Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La stagione operistica al Teatro Verdi di Trieste è alle porte, si comincia con un omaggio a Piero Cappuccilli.

Com’è tradizione, con novembre le stagioni teatrali operistiche entrano nel vivo.
A Trieste la stagione vera e propria si aprirà con “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi, il 18 novembre, ma avrò modo di parlarne diffusamente nelle prossime settimane.
Prima della prima, diciamo così, sono due gli appuntamenti rilevanti qui in città per gli appassionati: uno guarda, in qualche modo, al passato più glorioso e l’altro al presente.
Nel primo caso presso il ridotto del Teatro Verdi di Trieste si presenta ufficialmente, il 9 novembre alle 18.30, il libro Piero Cappuccilli. Un baritono da leggenda, di Rino Alessi, che io ho avuto il privilegio di leggere in anteprima qualche tempo fa.
Grande cantante, Piero Cappuccilli, di quelli che oggi rimpiangiamo.
 
Lascio da parte le classifiche, che piacciono tanto ai melomani e ne solleticano la parte più viscerale e barricadera, ma credo che onestamente si possa affermare che il baritono triestino sia stato uno dei protagonisti indiscussi dei teatri lirici di tutto il mondo per almeno trent’anni.
Chi l’ha sentito dal vivo, sa di cosa parlo.
Una voce torrenziale, capacità di legare le frasi con ampie arcate di fiato quasi insolenti, presenza scenica eccellente. Qualche volta l’interprete era indisciplinato, nel senso che tendeva a strafare e abusare dello strumento straordinario di cui era dotato. Se sul podio c’era un direttore di polso e valore, e succedeva spesso, visti i contesti in cui s’esibiva Cappuccilli, l’artista riusciva a piegare la voce con una dolcezza incredibile senza che la voce perdesse quel corpo e quel colore che la caratterizzavano.
Allora, ecco il Simon Boccanegra con Abbado ma anche con Gavazzeni, forse il personaggio che più era nelle corde dell’artista. Un’incisione che è imprescindibile per l’appassionato. Cioè, visto che abbiamo parlato, nel post precedente, di Domingo in quest’opera, il confronto non si pone neanche, meglio specificarlo.
E visto che siamo a Halloween, mi fa piacere ricordare che Cappuccilli era anche, quando voleva, un grande burlone.
C’è un disco celeberrimo, la Cavalleria Rusticana di Mascagni diretta da Gavazzeni per la Decca, in cui il baritono triestino interpreta un sanguigno Compar Alfio. Ebbene, quando ormai il dramma è compiuto e Alfio uccide in duello Turiddu (per l’occasione uno spettacolare Luciano Pavarotti) il testo prevede che l’ultima frase sia “Hanno ammazzato Compare Turiddu” e che a cantarla sia una donna. E, invece, è Cappuccilli che imita la voce di una donna (strasmile).
E quindi grazie a Piero Cappuccilli, scomparso qualche anno fa e grazie anche all’amico e collega Rino Alessi per questo suo bellissimo lavoro, che si può acquistare anche in Rete a questo indirizzo.
Poi, come dicevo all’inizio, c’è anche il presente.
La crisi finanziaria in cui si dibattono i teatri italiani può essere di stimolo a cercare nuove vie, a incoraggiare iniziative interessanti.
Mi pare che questo sia il caso dell’Accademia Lirica Santa Croce-Scuola Internazionale di Canto di Trieste, diretta dal basso triestino Alessandro Svab.
I giorni 4, 5, 6 novembre i giovani artisti dell’accademia presenteranno alla Sala Tripcovich il “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini, dopo che già quest’estate si sono esibiti nella piazza del paese carsolino di Santa Croce.
In occasione della conferenza stampa di presentazione, l’altro giorno, mi ha colpito molto l’entusiasmo di Alessandro Svab per questa sua creatura.
Io sono sempre più convinto che il futuro dei teatri passi anche attraverso la formazione di un nucleo di artisti “residenti”, meglio se usciti dalle scuole e accademie cittadine, come succede, solo per fare un esempio clamoroso, a Vienna.
Auguri quindi ai giovani interpreti che si accingono a questa specie di battesimo del fuoco davanti al pubblico triestino, che spero accorra numeroso.
L’iniziativa prevede anche due recite mattutine, dedicate anche alle scuole.
Buon fine settimana a tutti, vi lascio un Piero Cappuccilli quale Simon Boccanegra nelle memorabili recite scaligere con Abbado sul podio.
 
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16 risposte a “La stagione operistica al Teatro Verdi di Trieste è alle porte, si comincia con un omaggio a Piero Cappuccilli.

  1. utente anonimo 1 novembre 2009 alle 11:34 am

    da Giuliano:
    mi associo subito all’omaggio! Piero Cappuccili per mia fortuna l’ho ascoltato e visto tante volte, alla Scala era di casa.
    Il suo Macbeth e il suo Simone sono indimenticabili, per non dire del resto. Grandissimo.

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  2. amfortas 2 novembre 2009 alle 9:19 am

    Giuliano, ero certo che avresti apprezzato! È stato davvero un grande.
    Ciao 🙂

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  3. gabrilu 2 novembre 2009 alle 2:44 pm

    Beh, questa volta sei andato di burro, Dear Amf.
    Voglio proprio vedere chi osa dire qualcosa di men che entusiastico su Cappuccilli…
    Bella forza!
    (Strasmile)
     

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  4. amfortas 2 novembre 2009 alle 5:35 pm

    Gabrilu, ce ne sono stati e ce ne sono ancora, di detrattori di Cappuccilli, non solo tra i critici ma anche tra gli appassionati 🙂
    Ciao!

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  5. utente anonimo 2 novembre 2009 alle 8:30 pm

    da Giuliano:
    Cappuccilli con deu elle, sia ben chiaro!
    (ogni tanto mi si ingroppano le dita sulla tastieraaa)
    ciao!

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  6. amfortas 3 novembre 2009 alle 9:03 am

    Giuliano, mi viene da ridere perché ho appena corretto un errore che ho fatto io…altro che distrazione 🙂
    Ciao!

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  7. amfortas 5 novembre 2009 alle 8:55 am

    Sangervasio, grazie a te!

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  8. utente anonimo 6 novembre 2009 alle 4:22 pm

     Ho assistito ieri sera alla recita dello Schicchi. Beh….. che dire…..è stato a dir poco spassoso. Non sono mancate alcune imperfezioni dovute, per lo più, alla tensione che si percepiva in alcuni dei giovani interpreti. Ma tale è stato l’affiatamento del gruppo e la volontà di ognuno a "far bene" , da mettere in secondo piano ogni possibile critica! Il pubblico (purtroppo non particolarmente folto) ha potuto toccare con mano quanto sia difficile ed esaltante la vita del palcoscenico, quanto sia indispensabile il lavoro di gruppo, quanto dietro al "bello" si celino sempre impegno, serietà e rispetto (per se stessi e per gli altri). Tutte cose che molto spesso si annaquano sui grandi palcoscenici che ospitano i cosiddetti grandi eventi. Un salutare salto all’indietro nel tempo, ai tempi un po’ caserecci e casalinghi in cui con fatica e sacrificio si investiva sul talento di qualche dotato. A tutti i ragazzi di questo Schicchi va un  primo sentito ringraziamento, per avermi fatto rientrare – attraverso l’irrealtà del palcoscenico – in quella vita reale, in cui tutti i grandi fratelli e i medici in famiglia si rivelano per quello che sono: delle grandi cazzate!   Un secondo ringraziamento lo devo loro per essere stati al gioco dell’arte assecondando la sua indefinibile capacità di manifestarsi nei luoghi e nelle occasioni più impensate e impensabili. Avendo assistito un assai mediocre Wagner la sera prima (uno dei soliti grandi e polverosi eventi!), questo Schicchi mi è apparso come un brezza mattutina piena di speranze. 
     

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  9. amfortas 6 novembre 2009 alle 5:39 pm

    9, condivido tutto ciò che hai scritto, assolutamente.
    Io non ne ho ancora parlato qui perchè per correttezza aspetto che esca la recensione ufficiale che ho scritto per OperaClick.
    Ero alla prima e mi sono divertito molto.
    Ciao e grazie.

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  10. utente anonimo 7 novembre 2009 alle 4:34 pm

    CD- Caro Amfortas, mi riallaccio alla presentazione della stagione del Verdi di Trieste, e al Tannhäuser ivi contnuto, per spendere 2 parole sul Tannhäuser cui ho assistito in quel di Roma. Come diceva lei in un altro post, questo è l’anno del Tannhäuser! Il mio rapporto con il teatro dell’Opera di Roma non è dei migliori; assistii, un paio di anni or sono, ad una soporifera e deludente rappresentazione del Tristano condotta da Gelmetti. Il mio stato fisico non ottimale (avevo febbre piuttosto alta) e l’interpretazione estremamente lenta del Maestro, fecero sì che a tutt’oggi il mio ricordo della recita è opaco, indistinto e non entusiasmante. L’orchestra? Un’accozzaglia di rumori non omogenei! I cantanti? Non ricordo neppure i nomi! Perchè tornare a Roma allora? Beh, per Wagner e per Tate che, inizialmente, avrebbe dovuto essere il direttore designato. Invece, scopro che, tempo dopo che acquistati i biglietti, il diretto sarà un certo Kawka, a me del tutto sconosciuto. Quindi mi organizzo la trasferta a Roma con nessuna o quasi aspettativa, pensando di trovarmi di fronte ad una "sola" (alla romana) colossale. Mi documento sul Kawka… nulla nel suo CV lascia intuire che ci si possa trovare di fronte ad un grande direttore, piuttosto, mi aspetto un "routiner". Invece, sorpresa! La musica esce bella, pulita, l’overtture ben suonata, i tempi, leggermenti lenti, ma non soporiferi, e soprattutto nemmeno tonalità telluriche atte a coprire i cantanti! Come inizio non c’è male, penso tra me, speriamo nei cantanti… La Venere di Béatrice Uria-Monzon canta con un tono un pò "troppo" mezzospranile (de gustibus), ma niente affatto male! E poi recita davvero bene (parlerò dopo della regia). Nel title role Stig Andersen se la cava con sufficienza (e sono sempre più convinto che di Heldentenor non ce ne siano più in giro) tenendo però banco con una recitazione dignitosa.  Che dire della Elizabeth della Martina Serafi? Eccellente, bella voce, bel canto, bel declamato e… bella donna! E mentri loro cantano, l’orchestra accompagna, assecondando, e fornendo una eccellente prestazione… Per ultimo, due parole sull’ottimo Mathias Görne nei panni di Wolfram von Eschenbach.. bellissima voce e ottimo canto! Per ultimo la regia: Filippo Crivelli, senza aver inventato nulla, ha restituito il senso dell’opera, lasciando i cantanti liberi di cantare, con gesti anche convenzionali ma molto lineari e puliti! Forse avvero, per Wagner, la vera regia è quella che quasi non si vede…
    Che dire? Ottimo spettacolo, alla faccia delle mie basse aspettative! Ora per le versioni della Scala, del regio di Torino e del Verdi di Trieste, cui cerchrò di partecipare, le mie aspettative sono altissime! maledtta opera di Roma…

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  11. amfortas 7 novembre 2009 alle 5:08 pm

    Caro CD, la tua testimonianza mi fa davvero piacere, anche perché riequilibra qualche giudizio negativo relativo alla prima che avevo sentito in giro. Alcune critiche mi erano parse un po’ troppo aggressive, fermo restando che di recite diverse si tratta.
    Più nello specifico, la Uria Monzon è cantante di rango è Venus comunque prevede timbro diverso da Elisabeth, in questo caso l’ottima Serafin (che è uno dei migliori soprano lirico.drammatici in attività, anche se da poco conosciuta in Italia). Normale che un artista del calibro di Görne si distingua nel ruolo di Wolfram. Non so nulla invece del tenore, che ha una parte tra le più difficili in ambito wagneriano (quale non lo è, mi verrebbe da dire). Sono contento anche per il direttore, che neanch’io ho mai sentito.
    Quanto alla regia, il discorso sarebbe molto lungo, ma se Crivelli ha fatto un buon lavoro senza pacchianate è già molto.
    Speriamo che nei prossimi 3 appuntamenti con il Tannhäuser l’allestimento triestino si piazzi almeno secondo nella tua classifica personale.
    Grazie dell’intervento e ciao!

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  12. utente anonimo 7 novembre 2009 alle 9:50 pm

     …a proposito del Tannhauser a Roma, spettacolo  cui ho assistito mercoledì 4, se accettabile è stata la cornice musicale (a parte alcuni ahimè udibiissimi svarioni dei corni nel finale atto primo e un coro francamente deficitario…cosa veramente indecente!), penso che lo spettacolo di Crivelli sia a dir poco indifendibile! Regia sciatta per non dire inesistente (non credo che Wagner non intendesse questo quando argomentava di regia invisibile!). Costumi al limite del ridicolo con le solite entrate e uscite in bella fila, stile salita sul tram. Un po’ più di impegno non avrebbe guastato. Forse prima di pensare a Muti a Roma dovrebbero dedicarsi ad altro. Per esempio ai bagni del teatro…..che al momento sono un eloquente biglietto da visita circa la situazione del Teatro! 
    E il pubblico? un casino perenne per tutta la recita…uno se la ride, l’altro parla, l’altro ancorciuccia la caramella, fuori uno sbatter di porte da farti venire i nervi! Che strazio!!
    Spero decisamente in meglio a Trieste! Aridatece Karsen!

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  13. amfortas 8 novembre 2009 alle 11:43 am

    13, grazie anche a te della tua opinione sullo spettacolo.
    In quanto al pubblico romano, che vuoi, forse gli spettatori avranno voluto ricreare il clima dei teatri di una volta, quando succedeva di tutto sotto ogni punto di vista. Magari con Wagner l’atteggiamento sarebbe fuori tema, ma insomma…
    Ciao 🙂

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  14. utente anonimo 9 novembre 2009 alle 11:22 am

    Come già ho scritto su OPERACLICK ho un ricordo che supera e prevarica i limiti del tempo e dello spazio. Grande cantante, attore notevolissimo CAPPUCCILLI trovava sopratutto in Verdi il suo musicista ideale.
    Tutte grandi interpretazioni ma Siome e Macbeth su tutti.
    Giovanni Schirru (Sacher)

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  15. amfortas 9 novembre 2009 alle 4:14 pm

    Giovanni, ciao, mi fa piacere leggerti anche qui. Tra un po’ vado alla presentazione ufficiale del libro.
    Grande cantante!

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