Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Sacrificium di Cecilia Bartoli.

Il mondo della discografia operistica è in crisi da molto tempo, è un fatto noto a tutti gli appassionati.
Le cause sono molteplici e a mio parere la più rilevante è la possibilità che oggi ci si può organizzare una discoteca completa con il metodo del file sharing.
Io stesso, soprattutto per ciò che riguarda gli artisti contemporanei, attingo a piene mani da fonti non ufficiali.
Sono pochi i cantanti lirici sui quali le grandi case discografiche investono: una è sicuramente il mezzosoprano Cecilia Bartoli.
Romana, dotata di grande comunicativa sul palco e sempre spumeggiante nelle interviste, l’artista è una delle più controverse interpreti di Mozart, Rossini e in generale di tutto il barocco.
La sua presenza garantisce il sold out in teatro e i dischi sono sempre venduti in quantità enorme se rapportata alla media.
Cecilia è un personaggio a tutto tondo e conta su schiere agguerritissime di fan e altrettanto assatanate legioni di detrattori incattiviti. Io cerco di stare nel mezzo, o almeno ci provo.
Lei, spesso, ci mette del suo per attizzare le polemiche, sia con dichiarazioni provocatorie sia con atteggiamenti da superdiva, per non parlare che spesso si presenta vestita ai recital con abbigliamenti, come dire, stravaganti e inconsueti. Un nuovo mostro pure lei, insomma (smile).
Per me già il fatto che intorno alle sue prestazioni si creino discussioni, anche accanite, è cosa positiva perché la gente s’incuriosisce e magari poi s’appassiona e approfondisce.
Da pochi giorni è uscita la sua ultima fatica discografica, Sacrificium, una raccolta di arie barocche (in due compact ) che un tempo erano cantate dai castrati, buona parte delle quali inedite.
Come sempre per le incisioni della Bartoli la Decca cura molto il packaging (i detrattori sostengono proditoriamente che le copertine sono la parte migliore dei dischi della Ceciliona…) e anche in quest’occasione non si fa eccezione. Io mi limito a dire che è molto interessante il booklet (100 pagine) sul “fenomeno dei castrati” che è proprio quel Sacrificium al quale s’allude nel titolo e di cui io ho parlato già altre volte su questo blog.
Ad accompagnare la Diva c’è il Maestro Giovanni Antonini alla testa del Giardino Armonico, un’orchestra da camera italiana specializzata in musica barocca.
Dal mio punto di vista proprio Antonini, che stacca tempi da partenza di Formula Uno in più occasioni, fa risaltare alcuni difetti storici della Bartoli: a quelle velocità, scusatemi, persino una dizione corretta sarebbe impervia per chiunque! Ceciliona già di suo ha un modo molto personale di concepire il legato (miglioratissimo) e le agilità, e qui si trasforma, ogni tanto, in una versione moderna della bambola meccanica Olympia di Offenbach che fa lo jodel (strasmile)!
Una catena di montaggio di note spesso indistinguibili l’una dall’altra.

Quando i ritmi sono giusti o accettabili sale non voglio dire il clangore, ma almeno il rumore eccessivo sì! E non parliamo poi di alcune atmosfere che di suggestivo, rarefatto o struggente non hanno nulla. In questo modo il meraviglioso larghetto handeliano “Ombra mai fu”, ad esempio, ne esce molto male. Peccato poi che non ci sia il recitativo che precede l’aria.

Inoltre è indiscutibile che il registro grave di Cecilia ogni tanto sconfini nel parlato e che spesso ansimi, accenni, boccheggi, cinguetti e s’affanni. Interpretazione? Ai posteri con quello che segue.
Non sempre è così, però. Ci sono alcuni momenti  in cui la cantante e il direttore raggiungono un compromesso accettabile e quindi il risultato artistico è molto buono. La Bartoli canta forse con una tecnica molto personale, ma è un’artista vera, al di là delle baracconate di regime che ogni tanto ci propina (La sonnambula che ha inciso l’anno scorso, ad esempio…).
Cito, in questo senso, gli ottimi risultati raggiunti in due arie: “Sposa non mi conosci” di Geminiano Giacomelli e “Profezie, di me diceste” di Antonio Caldara. Molto bella anche “Son qual nave” che forse qualcuno ricorderà perché si sentiva nel film (orribile, a mio parere) Farinelli, e scritta per Farinelli stesso dal fratello Riccardo Broschi.
In generale, trovo che l’operazione sia meritoria per gli ottimi intenti divulgativi e di complessivo ottimo gusto. Questa incisione di Cecilia Bartoli, già in classifica in Francia, dove è molto amata, merita di essere conosciuta.
Tenuto conto di tutto, qualità artistica e booklet, 15 arie per 100 minuti di musica, 23 euro non sono neanche tanti.
Se poi vi regalano il disco, ancora meglio (strasmile)!
Il booklet in traduzione italiana (senza foto) si può scaricare da qui ed è un bene, perché il libretto originale (oltre a non essere tradotto in italiano: solo inglese, tedesco e francese) è scritto in caratteri troppo piccoli per un vecchio come me.
Buon fine settimana a tutti.
 
 
 
 
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35 risposte a “Recensione semiseria di Sacrificium di Cecilia Bartoli.

  1. Princy60 18 ottobre 2009 alle 9:27 am

    Sei sempre obiettivo.

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  2. utente anonimo 18 ottobre 2009 alle 12:04 pm

    da Giuliano:
    Cecilia Bartoli aveva iniziato benissimo, ho qui ancora un suo recital "rubato" da Radiotre parecchi anni fa, con le canzoni di Ravel.
    Poi ha preso una piega discutibile, mi ricordo il titolo di una recensione che riassume tutto: "più sospiri che canto".
    Un peccato, perchè la scelta del repertorio è favolosa, tutte arie inedite o quasi, ma sospiri e atteggiamenti sono un po’ troppo stucchevoli. Un peccato anche perché la Bartoli è simpatica, piace, e si vede che sull’argomento musica è documentatissima e sa una quantità di cose che la rendono quasi una musicologa.
    In antitesi, metterei le cantanti come Sonia Prina, o come Ann Hallenberg che sabato prossimo su Radiotre si potrà ascoltare in Haendel.

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  3. amfortas 18 ottobre 2009 alle 6:17 pm

    Marina, mi sforzo di provarci.
    Ciao e grazie 🙂
    Giuliano, sono d’accordo sino ad un certo punto sai?
    La Bartoli, per me, dal punto di vista musicale non è poi così dissimile dagli esordi. Ha perso qualcosa e altro ha guadagnato e, soprattutto, sentendola dal vivo non hai soprese negative, perché canta allo stesso modo che nelle registrazioni. Non per tutti i cantanti lirici è così…la voce è piccolina ma molto gradevole, insomma mi piace abbastanza. La Prina e la Hallenberg non le ho mai sentite in teatro, invece, spero di avrne presto l’occasione.
    Ciao !

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  4. utente anonimo 18 ottobre 2009 alle 9:54 pm

    è diventato uno dei miei album preferiti! Mi piace proprio, io che prima disdegnavo il repertorio barocco…

    Badoéro

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  5. mamikazen 18 ottobre 2009 alle 10:11 pm

    Un mio amico maniaco dell’arredamento kitsch si era fatto piastrellare il bagno proprio uguale all’abito della signora Bartoli.

    Ma perché ultimamente tutti hanno il vizio di correre? In generale, intendo. Cioè, c’è un motivo storico-filologico-musical-commerciale reale?

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  6. amfortas 19 ottobre 2009 alle 7:25 am

    Badoero, è la stessa cosa che mi ha detto una mia amica. In effetti, riascoltato ancora, è un disco molto gradevole.
    Ciao!
    Mamikazen, sì quell’abito indossato nell’ultimo recital romano è tremendo, anche perché lei è piccolina e sporge molto…davanti 🙂
    Quanto alla velocità da formula uno di molti direttori non saprei, io ricordo Oren che cercò di far esalare l’ultimo respiro al già anziano Bruson, in un "Cortigiani" pazzesco, solo per citare un altro esempio, ma ce ne sono a bizzeffe.
    Ciao e grazie!

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  7. utente anonimo 19 ottobre 2009 alle 9:14 am

    da Giuliano:
    Beh, non è che siamo poi così distanti: condivido quello che hai scritto. Ma, proprio perché la Bartoli piace, devo dire che quei sospiri e quei parlati danno fastidio… Tra le canzoni di Ravel che ti dicevo, c’è "Meyerke" dove nel testo è inserito un dialogo fra padre e figlio e Cecilia fa la vocina del figlio e la voce seria del padre: mah, che dire, Gérard Souzay non lo faceva (però era meno bravo nella Canzone delle Raccoglitrici di Lentisco).

    Bello il tuo "antico testo" sui castrati. Tanti anni fa ho letto un intero libro sull’argomento (libro musicale) e vi si diceva che le operazioni possibili erano molte, dalle più drastiche alle minime, ma che mancano informazioni dettagliate. In ogni caso, un orrore!
    Il piccolo Mozart se ne accorse, e infatti nelle sue opere da adulto non c’è nemmeno una parte per i castrati (Rossini invece qualcosa ha scritto, se non ricordo male: ma anche lui era agli inizi, poi ha preferito Isabella Colbran!)

    Posso aggiungere tutta la mia solidarietà a Corrado Augias?
    Grazie!

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  8. utente anonimo 19 ottobre 2009 alle 10:10 am

    Mah.. io, che amo moltissimo Mozart ( e ho letto un po’ su di lui ), ho "trovato" che, non so se ancora adolescente, si era invaghito di un celebre castrato dell’epoca, forse Cristofori: e arie destinate ai castrati pare ve ne siano diverse.. scritte da lui, ovviamente.
    Non voglio contraddire insigni esperti quali Voi signori siete, ma questo è il poco che so. Grazie.
    A.Im.

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  9. amfortas 19 ottobre 2009 alle 11:26 am

    Giuliano e A.Im, cito a memoria quindi potrei sbagliare.
    Non conosco quella canzone di Ravel, purtroppo.
    Le arie per castrato scritte da Mozart che mi sovvengono al momento sono nella Clemenza di Tito (che è l’ultima opera di Mozart), Idomeneo, Ascanio in Alba e il Re pastore, ma forse me ne sfugge qualcuna…
    Poi ci sono altre arie da concerto, sicuramente.
    L’episodio Augias è solo l’ultimo episodio (magari sarà già il penultimo, perché ormai è un delirio) di una vera e propria guerra che mi fa schifo, e non aggiungo altro.
    Ciaoa  voi e scusate la fretta, ma sono un po’ incasinato 🙂

    Ecco qui proprio la Bartoli nell’aria di Sesto.

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  10. megbr 19 ottobre 2009 alle 12:13 pm

    Bravo, così, ben detto: sottoscrivo il tutto per tutto:!!! mercì 🙂

     

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  11. utente anonimo 19 ottobre 2009 alle 12:48 pm

    da Giuliano:
    Beh, s’intende che quando dico "Mozart scrisse arie per castrati solo quand’era molto giovane" anch’io vado a memoria e non intendo dare certezze assolute; però mi sembra evidente che quando lo si lascia libero di fare quel che si vuole i castrati li evita.
    Poi, va da sè, i poveri castrati colpe non ne avevano; e molti di loro saranno stati ottimi musicisti, persone rispettabili e magari anche simpatici. Però dire "invaghito"… mi sembra una terminologia che lascerei volentieri a Feltri, a Sallusti e a Belpietro.
    (sorry! cancella pure questo commento, con i tempi che corrono…)

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  12. utente anonimo 19 ottobre 2009 alle 1:05 pm

    @Giuliano: puoi certo contestare il termine.. è a me che sembrava abbastanza adatto, quando l’ho scritto.
    Ma il senso..?! Sempre quello resta.
    Peraltro la cosa, eventualmente, non suscita in me alcuna stupida 
    considerazione da benpensante, intendiamoci!
    Inoltre, sono sempre grata a te e a Paolo per prendere in considerazione i miei contributi, minimi, da più-che-dilettante.
    Grazie!
    A.Im.

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  13. amfortas 19 ottobre 2009 alle 4:58 pm

    megbr, obbligato, ah sì obbligato 🙂
    Giuliano, macché cancellare, siamo qui per discutere, e poi io ho cancellato un solo commento in tanti anni di blog, perché era gravemente offensivo verso una cantante.
    La smetti di dire parolacce tipo Sallusti?
    Ciao 🙂
    A.Im., i tuoi contributi sono sempre graditi, e poi qui siamo tutti dilettanti 🙂
    Ciao!

    Mi piace

  14. megbr 20 ottobre 2009 alle 12:33 pm

    @A.I: a proposito degli invaghimenti di Mozart. (e chi se la lascia scappare un’occasione così ghiotta…)  citando sempre a memoria  .. credo che l’unico invagimento risalga al soggiorno.. fiorentino (e te pareva!) con il giovane violinista Thomas Linley  .. anche se, ad onor del vero, si è trattata più di una delicata e simpatica ed innocente  amicizia tra ragazzini che altro…  ma le malelingue.. si sa… son sempre pronte!
    ._)

    Mi piace

  15. amfortas 20 ottobre 2009 alle 3:06 pm

    megbr, grazie anche per la tua testimonianza, una volta di più a riprova che i commenti sono sempre più interessanti dei post 🙂

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  16. gabrilu 20 ottobre 2009 alle 10:50 pm

    * * il vestito di Cecily mi pare proprio  "da diva". E  siccome   tu, dear Amfortas,   l’hai  descritta  come  diva, mi pare proprio che l’abbia azzeccata, con quel vestito. Dunque non ti lamentare.

    Le Dive non devono vestirsi come le comuni mortali, o  le donne  <i>comme il faut</i>. O come la  Casalinga di Voghera  al cenone di  Capodanno.  O come  me. Altrimenti che dive sarebbero?!

    ** I librini a corredo dei CD sono peggio del supplizio di Tantalo, del  mal di pancia e di denti  di Mida e del  mal di fegato  del  Prometeo incatenato: chi riesce a leggerli, quei caratterini  micromicromicro?!

    ** La cover del CD della Cecily mi piace assaje.
    Si addice molto al contenuto ed all’immagine che la  Diva intende fornire di se. Ottima scelta, bella divona.

    ** Sugli "invaghimenti" (mai termine mi sembrò più azzeccato)  mozartiani non mi addentro.
    Mi è bastato leggere  l’epistolario del  Nostro.  Per fortuna  che poi  l’ho rimosso, chè    tra lui e la sorella    rischiavano   di rovinarmi il piacere  della  musica 

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  17. amfortas 21 ottobre 2009 alle 7:19 am

    Buccia, a presto, fammi sapere com’è andato il match!
    Gabrilu, a me la Ceciliona sta assai simpatica, credo si capisca dal tono del post.
    Quel vestito però è di rara bruttezza dai! Anche per una Diva 🙂
    Quanto agli invaghimenti di Mozart, boh, io non sono un grande cultore del gossip, a prescindere dall’epoca in cui si svolge.
    La cover del cd è funzionale all’argomento trattato, nel libretto ci sono altre foto simili. All’inizio m’avevano un po’ scioccato ma poi mi sono abituato 🙂
    Ciao!

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  18. AntonioSabino 21 ottobre 2009 alle 9:08 am

    Qualcuno parla di lei come dell’ultima Diva per questa sua capacità di "creare baccano" ad ogni sua esecuzione, di muovere folle e nugoli di pugnali, fatto che trovo innegabile, anche se, sinceramente, ho sempre avuto l’impressione che della Diva avesse solo gli aspetti negativi o almeno un po’ fastidiosi. La sua irruenza (o vivacità o entusiasmo) sfocia a volte -i detrattori diranno spesso o sempre- in una specie di tentativo di mangiarsi la musica, i cantanti, l’orchestra e i il pubblico, tanto per citare un esempio la sua interpretazione di Donna Elvira nella edizione del Don Giovanni diretta da Harnoncourt, lasciava molti dubbi, vedersela (è in Dvd) mentre strilla con una foga da invasata e con il petto che sembra sul punto di saltare per aria non è un effetto piacevolissimo, Donna Elvira era certo furiosa, ma questa è al limite della serial killer. In altre occasioni l’ho apprezzata molto di più, soprattutto in dischi più vecchiotti. La sua tecnica è molto personale -c’era un video su youtube dove la madre spiegava come aveva insegnato alla figlia il canto, illustrando una tecnica effettivamente molto particolare (per alcuni in parte "omicida" per la voce- e le sue interpretazioni sono sempre caratterizzate con forza. Ombra mai fu nel disco ha davvero poco della sospensione magica che ci si aspetterebbe e pure io non capisco il taglio del recitativo. Il disco resta un ottimo ascolto (o regalo da ricevere 🙂 ) anche se trovo la copertina orripilante, più che un castrato penso a Frankenstein, meno male che poi il libretto salva la situazione. Bella recensione. CIao.

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  19. utente anonimo 21 ottobre 2009 alle 9:21 am

    Ma sono io che ho suscitato questo.. be’, no… non proprio vespaio!?
    Sono contenta e persino lusingata di tutti i commenti e contributi, interessantissimi, che ho provocato!
    Bello riscontrare i diversi pareri, le impressioni, le opinioni, spesso in contrasto tra loro!
    Un grazie particolare a Gabrilu, che stimo molto, a Megbr, col suo cristallo – che adoro – ma, poi, a tutti quelli che hanno detto la loro, e, s’intende, in primis al nostro supergentile ospite: se potessi, lo sottolinerei!!!
    Graziegrazie.
    Ah, ancora una cosa: il mio, però, caro Amfortas, non è amore del gossip… lo detesto anch’io!
    Ciao!
    A.Im.

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  20. utente anonimo 21 ottobre 2009 alle 9:57 am

    la Bartoli mi piaceva molto agli inizi della carriera,e poi negli anni successivi ultimamente meno. Riguardo a questo cd,penso che le sue intenzioni siano buone,ache se credo che sia un iniziativa meramente commerciale,perchè non credo che gli evirati cantori cantasserò cosi,e questo vale anche per i controtenori che hanno lo stesso fine,anzi ultimamente alcuni di loro stanno sconfinando in repertori che non sono loro.
    Comunque se comprano il cd della Bartoli di certo comprano qualcosa che in ogni caso vale i sodi spesi
    Salve!  

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  21. amfortas 21 ottobre 2009 alle 11:18 am

    AntonioSabino, all’inizio la copertina aveva infastidito anche me, però poi l’ho digerita, perché è funzionale alla storia dei castrati, che è triste assai.
    Certo dietro ai dischi di Ceciliona c’è un gran battage pubblicitario e a qualcuno può dare fastidio, soprattutto perché la cantante è buona ma non è un’interprete storica, almeno a mio parere. È brava, però, forse molto di più dal vivo che in studio, ed ha una grande musicalità e comunicativa.
    La sua Dorabella con Barenboim, insieme alla Fiordiligi della Cuberli, è un bell’ascoltare, comunque.
    Ciao.
    A.Im. non ti accuso di essere gossipara, figurati, e poi per il gossip l’esperto è megbr 🙂 che l’ha rivendicato qui, una volta.
    21, certo che l’intento è commerciale, non ho dubbi, però io qui ci trovo anche un discreto tentativo di divulgazione, e non mi pare poco.
    Molto meglio questo disco del precedente dedicato alla Malibran, per esempio.
    Sono d’accordo con te per quanto riguarda i controtenori, peraltro.
    Ciao a te e a tutti gli altri 🙂

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  22. amfortas 21 ottobre 2009 alle 11:41 am

    Volevo poi lanciare una provocazione, a proposito dei castrati, prendendo spunto da una frase contenuta nel booklet:

    Questo significa che
    l’attività professionale di un castrato può
    iniziare circa dieci anni prima di quella di una
    ragazza, il che ha un ruolo determinante, se si
    tiene conto della durata di una carriera e degli
    interessi economici di genitori, mecenati ed
    insegnanti.

    Non trovate qualche analogia con le tristissime "carriere" delle veline e tronisti vari?
    Certo, non ci sono mutilazioni fisiche evidenti, in una velina, ma siamo sicuri che tutto il sottobosco che gira intorno alla televisione, ad esempio, non stia producendo una e più generazioni di castrati nel cervello? E che i responsabili siano ancora i genitori e che la televisione (vista come culto dell’immagine) non sia la nuova chiesa che invece d’imporre l’assenza delle donne dai teatri, ne impone invece la presenza, purché rispondente ai canoni predefiniti che tutti sappiamo?
    Mutatis mutandis?

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  23. utente anonimo 21 ottobre 2009 alle 6:15 pm

    Castrati nel cervello!!!
    SIC..Tu l’hai detto..
    Approvo e sottoscrivo: non si potrebbe dir meglio.
    Ciao.
    A.Im.

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  24. amfortas 22 ottobre 2009 alle 7:35 am

    A.IM. a vedere certi programmi televisivi…non si può pensare altro, non ti pare?
    Ma non solo…
    Ciao.

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  25. gabrilu 23 ottobre 2009 alle 12:31 am

    No, Dear Amfortas, non sono d’accordo con il parallelo "castrati-veline".  Mi sembra davvero molto forzato, scusami.

    Per dirla proprio tagliando con l’accetta: all’origine della condizione di tanti castrati  c’era  molto  spesso  costrizione, povertà, dolore. A volte anche molto di peggio.

    Se  molti di questi  quasi bambini, una volta adulti (ma castrati ) e celebri e osannati  e corteggiati  ( soprattutto in quanto castrati) diventavano anche persone ciniche, avide, poco affidabili se non addirittura veri e propri delinquenti  etc. etc.  nel  loro caso c’era davvero secondo me l’attenuante — se così possiamo chiamarla — di una sorta di vendetta/rivalsa/desiderio di compensazione  contro il mondo che veniva  messa in opera da parte di   persone private in giovanissima età di una componente essenziale del  proprio essere… esseri umani.
    In ogni caso,  confesso  di avere   serie difficoltà a credere che sia mai esistito un castrato  felice o almeno sereno. Se qualcuno ha notizie diverse mi farebbe piacere saperlo.

    Il caso della maggior parte delle veline e delle  escort   mi pare  molto  diverso.

    Nessuno   obbliga   queste fanciulle  a  partecipare ad un concorso per veline o a mettersi a disposizione (nel senso più ampio del termine) del maggiore offerente.

    Con tutto il male che possiamo dire di TV, pubblicità etc. esiste sempre — almeno, io così mi ostino ancora  a pensare — la responsabilità personale delle proprie scelte di vita.

    (Escludo da questo ragionamento i casi, che pure esistono, di costrizioni  reali e concrete tipo ricatti etc.)

    Penso che    veline, escort  etc.  (ma ci possiamo mettere anche i tronisti, se vuoi)    sono liberissime  di fare questo tipo di scelta (ci mancherebbe) e  liberissime anche di pretendere che la loro scelta venga  rispettata.  Altrettanto   libera  però   mi sento    ovviamente  io di dire  che la loro scelta mi pare imbecille.

    Insomma, i castrati d’antan hanno tutta la  mia simpatia anche quando erano antipatici o lestofanti.
    Alle   veline ed ai tronisti   d’oggi riconosco pieno diritto di fare la vita che pare a loro ma  simpatia non me fanno nemmeno un po’…

     
     

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  26. utente anonimo 23 ottobre 2009 alle 8:16 am

    @Gabrilu
    Ah, be’, questo sì e poi sì: hai perfettamente ragione.
    Con tutta la libertà di scelta che vogliamo riconoscere loro, queste categorie non solo non mi fanno simpatia, ma nemmeno pena: quella che a volte rivendicano, in nome di pretese scelte obbligate.
    Sui castrati, anche: pienamente con te.
    Ciao. A.Im.

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  27. amfortas 23 ottobre 2009 alle 9:25 am

    Gabrilu, ho detto che era una provocazione, però io nonostante i distinguo che hai fatto e che condivido, continuo a pensare che anche per veline e tronisti si tratti di una castrazione in senso lato.
    Pensa a ‘sti poveri ragazzi/e quando le luci della ribalta si spengono definitivamente, magari perché a trent’anni sono considerati vecchi. Che fanno? Dove vanno? Come si riciclano? Non sono stati mutilati in qualche modo? Certo, hanno avuto la possibilità di scegliere, però siamo sicuri che la loro scelta non sia stata condizionata pesantemente dalla famiglia o dalla società? I castrati almeno avevano, e mi si perdoni il cinismo, una carriera più lunga.
    Boh…
    A.Im., sai, tutto sommato credo che io te e Gabrilu la pensiamo allo stesso modo. Quanto alla simpatia, io non riesco a provare simpatia né per i castrati né per le veline e tronisti vari…semmai pena.
    Un saluto a tutti 🙂

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  28. gabrilu 23 ottobre 2009 alle 2:08 pm

    Amf,    si può   mica  scaricare tutto  e sempre solo   su "la società".
    Esistono  anche le persone.   Che qualcuno  se lo ricordi, di tanto in tanto.
    Vabbè.  Ho l’impressione  di aver toccato un tasto delicato che va   ben  al di la del rassicurante  tema  " castrati e  veline".

    E cioè il tasto del  "E’ tutto  e solo responsabiità  della società brutta e cattiva  che ci circonda  o c’entra anche la responsabilità individuale nelle scelte che ciascuno di noi fa?"

    Capisco che la cosa diventa pesante e dunque  mi stoppo  qui  da me  stessa medesima. 

     

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  29. amfortas 23 ottobre 2009 alle 2:45 pm

    Gabrilu, no no, il discorso:

    "E’ tutto  e solo responsabiità  della società brutta e cattiva  che ci circonda  o c’entra anche la responsabilità individuale nelle scelte che ciascuno di noi fa?"

    si può fare benissimo, mica è proibito. E, ti dirò, io sono pienamente d’accordo con te, perché troppo spesso "la società" è il capro espiatorio attraverso il quale si vogliono giustificare le stupidaggini (per usare un eufemismo) più grandi.
    È un po’ come "io mi limitavo ad eseguire gli ordini", non trovi?
    Credo sia innegabile però che la cultura dell’immagine e dell’apparire sia nefasta e procuri danni ovunque, specie tra i più deboli e più ignoranti. Io cito sempre la televisione, in questi casi, perché è particolarmente invasiva, ma vale per molte altre circostanze, blog compresi.
    Ciao!

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  30. utente anonimo 27 ottobre 2009 alle 9:06 pm

    da Giuliano:
    come appendice, sabato per radio hanno trasmesso l’Agrippina di Haendel diretta da Fabio Biondi. Me la sono ascoltata con calma, e quasi tutte le voci erano belle con le eccezioni dei due controtenori, uno dei quali – si chiama F.C.O. – ha imitato benissimo il verso del tacchino in amore. E pensare che la parte di Nerone è bellissima, e che Biondi staccava tempi favolosi, ma come si fa???
    I controtenori non c’erano ai tempi di Haendel… (e se ci fossero stati Haendel cosa avrebbe fatto? lo avrebbe tenuto un tacchino gloglottante?)
    ciao, e fammi sapere.

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  31. amfortas 28 ottobre 2009 alle 10:53 am

    Giuliano, un mio collega, Alessandro Cammarano, ha recensito dal Malibran quest’Agrippina per Operaclick e neppure lui è rimasto soddisfatto della prestazione di Florin Cesar Ouatu. Un po’ meglio gli è sembrato Xavier Sabata.
    Io, come sai, non amo questo tipo di vocalità, con qualche rarissima eccezione.
    Nel complesso, Alessandro ha trovato di buon livello la recita e sottolinea l’ottima prova di Biondi.
    Ciao e a presto con un nuovo post (spero).

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  32. GiacominoLosi 29 ottobre 2009 alle 9:47 pm

     scusate, ma io di tutto questo – forse per disattenzione – trattengo solo una cosa: il titolo. Ma a chi sarà venuto in mente?!
    A quando un profumo Sacrificium? le forbicette per le unghie Sacrificium, per castrare le pellicine? l’olio per massaggi Sacrificium, per tagliare il pH? sembra un romanzo della Tamaro, una cosa tipo Anima mundi.

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  33. amfortas 30 ottobre 2009 alle 8:19 am

    GiacominoLosi, le tue proposte per i gadget mi sembrano rilevanti, si potrebbe pensare ad un pacco natalizio, qualcuno ci potrebbe fare i soldi sai?
    Ciao 🙂

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