Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Trovatore a Trieste: considerazioni finali prima della prima.

Il Trovatore di Giuseppe Verdi si presta a molte osservazioni e letture personali.
Nel primo post che ho dedicato a quest’opera ho sottolineato come io ci trovi molta rabbia, molta ansia, che Verdi esprime con la musica.
La rabbia è senz’altro di Azucena, che vuole vendetta.
Altro furore si trova nel Conte di Luna, amante respinto che deve subire pure l’umiliazione di essere scambiato per il suo rivale, Manrico (ah dalle tenebre tratta in errore io fui– dice Leonora-).
Quest’ultimo è sempre pronto a combattere e sguainare la spada. All’inizio Ferrando ci narra una vecchia storia di streghe e spaventa i suoi compagni d’armi.
L’atmosfera è sempre tesa, insomma.
Solo Leonora, all’apparenza, sembra un personaggio meno ansiogeno ma poi nella realtà (o meglio nella finzione del melodramma) si suicida.
Buona parte della vicenda si svolge di notte, al buio. Un buio che è talvolta rischiarato, si fa per dire, dal ricordo del rogo, di quella pira l’orrendo foco.
Il rogo è l’ossessione di Azucena che canta “Stride la vampa”.
Eppure, in tutto questo dolore, Verdi riesce a trovare l’ispirazione per alcuni passi che sembrano comunicare qualcosa di diverso dalla sofferenza.
Ho citato Tacea la notte placida nel post precedente, ma ce ne sono altri di momenti così intensamente amorosi.
In attesa della ormai imminente prima di domani sera, vi propongo uno di questi squarci di sereno.
Manrico e Leonora si parlano intimamente, sono preoccupati per il futuro, inutile negare le difficoltà (alla novella aurora assaliti saremo– chiosa Manrico-).
Leonora è agitata e per calmarla Manrico le si avvicina e le dichiara ancora il suo amore:
 
Amore…sublime amore,
In tale istante ti favelli al core.
 
Ah! Sì, ben mio è una di quelle pagine dalle quali se non si sa cantare non si esce vivi, anche perché subito dopo c’è la famosa pira.
Questa volta per l’ascolto ho scelto il tenore Carlo Bergonzi.
Tanti anni fa, in un’occasione non propriamente felicissima della mia vita, questa interpretazione mi fu di grande aiuto: la riascolto ancora con grande emozione.
 
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4 risposte a “Il Trovatore a Trieste: considerazioni finali prima della prima.

  1. utente anonimo 19 novembre 2009 alle 10:23 am

    da Giuliano:
    ieri sera ho prestato il cd a mio nipote, che non lo conosceva ancora. Che invidia!!! Poter tornare indietro, e rifare tutte le scoperte che ho fatto…

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  2. amfortas 19 novembre 2009 alle 11:35 am

    Giuliano, bravo! Fai opera, è proprio il caso di dirlo, di proselitismo 🙂
    Sto scrivendo la recensione ufficiale per OperaClick, poi passerò a quella semiseria 🙂 che si presenta succulenta!
    Ciao 🙂

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  3. gabrilu 19 novembre 2009 alle 2:43 pm

    Tu, Dear Amfortas,  dici "rabbia".
    Io dico  "ansia".

    Ascoltare il Trovatore mette un’ansia, ma un’ansia…

    Gli è come  leggere   un romanzone del Dosto  (o del  Dusty,   nabokoviano  appellativo al quale ormai sono irrimediabilmente affezionata), dove  ‘so tutti isterici  e vanno di qua e di là come matti.

    Però  è vero, Il Trovatore  —   almeno   fino a un certo punto —-  ti fa sentire bello/a, forte e invincibile. 

    Meglio della cocaina, insomma.
    Però poi la fine  è tragica.
    La grande figura del Trovatore per me  resta Azucena, che ce vulite  fà.

    Bergonzi. Ah. Bergonzi.

    Nel Trovatore si,  certo,   si, come no.
    Ma  io lo amo   di  più nel Don Carlos.
    Faccio  male, ad amarlo nel Don Carlos  ?  

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  4. amfortas 19 novembre 2009 alle 5:34 pm

    Gabrilu, sì sì va bene anche ansia 🙂
    Se ci pensi questi alla fine perdono tutti, solo perché non si parlano tra di loro, sembrano proprio contemporanei, in questo senso.
    Quanto a Carletto Bergonzi, che ti devo dire, in certe parti lo trovo quasi insuperabile e Don Carlo è una di queste.
    Per assurdo e fermandoci ai tenori del dopoguerra, gli preferisco Carreras dal vivo. Sono due tenori antitetici, a mio parere, eppure nei panni dello sfigatissimo Don Carlo hanno dato il meglio.

    Quanto ad Azucena, nella recisione ufficiale che ho scritto per OperaClick la indico come vero motore della vicenda, quindi siamo d’accordo pure qui.
    Tra un po’ sgravo la recensione semiseria, se ho tempo 🙂
    Ciao e grazie!

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