, che con Verdi c’entra pochino.
L’artista è molto giovane, se non sbaglio non arriva a trent’anni, e quindi la sua prestazione va considerata anche alla luce di questa circostanza.
Ieri sera non ha brillato, soprattutto perché è mancata completamente l’attenzione alla parola scenica, che tradotto dal critichese significa che l’interpretazione è stata uniforme, scolastica, piatta, deficitaria di sentimento. Quando ha cercato la mezzavoce si percepiva un notevole sforzo nel controllo della voce, che è stata un paio di volte sul punto di spezzarsi.
Rivedibile, magari non in Verdi però e neanche in Puccini di cui invece ha cantato recentemente il Rodolfo della Bohéme.
Luca Salsi (giovane anche lui) era il vecchio Germont e ha la vocalità adatta ad affrontare il repertorio verdiano però, anche qui, l’interprete è da rifinire ampiamente. Troppo spesso il canto era sbilanciato sul tutto forte e l’accento piuttosto truculento a sproposito.
Peraltro il pubblico gli ha tributato un lunghissimo applauso dopo l’aria “Di Provenza il mar, il suol” ed è giusto segnalarlo.
Pesantissima la direzione di Daniele Callegari, un direttore che ho sentito molto più a suo agio in altre occasioni. Troppi zum pà pà, decisamente.
Coro e Orchestra mi sono sembrati all’altezza, più che nelle precedenti occasioni di questa manifestazione.
Credo che gli ultimi due commenti del post precedente, di vissidarte e daland, siano un ottimo consuntivo degli esiti della seconda edizione di Recondita Armonia al Comunale di Firenze.
Si tratta di un’iniziativa da elogiare senz’altro, che porterà qualche soldino nelle casse del teatro in un momento molto difficile dal punto di vista economico.
Il pubblico ha risposto benissimo e anche questo è un aspetto che non si può sottovalutare.
Buon fine settimana a tutti, qui siamo in clima di Barcolana, speriamo che la bora non combini qualche casino!
 
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6 risposte a “Mini recensione semiseria della Traviata a Firenze.

  1. utente anonimo 10 ottobre 2009 alle 9:48 am

    da Giuliano:
    questa me la sono persa, ero in giro…
    Però in Provenza ci sono stato, è un bel posto. La Rost so che è brava, gli altri non li conosco.

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  2. amfortas 10 ottobre 2009 alle 3:46 pm

    Giuliano, non ti sei perso molto, credimi.
    Se puoi, invece, non perderti questa.
    Io avrei dovuto esserci ma purtroppo ho dovuto rinunciare.
    Ciao!

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  3. utente anonimo 12 ottobre 2009 alle 7:08 pm

     chi ha scritto sta critica e un nulla nel vero senso della parola . 
    Salsi e stato il migliore della serata e pure il Pirgu con la voce leggerissima cosa che a me sembra . Io ero presente in sala e le posso garantire a tutti che Pirgu a volte era l’unico che si sentiva ben appoggiato e generoso. Ed e pure verissimo che alla recita della domenica i bravi piu lunghi gli ha presi Salsi e Pirgu. 
    Caro critico la consiglio di andare a fare un controllo alle orecchie . 
    mario

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  4. amfortas 12 ottobre 2009 alle 7:21 pm

    mario, grazie della tua opinione.

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  5. megbr 14 ottobre 2009 alle 11:07 am

    Ho visto il Rigoletto e venerdì andrò alla traviata. L’impressione è corretta: tanto tanto pubblico (zio Peppino non si smentisce mai .. è una vera garanzia … anche contro il FUS…), allestimento così  così, voci così  così, direzione con foga bandistica, grandi applausi, tifo da stadio, bis (concesso!!!) del duetto della vendetta, orchestra che si ferma per far ricevere l’omaggio alla cantante (che lascia la scena e avanza ringraziano con mille inchini..) insomma una vera opera ‘pop’ nel vero (?) stile del beneamato Verdi…
    Mi chiedevo, e mi chiedo ancora però, se puntare sempre sulle opere popolari con allestimenti popolari e strappapplausi  serve davvero ad avvicinare la ‘gggente’ all’opera…  o a sancirne la definitiva messa in naftalina….

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  6. amfortas 14 ottobre 2009 alle 11:56 am

    megbr, me lo chiedo anch’io spesso, anche perché non è affatto detto che una persona digiuna di lirica, ai nostri tempi, possa trovare particolare interesse per le vicende della trilogia popolare.
    Sembra che, almeno a livello di numeri, funzioni. Sarebbe interessante sapere, poi, quanti di questi neo spettatori verranno a vedere "La piccola volpe astuta", per esempio.
    Mah!
    Ciao a te 🙂

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