Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Trovatore a Trieste: intervista a Stefano Vizioli.

Ci stiamo avvicinando alla prima del Trovatore a Trieste, e ieri sul Piccolo (quotidiano triestino) è apparsa una breve intervista a Stefano Vizioli, che curerà la regia del lavoro verdiano.
Mi pareva interessante riportarla qui sul blog. L’intervista è a firma di Maria C. Vilardo.
 
“Trovatore” avrà due prime compagnie di pari livello [bontà tua Stefano, sulla carta non è proprio così! (nota di Amfortas)] – dice Stefano Vizioli -. Per me personalmente è un lavoro difficile e al contempo stimolante, in cui si raddoppiano in un certo senso le psicologie, e ci si confronta anche con fisicità molto diverse. Il fatto importante della coproduzione con Liegi* permette una ammortizzazione delle spese, e fa circuitare una produzione che ha visto le intere maestranze del teatro lavorare e produrre "in casa" scene e costumi. Tutto è stato realizzato con un occhio molto attento alle disponibilità economiche, ma senza mai venir meno alle esigenze artistiche.
 
Che cosa più ama di “Trovatore”?
 
Verdi è il miglior regista delle sue opere. Credo che in questo spartito siano concentrate le più belle arie d’amore di tutto il repertorio verdiano, espressione dell’intensità della poesia amorosa romantica in cui però anche l’uomo di oggi può ritrovarsi. Come può il Conte di Luna, che è considerato un classico cattivo, cantare nel "balen del suo sorriso", note così luminose, così piene di pathos, di emozione, di onestà sentimentale? Forse in modo troppo prevedibile si è sempre visto Manrico come una sorta di "superman", dall’acuto insolente e muscolare, invece è un uomo che perde su tutti i fronti, lacerato da dubbi e incertezze. Manrico è un poeta, un romantico, un musicista, un soldato, non riesce mai a stare con le donne del suo destino. È un uomo di grande solitudine, di grande bellezza emozionale. I perdenti mi piacciono, provo compassione per loro. E tutti perdono, in quest’opera: Azucena, Manrico, Leonora, il Conte di Luna. L’utopia del trovatore è l’utopia del cuore che si scontra con la realtà. Un grandissimo aiuto me lo ha dato lo studio del testo originale di Gutierrez, ora tradotto anche in italiano, che offre ulteriori stimoli per approfondire e scavare dentro i personaggi.
 
L’occhio, in uno dei bozzetti scenografici, è simbolo di uno sguardo nell’interiorità dei personaggi?
 
Con Ciammarughi** siamo partiti dalla memoria di un nostro “Trovatore” negli Stati Uniti, nel 2003. Abbiamo voluto conservare l’evocazione della superstizione, della magia e della cattiveria degli uomini nei confronti della donna, della strega, della diversa. Nel primo atto, laddove c’è il coro maschile di Ferrando, “Sull’orlo dei tetti”, la femminilità nera, misteriosa della zingara Azucena, dalle radici archetipe, si materializza in un grande occhio che lentamente invade il palcoscenico. Poi la pupilla diventa luna, cioè rivela il mondo estatico femminile, amoroso di Leonora. Son come due facce della stessa medaglia.
 
*È un nuovo allestimento in coproduzione con l’Opera Royal de Wallonie di Liegi.
 
 
**Alessandro Ciammarughi è lo scenografo e costumista di questa produzione.
 
 
Una considerazione che ho già fatto in altre occasioni, ma le parole di Vizioli sulla diversità di Azucena mi danno l’occasione di ribadirla.
Pensiamo, solo per fare i casi più noti, a Rigoletto ("gobbo"), Violetta ("puttana"), Otello ("negro"): Verdi è stato, in qualche modo, un grande cantore della diversità.
Mica era facile, a quei tempi.
Buona settimana a tutti.
 
 
 
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4 risposte a “Il Trovatore a Trieste: intervista a Stefano Vizioli.

  1. utente anonimo 16 novembre 2009 alle 1:58 pm

    Anch’io ho visto un regista "diverso" e cantore, a suo modo, della "diversità".
    Un saluto!
    Ghismunda

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  2. amfortas 16 novembre 2009 alle 6:26 pm

    Ghismunda, ciao, appena ho tempo passo a leggere le tue novità 🙂

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  3. utente anonimo 16 novembre 2009 alle 7:08 pm

    da Giuliano:
    la penso come Vizioli da sempre, è così che va letto il Trovatore… Lo dicevano già i grandi baritoni e direttori d’orchestra, l’aria del Conte di Luna è troppo bella per essere affibbiata a un "vilain"… Sono tutti perdenti, alla fine, vittime anche dei loro pregiudizi  (mio fratello uno zingaro??)
    Più si studia Verdi, e più si vede che è vero quello che diceva Osborne: Verdi è lo Shakespeare italiano.

    ottima anche la tua considerazione finale!

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  4. amfortas 16 novembre 2009 alle 10:34 pm

    Giuliano, vedremo come queste idee, che trovano d’accordo anche me, saranno realizzate…lo sai come si dice no? Tra il dire e il fare ecc ecc 🙂

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