Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Traviata al Teatro Regio di Torino.

Questa sera si è aperta la stagione operistica al Regio di Torino, con La Traviata di Giuseppe Verdi. L’opera è finita da poco e scrivo queste mie impressioni di getto e a…note ancora calde (smile)!
Prima di passare alla recensione semiseria vorrei esprimere la mia ammirazione per lo staff dirigenziale del teatro torinese, che per la prossima stagione ha allestito un cartellone molto interessante.
Peccato che Torino non sia proprio dietro l’angolo, per un triestino, però credo che qualche visitina al Regio sia d’obbligo.
Insomma si diceva di questa Traviata, opera popolare e conosciuta, rappresentata spesso e ovunque in tutto il mondo.
Elena Mosuc, nel ruolo del titolo, è stata una splendida Violetta ed ha cantato senza forzare la sua natura di soprano leggero. L’artista, che è dotata di una tecnica saldissima, ha superato bene le difficoltà del secondo e terzo atto, notoriamente pesanti per il suo tipo di vocalità.
In questo modo ne è uscita una Violetta giovane e molto commovente, senza la necessità di ricorrere ad effettacci. Magnifico, in particolare, l’Addio del Passato, che ha strappato un lungo applauso al pubblico.
Credo che in teatro sia scappata più di qualche lacrimuccia.
Francesco Meli esordiva o quasi nella parte di Alfredo (nelle interviste ha ricordato d’aver già affrontato il personaggio una decina d’anni fa, quasi per caso) e il suo è stato un ottimo debutto ufficiale.
Meli ha una voce ideale per questo ruolo e ha tratteggiato un personaggio molto credibile, senza troppi sdilinquimenti e isterismi, che sono i pericoli in cui è più facile cadere nell’interpretare Alfredo Germont.
Il tenore inoltre è sembrato molto efficace anche là dove spesso si sentono grossi casini (cachinni e ululati vari, i cosiddetti effetti veristici) e cioè nella famosa scena della borsa.
Ho sentito qualche piccola indecisione negli attacchi, ma può essere benissimo che la trasmissione radio inganni perché i microfoni amplificano anche i sospiri: peccati veniali, nel caso.
Mi ha un po’ deluso, invece, la prestazione di Carlos Alvarez nei panni di Germont padre. Da un artista del suo livello mi sarei aspettato una maggior attenzione alla psicologia del personaggio che, invece, ho sentito risolto per la terza volta consecutiva (Venezia e Firenze i precedenti) in modo superficiale, puntando tutto sul volume e trascurando le nuances interpretative.
Peccato, perché la voce è davvero bella ed importante e non lo scopro certo io.
Detto che i comprimari e il Coro sono stati all’altezza della situazione, non saprei che giudizio esprimere sull’Orchestra, che è stata trascinata (in modo assai sorprendente per me) dal direttore Gianandrea Noseda ad una prestazione molto discutibile.
Il volume è sembrato sempre molto alto, e questo può essere sempre un problema di microfoni, ma la direzione è sembrata davvero pesante e clangorosa, in alcuni momenti addirittura fastidiosa (quegli accordi tenuti a dismisura alla fine del secondo atto non possono essere un problema radiofonico però eh?).
Un ultimo appunto.
Non ho ascoltato tutte le interviste negli intervalli, ma sarebbe interessante sapere perché è stato mutilato di brutto il finale, privato delle ultime drammatiche frasi di Alfredo e del Medico.
Boh!
Il pubblico ha apprezzato molto la serata, che era molto attesa tanto che i biglietti per la prima e le recite successive erano esauriti già da molto. Applausi per tutta la compagnia di canto.
Siccome nelle ultime settimane mi sono fatto una specie di full immersion in quest’opera, consentitemi di non parlare più di Traviata almeno sino al 18 dicembre, quando al Teatro dell’Opera di Roma il titolo sarà riproposto con Daniela Dessì al quasi debutto (ha cantato Violetta nei primi anni 90 e poi non l’ha più ripresa).
 
 
 
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19 risposte a “Recensione semiseria della Traviata al Teatro Regio di Torino.

  1. daland 15 ottobre 2009 alle 9:15 am

    Volevo scrivere qualcosa sul mio blog, ma francamente non saprei cosa aggiungere alla tua recensione, che condivido quasi per intero.
     
    Il “quasi” riguarda in parte Alvarez: forse i microfoni tendono ad appiattire, ma a me devo dire è piaciuto assai, non solo per la sua splendida “dotazione materiale” di voce. Certo, sentendolo dal vivo potremmo giudicarlo con più concretezza.
     
    Poi Noseda: i buh che ha preso alla fine (in un mare di applausi, peraltro) testimoniano di una prestazione che ha lasciato qualche dubbio. A me – forse sono parziale, essendo io un suo compaesano – è piaciuto, e credo che il volume eccessivo che si ascoltava in radio fosse dovuto ai microfoni, che mettono tutto e tutti in primo piano.
     
    Quanto al silenzio dei quattro personaggi che assistono alla fine di Violetta, è stato spiegato con la volontà di lasciare tutta la scena alla protagonista, senza alcun “diversivo”, proprio a ribadire che è lei al centro del dramma. Idea che non mi sento di disprezzare, tutto sommato.

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  2. utente anonimo 15 ottobre 2009 alle 11:12 am

    … e si sa che la Traviata a Roma è sempre più bella che da altre parti. E dopo questo sottilissimo messaggio subliminale me ne vado…
    Fai tu.

    L’ospitale e pre-natalizia Margot

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  3. amfortas 15 ottobre 2009 alle 11:57 am

    Daland, non so, forse sono io che sono diventato troppo esigente con i cantanti?
    Quanto al taglio, esigenza di chi? Del regista o scelta di Noseda, perché non ho capito a chi si deve la decisione…
    Comunque hai ragione tu sull’appiattimento generale della trasmissione radio e inoltre, parlando con un amico che era presente in sala, mi è stato riferito che è stata una gran serata di teatro.
    Ciao e grazie 🙂
    margie, tu dici così solo perché speri che ti porti un regalo per Natale, diciamolo. Invece io il regalo, eventualmente, lo farò alle bestie che tieni incarcerate in casa, liberandole, finalmente.
    Puntualizzo, a scanso di equivoci, che mi riferisco alle bestie a quattrozampe…
    Ciao eh? 🙂

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  4. daland 15 ottobre 2009 alle 12:59 pm

    Mentre il Corriere della Grisi – novità! – sembra quasi vergognarsi a sparare sulla crocerossa (ma riconosce non esserci limite al peggio, citando Firenze…) Paolo Gallarati su LaStampa – il campanilismo lo ha forse accecato (anzi, assordato)? – scrive un peana per la prima, criticando blandamente solo certi aspetti della regìa:
     
    http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/musica/articolo/lstp/73421/
     

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  5. amfortas 15 ottobre 2009 alle 1:24 pm

    Daland, ho appena commentato da te e ho visto anch’io la recensione della Stampa…boh…mi pare esagerato tutto questo incensare Alvarez, per me deludente, e soprattutto Noseda.
    Per quanto riguarda Il Corriere della Grisi sai come la penso…le loro recensioni sono fatte con lo stampo, cambiano solo i nomi dei protagonisti, sono anni che fanno così in tutte le sedi.
    Tra l’altro, lo sottolineo, le loro opinioni sono discutibili ma legittime, mentre non lo è il modo d’esprimerle (non so in questo caso specifico, perché non li leggo da un po’) e il tentativo di farle passare per oggettive.
    Non parliamo poi dei cortigianini, sui quali mi devo decidere un giorno a scrivere un post.
    Ciao e grazie.

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  6. utente anonimo 15 ottobre 2009 alle 4:39 pm

    da Giuliano:
    Ho ascoltato anch’io e mi trovo d’accordo su tutto, sempre con i limiti dell’ascolto radiofonico, che fai bene a ricordare – soprattutto per l’innovazione recente dei radiomicrofoni, con i quali capire cosa fa il direttore d’orchestra è praticamente impossibile. (il tecnico del suono che diventa più importante del direttore!)
     Ero curioso per Meli, e mi è piaciuto molto: quasi quasi ritorno a mettermi in coda per i biglietti, sifdando bagarini e segreterie telefoniche.

    Sulla questione filologica, mi ricordo un film con Alberto Sordi che toccava proprio il punto a cui accenni: Sordi era un basso che interpretava il medico nella Traviata e ci teneva tanto a cantare "E’ spenta", ma il direttore aveva deciso di tagliare. Il titolo del film però non me lo ricordo, e anche il film era bruttino, a dire il vero, e "volentieri dimenticato l’avrei" (ma io i film me li ricordo quasi tutti)

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  7. amfortas 15 ottobre 2009 alle 4:54 pm

    Giuliano, il film è Mi permette babbo 🙂
    Quanto a Meli, io l’ho sentito dal vivo molto spesso ed è sicuramente un bravissimo cantante. Inoltre, e non è poco, è un ragazzo che è migliorato negli ultimi 2-3 anni perché studia e s’impegna molto.
    Come già ho scritto altre volte io l’ho criticato anche duramente in passato, però è giusto dargli atto dei suoi progressi.
    Dai torna a sfidare le biglietterie on line, che sono spesso una tragedia, così poi facciamo le recensioni comparate, come con Daland!
    Ciao 🙂

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  8. sangervasio 15 ottobre 2009 alle 10:39 pm

    con la tua recensione ora so,prima sapevo poco

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  9. amfortas 16 ottobre 2009 alle 7:33 am

    sangervasio, beh, l’obiettivo è proprio quello d’informare un po’, quindi grazie e ciao!

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  10. utente anonimo 16 ottobre 2009 alle 9:32 am

    queste traviata andrò a vederla nei prossimi giorni quindi non mi pronuncio perche dal vivo si giudica meglio,anche perche ho letto che le scene sono abbastanza originali,su Noseda mi sembra che abbia diretto abbastanza bene,certo con la radio viene messo tutto sullo stesso piano.Comunque magari mando un commento dopo essere stato alla recita dell’ultimo giorno.fa piacere scrivere su questo blog dove si può scrivere anche delle critiche senza  essere subbissati da contro critiche.

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  11. amfortas 16 ottobre 2009 alle 10:08 am

    10, mi hai fatto un gran complimento, grazie.
    Attendo la tua mini recensione, che sarà più circostanziata anche sulla parte visiva ok?
    Ciao e grazie 🙂

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  12. utente anonimo 24 ottobre 2009 alle 4:10 pm

    CD – Ho assistituto a due recite di Traviata a Torino, una per ogni cast, e non è detto che non ci torni nei prossimi giorni.
    Le mie impressioni. Noseda: ha una suo modo di "sentire" Traviata, una sua idea bene precisa, che porta avanti con rigore e determinazione, direi fino alle estreme conseguenze. I tempi sono serrati, ma il volume, contrariamente a quanto sembrava dagli ascolti radiofonici, non è eccessivo, e i cantanti sono ben supportati. A volte c’è la ricerca dell’effetto (soprattutto nel terzo atto), ma nel complesso a me la direzione è molto piaciuta. Trovo però inconsistente e fuorviante la scelta di spezzare il secondo atto a metà!
    Meli: gran voce, bella e calda, bellissima interpretazione. Da quando avevo sentito Meli cantare a Cremona, 5 anni fa, in una produzione aslico del Barbiere di Siviglia, ne ha fatta di strada! La voce è rimasta bella, e le note sono padroneggiate con maestria. Davvero un cantante promettente!
    Andrea Carè: peccato per il tono nasale della voce, perchè il cantante c’è ed è molto dotato. Elena Mosuc: non mi ha fatto gridare al miracolo, ma è stata una più che dignitosa Traviata. Irina Lungu: l’inizio non è stato promettente, ho sentito degli acuti un pò traballanti… dal secondo atto in poi l’ho decisamente sentita più a suo agio… Carlos Álvarez: un monolite. I mezzi vocali ci sono, ma che senso ha essere dotati se poi si interpreta una parte come quella di Germont padre senza un minimo accento o accenno al colore? Angelo Veccia: una prova piuttosto incolore… mi domando se la scelta di una figura baritonale così incolore fosse dovuta ad esigenze registiche/direttoriali. Non mi spiegherei altrimenti perchè entrambi i baritoni abbiano cantato in maniera omogeneamente monocorde.
    La regia: nulla di chè, ma la scelta di iniziare la traviata inscenando un funerale sulle note della sinfonia oppure di lasciar morire Violetta "in solitudine" non mi hanno particolarmente impressionato. Certo è che il clima di morte e solitudine impermeava tutta l’opera, anche nei momenti in cui il taglio doveva essere più gioioso…
    Nel complesso? Mi piace andare a teatro e, pur anelando alla perfezione, so trovare del bello in tutto ciò che vedo e sento anche quando perfetto non è. Ci tornerò.

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  13. amfortas 24 ottobre 2009 alle 5:55 pm

    cd, grazie per le mini recensioni!
    Sono contento di leggere che Noseda dal vivo è più efficace, è un direttore che stimo molto.
    Non credo sia una scelta sua quella del Germont padre monolitico, ma più probabilmente è un limite dei cantanti. Veccia, tra l’altro, è un baritono che mi piace abbastanza, anche se Alvarez, nei suoi giorni migliori, gli era superiore.
    Meli è un signor tenore, mentre non riocrdo d’aver mai sentito Carè.
    La Lungu è molto giovane, credo possa migliorare in futuro.
    Sulla Mosuc ho raccolto opinioni contrastanti, ma tutte dal discreto in su.
    Grazie anche per i cenni sulla regia e complimenti per lo spirito che ti anima, mi pare di poter dire che sia quelllo giusto per andare a teatro.
    Ciao!

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  14. Chatonproviseur 28 ottobre 2009 alle 6:03 pm

    Ah, allora alla fine l’ascolto, seppur non dal vivo, c’è stato! 🙂
    Sì, il finale è stato "mutilato" per scelta registica.

    Posso garantire che gli equilibri tra orchestra e cantanti erano ottimi: l’unico punto in cui mai, né in prova né in recita, si è riuscito a evitare di coprire i cantanti è il finale del Germont/Alfredo nel secondo atto. Per il resto tutti i cantanti reggevano bene (forse solo Flora aveva la voce un po’ piccola).

    Quanto al confronto Alvarez/Veccia ecco le mie considerazioni: Veccia ha un’interpretazione vocale (e non solo) raffinata e capace di esprimere molti colori. Nelle prove di sala ne ha dato dimostrazione, ma poi si è appiattito sul personaggio calatogli addosso dalla regia (una visione di papà Germont "gesuitica", che peraltro confliggeva con quella assai più sfaccettata che ne aveva Noseda). Alvarez, timbricamente più interessante e tecnicamente mostruoso (in senso positivo, s’intende) è arrivato in teatro molto più avanti rispetto a Veccia, si è perso le prove musicali in cui si lavorava sull’interpretazione dei personaggi ed è stato "plasmato" prevalentemente dalla regia. Il suo "Di sprezzo degno" era comunque da pelle d’oca per il corpo che aveva in voce. Segnalo anche "No, non udrai rimproveri", che è riuscito a farmi trovare bella, benché non l’abba mai considerata una delle melodie più ispirate di Verdi…
    Rispetto invece al raffronto con i suoi "giorni migliori" saprai certo dei seri problemi che ha avuto alle corde vocali, ragion per cui questa Traviata era la seconda opera che faceva dopo un intervento chirurgico e un lungo periodo di fermo forzato. Conto che ritrovi lo smalto. 😉

    Mosuc splendida già solo per l’"Addio del passato", mentre nessuno ha potuto ascoltare in recita il meraviglioso "Dite alla giovine" come l’hanno cantato in prova Lungu e Veccia (prima del restyling registico).

    Insomma, questa regia è stata una iattura: i danni alla consistenza delle interpretazioni vocali, l’intervallo in un punto poco indicato (6 minuti a girarsi i pollici per il cambio di scena, e poco conta che a Santa Fe ne impiegassero solo 3) e questo horror vacui per cui era vietato lasciare che potessimo ascoltare la musica, almeno nei preludi, senza che qualcuno dovesse fare di tutto in scena.

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  15. amfortas 29 ottobre 2009 alle 9:08 am

    chatonproviseur, grazie dell’articolato commento!
    Sapevo dei problemi di Alvarez e so anche che ha una voce bellissima, perché l’ho sentito più volte. Speriamo torni al massimo 🙂

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  16. rickyfilm 30 gennaio 2013 alle 9:35 pm

    Non credo che si canti mai il finale “e spenta”, per volere di Verdi.

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