Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Trovatore a Trieste: dieci curiosità sull’opera.

In attesa della prolusione all’opera di Angelo Foletto, che si terrà questo pomeriggio al ridotto del Verdi di Trieste alle 18, volevo fare ancora qualche considerazione sparsa sull’opera.

 
1)      Il dramma originale di Garcia Gutiérrez, El Trovador, nonostante che in Spagna avesse ottenuto un successo enorme, non fu mai tradotto in italiano. E allora Verdi se lo fece tradurre da Giuseppina Strepponi, sua compagna.
2)      Anche questa volta il Maestro conferma di essere piuttosto attaccato al denaro, tanto che il Teatro San Carlo di Napoli rifiutò d’ospitare il debutto dell’opera, perché il sovrintendente dell’epoca valutò esose le pretese economiche del compositore.
3)      Verdi riscrisse un bel numero di versi frutto della poetica di Salvatore Cammarano, ma nella stesura definitiva questi cambiamenti non compaiono, perché con ogni probabilità il Maestro volle così onorare la memoria del librettista che, come ho segnalato nel post precedente, era passato a miglior vita.
4)      La zingara Azucena è il primo personaggio verdiano di primo piano affidato al registro mezzosopranile. Fino a quel momento per i mezzosoprano i ruoli erano stati sempre da coprotagonista. Poi il Maestro ci prese gusto, evidentemente, si pensi solo all’Amneris dell’Aida e alla Eboli del Don Carlo.
5)      Per la prima volta, con Il Trovatore, Verdi non scrive un Preludio.
6)      Persino nelle didascalie del libretto s’intuisce la prudenza dovuta all’attenta censura della Chiesa: nella terza scena della seconda parte quello che è evidentemente un convento è indicato come un generico luogo di ritiro!
7)      Nell’opera non c’è alcun duetto in senso classico tra i due innamorati, Manrico e Leonora, ma solo un brevissimo ariosetto, L’onda de’ suoni mistici.
8)      A proposito del famoso do della Pira, che spesso ha suscitato indignate discussioni tra sostenitori talebani della filologia e altrettanto rigidi fautori della tradizione, io la penso come Verdi, che a tale proposito disse: Lungi da me l’idea di rifiutare al pubblico quello che vuole. Mettetelo il do acuto se volete, purché sia buono! ( il suo interlocutore era Enrico Tamberlick, tenore che sparava acuti a nastro)
9)      Il Trovatore è suddiviso in quattro parti e non in atti, come di consueto.
10)   Ecco, come decima curiosità faccio una rivelazione. Tacea la notte placida è per me la più bella aria verdiana scritta per soprano.
Ve la propongo cantata da Leontyne Price, Leonora straordinaria, tra le più grandi di sempre.
 
 
 
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16 risposte a “Il Trovatore a Trieste: dieci curiosità sull’opera.

  1. utente anonimo 14 novembre 2009 alle 1:28 pm

    da Giuliano:
    mi sono sempre chiesto: ma non sarà un vantaggio che "El trovador" e "La forza del destino" non siano mai stati tradotti in italiano? Pensa che in caso contrario avremmo perso del tempo a leggerli…
    🙂
    La frase di Verdi sugli acuti nella Pira conferma tutto il bene che ho sempre pensato di lui! In quel "purché siano buoni" c’è molta più musica che in un trattato di musicologia…
    PS: Leontyne Price, wow!!! (e, visto che l’alter dì si parlava di cantanti belle…)

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  2. amfortas 14 novembre 2009 alle 4:33 pm

    Giuliano, ieri ho saputo da Angelo Foletto che El Trovador, dopo il successo a Parigi dell’opera in versione da Grand Opera (Le Trouvére), fu tradotto in francese, quindi, considerando che è passato poco più di un secolo e mezzo, possiamo ancora sperare!
    Qui a Trieste il do si dovrebbe sentire, è una nota che il tenore Francesco Hong ha nel suo bagaglio, vedremo 🙂
    Ciao!
    P.S.
    Ti è arrivata la risposta alla mail? Il server faceva le bizze…

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  3. utente anonimo 14 novembre 2009 alle 4:57 pm

    da Giuliano:
    giunse, giunse… ma io ho sempre timore di sembrare importuno, e poi mi escono delle mail che sembrano tomi d’enciclopedia.
    va ben, bona.
    🙂

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  4. amfortas 14 novembre 2009 alle 6:11 pm

    Ma figurati! Ciao 🙂

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  5. utente anonimo 15 novembre 2009 alle 2:04 pm

    Non sono Anonimo, caro Paolo, ma tu da bravo amministratore saprai come specificare la mia "vera" identità! Hihihihi
    Dunque, bene, anzi benissimo le tue "curiosità" sul TROVATORE verdiano: mi piacerebbe sapere se Angelo Foletto ha commentato un fatto che, per Trieste, ha una certa rilevanza.
    Nella stagione estiva che precedette la "prima" romana de IL TROVATORE, al Teatro Grande -non ancora Verdi, ovviamente- fu rappresentato un primo IL TROVATORE composto dal Lanari figlio del famoso impresario.
    Battendo Verdi, quindi, di almeno sei mesi. Il fatto non poteva essere ignorato dal Peppino Nazionale, poichè l’interprete di Azucena (protagonista assoluta e ruolo concepito per soprano, mentre la povera Leonora fu relegata ad una parte poco più che comprimariale, con una sola aria "da sorbetto" tipo la Berta del BARBIERE rossiniano) era stato sostenuto nientepopodimeno che da quella Rosina Penco che, poi, a Roma fu la prima Leonora verdiana.
    Ho qualche dubbio, quindi, che la traduzione italiana de IL TROVADOR di Garcia Gutierrez (l’opera in verso era andata in scena a Madrid nel 1835 con l’Autore 22enne: Gutierrez era nato nel 1813, quindi coetaneo di Verdi!) sia stata fatta dalla Strepponi in quell’occasione, ma immagino che l’affermazione avrà il suo fondamento.
    Un altra curiosità sta nel fatto che EL TROVADOR in musica conobbe una prima versione operistica -anzi si tratterebbe addirittura della prima "opera" (e quindi non zarzuela) spagnola- grazie a Francisco Porcell, al Teatro di Pamplona nel 1845.
    Il libretto opera del fratello Andrés Porcell e protagonista, ancora e sempre il soprano, Azucena.
    Scusa l’intrusione, caro Paolo, ma mi sembrava necessario farla: inoltre, visto che stai a Trieste, sarebbe un beloo scoop rispolverare il libretto messo in musica dal Lanari e che sicuramente giacerà in qualche polveroso faldone nel Museo Schmidt (almeno lo spero!).
    Un salutone, Andrea
    PS io sarò al Teatro Verdi per la recita pomeridiana del 21 novembre, assieme alla mia amica fedele Nora!

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  6. amfortas 15 novembre 2009 alle 5:15 pm

    Ciao Andrea (Merli), celeberrimo impiccione viaggiatore della trasmissione di culto "La Barcaccia"!
    Sì, Foletto ha sottolineato la circostanza del precedente Trovatore del figlio dell’impresario Lanari ed è stata una sorpresa perché io non ne ero a conoscenza.
    Sulla Strepponi e le sue doti di traduttrice la fonte è Julian Budden, che non dà per certa la notizia, effettivamente.
    Tornando alla Penco e alla sua Azucena, è interessante notare come non sia altro che uno dei tanti casi di cantanti che potevano affrontare questi ruoli misti tra soprano e mezzosoprano.
    Il Museo Schmidt meriterebbe una maggiore attenzione da parte di tutti, hai ragione.
    Un’altra cosa che ho appreso questa mattina dal regista Stefano Vizioli (e lo dico anche a beneficio di Giuliano) è che il dramma originale è stato tradotto in italiano da qualche tempo.
    Io, caro Andrea, sarò alla prima e poi se ce la faccio seguo anche il secondo cast.
    L’impegno successivo è il Tancredi a Torino, mi pare il 4 dicembre.
    Insomma, ci ribecchiamo prima o poi 🙂
    Ciao!

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  7. utente anonimo 16 novembre 2009 alle 9:08 am

    Azucena non è solo il primo importante mezzo soprano ma, credo, anche la prima e unica ‘madre’ dei personaggi di Verdi. Se non ricordo male  è stato scritto proprio in coincidenza con la scomparsa della madre del Maestro. e per restare in tema di preferenze… secondo me l’aria più bella in assoluta è Su l’ali rosee… (megbr)

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  8. amfortas 16 novembre 2009 alle 10:10 am

    megbr, non ricordo se c’è contemporaneità tra la morte della madre e la creazione del personaggio di Azucena…certo se fosse così, perdonami la battuta, il Nostro avrebbe avuto bisogno di una bella seduta psicoanalitica, che peraltro non era ancora stata "inventata" 🙂
    Ciao!

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  9. utente anonimo 16 novembre 2009 alle 2:16 pm

    Non conoscevo la frase di Verdi in risposta a Tamberlick, ottima, taglia la testa al toro e risolve qualsiasi tipo di scrupolo filologico. Una bella collezione di curiosità.
    A.S.

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  10. amfortas 16 novembre 2009 alle 6:25 pm

    Antonio, ciao. In effetti siamo sempre noi che complichiamo le cose, i compositori avevano le idee molto chiare 🙂

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  11. utente anonimo 18 novembre 2009 alle 3:32 pm

    Son sempre io, l’impiccione!
    La fretta mi ha fatto cadere in un errore, nel precedente post!
    Mi correggo: IL TROVATORE rappresentato al Teatro Grande di Trieste il 9 marzo 1852 fu composto dal fiorentino Francesco Cortesi (1826 – 1904) su libretto di Antonio Lanari, figlio dell’Alessandro impresario teatrale. L’opera, "rifatta" e col titolo LA SCHIAVA, conobbe successive repliche al Teatro Leopoldo di Firenze il 29 ottobre dello stesso anno.
    Sarebbe divertente recuperare, almeno, il libretto!
    Cordiali saluti, Andrea

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  12. amfortas 18 novembre 2009 alle 5:15 pm

    Ciao Andrea, grazie della precisazione.
    Qui siamo in dirittura d’arrivo, mancano un paio d’ore.
    A presto!
    Paolo

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  13. utente anonimo 19 novembre 2009 alle 6:13 pm

    personalmente, mi vengono sempre i brividi ascoltando "Condotta ell’era in ceppi"…un pezzo meraviglioso!
    buona prima!

    Badoéro

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  14. amfortas 19 novembre 2009 alle 9:27 pm

    Badoero, ciao, hai ragione, è un momento sempre molto emozionante 🙂

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  15. utente anonimo 24 novembre 2009 alle 3:25 pm

    buongiorno, volevo informare che esiste la versione tradotta in italiano del testo di gutierrez ad opera di una piccola casa editrice toscana aletheia, spero che questa informazione sia gradita.. a presto stefano vizioli

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  16. amfortas 24 novembre 2009 alle 6:07 pm

    Stefano, ciao e grazie dell’informazione 🙂

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